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LA RIVOLTA AL CARA
Rapporto choc della Digos “I migranti volevano uccidere”
La ricostruzione in un'informativa che la Digos ha depositato in procura. Agli atti, le immagini della guerriglia urbana: i migranti hanno lanciato con delle fionde artigianali grossi massi e scagliato i sassi puntando alla testa di agenti e militari in servizio. Tra i reati che potrebbero essere contestati anche il tentato omicidio
di FRANCESCA RUSSI
L'
obiettivo dei migranti in rivolta era uccidere. Lo dimostra la "
violenza cieca ed efferata", come la descrive uno degli investigatori della Questura di Bari, con cui hanno agito.
Lo dimostrano le centinaia di fotografie e di filmati catalogati dalla Digos. Le immagini infatti parlano chiaro: i migranti hanno raccolto e
lanciato con delle vere e proprie fionde artigianali grossi massi e soprattutto hanno scagliato i sassi puntando alla testa di agenti e militari in servizio.
"Solo per un puro caso non c'è stato il morto - continua ancora uno degli inquirenti - ma l'obiettivo era proprio quello. I migranti hanno colpito con ferocia sia poliziotti sia civili.
E' stata un'azione di guerriglia militare pensata in ogni dettaglio. Dietro c'era una strategia ben precisa. Colpire".
L'informativa depositata dalla Digos in Procura va giù pesante. Tra i reati che potrebbero essere contestati ai rivoltosi adesso potrebbe esserci anche il
tentato omicidio.
Un'ipotesi che è al vaglio degli inquirenti ma
che, a giudicare dalla prove raccolte, sembra molto probabile. Spetta ora ai magistrati che hanno in mano il fascicolo di indagine decidere come muoversi.
Per questo ieri mattina
il procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati ha incontrato il questore Domenico Pinzello e il dirigente della Digos Michele De Tullio. Il vertice in Procura è servito a fare il punto della situazione. Intanto il pm Marcello Quercia ed il procuratore aggiunto Pasquale Drago hanno deciso di
evitare il processo per direttissima e di chiedere invece la convalida del gip per gli arresti dei 28 migranti ritenuti responsabili delle violenze di lunedì mattina.
Al momento sono otto le accuse di cui i 28 finiti in carcere dovranno rispondere: resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall'uso di armi improprie come pietre e spranghe in ferro, minacce, interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale della statale 16, danneggiamento seguito da incendio di cassonetti e sterpaglie, danneggiamento aggravato di beni della pubblica amministrazione tra cui dieci automobili della polizia e un pullman dell'Amtab, violenza privata nei confronti degli automobilisti bloccati e delle donne sequestrate sull'autobus, lesioni personali aggravate verso agenti e militari, furto e blocco ferroviario. "Abbiamo deciso per la convalida del gip piuttosto che per il processo per direttissima - ha spiegato Drago - perché dalle indagini e dai video della Digos
stanno emergendo elementi importanti che meritano un approfondimento d'indagine". La convalida degli arresti dovrebbe avvenire entro le prossime 24 ore. Intanto prosegue l'attività di identificazione degli altri autori delle violenze: in dieci sono già stati individuati e saranno denunciati.
Dietro la rivolta che lunedì ha messo a ferro e fuoco i binari alle spalle del Cara e la statale 16
ci sarebbe una cabina di regia occulta. Qualcuno che ha soffiato sul fuoco della disperazione dei migranti. Le indagini adesso vogliono approfondire proprio questo aspetto.
Ci sarebbe infatti una "strategia della violenza" tesa a fare pressioni sul governo nazionale e ad alzare il livello dello scontro.
I migranti dei vari centri in tutta Italia sarebbero inoltre in contatto tra loro e agirebbero in sinergia.
La contestualità delle rivolte nei centri di Mineo, Bari e Crotone dunque non sarebbe affatto un caso. Emblematica anche la modalità degli scontri: in tutti e tre i casi i migranti hanno bloccato le strade statali principali di Sicilia, Puglia e Calabria.
La tensione è ora alta in tutti gli altri centri di accoglienza nazionali e pugliesi:
una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare da un momento all'altro.
Rapporto choc della Digos “I migranti volevano uccidere” - Bari - Repubblica.it