[...] Respingo forse ogni autorità? Lungi da me questo pensiero.
Allorché si tratta di stivali, ricorro all’autorità del calzolaio;
se si tratta di una casa, di un canale o di una ferrovia, consulto
quella dell’architetto o dell’ingegnere. Per ogni scienza
particolare mi rivolgo a chi ne è cultore. Ma non mi lascio
imporre né il calzolaio, né l’architetto, né il sapiente. Li ascolto
liberamente e con tutto il rispetto che meritano le loro intelligenze,
il loro carattere, il loro sapere, riservandomi nondimeno
il mio diritto incontestabile di critica e di controllo. Non mi
accontento di consultare una sola autorità specializzata, ma ne
consulto parecchie; confronto le loro opinioni e scelgo quella
che mi pare la più giusta. Ma non riconosco alcuna autorità
infallibile, neppure per le questioni del tutto specialistiche; di
conseguenza, per quanto rispetto possa avere per l’onestà e la
sincerità del tale o del tal altro individuo, non ho fede assoluta
in alcuno. Una fede simile sarebbe fatale per la mia ragione, per
la mia libertà e per lo stesso buon risultato delle mie iniziative;
essa mi trasformerebbe immediatamente in uno stupido schiavo,
in uno strumento della volontà e degli interessi altrui.[…]