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Rif: Brigate rosse
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Originariamente Scritto da
Malaparte
A quanto ho letto, non erano affatto convinti di poter fare la rivoluzione, almeno non loro stessi e non a breve termine
Loro teorizzavano (sbagliando) che le "masse proletarie" li avrebbero seguiti. I NAR invece fecero una scelta nichilista dopo Acca Larentia, e fin dall'inizio, sapevano non poter avere nessuno sbocco rivoluzionario (lo dicono gli stessi protagonististi in "A mano armata - vita violenta di Giusva Fioravanti" di Bianconi (Baldini e Casroldi) e lo trovi anche in "La notte più lunga della Repubblica" di Baldoni e Provvisionato per Serarcangeli (per me il libro più completo e ben fato sulla storia degli anni 70), che pero' nell'edizione attualmente in commercio ha cambiato titolo, e non ricordo il titolo attuale
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Rif: Brigate rosse
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Originariamente Scritto da
antispe-vr
Io la vedrei da un'altra prospettiva.
Le BR erano convinte di poter fare la rivoluzione, e come afferma Mao Zedong:
Posta questa premessa, si può discutere se siano stati inconsapevoli mezzi di un potere molto piu' grande, se degli illusi, se dei puri.
La violenza messa in essere va contestualizzata nella loro utopia rivoluzionaria.
Per rispondere a chi parla di ascoltare gli storici, e non i protagonisti, invece bisogna sempre ricordare che quelli che scrivono la storia fanno sempre parte dei vincitori, e mai dei vinti.
Noi a scuola studiamo che Garibaldi, Mazzini, i carbonari sono stati gli eroi che hanno portato all'unità d'Italia. Avesse vinto la guerra l'impero Austro-Ungarico, studieremmo che erano dei terroristi e degli assassini senza scrupoli.
Per quanto mi riguardo ho un profondo rispetto, per chi ha deciso di giocarsi la vita in nome di un'idea, anche sbagliando, e anche se le sue idee lo rendono mio nemico. E questo vale non solo per i BR. Sono gli americani che in guerra considerano sempre il nemico, come il male assoluto, contro cui tutto e' lecito. Tra Europei, fino alla seconda guerra mondiale, era previsto l'onore delle armi...
I brigatisti erano soggetti che facevano attentati. Ora, da quando ha inizio la tradizione dell'attentato politico (atti di nascita: Corday che accoppa Marat e soprattutto la 'macchina infernale' contro Napoleone), chi commetteva tali attentati veniva condannato a morte e non era minimamente riconosciuto come nemico legittimo. Quindi, la solita sparata antiamericana non c'entra un beneamato cazzo. Sul resto, velo pietoso e andare.
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Rif: Brigate rosse
Citazione:
Originariamente Scritto da
Marco d'Antiochia
I brigatisti erano soggetti che facevano attentati. Ora, da quando ha inizio la tradizione dell'attentato politico (atti di nascita: Corday che accoppa Marat e la 'macchina infernale' contro Napoleone), chi commetteva tali attentati veniva condannato a morte e non era minimamente riconosciuto come nemico legittimo. Quindi, la solita sparata antiamericana non c'entra un beneamato cazzo. Sul resto, velo pietoso e andare.
Otttimo mododi ragionare, ma tio contraddici da solo, visto che l'organizzazione in cui militi ritiene il Risorgimento un mito dogmatico e intoccabile.
Secondo le tue affermazioni anche i carbonari (che facevano attentati) andavano messi a morte, mentre mi sembra, che a scuaola ci farcassino abbondantemente le palle con loro e Garibaldi (che sarebbe equiparabile pure lui ai terroristi, sempre seguendo il tuo ragionamento).
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Rif: Brigate rosse
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Originariamente Scritto da
antispe-vr
Loro teorizzavano (sbagliando) che le "masse proletarie" li avrebbero seguiti. I NAR invece fecero una scelta nichilista dopo Acca Larentia, e fin dall'inizio, sapevano non poter avere nessuno sbocco rivoluzionario (lo dicono gli stessi protagonististi in "A mano armata - vita violenta di Giusva Fioravanti" di Bianconi (Baldini e Casroldi) e lo trovi anche in "La notte più lunga della Repubblica" di Baldoni e Provvisionato per Serarcangeli (per me il libro più completo e ben fato sulla storia degli anni 70), che pero' nell'edizione attualmente in commercio ha cambiato titolo, e non ricordo il titolo attuale
No, loro non teorizzavano che le masse proletarie li avrebbero seguiti, ma si concepivano come avanguardia di lotta armata radicata all'interno di un movimento operaio (in ascesa) che inizialmente non li rifiutava, poi con l'omicidio di Moro si trovarono progressivamente in un vicolo cieco
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Rif: Brigate rosse
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Originariamente Scritto da
antispe-vr
Otttimo mododi ragionare, ma tio contraddici da solo, visto che l'organizzazione in cui militi ritiene il Risorgimento un mito dogmatico e intoccabile.
Secondo le tue affermazioni anche i carbonari (che facevano attentati) andavano messi a morte, mentre mi sembra, che a scuaola ci farcassino abbondantemente le palle con loro e Garibaldi (che sarebbe equiparabile pure lui ai terroristi, sempre seguendo il tuo ragionamento).
Io non milito in nessuna organizzazione
Durante l'intero Risorgimento c'è stato un solo assassinio politico eclatante, quello di Pellegrino Rossi.
L'equazione carbonari=terroristi la sento adesso per la prima volta. Garibaldi=terrorista idem. Queste puttanate al massimo si possono trovare in ambienti neoborbonici o cattolici.
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Rif: Brigate rosse
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Rif: Brigate rosse
E' un tema molto delicato, quasi un argomento tabù...
Comunque, per quel che riguarda le motivazioni dei singoli, sono molto interessanti queste lettere:
L’8 settembre 1974 Curcio e Franceschini vengono arrestati. Margherita scrive: “Cari genitori, vi scrivo per dirvi che non dovete preoccuparmi troppo per me. […] Ora tocca a me e ai tanti compagni che vogliono combattere questo potere borghese ormai marcio continuare la lotta. Non pensate per favore che io sia un’incosciente. Grazie a voi sono cresciuta istruita, intelligente e soprattutto forte. E questa forza in questo momento me la sento tutta. È giusto e sacrosanto quello che sto facendo, la storia mi dà ragione come l’ha data alla Resistenza nel ’45. Ma voi direte, sono questi i mezzi da usare? Credetemi non ce ne sono altri. Questo stato di polizia si regge sulla forza delle armi e chi lo vuol combattere si deve mettere sullo stesso piano. In questi giorni hanno ucciso con un colpo di pistola un ragazzo, come se niente fosse, aveva il torto di aver voluto una casa dove abitare con la sua famiglia. Questo è successo a Roma, dove i quartieri dei baraccati costruiti coi cartoni e vecchie latte arrugginite stridono in contrasto alle sfarzose residenze dell’Eur. Non parliamo poi della disoccupazione e delle condizioni di vita delle masse operaie nelle grandi fabbriche della città. È questo il risultato della “ricostruzione”, di tanti anni di lavoro dal ’45 ad oggi? Sì è questo: sperpero, parassitismo, lusso sprecato da una parte e incertezze, sfruttamento e miseria dall’altra. […] Oggi, in questa fase di crisi acuta occorre più che mai resistere affinché il fascismo sotto nuove forme “democratiche” non abbia nuovamente il sopravvento. Le mie scelte rivoluzionarie dunque, nonostante l’arresto di Renato, rimangono immutate. […] So cavarmela in qualsiasi situazione e nessuna prospettiva mi impressiona o impaurisce. […]”.
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Originariamente Scritto da
Marco d'Antiochia
Io non milito in nessuna organizzazione
Durante l'intero Risorgimento c'è stato un solo assassinio politico eclatante, quello di Pellegrino Rossi.
L'equazione carbonari=terroristi la sento adesso per la prima volta. Garibaldi=terrorista idem. Queste puttanate al massimo si possono trovare in ambienti neoborbonici o cattolici.
Non sono equazioni che sto facendo. E non affermo che i carbonari o Garibaldi fossero terroristi. La mia era solo una critica all'asserzione che cio' che scrivono gli storici sia per forza la verità. Soprattutto quando si tratta di eventi ancora relativamente vicini.
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Rif: Brigate rosse
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Originariamente Scritto da
Marco d'Antiochia
Ma infatti per questo la dx rad fa ridere.
Questo mi era sfuggito.
Ora, premettendo i millemila difetti di questo ambiente politico che nessuno (certamente non io) nega, però devo notare come questo forum si chiami Destra Radicale e te ci stai perennemente attaccato
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Rif: Brigate rosse
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Originariamente Scritto da
amerigodumini
Si la storia delle br attizza.
L'organizzazione disciplinata, l'azione, il lavoro ideologico,le elaborazioni tattiche, una certa durezza politica, le vicende di alcuni leader e militanti.
Il clima di quegli anni nelle megalopoli operaie.
Diciamo il "lavoro"quotidiano coerente con la professione di fede.
E' vero. Però eran dei figli di puttana.