«Colpo di Stato, Ahmadinejad ha il 12%»

La denuncia del regista Makhmalbaf e della scrittrice Satrapi, che hanno mostrato i presunti risultati veri


BRUXELLES - In Iran c'è stato un colpo di Stato che ha spodestato Mousavi, vero vincitore delle elezioni presidenziali del 12 giugno e la comunità internazionale «non deve riconoscerne la legittimità». L'appello è di due noti intellettuali iraniani, il regista Mohsen Makhmalbaf, rappresentante ad honorem dello stesso Mousavi, e la scrittrice Marjane Satrapi, autrice del bestseller a fumetti «Persepolis» da cui è stato tratto un film. Hanno parlato alla stampa nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, nel corso di una conferenza del leader verde Daniel Cohn-Bendit.

«AD AHMADINEJAD IL 12%» - «Quello che è successo in Iran non è una frode, è un colpo di Stato», ha detto Satrapi. A sostegno della loro tesi, i due intellettuali hanno presentato un documento in fotocopia che sarebbe una certificazione del risultato del voto della Commissione elettorale iraniana. A Mousavi risultano assegnati 19.075.723 voti, 13.387.103 a Mehdi Karrubi, ex presidente del Parlamento, e soltanto 5.698.000 a Mahmud Ahmadinejad. Non vi sono però certezze sull'autenticità del documento. «Ahmadinejad ha avuto solo il 12%, non il 65% dei voti» denuncia Satrapi. E Makhmalbaf: «Alla fine dello spoglio dei voti Mousavi fu chiamato dalla Commissione elettorale che gli comunicava la vittoria e gli diceva di prepararsi per il discorso. Poco dopo alcuni militari sono entrati nel suo ufficio, gli hanno detto che non avrebbero consentito una rivoluzione verde. Poi, la televisione di Stato ha annunciato la vittoria di Ahmadinejad». «Con il 12% dei voti, non il 62% come dicono i risultati ufficiali - ha aggiunto Satrapi - riconoscere la legittimità di Ahmadinejad significherebbe ignorare il popolo iraniano». Anche Makhmalbaf ha esortato la comunità internazionale a non riconoscere i risultati delle elezioni: «Se qualcuno si chiedeva se il popolo iraniano è pronto per la democrazia, la risposta è sì, lo abbiamo espresso nel voto, ma siamo stati derubati del voto. Ora abbiamo bisogno del sostegno internazionale».

Mossad: «Disordini finiranno presto»
Il capo dei servizi segreti israeliani: «Una controversia
in seno all'élite iraniana, brogli non diversi da altri Stati»



GERUSALEMME - I disordini in Iran? Saranno di breve durata. È l'opinione del capo del Mossad (servizi segreti israeliani), Meir Dagan, secondo cui i presunti brogli e le irregolarità denunciati dall'opposizione nelle elezioni presidenziali non sono sostanzialmente diversi da quelli che si verificano «in ogni Stato democratico». Dagan ha parlato a una seduta della commissione esteri e difesa della Knesset, il Parlamento israeliano. «Ciò che conta - ha aggiunto - è la posizione del leader supremo dell'Iran, ayatollah Ali Khamenei». Il capo del Mossad ha infine bollato gli scontri come «una controversia in seno all'élite iraniana», limitata a Teheran e a un'altra provincia.

BOMBA ATOMICA - Entro la fine del 2014, ha poi avvisato Dagan, l'Iran potrà disporre di una bomba atomica pronta all'uso, a meno che il suo programma nucleare non subisca intralci «a livello tecnologico». Un Iran in possesso di armi nucleari «sarebbe una seria minaccia all'esistenza dello stato di Israele»; una minaccia, ha aggiunto, che «deve essere rimossa».


La risposta di AHMADINEJAD IN RUSSIA

Dal canto suo il presidente rieletto Mahmud Ahmadinejad è giunto a Iekaterinburg, negli Urali, per partecipare in qualità di osservatore alla giornata conclusiva del vertice del Gruppo di Shanghai (Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan). Si tratta del primo viaggio all'estero del leader iraniano dopo la sua contesta rielezione. Ahmadinejad non ha fatto cenno alle proteste e agli scontri a Teheran, parlando della crisi mondiale e attaccando l'imperialismo e il capitalismo, uno dei suoi temi prediletti. «L'epoca degli imperi è finita e non rinascerà - ha detto -. L'ordine capitalista mondiale è ormai costretto a battere in ritirata». L'unico riferimento alla crisi iraniana è arrivato dal viceministro degli esteri russo, Serghiei Riabkov, secondo cui le elezioni presidenziali sono un «affare interno del popolo iraniano». Ahmadinejad, che ha avuto un incontro a quattr'occhi con il presidente russo Dmitri Medvedev, ha ricevuto le felicitazioni dei sei leader del Gruppo di Shanghai per la sua rielezione.


Come non dargli ragione ?