Il Pdl processa Cappellacci, scontro finale con Nizzi
Anche se tutti continuano a dire che no, quello che ieri il coordinatore regionale del Pdl Settimo Nizzi ha lanciato al governatore Ugo Cappellacci «non è un ultimatum, semmai è solo una volontà di chiarimento», l’unica cosa chiara alla fine di questo direttivo regionale del Popolo della Libertà convocato per le 15 e finito oltre sei ore dopo, è che il presidente della Regione ben lontano dall’essere sub iudicepiuttosto è già stato bell’e giudicato. Oltre che condannato, da una giuria fatta dai massimi esponenti del massimo partito del centrodestra che non gli ha perdonato gli attacchi ripetuti al Pdl sardo e ai suoi dirigenti locali e nazionali, che non accetta di dover attendere ancora a lungo prima di vedere compiuto almeno uno spicchio del programma elettorale con il quale è stato sconfitto Renato Soru, e non tollera la possibilità che Ugo Cappellacci, figlio del commercialista del capo del Governo e da quest’ultimo accompagnato in trionfo a Villa Devoto, lasci il popolo degli ex Forza Italia ed ex An per fare un partito tutto suo. Che strizza l’occhio ai sardi e ai sardisti, che ha in Giorgio Oppi un alleato ingombrante, che punta a far esplodere dall’interno il Pdl nell’Isola.
I grandi accusatori
E così in via Roma è stato un tutti contro uno. Uno che peraltro non c’era: purtroppo per lui c’erano tutti gli altri. Che si sono sentiti e fatti sentire. A partire dal coordinatore regionale Settimo Nizzi, il “grande accusatore” che non ha mai digerito l’autosospensione del governatore dal Pdl. Secondo le previsioni della vigilia, il deputato gallurese avrebbe potuto presentare un documento di censura contro Cappellacci, che però alla fine non è arrivato. È arrivata invece una fucilata: «L’assenza del presidente pesa se resta così nel limbo - ha detto -. Credo che non si possa rimanere a lungo immobili in questa situazione e ne parleremo già oggi. Auspico, come ho da sempre sostenuto, un suo ravvedimento da parte del presidente Cappellacci». Che difficilmente arriverà: «La mia posizione è trasparente, motivata e non cambia di una sola virgola: prima c’è la Sardegna e poi l’appartenenza al partito. Auguro pertanto che si lavori affinchè la Sardegna ritorni al centro dell’azione politica del Pdl e che vi sia una scelta netta in questa direzione. Per farlo occorre il coraggio di mettere a rischio la cosiddetta carriera politica ed eventuali candidature. Questa è l'unica uscita dal limbo auspicabile». E allora: «Investiremo della questione gli organi nazionali del partito - ha fatto sapere Nizzi - perché non possono esserci autosospensioni a vita: occorre mettere non un ultimatum ma un termine temporale». Lo stesso che ha chiesto a gran voce (e non è un’espressione figurata) la presidente del consiglio regionale Claudia Lombardo, da tempo critica nei confronti del governatore e che ieri ha usato toni molto duri nei confronti di Cappellacci: «Devi farci capire da che parte stai, devi decidere o con noi o contro di noi». Perché se stai con noi devi accettare le critiche che arrivano da tutti i livelli del partito, ma se con noi non stai allora tutto cambia. Come dice Mauro Pili, d’altronde: «Azzeriamo tutto, ricominciamo da dove siamo partiti, dal progetto comune del Pdl. E basta polemiche, altrimenti ciascuno non solo rinfaccerà all’altro tutto quanto, gli atti e le decisioni politiche, ma anche le frequentazioni». Di padrini politici compresi: quelli che in tanti tra i parlamentari che ieri erano presenti in via Roma (unico assente Salvatore Cicu, che pure aveva annunciato la sua presenza) rivendicano di non avere mai avuto. Sempre che, sottolinea tra i tanti l’ex An Bruno Murgia, che si augura «un chiarimento tra il partito e la presidenza e un focus politico su trasporti, Ppr e Manovra regionale», non sia considerato un padrino anche il territorio su cui si è fatta politica per anni.
Accusatori romani da una parte, requisitoria sarda dall’altra. Con Mario Diana, capogruppo Pdl in consiglio regionale, che davanti al vicepresidente della Giunta, quel Giorgio La Spisa che in tanti danno per in allontanamento da Cappellacci (e che infatti ieri ha disertato la riunione del gruppo consiliare a Villa Devoto sul Ppr), non nasconde le sue perplessità sulla gestione della coalizione: «Gli alleati, sardisti, riformatori e Udc, sono sempre più forti perché lui consente loro di esserlo». Forti loro, debole il Pdl. Esattamente quello che vuole Cappellacci. Con buona pace di Mario Diana.
(Da sardegna quotidiano)