AUTO
Fiat, Mirafiori "perde" il Suv
"Torino produrra una city-car"
ROMA - La Fiat starebbe già progettando lo spostamento della produzione dei suv Jeep ed Alfa Romeo da Mirafiori agli Stati Uniti. Allo stabilimento italiano sarebbe, invece, destinata la costruzione di una piccola citycar. Lo riporta l'agenzia Bloomberg, aggiungendo che le valutazioni sarebbero comunque in corso.
Il Lingotto aveva lasciato intendere pochi giorni fa che, pur confermando gli investimenti italiani, stava ricalcolando la convenienza, alla luce del cambio euro-dollaro, del produrre in Italia un veicolo destinato ai mercati americano ed extraeuropeo. L'avvio della nuova valutazione è stato confermato personalmente dall'ad Sergio Marchionne nell'incontro con il presidente della Regione 1 Piemonte, Roberto Cota.
Le nuove voci sembrano però confermare i timori peggiori dei sindacati sul fatto che lo spostamento della produzione dei Suv negli Usa sia molto più che un'ipotesi allo studio. Il segretario generale della Cgil, parlando oggi a Torino a un'assemblea di delegati in vista dello sciopero del 6 settembre, ha sottolineato l'esigenza che si faccia chiarezza sulle intenzioni reali della Fiat: "Bisogna smettere di fidarsi delle telefonate, degli annunci, delle dichiarazioni. Se questo governo ha ancora un minimo di autorevolezza - ha detto Susanna Camusso - faccia quello che non ha fatto in questi due anni e avrebbe dovuto fare: convochi un tavolo e faccia chiarezza sul piano degli investimenti per Mirafiori, Grugliasco, Pomigliano e per tutto il paese".
Dal canto loro, Fim, Uilm, Fismic, Associazione Quadri e Ugl chiedono in una lettera un incontro a Fiat Group Automobiles su Mirafiori "per chiarire la situazione determinatasi dopo l'incontro tra l'amministratore delegato, Sergio Marchionne e il presidente della Regione". Con il fiato sospeso sono soprattutto i 5mila operai di Mirafiori; nello stabilimento, fra l'altro, il ricorso alla cassa integrazione ha fatto sì che da marzo abbia lavorato solo un operaio su tre 2.
(31 agosto 2011) © Riproduzione riservata
Fiat, Mirafiori "perde" il Suv "Torino produrra una city-car" - Repubblica.it
Ecco la serietà e l'affidabilità di Sergio Marchionne e della dirigenza Fiat, e tutto questo mentre...
IL CASO FIAT
Viaggio nella fabbrica addormentata
dove da marzo lavora un operaio su treMolti bagni chiusi e i due ristoranti-mensa ancora attivi si alternano nel servizio, gli altri sono diventati uffici provvisoriamente. Non ci sono neppure più i parcheggi. Il gigante è fermo in attesa di catene di montaggio mai arrivate. Alle presse almeno si producono pezzi per altri stabilimenti. La desolazione più grande è quella delle Carrozzerie
di VERA SCHIAVAZZI
Tornare dalle vacanze, a Mirafiori come nel resto del mondo, voleva dire ritrovare le persone: "Tutto bene? Sei stato in Sicilia? Come stanno i tuoi?". Ma, lunedì e ieri, anche il rito consolatorio di fine-ferie è sparito dalla fabbrica silenziosa. Non puoi chiedere "come va?" a chi non c'è, e ormai dal marzo scorso a Mirafiori mancano due persone su tre. A turno, perlopiù, così che non sai nemmeno con chi ti ritroverai a lavorare. Così, al posto dei racconti estivi, chi è andato a lavorare - in un'azienda dove i maschi e le persone di mezza età sono la maggioranza - aveva soprattutto una cosa sulla quale indignarsi insieme ai compagni: lo "scippo" dell'anno o più di servizio militare, che la manovra ha cancellato dai conti per la pensione. "Perfino chi votava per la Lega, e ce ne sono tra i miei amici, è arrabbiato per questa storia - racconta Antonio B., 56 anni, a Mirafiori da 26 - Per quelli come me vuol dire spostare tutti i conti, non potersi più consolare con l'idea che qualunque cosa accada, noi tra poco salutiamo e ce ne andiamo". Il resto è la routine di un gigante accasciato a terra. Bagni chiusi, in media uno su due (insieme alla produzione di auto, se ne sono andati anche gli addetti alle pulizie), il terno al lotto del ristorante-mensa (i due ancora attivi si alternano nel servizio, gli altri sono stati provvisoriamente riallestiti come uffici), i pavimenti rifatti mesi fa per ospitare nuove catene di montaggio che però non sono mai arrivate, e intanto anche loro non sono più così nuovi.
La fabbrica che sembra sul punto di spegnersi non è uguale dappertutto. Alle Presse, per esempio, si lavora poco, ma non così poco come altrove, visto che si continuano a produrre pezzi anche per altri stabilimenti, per esempio quelli del Ducato firmato Iveco (che, bene o male, si continua a vendere). La desolazione più grande è quella delle Carrozzerie. Si lavora due, massimo tre giorni a settimana, e non sempre gli stessi. E ai nuovi modelli ormai credono in pochi: "Per montare una catena di montaggio partendo da zero non basta un giorno, ci vuole qualche mese. Se poi di nuovo si vogliono fare anche degli stampi è ancora peggio, sono macchine che vanno progettate e costruite apposta, neanche Mandrake può deciderlo senza molto, molto anticipo. E, nel frattempo, questa fabbrica non è diventata né più nuova né più efficiente". Perfino gli spogliatoi hanno un'aria dismessa, grigiastra, come lo sgabuzzino di una casa dove non ci si decide a dare il bianco perché forse si sta per traslocare.
In sei anni, dai tempi della "luna di miele", quando l'arrivo di Marchionne aveva fatto respirare perfino ai più scettici un'aria diversa (ricordate? Era l'epoca dei "collaboratori" diventati "lavoratori", dei ristoranti tirati a lustro, dei murales dipinti dagli operai e degli internet point gratuiti ai quali accedere durante la pausa) è cambiato tutto, o quasi. "Sono cambiate la facce - racconta Antonio - e non solo perché sono più vecchie le persone. Tutti capiamo che questa fabbrica non potrà più risuscitare. La differenza è che qualcuno ancora si incazza, altri preferiscono lasciar perdere e concentrarsi su qualche lavoretto da fare fuori, nell'attesa". Per ironia della sorte, chi varca la soglia del gigante accasciato con la sua automobile continua a non trovare parcheggio. "Uno pensa: dato che qui non ci lavora quasi più nessuno almeno sarà facile lasciare la macchina. Sbagliato. Fuori, in via Settembrini, dove una volta ce n'erano centinaia, è diventato impossibile, se la metti dove passa il tram numero 18 - ci vuole occhio ma c'è chi lo sa fare - prendi la multa di sicuro. Dentro, hanno rifatto le strisce bianche, ora ci sono meno posti ma più grandi. E siccome molti cancelli sono chiusi, e non si possono fare chilometri a piedi per andare a lavorare, tutti cercano comunque un posto dentro al recinto, compresi gli impiegati di aziende del gruppo che lavorano nei ristoranti dismessi e non sappiamo bene cosa facciano. Risultato: ieri pomeriggio c'erano auto anche nelle aiuole interne di Mirafiori. Non ce ne va bene una".
Perfino i tram non sono più quelli di una volta. In marzo, Fiat e Gtt presentarono con una certa enfasi "Easy Go", il piano che doveva rendere "sostenibile" la mobilità da e per Mirafiori. Bicicletta e car pooling non sembrano in aumento, quel che è certo però è che le linee speciali che attraversavano la città per portare i turnisti Fiat al lavoro (e ritorno) sono diminuite fin quasi a scomparire. "Era da oltre quindici anni che quei trasporti speciali non venivano riorganizzati - spiegano in Gtt - e perlopiù erano diventati inutili". Non è difficile da credere. Intanto però c'è chi ha nostalgia perfino del vecchio 91: "Era sempre in ritardo e ti faceva arrivare in ritardo - ricorda Antonio - Per questo non lo prendevamo spesso. Ma quando ci salivi e vedevi gli altri mezzi addormentati ti sentivi come a casa".
(31 agosto 2011) © Riproduzione riservata
Viaggio nella fabbrica addormentata dove da marzo lavora un operaio su tre - Torino - Repubblica.it




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