Affermato imprenditore, stimato Presidente del Consiglio e “papi” affettuoso, non tutti sanno che Silvio Berlusconi è anche un illusionista conclamato, capace di far sparire da Napoli tonnellate e tonnellate di rifiuti.
Il trucco si chiama Ferrandelle, località del casertano stretta tra i comuni di Casal di Principe e Santa Maria la Fossa: chi crede ingenuamente che l’emergenza rifiuti sia stata effettivamente placata e che la spazzatura scomparsa dalle strade sia stata adeguatamente smaltita dovrebbe farsi un giro lungo il perimetro della vasta area, dichiarata col dl Berlusconi n° 90 “zona di interesse strategico nazionale di competenza militare”, per capire come sta realmente la situazione. Apparentemente nulla sembra cambiato, in quella lingua di terra fertile che nell’antichità veniva denominata Campania felix: i trattori arano i campi, i raccolti risplendono al sole, e le montagne di munnezza crescono indisturbate sullo sfondo per la gioia dei gabbiani accorsi in massa dalla lontana costa a becchettare i rifiuti, donando al paesaggio rurale un nuovo sinistro volto.
Inaugurata a febbraio ‘08 dall’allora commissario straordinario De Gennaro in piena emergenza rifiuti, la discarica di Ferrandelle avrebbe dovuto ospitare circa 90mila metri cubi di spazzatura, in via assolutamente temporanea e con la promessa da parte del Governo Prodi di bonificare l’area al più presto; promessa che purtroppo non ci è dato sapere se e quando il Governo, caduto dopo due mesi, avrebbe onorato. E pensare che quando fu confiscata al boss “Sandokan” Schiavone, l’area avrebbe dovuto essere bonificata – perché a quanto pare già all’epoca ospitava una discarica abusiva, plausibilmente gestita da organizzazioni camorristiche – e trasformata in una fattoria di prodotti tipici… Ma l’avvento della nuova era berlusconiana allontana sempre più l’eventuale progetto di restituzione del territorio all’agricoltura.
A novembre ‘08, nove mesi dopo l’apertura e sei dopo l’insediamento dell’attuale Premier, Ferrandelle riceve quotidianamente oltre 1200 tonnellate di rifiuti, per metà provenienti da Napoli, e attualmente ospita, secondo una recente stima di Legambiente, più di un milione di metri cubi di immondizie assolutamente indifferenziate, impossibili da bruciare perfino nel fantomatico inceneritore di Acerra, ufficialmente inaugurato dal Premier più di un mese fa, ma attualmente fermo a una fase di collaudo che durerà almeno sei mesi.
Ecco svelato il misterioso prodigio che a luglio ‘08 ha permesso a Berlusconi, in Consiglio dei Ministri a Palazzo San Giacomo, di dichiarare chiusa l’emergenza, gridando al miracolo compiuto da uno Stato che “è tornato ad essere Stato anche in Campania” e che con un’azione vigorosa aveva risolto il problema, “addirittura in tempi inferiori a quelli previsti”, fissati a fine 2009. Ma “il vero miracolo di Berlusconi è quello di aver messo a tacere tutto e tutti” ha dichiarato il professor Stefano Tonziello in un’intervista rilasciata a Repubblica il 13 maggio. “Tenere in questo modo i rifiuti è da criminali”.
Lo scorso aprile la situazione sembrò sbloccarsi con l’apertura, annunciata come imminente dal commissario Bertolaso, dello sversatoio – l’ennesimo della zona – di San Tammaro, comune vicino a Santa Maria la Fossa, che avrebbe dovuto accogliere il milione di tonnellate di rifiuti ammassati a cielo aperto a Ferrandelle, ma ad oggi niente è cambiato, i camion continuano imperterriti la loro vergognosa tratta verso una discarica che è “fuorilegge per legge”, prosegue Tonziello. Li vediamo coi nostri occhi quando andiamo a visitare il sito: lungo la strada statale che costeggia l’area transita ogni cinque minuti un tir pronto a sversare, in lontananza se ne scorge una lunga colonna in attesa. La zona, oltre 20 ettari di terreno, è completamente recintata, ogni cinquantina di metri un cartello giallo affisso sulle recinzioni avverte gli incauti avventori di tenersi alla larga, l’area è militarmente sorvegliata. Incontriamo in effetti i soldati, in tuta mimetica e fucile, quando cerchiamo di addentrarci in uno dei varchi: ci dicono che la zona è off limits, inaccessibile ai comuni cittadini, e ci chiedono gentilmente di tornare indietro, di non fotografare e soprattutto di piantarla con le domande, invitandoci a indirizzarle al sottosegretario del Ministero degli Interni allorché domandiamo se i camion che vediamo stanno ancora portando spazzatura, quando Ferrandelle avrebbe dovuto chiudere già da un paio di mesi.
A pochi chilometri di distanza sorge un’altra ex discarica, Maruzzella, attualmente sottoposta a un’operazione di bonifica appaltata alla Geo Eco S.p.a. dal Comune di San Tammaro, come ci spiega il responsabile dei lavori; all’interno si scorgono grottesche montagnole con le basi in cemento e le cime ricoperte d’erba, dall’inquietante forma triangolare in tutto e per tutto simile a quella delle cugine di Ferrandelle, che fa venire i brividi al pensiero di ciò che si nasconde sotto l’erba e il cemento.
Intanto tutt’intorno il lavoro nei campi continua indifferente allo stupro che un Governo sconsiderato, forse perseguendo interessi d’altra natura, sta perpetrando ai danni di una terra gioiello della produzione agro-alimentare campana, più volte dichiarata inidonea all’installazione di una discarica, su cui la magistratura sta vagliando (finalmente) la possibilità di aprire un’inchiesta. Contadini e braccianti sono al lavoro con pompe e trattori, nei campi che si estendono verdeggianti fino alla linea di orizzonte, sinistramente tracciata dai profili delle montagne di rifiuti vivi.
Costeggiando il perimetro della discarica si possono inoltre osservare innumerevoli altre mini discariche abusive, sbocciate nel degrado della zona e alimentate dall’ignoranza della gente. Seguendo le recinzioni, proseguiamo lungo una stradina sterrata fiancheggiata da lotti di terra: alla nostra sinistra c’è Ferrandelle, le sue montagne di spazzatura, le ruspe in azione a rimestare l’immondizia; sulla destra, i campi coltivati vengono irrigati da un idrante. E concimati dal percolato. Che finisce camuffato sulle nostre tavole. Mentre la maggior parte dei cittadini, che non vede più spazzatura nelle strade, è cascata nell’illusionistico inganno che la munnezza sia veramente sparita, quando invece è stata semplicemente spostata. Il trucco c’è ma non si vede. A conoscere il prezzo da pagare per assistere a questo numero di berlusconiana magia forse avremmo preferito tenerci l’immondizia sotto casa, piuttosto che nel piatto.
Giuliana Gugliotti
Settimo Potere - Prima pagina




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