Censimento, assunzioni da riaprire
"Il Comune ammetta gli stranieri"
Il giudice del lavoro boccia l’ex giunta Moratti: bando discriminatorio. Palazzo Marino
dovrà pubblicare online e nei suoi uffici per 28 giorni le nuove regole per partecipare
di ZITA DAZZI
Il Comune accusato di discriminazione
Il Comune di Milano dovrà riaprire il bando per reclutare gli addetti al censimento che inizierà in autunno. E dovrà ammettere alla selezione gli immigrati privi della cittadinanza italiana. Il giudice Riccardo Atanasio, della sezione Lavoro del tribunale civile, ha dichiarato «il comportamento discriminatorio» di Palazzo Marino, condannandolo a pubblicare online e in tutti gli uffici comunali il nuovo bando per almeno altri 28 giorni, in modo che anche i cittadini stranieri possano presentare le domande per partecipare al concorso. È prevedibile quindi che nei prossimi giorni altre centinaia di persone si aggiungeranno ai 1500 già messi in graduatoria, fra i quali verranno scelti i rilevatori che andranno casa per casa a raccogliere i questionari dell’Istat.
Nell’udienza di mercoledì è stato discusso il ricorso presentato dall’avvocato Alberto Guariso (Avvocati per niente onlus e Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione) a nome di Rosa Juarez Ramirez, cittadina peruviana, residente a Milano, che non ha potuto partecipare al bando perché priva della cittadinanza. Il Comune — nella memoria difensiva presentata dall’avvocatura dopo la lettera di diffida degli avvocati arrivata a giugno — si era richiamato alle norme che impediscono l’assunzione negli enti pubblici a chi non ha la cittadinanza. Ma il giudice ha pienamente accolto la tesi difensiva, secondo cui questa giustificazione «è infondata» in quanto i rilevatori verranno
assunti come «collaboratori occasionali», non come dipendenti pubblici a tempo indeterminato. In ogni caso, sottolinea l’ordinanza, il testo unico sull’immigrazione dice che gli immigrati godono «dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano».
Il Comune di Milano — condannato anche a rimborsare 4.000 euro di spese legali — adesso dovrà vagliare le domande degli stranieri «con il problema, non da poco, della verifica dei titoli di studio» dicono a Palazzo Marino. Ma il vicesindaco Maria Grazia Guida spiega che non ci sarà ricorso: «Rispettiamo le decisioni della magistratura: queste sentenze possono fare giurisprudenza in una materia che prevede ancora vincoli amministrativi. Riapriremo subito il bando, i tempi del censimento sono stretti visto che si comincia il 9 ottobre. Sfrutteremo la presenza degli immigrati come mediatori culturali da affiancare ai rilevatori che dovranno andare nelle case degli stranieri».
Il caso è destinato a diventare nazionale. Ieri a Genova un analogo caso è stato discusso in tribunale, e Milano porrà il tema all’attenzione dell’Anci, l’associazione dei Comuni: «La materia deve essere rivista a livello legislativo. In ogni caso questa sentenza afferma diritti in un tema che ci sta a cuore» dice l’assessore ai servizi civici Daniela Benelli. L’avvocato Guariso commenta: «Anche la giunta Pisapia è evidentemente rimasta vittima di un groviglio legislativo che la politica non vuole sciogliere. Bisogna tuttavia che almeno le amministrazioni locali più attente al problema dell’uguaglianza e dell’integrazione prendano coraggio. E si decidano ad applicare per tutte le loro assunzioni, e tanto più per i rapporti temporanei, quel principio di libero accesso degli extracomunitari al pubblico impiego che ormai i giudici affermano costantemente».




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