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  1. #1
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Linea anno XIV numero 19

    Ex ingegnere della Peugeot, era militante di “Jeune Europe”, organizzazione politica fondata dal belga Jean Thiriart

    “Salah”, cittadino del Vecchio Continente, morì per la causa palestinese

    È la notte del 3 giugno 1968. Mentre in Francia dilaga la protesta studentesca che di lì a poco incendierà l’Europa occidentale e cambierà per sempre politica, cultura, usi e costumi di mezzo mondo; un commando di Al Fatah, il braccio armato dell’OLP, tenta di penetrare nella Palestina occupata dagli israeliani dopo la guerra dei Sei Giorni. Il gruppo viene intercettato da una pattuglia dell’esercito sionista e nello scontro a fuoco lascia sul campo numerosi caduti. Uno di loro è appena un po’ più vecchio dei ragazzi che in quei giorni manifestano per le strade di Parigi. È un belga che ha vissuto a lungo in Francia, ha 33 anni, si chiama Roger Coudroy, nome di battaglia “Salah”, ed è il primo europeo a morire per la causa palestinese.
    In linea di principio sarebbe una notizia piuttosto interessante per i media internazionali, sempre a caccia di scoop e di curiosità, ma inspiegabilmente la morte in battaglia di Coudroy passa sotto silenzio, almeno in Europa. E di lì a poco si capirà il perché, che rende quindi molto spiegabile il silenzio di giornali, radio e televisioni. L’uomo, un ingegnere che in passato aveva lavorato per la Peugeot in Libano e Kuwait, era un militante di Jeune Europe, l’organizzazione politica fondata cinque anni prima dal belga Jean Thiriart. In poche parole, per l’opinione pubblica del tempo, era un “fascista”. Perciò non valeva la pena pubblicizzare la sua “bella morte” al fianco dei palestinesi, causa che era invece in prevalenza sostenuta dai movimenti di estrema sinistra.
    Anche Israele non aveva interesse a divulgare la notizia che un giovane europeo si era unito alla lotta armata palestinese. Agli occhi del mondo intendeva presentare la lotta dei palestinesi come una specie di “ribellione” di straccioni retrogradi che non accettavano l’avamposto della democrazia occidentale nel Medio Oriente e l’OLP come una banale organizzazione terrorista araba, non certo come un movimento di liberazione nazionale. Per cui l’adesione, per quanto individuale, di un militante europeo avrebbe potuto scardinare l’immagine localista che s’intendeva dare della guerriglia palestinese.
    Un solo giornale diede la notizia della morte di Roger Coudroy: La Nation Européenne, l’organo d’informazione internazionale di Jeune Europe (in Italia la testata viene tradotta in La Nazione Europea). Il movimento, che aveva come slogan la frase «Né Mosca né Washington», aveva radici e un buon numero di militanti non solo in Francia e Belgio, ma anche in Italia, Portogallo, Austria, Germania, Spagna, Svizzera e Olanda. Nel nostro Paese, tanto per fare un esempio, militarono in JE personaggi assai diversi fra loro come lo storico Franco Cardini, l’attuale europarlamentare leghista Mario Borghezio, lo studioso dell’Islam Claudio Mutti e, secondo alcune fonti del movimento, persino il futuro capo delle Brigate Rosse Renato Curcio.
    In estrema sintesi gli obiettivi di Jean Thiriart, che rifiutava il nostalgismo neofascista e neonazista, erano di unificare l’Europa, sganciarla dalle posizioni atlantiste e filo-americane e di promuovere un asse strategico con i Paesi in via di sviluppo e in particolare con la sponda araba del Mediterraneo. Per questo JE praticò sempre una politica di apertura nei confronti dei movimenti di liberazione nazionale (prima algerino e poi palestinese) e di amicizia verso gli Stati arabi non allineati: nel corso degli Anni Sessanta Thiriart fu ricevuto con tutti gli onori dai governi del Cairo e di Baghdad. In seguito incontrerà pure personaggi piuttosto distanti fra loro come il generale Peròn e il ministro degli Esteri cinese Chu En Lai.
    Tra i collaboratori del mensile di JE figuravano il politologo Christian Perroux, il saggista algerino Malek Bennabi, il deputato delle Alpi Marittime Francis Palmero, l’ambasciatore siriano Selim el-Yafi, l’ambasciatore iracheno Nather el-Omari, , i dirigenti del FLN algerino Chérif Belkacem, Si Larbi e Djamil Mendimred, il presidente dell’OLP Ahmed Choukeiri, il capo della missione vietcong ad Algeri Tran Hoai Nam, il capo delle Pantere Nere Stokeley Carmichael, il fondatore dei Centri d’Azione Agraria principe Sforza Ruspoli, i letterati Pierre Gripari e Anne-Marie Cabrini. Tra i corrispondenti permanenti, il professor Souad el-Charkawi (al Cairo) e Gilles Munier (ad Algeri).
    Ritornando a Roger Coudroy, la sua fine rimane ancor oggi avvolta nel mistero. Se La Nation Européenne, e in seguito altre pubblicazioni della galassia dell’estrema destra, hanno accreditato fin da subito la tesi del «primo europeo a morire per la causa palestinese», negli anni successivi sono anche stati sollevati dubbi sulla vicenda. Un giornale inglese scrisse che in realtà l’ingegnere belga era un infiltrato agli ordini del Mossad israeliano ed era stato eliminato dagli stessi miliziani di Al Fatah, non appena si resero conto che si trattava di una spia. Un’altra versione riferisce di una morte meno eroica: Coudroy si sarebbe involontariamente sparato con la propria arma mentre si stava esercitando in un campo palestinese. Altri sostengono che la sua storia sia stata usata come “mito” propagandista dallo stesso Thiriart, che rimane in definitiva la fonte iniziale della notizia.
    Quel che è certo è che ancor oggi, a 42 anni di distanza dall’episodio, sulla morte di Roger Coudroy rimangono molti lati oscuri. Non esistono racconti di familiari, né testimonianze dirette di altri combattenti dell’OLP. Cercando su internet non si riesce neppure a rintracciare una fotografia dell’ingegnere belga, morto con le armi in pugno per la causa di un altro popolo.
    Tuttavia scandagliando gli anfratti della Rete, alcune tracce si trovano. A partire da J’ai vécu la résistance palestinienne (in italiano Ho vissuto la resistenza palestinese), un opuscolo di 87 pagine pubblicato a Beirut nel 1969 a cura dell’OLP che reca la firma di Roger Coudroy. Alcuni siti internet tedeschi di antiquariato, invece, vendono online un altro libretto firmato da Coudroy: Widerstand in Palästina (in italiano Resistenza in Palestina), che visto il numero di pagine – 82 – potrebbe essere la traduzione in tedesco del testo francese. Inoltre in una recente intervista il giornalista e scrittore francese Christian Bouchet, vicino al Front National e alla neo-presidente Marine Le Pen, ricorda la figura di Coudroy.
    E c’è una testimonianza anche in Italia: nel 1971 le Edizioni Ar di Padova pubblicano Il nemico dell’uomo, una raccolta di versi dei poeti arabi Tawfeeq Zayad, Mahmood Darweesh, Fadwa Tuqan e Salem Jubran ispirati alla morte di Roger Coudroy. Infine accredita la versione di Roger Coudroy quale «primo europeo a morire per la causa palestinese» persino un sito non sospettabile di simpatie neofasciste e “terzaforziste”: franceisraeljeunes.com, voce del movimento giovanile dell’Associazione Francia-Israele.
    Silvio Botto



    Quell

  2. #2
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    L'esperienza della JE è nata purtroppo nel momento(geopolitco) sbagliato,oggi con la nascita di questi nuovi poli indipendenti forse si sarebbero potuto divertire di più:gluglu:

  3. #3
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Onestamente a leggere quello che c'è in rete sull'argomento mi viene qualche dubbio sulla reale esistenza di Roger Coudroy
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  4. #4
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Onestamente a leggere quello che c'è in rete sull'argomento mi viene qualche dubbio sulla reale esistenza di Roger Coudroy
    I due testi citati nell'articolo J’ai vécu la résistance palestinienne e Il nemico dell’uomo confermerebbero l'esistene e la morte in combattimento di Coudroy.

    A meno che non crediamo in un'opera propagandistica così vasta messa in piedi da Thiriart.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    I due testi citati nell'articolo J’ai vécu la résistance palestinienne e Il nemico dell’uomo confermerebbero l'esistene e la morte in combattimento di Coudroy.

    A meno che non crediamo in un'opera propagandistica così vasta messa in piedi da Thiriart.
    Sì ma nessuno ha mai visto una sua foto, non si sa chi siano i familiari, niente di niente...
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  6. #6
    SMF
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Ma no, una foto c'è. Non è questa?

    Ultima modifica di Giò; 10-06-11 alle 16:57

  7. #7
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Non so, io avevo letto che non c'erano foto
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  8. #8
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Sì ma nessuno ha mai visto una sua foto, non si sa chi siano i familiari, niente di niente...
    Vabbè, bisognerebbe andare a cercarli in Belgio.
    Poi non è difficile credere che non abbia messo su una famiglia: di fatto è morto giovane (a 33 anni) dopo aver vissuto a lungo (quindi immagino almeno più di 2 anni) in Francia, in Libano e Kuwait.

    Inoltre non è un "martire" di moda, ricordato solo da piccoli movimenti francesi, spagnoli, tedeschi e italiani. Onestamente non ci vedo nulla di assurdo nel pensare che i genitori e/o fratelli non sappiano nemmeno di questi articoli.

    Per fare un esempio simile, vedi tutti i militanti del FDG che si sono arruolati in Libano con la Falange Libanese: non si, con certezza (ci sono solo voci, confermate o no da altre voci e qualche inchiesta giudiziaria finita con un nulla di fatto) chi erano, quanti erano, quanto tempo rimasero in Libano. Qualcuno potrebbe essere morto in Libano o essere ancora lì, per assurdo.
    O, sempre per citare un esempio simile, sono venuto a conscenza di un triestino (ex FDG, anni 70) che è diventato sciita, dopo la rivoluzione iraniana, e che da anni studia nella squola coranica di Qom, in Iran, di cui, qui a Trieste, nessuno sa nulla nemmeno nome e cognome.

    I poeti palestinesi che hanno scritto poesie in ricordo di Coudroy sono letterati famosi in Palestina e nei gruppi di Resistenza (basta fare un giro nelle pagine wikipedia) e non credo si siano inventati un martire a cui dedicare le poesie solo per fare un favore propagandistico a Thiriart.

    E poi c'è il suo libretto.

    Ci possono magari essere dubbi sulle modalità della sua morte, magari un po romanzata, ma non credo possano esserci dubbi sulla sua esistenza e sul fatto che è morto in Palestina.
    Ultima modifica di Spetaktor; 10-06-11 alle 22:01

  9. #9
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Vabbè, bisognerebbe andare a cercarli in Belgio.
    Poi non è difficile credere che non abbia messo su una famiglia: di fatto è morto giovane (a 33 anni) dopo aver vissuto a lungo (quindi immagino almeno più di 2 anni) in Francia, in Libano e Kuwait.

    Inoltre non è un "martire" di moda, ricordato solo da piccoli movimenti francesi, spagnoli, tedeschi e italiani. Onestamente non ci vedo nulla di assurdo nel pensare che i genitori e/o fratelli non sappiano nemmeno di questi articoli.

    Per fare un esempio simile, vedi tutti i militanti del FDG che si sono arruolati in Libano con la Falange Libanese: non si, con certezza (ci sono solo voci, confermate o no da altre voci e qualche inchiesta giudiziaria finita con un nulla di fatto) chi erano, quanti erano, quanto tempo rimasero in Libano. Qualcuno potrebbe essere morto in Libano o essere ancora lì, per assurdo.
    O, sempre per citare un esempio simile, sono venuto a conscenza di un triestino (ex FDG, anni 70) che è diventato sciita, dopo la rivoluzione iraniana, e che da anni studia nella squola coranica di Qom, in Iran, di cui, qui a Trieste, nessuno sa nulla nemmeno nome e cognome.

    I poeti palestinesi che hanno scritto poesie in ricordo di Coudroy sono letterati famosi in Palestina e nei gruppi di Resistenza (basta fare un giro nelle pagine wikipedia) e non credo si siano inventati un martire a cui dedicare le poesie solo per fare un favore propagandistico a Thiriart.

    E poi c'è il suo libretto.

    Ci possono magari essere dubbi sulle modalità della sua morte, magari un po romanzata, ma non credo possano esserci dubbi sulla sua esistenza e sul fatto che è morto in Palestina.
    Ah boh, allora è plausibile
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  10. #10
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Quell'alfiere di nome Roger Coudroy

    Ho scoperto recentemente (qui) che c'è un italiano tra i caduti "nella guerra patriottica croata" tale Mighero Mirko, detto "Gino".
    Storia di cui pochi sanno qualcosa.

    Giusto per testimoniare quanto sia difficile trovare informazioni su questi caduti. Anche perchè molti di questi (mi viene da pensare soprattutto ai serbo bosniaci che combattevano in Kosovo, avevano dei documenti falsi per evitare di essere considerati dei "mercenari").

 

 

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