www.resistenze.org - popoli resistenti - cile - 18-06-11 - n. 369
da www.pcchile.cl - OPINION: ¿Hasta cuándo tenemos que esperar?
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Fino a quando dobbiamo sperare?
Camila Vallejo, Presidentessa della Fech (Federazione Studenti universitari del Chile)
16/06/2011
Stiamo vivendo le mobilitazioni studentesche universitarie più importanti dell'ultimo decennio. Tutti gli studenti della Confederazione Studenti del Cile si sentono mobilitati in modo permanente con occupazioni e scioperi iniziati da qualche settimana. Le nostre rivendicazioni hanno ricevuto l'appoggio e il sostegno di molti rappresentanti sociali come il Collegio dei Professori, le Federazioni Studentesche delle Università Private, gli Studenti Secondari, i Rettori delle Università, le Comunità Accademiche, i Lavoratori dell'Università, i Lavoratori del CUT e dell'ANEF, i Funzionari della Junaeb (Istituto Nazionale per le borse di studio), del Ministero dell'Educazione e della cittadinanza in generale.
Questa ampia convergenza si spiega principalmente con la portata delle nostre rivendicazioni. Abbiamo denunciato la crisi della scuola superiore, di pessima qualità; la difficoltà di accesso al sistema delle classi più vulnerabili; l'eccessivo indebitamento delle famiglie, l'impoverimento del ruolo dello Stato e delle sue istituzioni, la generazione di profitti - fuori legge - da parte di molte istituzioni private e la proibizione esplicita alla partecipazione della comunità universitaria allo sviluppo delle istituzioni.
Insieme, ad evidenziare la storica crisi in cui è piombata la scuola superiore e, fornendo proposte per risolvere l'impoverimento in cui si trova lo stato, noi studenti universitari abbiamo messo al centro della nostra denuncia due elementi presenti nel sistema educativo nel suo complesso, permettendo in tal modo, l'ampia adesione sociale menzionata prima: l'assenza dello Stato cileno su un diritto umano basilare come quello dell'educazione ed il ruolo preponderante, quasi egemonico, che ha assunto l'imprenditorialità all'interno del mondo educativo, arricchendosi, per più di 30 anni, grazie ai sogni ed alle aspettative di migliaia di giovani e famiglie cilene.
Le nostre proposte per procedere verso una riforma nella scuola superiore, sono già conosciute dalla cittadinanza: riconoscere l'educazione come un Diritto Sociale Universale davanti al quale lo Stato deve essere responsabile e garante; un accesso alla scuola superiore equo, di qualità e per tutti, aumentando il finanziamento pubblico alle università statali per permetter loro lo sviluppo scientifico, artistico ed umanistico nelle aree di ricerca, docenza e comunicazione; pluralismo e democratizzazione delle istituzioni della scuola superiore ed un ruolo attivo e fiscalizzato nel sistema privato, dove esista il divieto al conseguimento di profitto, la regolazione delle tariffe e che i progetti educativi siano al servizio del benessere degli studenti e del popolo e di nessun altro interesse.
Il governo ed il Ministro dell'Educazione, Joaquín Lavín, hanno preso atto delle nostre richieste. Dinnanzi a queste, inizialmente, il Ministro ha assunto un'ottusa posizione con la quale ha tacciato il nostro movimento come non rappresentativo, appartenente ad una minoranza, che non faceva domande chiare. La forza e la potenza delle nostre proteste e mobilitazioni, lo hanno convinto che era di fronte a qualcuno che era disposto a mettere in discussione la scuola, dalle sue fondamenta. Così, successivamente, si è dimostrato disposto a dialogare con quelli che in un primo momento ignorava. Deplorevolmente, le sue risposte fino a questo momento, non hanno evidenziato la volontà alcuna di assumere delle contro misure per recuperare la scuola pubblica e rendere effettiva la legge che proibisce il profitto, a discapito dell'educazione. Fino a quando dobbiamo aspettare una risposta che si fondi su un forte compromesso, per recuperare la scuola pubblica? Noi siamo disposti a non abbassare la guardia e continueremo a mobilitarci fino a ricevere risposte concrete.
Sono già troppi gli anni di abbandono e precarietà. Gli studenti del Cile non sono gli unici attori dentro il movimento e speriamo convergano altre rappresentanze sociali per costruire un solo movimento sociale, che chieda una nuova educazione per il Cile, pubblica ed al servizio del popolo. È per questo motivo che giovedì 16 la Confederazione degli Studenti del Cile, insieme alle federazioni delle istituzioni private ed al Collegio dei Professori, hanno convocato una nuova Giornata Nazionale di Mobilitazione, alla quale hanno aderito già diversi rappresentanti sociali e che dovrà passare alla storia come una delle più massicce e più variegate, in continuità con un processo che avanza. Il Governo non può continuare ad ignorare che il suo sistema è fallito. Recuperare l'educazione pubblica si fa urgente per il Cile, i suoi studenti continueranno a mobilitarsi fino a che questo obiettivo, non sarà raggiunto.
Invitiamo tutti, a costruire insieme la strada che ci condurrà ad un paese migliore, dove l'educazione è un reale mezzo di cambiamento, giustizia e libertà per il nostro popolo e per il suo sviluppo sociale.
http://www.resistenze.org/sito/te/po...f18-009224.htm




Rispondi Citando
il problema è secondo me più ampio...

(Afp) MILANO- Almeno 273 persone sono state arrestate, 73 delle quali a Santiago, e 23 poliziotti sono stati feriti durante le manifestazioni di studenti e professori in varie città del Cile. Lo ha fatto sapere Rodrigo Ubilla, vice ministro dell'Interno del Paese. Cinque giorni fa durante una manifestazione vietata la polizia arrestò circa 900 persone. I dimostranti chiedono che la spesa per la scuola aumenti e che sia assicurata una educazione «libera ed egualitaria». Come nelle precedenti dimostrazioni, gli studenti hanno iniziato le marce in modo pacifico, sfilando e danzando. Gruppi mascherati hanno, però, dato il via alle violenze, tentando di sfondare le barriere della polizia per farsi strada verso il palazzo presidenziale. Auto sono state date alle fiamme, negozi saccheggiati, finestre rotte con lanci di sassi, mobili gettati nelle strade. La polizia ha usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per respingere i dimostranti. Secondo la presidente dell'unione studentesca universitaria, Camila Vallejos, circa 150mila persone hanno preso parte alle manifestazioni Santiago dove il governo aveva negato il permesso. Ubilla ha invece fornito un bilancio minore, tra 70mila e 80mila studenti. 






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