Il Bon
di Charles Allen
Charles Allen, nel suo piacevole libro “Alla Ricerca di Shangri-La”, si propone di ricostruire la storia del Tibet occidentale e di un regno dimenticato, quello di Shang-shung, da lui identificato con la mitica Shambala. Nel 996, un giovane di nome Tsi-lupa (Tilopa) si era presentato, emerito sconosciuto, alle porte di Nalanda, l’antica università monastica buddhista sulla piana gangetica a sud di Patna. Egli aveva tracciato il grande sigillo mistico di Kalachakra sopra lo stipite della porta, annunciando che veniva dal paese di Shambala, oltre le montagne del nord. Gli insegnamenti esoterici che portava con sé, che tanto confusero il maestro Naropa, sarebbero in seguito stati considerati tra i più preziosi del buddhismo tibetano. Ma da dove venivano, lui e gli insegnamenti? Dove si trovava Shambala? Il Bonpo rispose senza esitare: Shang-shung, il loro paradiso perduto, il loro Shangri-la, la manifestazione stessa, l’estensione del paradiso originale occidentale di Olmo-lungring nel Tajik.
L’ossessione di Allen lo porta a esplorare quelle zone remote del globo, inospitali e difficili, alla ricerca dell’antica capitale di Shang-shung, Kyunlung Ngulkar Karpo, il Castello Argentato della Valle del Garuda.
A metà tra il diario di viaggio e il saggio, ogni capitolo è un’immersione nella regione, con il resoconto dei suoi viaggi, e nella cultura di Shang-shung, con il supporto dei più noti specialisti dell’argomento. Non è un’opera miliare sul Bon ma un’ottima e interessante ricostruzione storica.
Il padre fondatore del Bon fu Shenrab Miboche, meglio conosciuto come Tonpa Shenrab, il Maestro della Conoscenza. Le biografie ci dicono che era nato 2500 anni prima delle persecuzioni dei Bonpo in Tibet compiute dal Re Trisong Detsen, il che corrisponderebbe al 1720 a.C. (anche se alcune versioni anticipano questa data di 15.000 anni). Nacque in una città chiamata Barpo Sogye, capitale di Olmo-lungring, che forse faceva parte di uno stato più grande chiamato Tajik, oppure corrispondeva al Tajik stesso. “Ol” sta a indicare ciò che non è nato, “mo” ciò che non diminuisce, “lung” le parole profetiche di Tonpa Shenrab e “ring” la sua compassione immortale; pertanto Olmo-lungring – il Luogo del Non-nato, Non-diminuibile, Parole profetiche di Tonpa Shenrab, l’Eterno compassionevole – può essere visto come un luogo del pensiero piuttosto che un luogo fisico, mentre Tajik è molto di questo mondo. Ciò nonostante, Olmo-lungring veniva sempre collocato a ovest del Tibet, e descritto a forma di un loto a otto petali con al centro una montagna enorme, chiamata la Montagna dalle Nove Svastiche Sovrapposte, e altre quattro montagne più piccole a nord, a sud, a est e a ovest.
Da qualche parte a sud-ovest di Olmo-lungring si trova la terra di Shang-shung, al cui centro sorge un’identica Montagna dalle Nove Svastiche Sovrapposte. Il manoscritto Bon, conosciuto come Mdo-dus, che si dice sia stato riscoperto come Terma verso la fine del X secolo, rappresenta la prima delle tre biografie di Tonpa Shenrab. In esso si forniscono informazioni geografiche sia riguardo Olmo-lungring, sia di Shang-shung, in cui Olmo-lungring viene descritta come infinitamente più grande di quest’ultima: “E’ attraversata dai fiumi Pag-shu e Si-ti (e) vi sorgono le Nove Montagne Scure. A ovest sta il paese di Dmu (Mu). A est sta il paese della Cina. A sud sta il paese di Mon. A sud-est sta il paese di Jang. A nord stanno Li (Kotan), Bal e Phrom. A nord-est sta il paese di Hor (e) il Tibet innevato (Gang-can Bod).”
Sembra evidente che Olmo-lungring si trovi a una certa distanza a nord-ovest di Shang-shung, e circondato dai quattro paesi di Mu (?), Balkh, Khotan e Turkestan. Si dice che sia attraversato da nove montagne scure (il che fa pensare a nove catene montuose senza neve estiva, né ghiacciai) e dai fiumi Pag-shu e Si-ti.
Il tibetologo Dan Martin e altri studiosi, hanno tentato di localizzare il luogo, ma per ora senza successo. La precisione geografica non appartiene alla letteratura Bon: spesso un testo ne contraddice un altro, quando non addirittura se stesso. I nemici del Bon direbbero che questo avviene perché sono stati tratti, o rubati, da testi Chos (Dharma, il buddismo tibetano, n.d.r.), a me sembra però trattarsi piuttosto di un insieme ricavato da varie fonti, che forse sono state tramandate oralmente in lingue arcaiche di Shang-shung e poi tradotte e organizzate in tibetano. Io credo che le descrizioni geografiche di Olmo-lungring fatte nel Mdo-dus dei fiumi Pag-shu e Si-ti corrispondano all’Amur-Daria e al Tarim. Se così fosse, il centro di Olmo-lungring si troverebbe tra il Pamir e il Karakorum, tra la Persia e il Tibet.
Anche la lingua di Shang-shung ci può dare qualche informazione sulle origini del Bon. L’unico documento scritto interamente nella lingua di Shang-shung, a tutt’oggi scoperto, è un testo di medicina proveniente da Tun-huang. Ma nei testi Bon sopravvissuti rimangono abbastanza parole non tibetane di Shang-shung da far ipotizzare una lingua precedente che rientrerebbe nella categoria del tibeto-birmano, la lingua che sta alla base di molti dialetti locali parlati lungo i confini del Tibet meridionale e occidentale.
Il testo Bon Ma-rgyud afferma che vi erano quattro lingue di Shang-shung. La prima era la lingua degli dei minori ed era parlata nel Regno Interiore; questa era anche detta la lingua di Ka-pi-ta. La seconda era parlata nel Regno Intermedio, a nord-ovest del Tibet. La terza era la lingua del Regno di Confine, parlata nelle terre dell’Indo superiore, da Leh, lungo l’Himalaya occidentale, fino a Garhwal. La quarta era parlata dalle popolazioni in cinque distretti nel Tibet estremo-occidentale, compresi Gu-ge e Purang.
La “Lingua di Ka-pi-ta” evoca immediatamente Kapisha, la capitale estiva di Kushan Gandhara, fuori Kapul. Questo suggeririsce che la lingua del Regno Interiore fosse il bactriano, mentre quella del Regno Intermedio il Sanscrito. Sarebbero le prime lingue usate per gli insegnamenti del Bon a Shang-shung, similmente al modo in cui le prime scritture buddiste arrivarono, senza essere comprese, a Yarlung e a Lhasa. E se Ka-pi-ta è davvero Kapisha, non potrebbe essere stata questa la città di Barpo Sogye, dove era nato Tonpa Shenrab, il padre fondatore del Bon?
Dovunque si trovi Barpo Sogye, è qui che Tonpa Shenrab era nato come principe della stirpe reale di Murigtrul. Si è spesso affermato che egli non fosse nient’altro che una confusa copia carbone di Buddha Sakyamuni, ma anche la lettura più frettolosa delle sue biografie può dimostrare il contrario.
Tonpa Shenrab viene posto sul trono all’età di un anno. Egli governa il suo regno in qualità di monarca per trent’anni, durante i quali viaggia in lungo e in largo per diffondere gli insegnamenti Bon e celebra elaborati rituali che andranno a formare la base delle cerimonie Bon. Edifica numerosi chorten e templi, ma nessn monastero, perché il concetto di celibato, e la sua osservanza nell’ambito di un’unica istituzione, divenne parte della corrente principale della cultura Bon del XI secolo, dopo che i buddhisti avevano cominciato a costruire i loro monasteri in Tibet.
Tonpa Shenrab, in effetti, ha dieci mogli che gli danno otto figli e due figlie; i figli maschi diventeranno i suoi discepoli principali e, ciascuno armato di una dote particolare, contribuiranno alla diffusione dei suoi insegnamenti.
All’età di trentun anni Tonpa Shenrab diventa un asceta. Solo a questo punto della sua vita egli sente di aver acquisito sufficienti meriti spirituali da poter affrontare il suo maggior nemico, il re demone Khyabpa Lagring. La lunga lotta tra i due è stata descritta come il tentativo del Bon di creare una figura equivalente a quella di Guru Rimpoche che sconfigge i demoni del Tibet ma la similitudine è solo superficiale: Guru Rimpoche si spostava all’interno del Tibet conquistando e convertendo via via gli spiriti locali; la sua storia è una metafora della diffusione del Buddhismo in Tibet mentre gli scontri tra Shenrabe Kyabpa appartengono a un’unica interminabile battaglia tra il campione del bene e quello del male, sul modello zoroastriano-manicheo.
Nel tentativo di disfare il lavoro positivo compiuto da Tonpa Shenrab in tutto il mondo conosciuto, Khyabpa Laging lascia il suo castello demoniaco e tenta di trarre in inganno Shenrab facendogli credere di essersi ucciso. Quando questo piano fallisce, egli seduce la figlia di Shenrab e la conduce al suo castello, dove ella partorisce due gemelli. Allora Shenrab accorre a riprendersi sua figlia e i bambini per ricondurli a Olmo-lungring.
Il Tibet entra nella storia solo quando il re demone rapisce i sette cavalli di Shenrab portandoli a Kongpo, nel Tibet orientale. Tonpa Shenrab si lancia all’inseguimento, mentre Khyabpa Lagring e i suoi scagnozzi indemoniati tentano con ogni mezzo di fermarlo. A Zahor (Jallandara, nell’Himalaya occidentale) lo bloccano con la neve, così Shenrab si ferma per impartire il “Bon della magia” ai Bonpo di Zahor, del Kashmir e di Gilgit. Poi, siccome al confine tra Tajik e Shang-shung la sua marcia viene impedita dal fuoco, Shenrab si ferma per insegnare il “Bon delle Bombe”, prima di scagliare una freccia che scava un passaggio attraverso le montagne, aprendo così una “via della freccia” che collega Shang-shung con Olmo-lungring. Shenrab prosegue fino alle sorgenti dei quattro grandi fiumi di Shang-shung, che Khyabpa ha trasformato in un ampio lago. Alla fine, giunge a Shang-shung, dopo aver superato un ultimo ostacolo, un deserto di sabbia.
Questa progressione suggerisce che il Maestro di Shen fosse partito da qualche parte nella regione del Gandhara, per poi attraversare il Tibet estremo-occidentale lungo il corso superiore dell’Indo e del Sutlej.
Si racconta che Tonpa Shenrab arrivasse a Shang-shung ‘cavalcando il garuda benedetto’. Questo strano ibrido riveste un ruolo principale nella cultura di Shang-shung; possiede la testa e le ali di un’aquila e il corpo e le membra di un uomo, e viene spesso rappresentato con ali rosse, arti dorati, viso bianco e un paio di corte corna ricurve. E’ il re degli uccelli e il nemico di tutti i serpenti. Al momento della nascita era così luminoso che fu creduto il dio del fuoco. Andò a rubare l’acqua della vita, amrita, poi recuperata dal dio Indra dopo un feroce combattimento in cui il garuda aveva distrutto il vajra di Indra. Le frequenti immagini del garuda, appollaiato sulle grondaie dei monasteri buddhisti in veste di guardiano, lo collegano al dio Vishnu, sebbene la relazione tra il Tibet e il garuda sia molto più antica e risalga al Bon. La si può rintracciare nell’uccello di pietra dalla testa di leone chiamato Zu o Imdugud della Mesopotamia, che ruba le tavole del destino al dio Enli. Nella vecchia lingua di Shang-shung il termine per garuda è shang, il che suggerisce che “Shang-shung” stesso, normalmente tradotto con “Porta degli Dei”, possa in realtà avere il più preciso significato di “Porta del Garuda”. In tibetano garuda è kyung, ed è spesso con questo termine che il garuda appare nei testi Bon. Il kyung è il protettore della terra di Shang-shung, il quale ‘distrugge come fuoco e acqua tutti i principi del mobile e dell’immobile’ ed è la ‘lunga presenza (dei guardiani) delle cinque famiglie (clan di Shang-shung) e delle cinque saggezze (del Bon)’. Dà il suo nome alla regione interna di Shang-shung (Kyunglung, la valle del Garuda) quanto alla capitale di Shang-shung che sta nella valle stessa (Kyunlung Ngulkar Karpo, il Castello Argentato della Valle del Garuda). Il simbolo della regalità dei re di Shang-shung era una corona conosciuta come byum o ‘corona d’uccello’, da cui spuntavano un paio di corna ricurve, simili ai copricapi dei governatori sasanidi della Persia. Simili corone munite di corna si possono vedere nei primi ritratti dei khan mongoli.
Tonpa Shenrab si ferma per un po’ a Shang-shung, in un luogo che si trova proprio sotto il lato meridionale della Montagna dalle Nove Svastiche Sovrapposte, dove c’è attualmente il monastero Gelugpa di Gyangdrak. E’ qui che il maestro fondatore insegna i rituali fondamentali del Bon agli asceti locali: ‘Shenrab diede diede ai Bonpo l’insegnamento ispsirato del Bon (Dottrina), che comprendeva le preghiere agli dei e la cacciata dei demoni. Egli mostrò loro le varie erbe aromatiche necessarie alla celebrazione del rito, insegnò l’uso dell’orzo nei sacrifici e le libagioni di chang (orzo fermentato). Convocando tutti gli dei e i demoni, grazie al Bon, i Bonpo ne guadagnavano la protezione; adorandoli, li invitavano a svolgere i loro compiti; e, colpendoli, riuscivano a sottometterli’.
Da Shang-shung, Tonpa Shenrab riparte verso est, nell’interno del Tibet, all’inseguimento del re demone e del suo cavallo rubato. Dopo ulteriori peripezie, riesce a riprendersi il cavallo e a sottomettere Khyabpa Lagring; ma è solo una finta per cercare di cogliere Shenrab con la guardia abbassata, per cui seguono altre avventure fino a quando il demne viene sconfitto e convertito alla causa del conquistatore.
Poiché l’altopiano non è pronto ad ascoltare le sue parole, Tonpa non impartisce tutti i suoi insegnamenti, ma profetizza che, quando i tempi saranno maturi, questi fioriranno a Shang-shung e in Tibet. Egli ritorna quindi a Olmo-lungring dove muore a ottandue anni.
I Bonpo stessi riconoscono che vi sono stati tre stadi diversi nella loro evoluzione religiosa, partendo da un Bon non ancora sviluppato che comprendeva il Dud Bon, il Bon dei Diavoli e lo Tsan Bon, il Bon degli spiriti. In entrambi questi riti si praticavano abbondanti sacrifici di animali. Quando Shenrab Miboche gunse a Shang-shung sostituì i sacrifici cruenti con i dos, rituali che prevedevano l’uso di statuette al posto degli animali e con gli yas, offerte di dolci. Pur non impartendoli, egli preparò il terreno agli insegnamenti di Yungdrung Bon, il Bon Eterno o della Svastica, che venne dopo di lui.
Secondo la traduzione di Samten Karmay del Tesoro dei Buoni Detti, gli insegnamenti completi di Tonpa Shenrab saranno portati a Shang-shung due generazioni più tardi da Krilde Odpo, un discepolo dell’erede diretto di Tompa Shenrab, Mucho Demdrung.
Il discepolo di Krilde Odpo, Danba Ydren, fondò una seconda comunità religiosa sull’isola di Langak Tao, nel lago a sud della Montagna dalle Nove Svastiche. A ua volta il suo discepolo fondò una terza comunità in un altro luogo, fu così che gli insegnamenti del Bon furono trasmessi da uno shen all’altro e da un fondatore al successivo, prima a Shang-shung e poi verso occidente, nel Tibet, in un lignaggio di duemila anni: “A Zan-zun, durante questi duemila anni, i maestri religiosi godettero di longevità, i re governanti aumentarono il proprio potere e la ricchezza e la santa dottrina si diffuse ovunque.
Il Tesoro dei Buoni Detti, oltre a fornire un elenco delle dinastie di sacerdoti di Shang-shung, dà i nomi dei suoi re. Diciotto re governavano insieme i Diciotto Grandi Paesi che formavano i diciotto regni di Shang-shung: Interno, Mediano ed Esterno. Nello Shang-shung Interno vi erano otto re che governavano tre regioni: Gyanri Hill, Proprio a sud della Montagna dalle Nove Svastiche; la valle di Kyunglung, sessanta chilometri più a ovest; e Purang, a sud dei due laghi principali. Sei re governavano tre regioni nello Shang-shung Mediano, chiamate Tsi-na, Ta-rog e Ta-sgo, mentre quattro re governavano quattro paesi nello Shang-shung Esterno: K’askyor, K’a-yug, La-dvags (Ladakh) e Ru-t’og (Rudok).
“All’epoca dei re” prosegue il Tesoro, “i diciotto distretti di Zan-zun comprendevano la maggior parte dei Diciotto Grandi Paesi. Inoltre la santa dottrina dello Yun-drun Bon si diffuse in ogni luogo, la vita degli esseri umani arrivava a duemila anni e si otteneva la suprema realizzazione senza abbandonare il corpo fisico.”
Una durata della vita di duemila anni complica davvero le cose, quando si tenta di formulare una cronologia realistica degli eventi, ma questa disordinata longevità aiuta a spiegare un sostanziale vuoto di oltre due generazioni tra la visita in Tibet di Tonpa Shenrab e il successivo arrivo dei suoi insegnamenti. Il primo abitante di Shang-shung, che sia possibile datare con buona approssimazione, è il grande mago che portò Guru Rinpoche a Lhasa e che si converti al Chos durante gli ultimi anni del regno di Re Trisong Detsen, alla fine dell’ VIII secolo: Gyerpung Drenpa Namka. Apparteneva al clan dei Gu-rib, un cognome ancora presente nel Tibet settentrionale, anche se queste famiglie non sono più seguaci del Bon.
Gyerpung Drenpa Namka è riconosciuto come il primo grande maestro della tradizione orale di Shang-shung, nonché come il codificatore delle dottrine di meditazione Zhang-zung snyan-rgyud, la “Trasmissione Orale di Shang-shung”. I testi Bon affermano che Gyerprung aveva “una conoscenza perfetta dei nove veicoli, che studiava con grande costanza”. Ciò nonostante “ancora non aveva ottenuto la suprema realizzazione” ed “era molto orgoglioso”. Allora gli apparve un dio-saggio Bon: “Egli gli fece vincere l’orgoglio e l’attaccamento. Gli insegnò il metodo della meditazione e sciolse tutte le catene che lo frenavano. Così egli poté contemplare la propria mente in uno stato di equanimità”. Quindi la divinità gli trasmise “tutte le dottrine nei testi sacri del Zhang-zung snyan-rgyud”.
Da Gyerprung a oggi i segreti (accessibili cioè solo agli iniziati) della tradizione orale di Shang-shung sono passati da maestro a discepolo in un lignaggio ininterrotto di insegnamento, conosciuto come la “trasmissione diretta”. Comprendono l’insegnamento conosciuto come il Dzog-pa-chen Zhang-zhung Nam-Gyud. Queste credenze esoteriche, oggi ampiamente conosciute come Dzogchen o la grande Perfezione, comprendono la dottrina del Bardo Thodol, conosciuta in occidente come Libro Tibetano dei Morti.
La datazione del mago Gyerprung Drenpa nella seconda metà dell’VIII secolo, permette di speculare su quando e come la religione Bon sia giunta nel Tibet estremo-occidentale e a Shang-shung. Io ritengo che vi sia arrivata in tre momenti diversi, che corrispondono ai tre stadi di sviluppo tradizionalmente attribuiti al Bon, nonché alle tre migrazioni descritte nel precedente capitolo.
Nel primo periodo, attorno al 500 a.C., la tribù dei Mu, parte della nazione degli Yuezhi, emigra nella regione del Khotan/Tatlamakan nel Tibet estremo-occidentale, recando una forma propria di mi-chos, la religione degli umani, che comprende elementi del culto mitraico del sole e sacrifici cruenti. Si tratta dei Bonpo che Tonpa Shenrab incontra non appena giunto a Shang-shung e ai quali impartisce gli “insegnamenti ispirati” e l’uso dell’orzo e del chang nei sacrifici.
L’arrivo a Shang-shung del Maestro di Shen segna l’inizio del secondo periodo, che parte dalla conquista del Gandhara occidentale e la distruzione della capitale estiva dei Kushan, Kapisha, per opera dei sasanidi, nel 233 d.C. Tutti quelli che si rifiutarono di seguire il rigido zoroastrismo di Re Ardashir emigrarono a ovest. Guidato da uno sciamano carismatico, principe e sacerdote allo stesso tempo, affrontarono un periglioso viaggio attraverso il Karakorum, per arrivare finalmente a Shang-shung. Alcuni vi si sistemarono, ma il loro capo proseguì attraverso l’altipiano tibetano fino a Yarlung, prima di tornare indietro. Alcuni seguaci rimasero a Yalung come shen dei re tibetani, dove venivano considerati alla stregua di maghi dai grandi poteri.
L’ultimo, e più significativo periodo, segue la conquista del Gandhara dell’est per opera degli Huna, intorno al 500 d.C. Alcuni di quelli che potrebbero definirsi dei proto-vajranisti, con forti influenze tantriche, partirono da Uddiyana e risalirono l’Indo attraverso Gilgit e Balti. Guidati da Guru Krilde Odpo, portavano con sé complesse dottrine di meditazione trasmesse oralmente, nonché testi sanscriti e bactriani. A Shang-shung, questi nuovi insegnamenti hanno il sopravvento sulle divinità irano-bactriane che erano state importate due secoli e mezzo prima. Da questa fusione nasce lo Yungdrung Bon.
L’essenza degli insegnamenti Yungdrung Bon sta nei testi principali, conosciuti come Bon theg-pa rim-dgu, Le Nove Vie del Bon. Le prime quattro vie, o stadi, sono conosciute come rGyui-theg-pa, le Quattro vie della Causa e trattano soprattutto i riti: come si venerano gli dei, come si scacciano i demoni, come si accumulano tesori e come si prega per avere fortuna. Le seconde quattro vie son le Brns-bu’i-theg-pa, le Vie del Risultato, e riguardano la pratica delle buone attività come mezzo per ottenere lo stato di arhat: la pratica della compassione, il culto tantrico per mezzo dell’invocazione di una divinità tutelare e l’applicazione di pratiche mistiche. L’ultima è la Khyad-par chen-po’i-theg-pa, la Via Insuperata, anche conosciuta come Dzogchen, la Grande Perfezione, che insegna la dottrina della “pienezza grande e multiforme” come mezzo per ottenere l’unificazione con la Verità Suprema e liberarsi così dal ciclo di nascita, morte e rinascita.
Ancora oggi i Bonpo più conservatori continuano a seguire le vecchie vie del Bon sciamanico e non evoluto. In tutto il Tibet e lungo i versanti himalayani, dove la cultura tibetana penetra in Nepal, nel Sikkim e in Buthan, persistono forti tradizioni locali di una forma di sciamanesimo conosciuto con il nome di Bon nag, o Bon Nero. Questi sciamani convivono senza problemi con i sacerdoti buddhisti e quelli appartenenti alla corrente principale del Bon, trasmettendo i loro poteri di padre in figlio e, occasionalmente, anche di padre in figlia.
I Bon Nag rivestono due ruoli distinti. Come Nagpa, o stregoni, combattono gli spiriti del male, curano le malattie e influenzano il tempo, ad esempio allontanando le tempeste di grandine o portando la pioggia. Il loro strumento principale è il phyed nga, un mezzo tamburo con un corto manico, che viene tenuto con la mano sinistra vicino al volto e percosso con una bacchetta curva con un movimento dal basso verso l’alto, un modo di suonare ridicolizzato dagli altri tibetani, i quali dicono che i nagpa tengono i tamburi vicino alla faccia per la vergogna, dal giorno in cui il loro dio Naro Bonchung venne scaraventato giù dalla Montagna dalle Nove Svastiche Sovrapposte dallo yogi Milarepa.
Nel Tibet occidentale questi sciamani sono conosciuti come dhammi, o jhankri. Anche se le loro invocazioni comprendono le divinità indù, il loro legame con il Bon è dimostrato dal fatto che molti iniziati attraversano l’Himalaya fino a Mapham Tso (Manasarovar) per bagnarsi nelle sue acque ed essere posseduti dagli spiriti Nag del lago.
Il secondo gruppo di sciamani Bon Neri pratica una forma di magia ancora più potente e inquietante. Si autodefiniscono pawo (eroi) e il loro strumento rituale principale è un piccolo tamburo a sonagli a due facce chiamato nga chung (conosciuto fuori dal Tibet come damaru), dotato di due cordicelle attaccate al manico, con due sfere all’estremità. Rapidi movimenti del polso fanno sì che le sfere colpiscano la pelle del tamburo alternativamente sui due lati, producendo il caratteristico rumore che risuona in tutta l’Asia meridionale al passaggio di mendicanti indù e buddhisti.
Secondo la corrente principale del Bon, si tratta di pratiche Bon “devianti”. Ciò nonostante esse erano talmente diffuse in Tibet, agli inizi del XX secolo, da richiedere l’intervento del potente XIII Dalai Lama, il Quale emise un editto in cui si vietava ai suoi membri di praticare la stregoneria perché spargeva il terrore tra gli abitanti di alcune regioni del Tibet orientale.
I molti nomi diversi di città, palazzi e templi che si trovano nei testi Bon fanno ritenere che il polo di Shang-shung si fosse insediato in tutta Ngari, ma le poche prove che abbiamo a disposizione suggeriscono che i centri principali ella popolazione fossero limitati a tre aree: le valli relativamente aperte intorno a Rudok, nella zona oggi identificabile con Senge Khambab; la ben protetta valle Mapcha Khambab, al cui centro è Purang, e il canyon lungo lungo 130 chilometri di Lanchen Khambab, la Valle del Garuda.
Di queste tre regioni, la Valle del Garuda è oggi la meno polosa e la più difficile da raggiungere. Appare un ambiente così ostile che ci si chiede come abbiano fatto questi squallidi canyin selvaggi e tetri, questi altipiani battuti dai venti, ad essere al centro di una civiltà. La storia Bon ci dice che è stato così, la storia Chos concorda e le informazioni raccolte sul posto negli ultimi dieci anni da avventurosi viaggiatori occidentali, come l’inestimabile Victor Chan e il compianto Brian Beresford, lo confermano.
E’ veramente esistita una civiltà pre-buddhista sviluppatasi nella Valle del Garuda.
Su Youtube è disponibile un filmato che mostra i luoghi del Bon e di Shang-shung: Search of Zhang-zhung, in sei parti.










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