Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: Qui ci sbancano

  1. #1
    Super Troll
    Data Registrazione
    09 Mar 2010
    Messaggi
    78,494
     Likes dati
    28,423
     Like avuti
    27,945
    Mentioned
    798 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Qui ci sbancano

    Qui ci sbancano
    DI MARIO SECHI

    Il lunedì dei mercati è stato pessimo e per il debito pubblico italiano la faccenda si fa nerissima. E finora la risposta delle istituzioni è stata insufficiente anche se le mosse sul campo di battaglia erano visibili da giorni.

    Italy next?. L’Italia è la prossima? È il titolo di una videointervista pubblicata sul sito internet del Financial Times. Due giornalisti della Lex Column del giornale londinese disquisiscono amabilmente del nostro futuro. Vi lascio immaginare come. Sguardo accigliato. Rigorosamente dall’alto in basso. Manca solo il tè delle cinque e un «Oh, my God...» per completare la disamina dei mali del nostro Paese. Intendiamoci, quello che stiamo passando ce lo meritiamo, ma subire lezioni da chi nazionalizza le banche e distrugge il mercato finanziario con i titoli tossici, proprio no. Cosa sta succedendo? Ieri ho lasciato i lettori con una certezza: «Perderemo soldi». È accaduto. Il lunedì dei mercati è stato pessimo e per il debito pubblico italiano la faccenda si fa nerissima. E finora la risposta delle istituzioni è stata insufficiente. L’Italia è sotto attacco speculativo. Il differenziale tra titoli tedeschi (Bund) e italiani è di oltre 300 punti base e in 48 ore è schizzato di 100 punti. Un’accelerazione degna dello Shuttle. Non si vedeva dal 1999. Le mosse sul campo di battaglia erano visibili da giorni. Bastava leggere la stampa internazionale - che non scrive mai a caso - e su Il Tempo gli articoli del sottoscritto, Marlowe e Antonio Martino per annusare l’aria che tirava. Ignorare il direttore e Marlowe si può (ma non lo consiglio, siamo ragazzi bene informati) ma lasciare scorrere come acqua quel che scriveva il 6 luglio scorso sulla nostra prima pagina l’allievo del premio Nobel Milton Friedman, uno dei pochi liberali veri del centrodestra, be’ mi dispiace, ma è peccato mortale. Titolo: «Corriamo il rischio bancarotta». Punto e a capo. Tanto dovevo alla cronaca. Torniano al futuro. Lenin si chiederebbe: che fare? La situazione è difficile, perché di razionale sui mercati in questo momento vi è ben poco. Tranne il guadagno. Come uscire dalla tenaglia ed evitare il crac? Una progressione logica della crisi del debito sovrano avrebbe dovuto seguire questa linea: Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. La Spagna è stata saltata di netto e gli interessi di chi specula (e fa il suo mestiere) si sono concentrati sul Belpaese. Perché? Instabilità, incertezza, litigiosità dell'esecutivo, una manovra debole sulla crescita e incerta nei tagli, un presidente del Consiglio distratto da lodi e risarcimenti, un ministro dell'Economia che ha problemi con la casa, un'opposizione archeologica e neocomunista. Ci sarebbe anche la fondamentale apertura dei ministeri leghisti al Nord e molto altro, ma per ora basta. Risultato: gli operatori hanno cominciato a interrogarsi sulla continuità dell'esecutivo e la capacità di abbattere il debito. L'incertezza ha cominciato a seminare il propellente più serio per la fase «sell», vendita: il panico. Così i fondi di investimento internazionali, tra i quali gli olandesi e gli scandinavi, hanno cominciato ad allegerire le loro posizioni sui titoli di Stato italiani. E quando lo spread tra Btp e Bund è schizzato a quota 300 punti base le vendite sono partite in automatico. Con una progressione da centometrista, al traguardo è comparsa la parola «volatilità» sul nostro debito, cioè inaffidabile. Altri fattori hanno contribuito ad agitare le acque, primo fra tutti il dossier sempre più imbarazzante della Grecia, il cui salvataggio comincia a divenire un peso insopportabile anche per i tedeschi e i francesi, detentori del debito di Atene. Salvare i ballerini di Sirtaki, i bevitori di Ouzo e i ferrovieri ellenici a 150 mila dollari l'anno comincia a costare caro. Troppo. Vedremo come va a finire sotto il Partenone (in fiamme), il problema è che il fuoco rischia di propagarsi all'Italia, cioè un Paese con una forte economia industriale e un grande risparmio privato. E se ci sono dubbi sul salvataggio della Grecia da parte dell'Europa, figuriamoci cosa può accadere a Francoforte se il paziente da curare diventa l'Italia. Un grande malato diventa un grande problema per tutti. L'ideale sarebbe mantenerlo così com'è, febbricitante, privo di forti ricostituenti, una preda perfetta a cui succhiare il sangue tutti a turno. Niente vittimismi da queste parti. Ripeto, ce la meritiamo tutta questa situazione kafkiana. Distruzione. É la parola chiave per comprendere cosa accade: distruzione di valore e di valori. Materiali e ideali. Questa crisi si porterà via una parte della ricchezza degli italiani onesti che pagano le tasse e un pezzo dell'Europa sognata e mai costruita per incapacità della classe politica. Ne abbiamo la prova ancora mentre i titoli bruciano: tutti invocano l'approvazione subito della manovra, dai partiti alla Confindustria è un coro unanime. Come se fosse quello il vero tema. Ci vuole altro, inutile nascondersi dietro un dito e far finta di non vedere il muro di titanio. I fondi italiani sono pieni di titoli di Stato tricolori. E non venderanno. Le banche - proprietarie degli stessi fondi - cercheranno di comprare titoli per sostenere il sistema. Ma fino a quando? E a che prezzo? Senza un intervento esterno, affogheranno. I fondi esteri nel frattempo si disfano di tutto quel che sa di spaghetti e mandolino. Teoricamente, senza una soluzione vera, una proposta diversa, un reale cambio di passo nell'azione di politica economica e nella conduzione del governo, a un certo punto la domanda e l'offerta finiranno di incontrarsi e i nostri titoli andranno all'asta a vuoto. É un'ipotesi scolastica, ma le crisi finanziarie sono un domino pazzesco e ho letto tanta letteratura in proposito da sapere di non viaggiare nel mondo del fantastico. Il mercato se ne infischia della manovra. É irrazionale e vuole «un'altra storia da vendere». Quale? Gira e rigira, due sono le soluzioni (im)possibili: 1. La Banca Centrale Europea comincia a comprare i titoli del debito italiano e sostiene il nostro piano di rientro; 2. Maggioranza e opposizione la smettono di tirarsi le torte in faccia e varano una tassa patrimoniale bipartisan per salvare il Paese dal crac. Entrambe le vie sono piene di spine. L'Italia cammina scalza. Ma fuori da queste ipotesi sembra esservi solo il caos. Un intervento della Bce si scontra con la granitica arroganza dei tedeschi e il non trascurabile fatto che un salvataggio con un presidente della Bce italiano (Mario Draghi) scatenerebbe gli amanti delle teorie cospiratorie di mezzo mondo; una patrimoniale secca da qualche centinaio di miliardi per abbattere il debito e raccontare al mercato «un'altra storia da vendere» è un passo che Berlusconi da solo non farà mai. Serve spirito patriottico. E coraggio. «Hanno in mente qualcosa o no?». Questo mi chiedeva ieri un operatore del mercato. Si riferiva al Parlamento, al governo, alla maggioranza, all'opposizione. Per ora, nessuna idea è pervenuta dal Palazzo. Nel frattempo, noi abbiamo una certezza: qui ci sbancano.


    Mario Sechi

    http://www.iltempo.it/2011/07/12/127...la_prima.shtml
    Ultima modifica di acquazzurra; 12-07-11 alle 10:34

  2. #2
    STATI UNITI D'EUROPA!
    Data Registrazione
    02 Feb 2011
    Località
    Stati Uniti d'Europa
    Messaggi
    21,399
     Likes dati
    4,804
     Like avuti
    4,763
    Mentioned
    19 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: Qui ci sbancano

    :giagia:
    PROPOSTE POLITICHE
    ► STATI UNITI D'EUROPA, SUBITO! Tutti gli Stati a Ovest della Russia!
    ♫ Top 25 Vocal Trance Spring 2015 l Amazing Vocal Trance Mix ♫

  3. #3
    Super Troll
    Data Registrazione
    09 Mar 2010
    Messaggi
    78,494
     Likes dati
    28,423
     Like avuti
    27,945
    Mentioned
    798 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Rif: Qui ci sbancano

    Abbiamo evitato il bot. Per ora

    Bene il collocamento dei titoli di Stato, Piazza Affari in positivo. Berlusconi assicura: "Le nostre banche sono solide". Ma attenzione ai mercati. Quello di ieri è stato solo un break. Oggi si ricomincia.


    First Greco, now Roman takedown. La caduta di Atene e Roma descritta con tono da poema epico dalla bibbia di Wall Street, il settimanale Barron’s fotografa così la crisi dell’Eurozona e la speculazione sul debito pubblico del Belpaese. Ma le similitudini tra Atene e Roma si fermano giusto al titolo. Il resto è un’altra storia: i greci possono fallire e, tranne qualche banca tedesca o francese, l’Europa sopravvive benissimo, ma se fallisce l’Italia, sono guai seri per tutti. Siamo nella strana condizione del too big to bail, cioè troppo grandi per essere salvati e troppo grandi per crollare. È in virtù di questa legge dei mercati connessi che l’abbiamo passata liscia, anzi, come sintetizzato in riunione di redazione ieri sera: abbiamo evitato il Bot. Un calembour per dire che l’abbiamo vista brutta ma, attenzione, non è finita. E invece ho cominciato a vedere nei pressi del Palazzo dei sorrisini compiaciuti, quasi avessimo ribaltato le sorti di Caporetto. Non so in che mondo vivano i nostri politici, ma osservo con curiosità crescente i leghisti ammobiliare i loro ministeri padani, leggo che tal Scilipoti accusa gli speculatori di aver preso di mira nientemeno che il suo partito omeopatico, apprendo di piani bislacchi del Pdl per peggiorare una manovra depressiva, odo la voce del segretario del Pd raccontarci dall’Egitto di voler sostenere il governo nel salvataggio del nostro portafoglio e un minuto dopo chiederne le dimissioni. Da Pontida passando per le piramidi il risultato non cambia: l’improvvisazione regna sovrana. Tutto questo accade mentre lo spread tra Btp e Bund sfiora ancora quota 300 il che si traduce in miliardi di euro in più di interessi sul debito. Basta la manovra? Quali soluzioni abbiamo a portata di mano? Da dove viene la crisi? Questo dovrebbe essere il tenore del dibattito pubblico. Provo a dare qualche risposta.

    I fatti sono riassunti così: il nostro debito rimane sotto attacco, la Borsa ieri ha rifiatato, ma non siamo rientrati nell'età dell'oro, anzi la verità è che ne stiamo uscendo forse per sempre. Destinazione? L'era dell'incertezza. Titolo del Wall Street Journal online di ieri sera: Global Markets Facing a Perfect Storm? La tempesta perfetta. Dalle pagine del foglio che qualsiasi operatore del mercato osserva prima, durante e dopo il lavoro, apprendiamo che il barometro non segna affatto cielo sereno. Ne gireremo copia agli sprovveduti di piazza Montecitorio. Andiamo avanti. Proviamo a volare un po' più in alto di quanto faccia una classe dirigente che passa rasoterra per non farsi intercettare dai radar. Quali strumenti abbiamo a disposizione per capire che cosa sta succedendo? Soprattutto, da dove viene la speculazione? Qual è l'origine della sfiducia? Diamo un'occhiata alla libreria, vediamo se ci sono buone cartucce per sostenere due o tre idee. Ecco tre libri da leggere per capire quali sono i megatrend e cosa ci attende nel prossimo futuro: 1. The next 100 years (I prossimi cent'anni) di George Friedman; 2. Il caos prossimo venturo di Prem Shankar Jha; 3. Adam Smith a Pechino, di Giovanni Arrighi. Gli ultimi due titoli il lettore può acquistarli in edizione italiana (Neri Pozza e Feltrinelli) per il terzo attendiamo che qualche editore illuminato si svegli e offra ai lettori un saggio stupefacente sul futuro. Partiamo da qui, dal visionario Friedman. Il fondatore del think tank di geopolitica Stratfor è da leggere avidamente. Premette di «non avere la sfera di cristallo», ma una mano invisibile mescola il suo mazzo di carte e prevede nel 2020 una crisi territoriale in Cina, nel 2050 una guerra globale tra gli Stati Uniti e una coalizione formata da Turchia, Polonia e Giappone, la colonizzazione dello spazio nel 2080 e l'ascesa del Messico come potenza globale (e nuovo avversario degli americani) nel 2100. Mal di testa? Può darsi che Friedman lasci per strada qualche previsione, ma io lo leggo con attenzione. Quando si guardano questi studi di «forecasting», cioè di previsioni, non contano i dettagli, ma lo scenario complessivo. E allora ai nostri fini questo è un razzo nel futuro sul quale salire a bordo per vedere il panorama dall'alto e scoprire che lo sfondo permanente è la fine dell'era americana, la sua morte e rinascita, il disfarsi di un ordine che precipita nel disordine e poi ritrova armonia e supremazia. Altro tomo, altro autore, altro visionario. Prem Shankar Jha, un genio che ha studiato filosofia, politica ed economia a Oxford, alternando la scrittura e ricerca al public service per il governo indiano. Ci fiondiamo con un diretto al capitolo 14. Titolo apocalittico e disintegrato: «Verso l'oscurità».

    Qui, cari lettori, c'è tutto quello che serve: «...i sindacati, il welfare, lo stato-nazione e l'ordine internazionale westfaliano - istituzioni economiche e politiche che costituivano il fondamento della vita civile e per la cui costruzione erano stati necessari quattro secoli - sono stati fortemente indeboliti. Non solo non c'è nulla che ne abbia preso il posto, ma la distruzione continua irrazionalmente sotto la spinta delle "forze titaniche" di una nuova forma di capitalismo, di cui pochi hanno a tutt'oggi compreso il potere distruttivo e che nessuno sa come controllare». Gong! Brutto risveglio. Quel che avete appena letto vi ricorda qualcosa? Questa è esattamente la spiegazione del mondo contemporaneo così come lo narravano i titoli della cronaca di ieri. "Qui ci sbancano" (Il Tempo). "Tempesta sull'Italia" (Corriere della Sera). "Borse giù. Italia nel mirino" (La Stampa). "Attacco all'Italia, crollano i mercati" (Repubblica). "Italia bersaglio degli speculatori" (Il Sole 24Ore). "I guai (e i destini) paralleli di Europa e America alla prova del rischio default" (Il Foglio), "Divorano l'Italia" (Il Fatto). Sembra la sequenza in presa diretta di un film di Spielberg sulla guerra asimmetrica. Scoppi. Detriti. Nuvole di fumo. Trincee. Tutto al computer tra supervolontà umana e ordini automatici dettati da formule matematiche. Compro. Vendo. Stati interi. Destini di persone. Quel che resta delle nazioni sembra preda inerme di fronte ai giganti della finanza transnazionale. Fanno e disfano governi, attaccano titoli e monete, seminano capital gain e povertà. È il caos bellezza, e tu non puoi farci niente. Anche qui, lo sfondo è quello della costruzione e decostruzione, crisi e rilancio dell'impero americano. Tutto ruota intorno alla crisi di Washington. Obama è solo l'ultimo degli interpreti di una storia che è cominciata con la fine della Guerra Fredda. Siamo di fronte a oltre quindici anni di crescita forzata, pompata a colpi di debito pubblico. Fannie Mae e Freddie Mac. Più case per tutti. E carte di credito. Revolving come revolver. Prestiti. Subprime.

    Il giochino ha funzionato anche dopo l'11 Settembre 2001, anzi di più, finché i consumatori americani hanno cominciato a non pagare pagare più il mutuo della casa e il conto della carta di credito. Crac! Fallimenti. Chiusure. Disoccupazione. Crisi finanziaria. Recessione. Ripresa non più a «V» (caduta e risalita) ma in pieno «Jacuzzi stile» (crescita bassa, onde continue), un idromassaggio che non mette le ali all'economia degli Stati Uniti. Ancora l'America, centro di tutto. Ancora per poco. Perché se cominciate a sfogliare le pagine del terzo libro, Adam Smith a Pechino, avrete di fronte lo spostamento dell'asse del mondo verso Oriente. Cambia tutto. Sorpasso cinese. Marx va a Detroit, Deng Xiao Ping modella un capitalismo che capitalismo non è. Ma funziona. E detiene il debito americano. E anche un pezzo importante di quello italiano. Centro del mondo a Oriente. Qualcuno obietterà che la lettura di Arrighi è influenzata da una critica sociale vicina al marxismo. Be', con grande franchezza, Marx ci ha spiegato assai bene come funziona il capitalismo, il problema semmai erano i marxisti. E i fatti danno per ora ragione ad Arrighi e a quelli che vedono l'Impero Celeste prossimo dominatore del mondo. Sostituzione degli Stati Uniti. Nuova egemonia. Battaglia tra euro, dollaro e yen. Quel che sta accadendo sui mercati è figlio di questa rivoluzione in corso. E l'Europa. È il vaso di coccio tra i vasi di ferro. Non essendosi ancora dotata del numero di telefono unico che chiedeva il buon Henry Kissinger quando era segretario di Stato («Qual è il numero di telefono dell'Europa?»), il Vecchio Continente fa ben poco per impedire di essere una preda facile. Si salvano solo i tedeschi. Ma, guarda un po', a Berlino hanno già spostato l'asse dei loro interessi proprio a Est. E l'Italia? Straordinario Paese, se fosse un'azienda, dovremmo valutarla così: fantastica posizione, ottimi prodotti, design ineguagliabile, management da buttare. Per questo l'improvviso afflato bipartisan per uscire dal vortice speculativo va osservato con grande attenzione, scetticismo e sano cinismo. Come minimo il tutto si tradurrà in un micidiale aumento della pressione fiscale senza che siano apportati tagli significativi alla spesa pubblica e immaginata una via alla crescita e agli investimenti di cui il Paese ha bisogno come l'aria. E i mercati? Come spiega Marlowe citando il nostro beniamino, Gordon Gekko, «i soldi non dormono mai». Quello di ieri è stato solo un break. Oggi si ricomincia.

    http://www.iltempo.it/2011/07/13/127..._evitato.shtml
    Ultima modifica di acquazzurra; 13-07-11 alle 09:17

 

 

Discussioni Simili

  1. Gesù Cristo e Mel Gibson sbancano i botteghini
    Di UgoDePayens nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 02-04-20, 22:03
  2. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 23-03-04, 00:42

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito