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Discussione: Athanasius vindicatus

  1. #1
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    Predefinito Athanasius vindicatus

    MA SANT'ATANASIO NON C'ENTRA!

    Critica d'un sofisma lefebvriano
    di don Francesco Ricossa

    Sodalitium N° 17 pag. 17

    Per giustificare la propria attitudine scismatica, ed in particolare per poter riconoscere ora e sempre Giovanni Paolo II come legittimo Pontefice Romano nel momento stesso in cui, di fatto, gli si nega qualunque autorità, la Fraternità San Pio X riesuma sempre più frequentemente il caso storico di Sant'Atanasio, scomunicato da Papa Liberio nel 357 (Denzinger- Schònmetzer 138-143).
    L'analogia col presente sembra evidente: come Papa Liberio, pur restando Papa, scomunicò il gran dottore della Chiesa, Sant'Atanasio, così Giovanni Paolo II ("il caro Santo Padre") ha scomunicato ingiustamente Mons. Lefebvre, la cui santità, se crediamo alle parole dell'omelia del 30 giugno, è stata annunciata da secoli dalla Madonna in persona; non è forse Egli l'"Atanasio del XX secolo"?
    Devo confessare che io stesso ho avvallato nel passato questa analogia proprio sulle pagine di "Sodalitium"; era un luogo comune nella Fraternità San Pio X, della quale ero membro. Che questo articolo serva da riparazione per l'errore compiuto e come giusto tributo alla Verità. Recentemente, tale argomento è stato riproposto nei priorati della Fraternità (ad esempio, a Rimini) ed in particolare da uno dei 4 Vescovi illegittimamente consacrati da Mons. Lefebvre: Richard Williamson (cf. il servizio speciale di TG 1 sul caso Lefebvre).
    L'apparente somiglianza tra i due casi pone questo quesito: veramente c'è una analogia tra Giovanni Paolo II e Liberio da un lato, e Sant'Atanasio e Mons. Lefebvre dall'altro? Il caso storico della scomunica di Sant'Atanasio, basta a giustificare Mons. Lefebvre?

    II caso di Papa Liberio

    Papa Liberio, eletto nel 352, è celebre per l'erezione della Basilica di Santa Maria maggiore, che dal suo nome è anche chiamata Liberiana, in seguito all'apparizione ed al miracolo della Madonna delle Nevi (festa del 5 agosto).
    Seguendo le orme del suo predecessore, egli difese la Fede cattolica definita dal Concilio di Nicea (325) contro gli eretici ariani, che negavano la divinità di Gesù Cristo. Quando gli ariani, nei conciliaboli di Arles (353) e di Milano (355) condannarono Sant'Atanasio, Liberio si oppose strenuamente a questa decisione. Ma l'imperatore ariano Costanzo non tollerò l'attitudine coraggiosa di Liberio e lo esiliò a Berea, in Tracia, nel 355, tenendolo prigioniero. Intanto, a Roma, veniva insediato al suo posto un antipapa chiamato Felice.
    Di certo si sa che Papa Liberio potè rientrare a Roma nel 358, ove morì nel 366. Perché l'esilio e la prigionia furono revocati? Secondo alcuni autori, sia antichi (S. Atanasio, S. Ilario, S. Gerolamo, lo storico Sozomeno) che moderni, la revoca dell'esilio di Liberio fu dovuta ad un cedimento da parte sua, con la sottoscrizione di quattro epistole (cf. Denz. Sch. 138-143) nelle quali ratificava la scomunica di S. Atanasio e la prima e/o terza delle quattro formule di fede dei conciliaboli di Sirmio. Ma tale posizione non è condivisa da altri autori; basti citare, tra gli antichi, S. Ambrogio e Rufino, e tra i moderni il "Dictionnaire d'Apologetique" (Padre d'Ales) ed il "Dictionnarie de thèologie catholique" (Padre le Bachelet).
    Secondo questi autori le quattro epistole sarebbero un falso, e non ci sarebbe da stupirsi sapendo che gli ariani arrivarono al punto di presentare in un concilio come prova d'accusa contro S. Atanasio il presunto braccio di un Vescovo che sarebbe stato ucciso dal Santo, mentre invece il vescovo in questione si trovava, vivo e vegeto, nelle loro mani.
    La Chiesa sembra approvare l'ipotesi del falso, che scagionerebbe del tutto Liberio, secondo quanto scrive il Papa Atanasio I (lettera "Dat mihi" del 401, Denz. Sch. 209, Denz. Bann. 93).
    Anche ammettendo l'autenticità delle quattro epistole attribuite a Liberio, nessun autore accusa quest'ultimo di aver deviato dalla Fede. Questa conclusione è dovuta non solo al fatto che l'unica formula di Sirmio apertamente eretica era la seconda, da lui rifiutata, mentre la prima e terza potevano essere ben interpretate (Sozomeno), ma soprattutto al fatto che, se egli firmò, firmò sotto la pressione della violenza e del timore grave, che toglie ogni valore ad un eventuale atto pontificio (come ad es. per le concessioni fatte da Pasquale II durante la lotta per le investiture, o quelle fatte da Pio VII a Napoleone, ritrattate dopo la prigionia). Sant'Atanasio stesso sottolinea il fatto che Liberio firmò, sì, ma minacciato di morte se non l'avesse fatto: "Liberius, extorris factus, post biennium denique fractus est, minisque mortis perterritus subscripsit" (Storia degli ariani ai monaci, cap. 41).
    In una parola, non dimentichiamoci che Liberio... non era libero! Liberio può aver peccato eventualmente di debolezza, ma non può essere accusato riguardo alla sua ortodossia: tale è la sentenza unanime degli autori (ad. es. Tanquerey, Synopsis theologiae dogmaticae fundamentalis, voi. 1 n. 472; Zubizarreta, Theologia dogmatico-scholastica, voi. 1, n. 889; Salaverry, Sacra theologiae summa, De Ecclesia Christi, n. 650. Salaverry afferma, a proposito della storicità del fatto: "factum historice probabilius est fabulo sum, vel saltem de eo minime certo constat"; una favola, dunque, o, comunque, una tesi non provata).

    Il caso di Giovanni Paolo II (e di Paolo VI)
    Il lettore ha già capito da solo che il paragone non regge. La Fraternità San Pio X e noi siamo concordi nel sostenere che Giovanni Paolo II (e prima di lui Paolo VI) proferisce dei veri e propri errori nella Fede, aderendo al Vaticano II che, come ha provato Mons. Guérard des Lauriers, avrebbe dovuto essere garantito dall'infallibilità (se Paolo VI fosse stato veramente Papa in atto).

    Ora, nessuna similitudine col caso di Liberio.

    Difatti: se Liberio firmò veramente, firmò dei testi ambigui; Giovanni Paolo II ha firmato e proferito delle eresie. Giovanni Paolo II è liberissimo (la pseudo-scomunica di Mons. Lefebvre non è partita da un carcere, ma dal Vaticano); Liberio era prigioniero. Il caso di Liberio non pone difficoltà serie per la sua ortodossia e legittimità, e pertanto per l'infallibilità; tutto il contrario per Giovanni Paolo II, il cui caso è irrisolvibile agli occhi della fede se se ne accetta la legittimità.
    Concludere, da questa analogia, che Mons. Lefebvre può tranquillamente disobbedire alle "scomuniche" papali, o che Giovanni Paolo II resta Papa come lo restò Liberio (e similmente, Papa Onorio, coinvolto anche lui in un caso storico simile) é del tutto infondato.

    Una similitudine inquietante
    Se l'analogia tra Liberio e Giovanni Paolo II fallisce, viene meno il sofistico argomento di Ecóne. Ma tale vano tentativo di giustificare l'ingiustificabile ci fa venire in mente un'altra e ben più fondata analogia.
    Storicamente, il caso di Papa Liberio (come pure quello di altri Pontefici: Onorio, per l'eresia monotelita; Vigilio, ecc), fu sollevato da altri, nel passato, per sostenere la propria tesi anti-romana; intendiamo parlare dei cattolici liberali capeggiati da Mons. Dupanloup durante il Concilio Vaticano I, la cui frangia estremista, guidata dal Dòllinger, rifiuterà il dogma dell'infallibilità pontificia fondando l'eresia dei cosiddetti vecchio-cattolici.
    Certo, le radici ed il pensiero della Fraternità San Pio X e quelle dei vecchio-cattolici sono opposte; ma i due movimenti hanno in comune un rifiuto della Verità. È paradossale che la Fraternità San Pio X finisca col negare o minacciare proprio quelle verità per le quali si levò giustamente in difesa. Per difendere la posizione contraddittoria ed insostenibile (ma assai comoda e rassicurante) della legittimità di Paolo VI e Giovanni Paolo II, la Fraternità ha finito col negare o diminuire l'infallibilità del magistero universale della Chiesa, la santità di quest'ultima (che avrebbe dato del veleno ai suoi fedeli, secondo l'espressione stessa di Mons. Lefebvre) per giungere ad una sempre maggiore limitazione, fino all'annullamento pratico, dei poteri del Papa.
    È vero che queste conclusioni sono respinte con sdegno da Mons. Lefebvre e dai suoi: ma resta il fatto che le loro argomentazioni vi conducono ineluttabilmente, ed i loro esempi storici, come abbiamo visto, sono ripescati dall'arsenale di tutti gli eretici.
    A forza di essere ripetute, le stentate risposte "ad hominem" dei "teologi" della Fraternità stanno costituendo una vera e propria "teologia della disubbidienza," pezza d'appoggio ad una concezione della Tradizione e della Chiesa che si avvicina sempre più a quella dei cosiddetti "Ortodossi" scismatici.
    Un lavoro di confutazione di questa falsa teologia "della disobbedienza" è tutto da fare; al momento cito gli studi di Mons. Guérard sui Cahiers de Cassiciacum, una puntualizzazione dell'Abbé Lucien su di una frase mal interpretata del Bellarmino (Cahiers de Cassiciacum, n. 3-4, febbraio-maggio 1980: "La résistence au Pape: un texte de S. Robert Bellarmin") uno studio sul caso di Onorio (Didasco, n. 45, B.P. 2 Bruxelles 24, Belgio).
    Certo, le incertezze, a volte i gravi errori pratici commessi da alcuni Papi nel passato possono far riflettere il cattolico, specialmente alla luce degli avvenimenti attuali. Il fedele capirà allora come la purezza della Fede sia sempre stata considerata un requisito essenziale per poter essere legittimi Successori di Pietro, e come la Chiesa abbia vigilato per garantire tale purezza (cf. ad esempio la Bolla di Paolo IV, pubblicata nel n. 14 di "Sodalitium"). Vari esempi storici potranno rammentare ai cattolici, rassicurati dalla pace susseguita nella Chiesa al Concilio di Trento, che non sempre apparve chiara ed evidente la legittimità di uno o l'altro dei Pontefici del passato, e che pertanto non dice un'enormità che sarebbe falsa a priori, chi si pone questo problema oggi. Ma questa analisi storica non deve fare di noi dei nuovi gallicani o giansenisti, o peggio ancora, con le forbici in mano per tagliare le gambe al Papa.
    Viviamo oggi un tragico tentativo di protestantizzazione della Chiesa Cattolica; tale protestantizzazione passa attraverso la demolizione del Papato; è triste constatare che la Fraternità San Pio X (e non i cosiddetti "sedevacantisti") danno man forte ai demolitori, per mantenere come copertura "un manichino di papa".

    Mons. Lefebvre: Atanasio o Dòllinger del XX secolo?

  2. #2
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    Ultima modifica di Luca; 18-08-11 alle 03:02

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    G. Apolloni, Sant’Atanasio che calpesta Ario, olio su tela, Collegio Greco, 1864
    Ultima modifica di Luca; 04-09-11 alle 18:45

  4. #4
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    Ultima modifica di Luca; 19-08-11 alle 00:09

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    Ex fructibus eorum cognoscetis eos

    A margine della conferenza di Mons. Fellay a Roma (2/2/2004)
    don Francesco Ricossa

    Sodalitium numero 57


    “Mons. Bernard Fellay, successore di Mons. Lefebvre alla guida della Fraternità sacerdotale San Pio X, sbarca a Roma lunedì prossimo 2 febbraio (ore 11,30) per tenere una conferenza sul tema: ‘Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa. Un appello al Papa e ai cardinali’. “Giovanni Paolo II –scrivono i tradizionalisti considerati scismatici
    dalla Santa Sede – riconosce in particolare che il tempo in cui viviamo è quello di una ‘apostasia silenziosa’. Una delle cause di questa situazione è senza dubbio l’ecumenismo”.
    Curioso il fatto che la conferenza si terrà in via della Conciliazione, nell’Hotel Columbus dei cavalieri del Santo Sepolcro, ordine equestre
    ufficialmente riconosciuto dal Vaticano e posto sotto la protezione della Santa Sede”.
    Fin qui il Foglio (del 27 gennaio 2004, p. 3), il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara.
    Poiché non ho potuto assistere alla conferenza stampa di Mons. Fellay, mi sono procurato presso la DICI (del 2/02/04) i documenti prodotti in questa occasione.
    Si tratta di una lettera a tutti i cardinali, datata 6 gennaio 2004, e sottoscritta da Mons. Fellay, dal suo primo assistente generale, Franz Schmidberger, e dagli altri tre vescovi della Fraternità (de Galarreta, Tissier de Mallerais e Williamson), e di uno studio intitolato:
    Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa.
    Venticinque anni di Pontificato.
    La lettera ai cardinali è scritta per presentare lo studio in questione.
    Devo dire che le 15 pagine di Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa sono un’analisi ben fatta, rigorosa e seria, dell’ecumenismo, com’è difeso dal Vaticano II, da Giovanni Paolo II e dal cardinal Kasper.
    Per quel che riguarda l’analisi (e la condanna) dell’ecumenismo, non posso che felicitarmi con la Fraternità San Pio X per il lavoro compiuto, e invitare i nostri lettori a prenderne conoscenza. E considero anche favorevolmente il fatto che questo studio sia stato inviato ai cardinali: è nostro dovere te-
    stimoniare la Fede e condannare l’eresia proprio davanti a quanti, di fatto, occupano i posti di responsabilità nella Chiesa.
    Tuttavia, la Fraternità, nel suo studio, ricorda anche, citando tra l’altro la Congregazione per la Dottrina della Fede, che “poiché tutti i dogmi sono frutto della Rivelazione, devono essere creduti con la stessa fede divina”
    (n. 34). Ci spiace dirlo, allora, ma sia nella lettera ai cardinali, sia nel documento Dall’ecumenismo all’apostasia silenziosa vi è
    un errore contro la fede divina che rovina totalmente il lavoro fatto dalla Fraternità, poiché la fede o è integra o non è. È triste constatare come – in uno scritto nel quale si accusano gli altri di eresia – si cada purtroppo
    nell’eresia…

    L’eresia di Mons. Fellay e la sua origine

    L’eresia di Mons. Fellay (e degli altri responsabili della Fraternità che hanno sottoscritto i due documenti) consegue necessariamente
    dal riconoscere la legittimità di Giovanni Paolo II e, prima di lui, di Paolo
    VI. In quest’ipotesi, infatti, gli insegnamenti del Vaticano II (promulgati da Paolo VI) e di Giovanni Paolo II sarebbero per il fatto stesso attribuibili alla Chiesa cattolica. E poiché la Fraternità San Pio X taccia – a ragione
    – di eresia questi insegnamenti, ne consegue che per detta Fraternità è la Chiesa cattolica (e non solo Giovanni Battista Montini o Karol Wojtyla) a essere nell’errore e persino nell’eresia.
    Ecco quanto scrivono i cinque responsabili della Fraternità ai cardinali:
    “…noi Vi supplichiamo di fare tutto ciò
    che è in Vostro potere affinché il Magistero
    attuale ritrovi presto il linguaggio multisecolare
    della Chiesa, secondo il quale ‘la riunione
    dei cristiani non si può procurare in altro
    modo che favorendo il ritorno dei dissidenti
    all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale,
    precisamente, ebbero l’infelice idea di staccarsi’
    [Pio XI]. Allora la Chiesa cattolica
    ritornerà ad essere ad un tempo faro di verità
    e porto di salvezza di un mondo che
    corre alla sua perdizione…”

    Da questo testo si evince che il Magistero avrebbe perso il linguaggio multisecolare della Chiesa: ma il Magistero non è per l’appunto,
    il “linguaggio della Chiesa”? E si evince pure che la Chiesa non è più faro di verità e porto di salvezza per il mondo. Ora questa è una eresia contro l’indefettibilità della Chiesa.
    Non altrimenti si esprime il documento presentato dalla lettera. Al n. 42 troviamo scritto:
    “La prassi ecumenica delle dichiarazioni
    di pentimento dissuade gli infedeli dal venire
    alla Chiesa cattolica, dato che è essa stessa a
    dare una falsa immagine di sé”.
    Paradossalmente, questo testo commette lo stesso errore che condanna nelle “dichiarazioni di pentimento”: addossa cioè alla Chiesa la colpa di dare “una falsa immagine di sé”. Per Giovanni Paolo II questa colpa è
    stata commessa dalla Chiesa nel passato, per Mons. Fellay la Chiesa la commette nel presente, ma in entrambi i casi è alla Chiesa che
    viene attribuita una colpa incompatibile con la sua santità. È ben vero che le “dichiarazioni di pentimento” danno una falsa immagine della Chiesa che allontana da essa gli infedeli, ma questa falsa immagine non se la
    dà la Chiesa da sé, ma la dà Giovanni Paolo II che non rappresenta la Chiesa se non apparentemente.
    Al n. 47 leggiamo un’affermazione che, se possibile, è ancora più grave:
    “Ma l’ecumenismo liberale messo in pratica
    dalla Chiesa attuale e soprattutto dopo il
    concilio Vaticano II, comporta necessariamente autentiche eresie”.
    Qui la Chiesa – alla quale i vescovi della Fraternità dicono di appartenere (“consci di appartenere di pieno diritto a questa stessa Chiesa…”) – è esplicitamente accusata di eresia. L’autore di quest’accusa – come si
    legge in nota – è Mons. Lefebvre stesso in una conferenza del 14 aprile 1978, dal che si deduce la fedeltà dei discepoli al maestro, ma anche che la radice dell’errore è ben profonda. Intendiamoci: Mons. Lefebvre ha
    del tutto ragione quando accusa l’eresia dell’ecumenismo montiniano. Egli però non si rendeva conto (?) che, per difendere Paolo VI (egli sarebbe ancora Papa) preferiva accusare la Chiesa.

    Conclusione

    Sodalitium ha già più volte trattato di quest’argomento: ci ripetiamo. Ci ripetiamo perché si ripetono – purtroppo – i nostri confratelli della Fraternità San Pio X. Che peccato nel vedere come una così ben argomentata denuncia dell’eresia ecumenista perda autorevolezza e valore ecclesiale a causa di quest’unico errore concernente l’autorità di Giovanni Paolo II che conduce – per altre vie che quelle ecumeniche – all’eresia (vogliamo sperare solo materiale). Solo per questo Sodalitium
    e l’Istituto Mater Boni Consilii non possono appoggiare l’azione della Fraternità San Pio X e il per altro pregevole documento contro l’ecumenismo.
    Ultima modifica di Luca; 19-08-11 alle 13:30

  7. #7
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    Predefinito Rif: Athanasius vindicatus

    Da Sodalitium" del febbraio-marzo 1988

    "LA "SESSIONITE" DI MONSIGNOR LEFEBVRE è QUELLA DI UN VETERANO CHE SI è SEMPRE RIFIUTATO DI ESPRIMERE, SULL'ATTUALE CONGIUNTURA ECCLESIALE, UN GIUDIZIO D'INSIEME CHE GIUSTIFICHI LA PROPRIA LINEA DI CONDOTTA. LA REGOLA FU, E TALE RESTA FINO AD OGGI: "FARE COME PRIMA".
    MONSIGNOR LEFEBVRE S'AGGRAPPA AGLI ABITI DI UN ERETICO, PURCHè QUESTO SIA "SEDUTO, PERCHè è STATO ABITUATO A FARE AFFIDAMENTO ALLA SICUREZZA CHE DAVA A ROMA L'AUTENTICA SESSIO (CIOè UN VERO PAPA IN ATTO N.D.R.)
    LA "SESSIONITE" DI MONSIGNOR LEFEBVRE è INGANNATRICE DI FATTO, POICHè IL SUO PRESTIGIO PERSONALE INDUCE E COSTRINGE (PERSINO) QUANTI LO SEGUONO E LO RIVERISCONO A CREDERE CHE WOJTYLA SIA PAPA IN ATTO, MENTRE INVECE NON LO è.
    INFATTI, LA "SESSIONITE" DI MONSIGNOR LEFEBVRE è SATANICAMENTE SEDUTTRICE. DA UN LATO, IN EFFETTI, ALLETTA GLI SVENTURATI FEDELI CON L'ILLUSIONE DI UNA FALSA SICUREZZA: "ABBIAMO UN PAPA ; ABBIAMO UN VESCOVO "IL NOSTRO VESCOVO MARCELLO , ABBIAMO LA MESSA, I SACRAMENTI...CHE DESIDERARE DI PIù?
    E D'ALTRA PARTE, FAVORITA DA QUESTA EUFORIA ARTIFICIALMENTE CREATA, L'OSSESSIONE DELLA SESSIO, L'ASSILLO ANGOSCIATO D'ESSERE PRIVATI DEL PAPA, SI DIFFONDE A MACCHIA D'OLIO. E COSì DI TROVA TRANQUILLAMENTE INIETTATO, IN PROFONDITà ED INCOERCIBILMENTE, NEI FEDELI CHE FREQUENTANO ABITUALMENTE I PRIORATI, UN GRAVISSIMO ERRORE CHE è OGGETTIVAMENTE UN'ERESIA, CONCERNENTE LA NATURA STESSA DELLA CHIESA, LA NATURA DELL'UNITà TRA LA MISSIO E LA SESSIO.
    L'ALBERO ALLA LUNGA, DEPERISCE E MUORE, SE ATTINGE DA UN HUMUS AVVELENATO. I FEDELI CHE RESTANO CONFINATI NEI PRIORATI, PERDERANNO IMMANCABILMENTE LA FEDE. "FATE COME PRIMA. è COSì SEMPLICE, è COSì BUONO". ECCO COME SATANA SEDUCE. MA NON CI SI PRENDE GIOCO DI DIO (GALATI 5, 6-7). "MORIRETE DI MORTE" PERCHè IL FRUTTO CONTENEVA ERESIA."
    LE FORTI PAROLE DELL'ECCELLENZA DES LAURIERS RISUONANO ANCORA COME UN MONITO INELUDIBILE, ANCHE NEI PRIORATI ECONIANI.
    IL SEDEPLENISMO SI MOSTRA SEMPRE DI PIù COME ATTITUDINE PSICOLOGICA PIUTTOSTO CHE TEOLOGICA.

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    Predefinito Re: Rif: Athanasius vindicatus


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    Predefinito Re: Athanasius vindicatus

    Citazione Originariamente Scritto da Luca Visualizza Messaggio
    MA SANT'ATANASIO NON C'ENTRA!

    Critica d'un sofisma lefebvriano
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    Sodalitium N° 17 pag. 17

    Per giustificare la propria attitudine scismatica, ed in particolare per poter riconoscere ora e sempre Giovanni Paolo II come legittimo Pontefice Romano nel momento stesso in cui, di fatto, gli si nega qualunque autorità, la Fraternità San Pio X riesuma sempre più frequentemente il caso storico di Sant'Atanasio, scomunicato da Papa Liberio nel 357 (Denzinger- Schònmetzer 138-143).
    L'analogia col presente sembra evidente: come Papa Liberio, pur restando Papa, scomunicò il gran dottore della Chiesa, Sant'Atanasio, così Giovanni Paolo II ("il caro Santo Padre") ha scomunicato ingiustamente Mons. Lefebvre, la cui santità, se crediamo alle parole dell'omelia del 30 giugno, è stata annunciata da secoli dalla Madonna in persona; non è forse Egli l'"Atanasio del XX secolo"?
    Devo confessare che io stesso ho avvallato nel passato questa analogia proprio sulle pagine di "Sodalitium"; era un luogo comune nella Fraternità San Pio X, della quale ero membro. Che questo articolo serva da riparazione per l'errore compiuto e come giusto tributo alla Verità. Recentemente, tale argomento è stato riproposto nei priorati della Fraternità (ad esempio, a Rimini) ed in particolare da uno dei 4 Vescovi illegittimamente consacrati da Mons. Lefebvre: Richard Williamson (cf. il servizio speciale di TG 1 sul caso Lefebvre).
    L'apparente somiglianza tra i due casi pone questo quesito: veramente c'è una analogia tra Giovanni Paolo II e Liberio da un lato, e Sant'Atanasio e Mons. Lefebvre dall'altro? Il caso storico della scomunica di Sant'Atanasio, basta a giustificare Mons. Lefebvre?

    II caso di Papa Liberio

    Papa Liberio, eletto nel 352, è celebre per l'erezione della Basilica di Santa Maria maggiore, che dal suo nome è anche chiamata Liberiana, in seguito all'apparizione ed al miracolo della Madonna delle Nevi (festa del 5 agosto).
    Seguendo le orme del suo predecessore, egli difese la Fede cattolica definita dal Concilio di Nicea (325) contro gli eretici ariani, che negavano la divinità di Gesù Cristo. Quando gli ariani, nei conciliaboli di Arles (353) e di Milano (355) condannarono Sant'Atanasio, Liberio si oppose strenuamente a questa decisione. Ma l'imperatore ariano Costanzo non tollerò l'attitudine coraggiosa di Liberio e lo esiliò a Berea, in Tracia, nel 355, tenendolo prigioniero. Intanto, a Roma, veniva insediato al suo posto un antipapa chiamato Felice.
    Di certo si sa che Papa Liberio potè rientrare a Roma nel 358, ove morì nel 366. Perché l'esilio e la prigionia furono revocati? Secondo alcuni autori, sia antichi (S. Atanasio, S. Ilario, S. Gerolamo, lo storico Sozomeno) che moderni, la revoca dell'esilio di Liberio fu dovuta ad un cedimento da parte sua, con la sottoscrizione di quattro epistole (cf. Denz. Sch. 138-143) nelle quali ratificava la scomunica di S. Atanasio e la prima e/o terza delle quattro formule di fede dei conciliaboli di Sirmio. Ma tale posizione non è condivisa da altri autori; basti citare, tra gli antichi, S. Ambrogio e Rufino, e tra i moderni il "Dictionnaire d'Apologetique" (Padre d'Ales) ed il "Dictionnarie de thèologie catholique" (Padre le Bachelet).
    Secondo questi autori le quattro epistole sarebbero un falso, e non ci sarebbe da stupirsi sapendo che gli ariani arrivarono al punto di presentare in un concilio come prova d'accusa contro S. Atanasio il presunto braccio di un Vescovo che sarebbe stato ucciso dal Santo, mentre invece il vescovo in questione si trovava, vivo e vegeto, nelle loro mani.
    La Chiesa sembra approvare l'ipotesi del falso, che scagionerebbe del tutto Liberio, secondo quanto scrive il Papa Atanasio I (lettera "Dat mihi" del 401, Denz. Sch. 209, Denz. Bann. 93).
    Anche ammettendo l'autenticità delle quattro epistole attribuite a Liberio, nessun autore accusa quest'ultimo di aver deviato dalla Fede. Questa conclusione è dovuta non solo al fatto che l'unica formula di Sirmio apertamente eretica era la seconda, da lui rifiutata, mentre la prima e terza potevano essere ben interpretate (Sozomeno), ma soprattutto al fatto che, se egli firmò, firmò sotto la pressione della violenza e del timore grave, che toglie ogni valore ad un eventuale atto pontificio (come ad es. per le concessioni fatte da Pasquale II durante la lotta per le investiture, o quelle fatte da Pio VII a Napoleone, ritrattate dopo la prigionia). Sant'Atanasio stesso sottolinea il fatto che Liberio firmò, sì, ma minacciato di morte se non l'avesse fatto: "Liberius, extorris factus, post biennium denique fractus est, minisque mortis perterritus subscripsit" (Storia degli ariani ai monaci, cap. 41).
    In una parola, non dimentichiamoci che Liberio... non era libero! Liberio può aver peccato eventualmente di debolezza, ma non può essere accusato riguardo alla sua ortodossia: tale è la sentenza unanime degli autori (ad. es. Tanquerey, Synopsis theologiae dogmaticae fundamentalis, voi. 1 n. 472; Zubizarreta, Theologia dogmatico-scholastica, voi. 1, n. 889; Salaverry, Sacra theologiae summa, De Ecclesia Christi, n. 650. Salaverry afferma, a proposito della storicità del fatto: "factum historice probabilius est fabulo sum, vel saltem de eo minime certo constat"; una favola, dunque, o, comunque, una tesi non provata).

    Il caso di Giovanni Paolo II (e di Paolo VI)
    Il lettore ha già capito da solo che il paragone non regge. La Fraternità San Pio X e noi siamo concordi nel sostenere che Giovanni Paolo II (e prima di lui Paolo VI) proferisce dei veri e propri errori nella Fede, aderendo al Vaticano II che, come ha provato Mons. Guérard des Lauriers, avrebbe dovuto essere garantito dall'infallibilità (se Paolo VI fosse stato veramente Papa in atto).

    Ora, nessuna similitudine col caso di Liberio.

    Difatti: se Liberio firmò veramente, firmò dei testi ambigui; Giovanni Paolo II ha firmato e proferito delle eresie. Giovanni Paolo II è liberissimo (la pseudo-scomunica di Mons. Lefebvre non è partita da un carcere, ma dal Vaticano); Liberio era prigioniero. Il caso di Liberio non pone difficoltà serie per la sua ortodossia e legittimità, e pertanto per l'infallibilità; tutto il contrario per Giovanni Paolo II, il cui caso è irrisolvibile agli occhi della fede se se ne accetta la legittimità.
    Concludere, da questa analogia, che Mons. Lefebvre può tranquillamente disobbedire alle "scomuniche" papali, o che Giovanni Paolo II resta Papa come lo restò Liberio (e similmente, Papa Onorio, coinvolto anche lui in un caso storico simile) é del tutto infondato.

    Una similitudine inquietante
    Se l'analogia tra Liberio e Giovanni Paolo II fallisce, viene meno il sofistico argomento di Ecóne. Ma tale vano tentativo di giustificare l'ingiustificabile ci fa venire in mente un'altra e ben più fondata analogia.
    Storicamente, il caso di Papa Liberio (come pure quello di altri Pontefici: Onorio, per l'eresia monotelita; Vigilio, ecc), fu sollevato da altri, nel passato, per sostenere la propria tesi anti-romana; intendiamo parlare dei cattolici liberali capeggiati da Mons. Dupanloup durante il Concilio Vaticano I, la cui frangia estremista, guidata dal Dòllinger, rifiuterà il dogma dell'infallibilità pontificia fondando l'eresia dei cosiddetti vecchio-cattolici.
    Certo, le radici ed il pensiero della Fraternità San Pio X e quelle dei vecchio-cattolici sono opposte; ma i due movimenti hanno in comune un rifiuto della Verità. È paradossale che la Fraternità San Pio X finisca col negare o minacciare proprio quelle verità per le quali si levò giustamente in difesa. Per difendere la posizione contraddittoria ed insostenibile (ma assai comoda e rassicurante) della legittimità di Paolo VI e Giovanni Paolo II, la Fraternità ha finito col negare o diminuire l'infallibilità del magistero universale della Chiesa, la santità di quest'ultima (che avrebbe dato del veleno ai suoi fedeli, secondo l'espressione stessa di Mons. Lefebvre) per giungere ad una sempre maggiore limitazione, fino all'annullamento pratico, dei poteri del Papa.
    È vero che queste conclusioni sono respinte con sdegno da Mons. Lefebvre e dai suoi: ma resta il fatto che le loro argomentazioni vi conducono ineluttabilmente, ed i loro esempi storici, come abbiamo visto, sono ripescati dall'arsenale di tutti gli eretici.
    A forza di essere ripetute, le stentate risposte "ad hominem" dei "teologi" della Fraternità stanno costituendo una vera e propria "teologia della disubbidienza," pezza d'appoggio ad una concezione della Tradizione e della Chiesa che si avvicina sempre più a quella dei cosiddetti "Ortodossi" scismatici.
    Un lavoro di confutazione di questa falsa teologia "della disobbedienza" è tutto da fare; al momento cito gli studi di Mons. Guérard sui Cahiers de Cassiciacum, una puntualizzazione dell'Abbé Lucien su di una frase mal interpretata del Bellarmino (Cahiers de Cassiciacum, n. 3-4, febbraio-maggio 1980: "La résistence au Pape: un texte de S. Robert Bellarmin") uno studio sul caso di Onorio (Didasco, n. 45, B.P. 2 Bruxelles 24, Belgio).
    Certo, le incertezze, a volte i gravi errori pratici commessi da alcuni Papi nel passato possono far riflettere il cattolico, specialmente alla luce degli avvenimenti attuali. Il fedele capirà allora come la purezza della Fede sia sempre stata considerata un requisito essenziale per poter essere legittimi Successori di Pietro, e come la Chiesa abbia vigilato per garantire tale purezza (cf. ad esempio la Bolla di Paolo IV, pubblicata nel n. 14 di "Sodalitium"). Vari esempi storici potranno rammentare ai cattolici, rassicurati dalla pace susseguita nella Chiesa al Concilio di Trento, che non sempre apparve chiara ed evidente la legittimità di uno o l'altro dei Pontefici del passato, e che pertanto non dice un'enormità che sarebbe falsa a priori, chi si pone questo problema oggi. Ma questa analisi storica non deve fare di noi dei nuovi gallicani o giansenisti, o peggio ancora, con le forbici in mano per tagliare le gambe al Papa.
    Viviamo oggi un tragico tentativo di protestantizzazione della Chiesa Cattolica; tale protestantizzazione passa attraverso la demolizione del Papato; è triste constatare che la Fraternità San Pio X (e non i cosiddetti "sedevacantisti") danno man forte ai demolitori, per mantenere come copertura "un manichino di papa".

    Mons. Lefebvre: Atanasio o Dòllinger del XX secolo?

 

 
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