Tecnicamente si chiama “cheating” il barare, copiando e suggerendo, pratica in cui siamo eccelsi già nella scuola primaria
Rapporto su test Invalsi, Calabria prima nel copiare
Annamaria Mazzacuva
Reggio Calabria - Non c’è che dire, gli studenti calabresi si distinguono sempre. Da un rapporto diffuso qualche mese fa da Tuttoscuola era emerso che i maturandi calabresi, quelli di Vibo Valentia in primis dove i cento fioccavano, ottengono alla maturità i voti più alti; certo, la cosa era parsa un po’ strana anche allo stesso mensile che aveva ironicamente titolato “Quasi geni a Vibo”.
Una ironia del tutto giustificata se si scorrono i risultati del test Invalsi 2010/2011, quelle prove standard, uguali in tutta Italia, che sondano il livello di apprendimento degli studenti italiani delle scuole di primo e secondo grado a prescindere dal metro di giudizio degli insegnanti, sempre molto variabili.
I nostri studenti sono sì i più bravi ma soprattutto nel cheating, vale a dire nel barare, copiando e suggerendo, e questo non solo all’atto della prova finale, ma anche durante le scuole primarie; tant’è che nel rapporto si legge come “i comportamenti opportunistici, riscontrati rendano necessaria una certa cautela nella valutazione dei risultati positivi di questa regione”.
In linea generale tuttavia quella ritratta è una immagine dell’Italia a due velocità, sia per l’Italiano che per la Matematica, le due materie su cui si è indagato: da un lato l’Italia centrosettentrionale dall’altro quella meridionale, con regioni sudiste come la nostra che vantano quasi 7 punti percentuali, in meno.
Ma è soprattutto la Prova Nazionale ad avere fatto emergere le maggiori sorprese, laddove gli esiti della prova di Matematica ritraggono una Italia addirittura divisa in tre, con un punteggio medio in matematica in Calabria inferiore addirittura di quasi 12 punti percentuali. Anche in questo caso i fenomeni di Cheating riscontrati in alcune regioni del Mezzogiorno fra cui appunto non poteva mancare l’habituè Calabria “rendono necessaria, si legge, un’operazione di pulizia dei dati, così come attuata nelle edizioni 2008-09 e 2009-10 della Prova nazionale”.
Come dire, il nostro è un comportamento seriale che si impara già alle medie.
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Lo studio Più di 4.500 omonimi su 61.000. Record al Sud e a Ingegneria
La formula che scova il nepotismo nelle università italiane
Ricercatore (in fuga) calcola i cognomi identici tra i prof
Lorenzo Salvia
ROMA - Marie Curie vinse il Nobel insieme al marito Pierre, e qualche anno dopo lo stesso premio andò alla loro figlia Irene, sempre con il consorte. In famiglia il talento era di casa. Non sempre accade lo stesso dietro quei cognomi che, a scorrere la rubrica telefonica delle università italiane, si ripetono pagina dopo pagina. «Measuring Nepotism: the Case of Italian Academia» è il titolo della ricerca di Stefano Allesina, cervello in fuga che da Carpi è volato a Chicago, dove si occupa di modelli matematici applicati all'ecologia. Misurare il nepotismo, calcolare il peso dei baroni. D'accordo, ma come?
LA BANCA-DATI - Spulciando la banca dati del ministero dell'Istruzione, questo ricercatore di 35 anni ha controllato quante volte lo stesso cognome si ripete dentro le nostre 94 università. Un lavoro lungo ma in fondo semplice, «statisticamente rozzo» come spiega lui stesso al telefono. Perché avere lo stesso cognome non vuol dire per forza essere parenti, visto che ci possono essere casi di omonimia. E perché le vie del nepotismo sono infinite, con la possibilità di concedere la spintarella ad amici, cugini e magari amanti che si chiamano in altro modo e quindi sfuggono ad un controllo del genere. Tra gli oltre 61 mila professori e ricercatori a tempo indeterminato delle università italiane, ci sono 4.583 cognomi ripetuti due volte, 1.903 che compaiono tre volte.
L'analisi diventa più interessante quando si calcola il tasso di nepotismo all'interno delle singole università. Le cose vanno peggio al Sud, con il primo posto assoluto alla Lum Jean Monnet, piccolo ateneo privato della Puglia, seguito da Sassari e Cagliari, mentre per trovare la prima università del Nord bisogna scendere fino alla 15esima posizione con Modena e Reggio Emilia.
LE AREE DISCIPLINARI - Altra classifica per le aree disciplinari: i sospetti maggiori si concentrano su Ingegneria industriale, seguita da Diritto, Medicina, Geografia e Pedagogia. I settori più virtuosi, invece, sono Demografia, Linguistica e Psicologia. Anche qui un indizio non fa una prova. Ma il ricercatore sottolinea alcuni cognomi non proprio comunissimi: «In Economia il quinto cognome più diffuso è Massari, in Veterinaria il primo è Passantino». Sbotta Luigi Frati, rettore della Sapienza con due figli e una moglie che hanno seguito la carriera accademica: «La meritocrazia non ha cognome. Piuttosto si veda se uno studioso è bravo oppure no». E per questo cita l'indice H, che misura l'impatto del lavoro degli scienziati: «Il mio è 45, quello del ricercatore americano 11». Virgilio Ferrario, preside di Medicina alla Statale di Milano, dice che il «nepotismo c'è ma si faccia la cortesia di vedere cosa succede nell'amministrazione pubblica».
La formula che scova il nepotismo nelle università italiane - Corriere della Sera
Ecco, vediamo cosa succede nell'amministrazione pubblica …
Clientelismo: assunti 300mila statali di troppo
di Antonio Signorini
Uno studio svela le eccedenze nell’amministrazione pubblica tra arruolamenti facili e dirigenti promossi senza merito. L'ex manager Francesco Verbaro: "Servono meno generici e più specialisti". Secondo gli ultimi rapporti il numero complessivo degli italiani impiegati nel pubblico impiego è di 4 milioni
Roma- In Italia ci sono come minimo 300.000 dipendenti pubblici in più, che svolgono compiti che non servono. Mancano quelli con competenze specifiche, pochissimi i tecnici, mosche bianche che le amministrazioni si contendono, mentre trionfano i «generici», benedetti da assunzioni clientelari. Poi ci sono i dirigenti senza merito, circa 40 ogni 100, residuo della lunga stagione degli avanzamenti di carriera automatici, terminata con l’obbligo di concorso voluto dal ministro Renato Brunetta. La fotografia è impietosa, ma viene da un ambiente per nulla ostile al lavoro pubblico, visto che a farla sono la fondazione PromoPa e l’Associazione giovani dirigenti della pubblica amministrazione. I dati - estrapolati da una ricerca ancora in corso - lasciano poco spazio a dubbi.
Ci sono almeno 200.000 «eccedenze» tra le pubbliche amministrazioni e ce ne sono altre 100.000, se si considerano le società partecipate. Le eccedenze, spiega Francesco Verbaro - già direttore generale dell’Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni del Dipartimento della Funzione Pubblica, ex segretario generale del ministero del Lavoro, attualmente docente alla Scuola di pubblica amministrazione - si verificano «quando profili e competenze, rispetto ad alcuni processi, sono più del necessario». In breve, ci sono più dipendenti pubblici a fare la stessa cosa perché sono state fatte «troppe assunzioni per ogni singolo ente» pubblico, ci sono più enti a svolgere medesimi compiti e molti servizi esternalizzati.
Sul come siamo arrivati ad avere tanto personale difficile da utilizzare, Verbaro ha un’idea precisa. C’è chiaramente il proliferare di enti pubblici. E, soprattutto, «riqualificazioni senza concorso», con conseguente carenza di «profili tecnici operativi». In cifre: «Oltre 5 milioni di progressioni negli ultimi 12 anni hanno portato ad avere tanto personale inquadrato nella carriera direttiva, ma che non ha le competenze. Possiamo dire che il 40% del personale direttivo non ha le competenza per ricoprire tale livello». In altre parole, quattro dirigenti ogni dieci occupano una poltrona solo per anzianità.
Poi assunzioni a pioggia, «soprattutto nei profili generici, dove più forte era la pressione clientelare». Un’epidemia che ha colpito con effetti nefasti sia sui bilanci, sia sull’efficienza degli uffici. «Spesso non si trova un funzionario in grado di fare un bando di gara comunitaria o un bando di concorso. Mancano le figure tecniche in tutti i settori delle amministrazioni». Sui «più bravi, invece, si litiga. Succede con gli esperti di bilancio, ingegneri e informatici. Saremmo disposti a pagarli anche il doppio se come dirigenti ne avessimo la possibilità e, a volte, il coraggio». Le competenze che servirebbero sono «sui servizi alla persona, sanità, scuola, servizi sociali, immigrazione. Poi esperti in gestione di fondi di bilancio, di programmazione». Mancano. Oppure, se ci sono, si trovano nel posto sbagliato.
Una volta che la manovra bis avrà fatto il suo corso, con l’eliminazione degli enti inutili e di parte delle province e dei comuni, ci saranno altri 100.000 dipendenti pubblici in più rispetto alle reali necessità e il conto degli «eccedenti» arriverà a 400.000. E non è poco se si tiene conto che, in tutto, i dipendenti della pubblica amministrazione sono 4 milioni (con le partecipate). Senza una buona gestione, uno su dieci, non servirà più.
Clientelismo: assunti 300mila statali di troppo - Interni - ilGiornale.it
In 105 presentano certificati medici -spazzini “fantasma” esonerati dal lavoro
Napoli soffoca tra i rifiuti e intanto centocinque addetti dell’Asìa hanno esibito certificati medici di inidoneità a spazzare: il paradosso è venuto fuori nell’audizione di ieri in commissione comunale Ambiente del nuovo presidente di Asìa Raphael Rossi. A rivelare la circostanza è stato Francesco Vernetti, attivista di Legambiente, che parla «di 450 lavoratori dell'Asìa che non sono in strada» e di quegli altri 105 che, dopo visite mediche, avrebbero ottenuto il certificato di inidoneità. La replica di Rossi: «Secondo me sono di meno ma il problema c’è, stiamo indagando».
De Magistris: In 105 presentano certificati medici spazzini “fantasma” esonerati dal lavoro
La generosità lombarda
Simone Rasetti
Ho sempre pensato di essere una persona poco generosa, e se fossi un cattolico praticante forse sarebbe questo il primo peccato che confesserei al prete. Invece - giuro che non lo sapevo - ho scoperto di essere come tutti i lombardi il campione dell'altruismo.
Ogni anno "regalo" 4mila euro di tasse per contribuire a pagare la mensa ai bimbi napoletani, lo stipendio ai forestali calabresi, la gratifica natalizia all'esercito degli impiegati regionali in Sicilia.... sono proprio fortunato a condividere l'Italia con loro.
E ora capisco perché in tanti vogliono festeggiare i 150 anni dell'Unità anche qui da noi, vogliono continuare ad essere generosi e lavorare i primi tre mesi dell'anno per conquistarsi un pezzo di Paradiso.
La generosità lombarda
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ostridicolo:
repapelle:
Non l'ha capita...
