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E’ nato il “Popolo della Libertà”, un grande partito che ambisce a raggiungere il 51% dei consensi elettorali e che intende rappresentare in maniera unitaria il vasto popolo del centrodestra per i prossimi difficili decenni. Tra i tanti commenti a margine di questo importante avvenimento sono due quelli che mi hanno colpito maggiormente: quello di coloro che vedono nel PDL una “nuova DC” consociativista e la morte della “destra” e quello che ha espresso Eugenio Scalfari nel suo editoriale di “Repubblica” del 29 Marzo, intitolato “Meno male che Fini c’è”.
Sono due opinioni fortemente correlate tra loro, anche se a prima vista non sembrerebbe.
Infatti, coloro che si dolgono del presunto annichilimento della “destra” all’interno del PDL dovrebbero leggere proprio l’editoriale di Scalfari per capire che in realtà il PDL, in cui le istanze finiane sono subordinate alla volontà del leader incontrastato Silvio Berlusconi, è molto più a destra di quanto si pensi ed è, potenzialmente, molto più a destra della vecchia An nell’azione politica.
Il padre fondatore di “Repubblica” dopo una feroce (e scontata, direi) critica al Cavaliere, reo di non aver dato abbastanza risalto ai pricipi costituzionali nei suoi discorsi congressuali, si spende in un grande elogio nei confronti del Presidente della Camera Gianfranco Fini, evidenziando come si trovi d’accordo con i passaggi del comizio dell’ex leader di Alleanza Nazionale sulla necessità di accogliere con entusiasmo l’idea di una società multirazziale e multiculturale (con annessa urgenza del voto agli immigrati ovviamente), sulla contrarietà alla legge Calabrò sul testamento biologico e sulla difesa della laicità dello Stato.
E non potrebbe essere altrimenti perchè Fini ha praticamente snocciolato un pensiero politico maggiormente vicino alle sensibilità della sinistra piuttosto che all’elettorato di centrodestra, pensiero perfettamente in linea con il suo progetto di creare una “destra” progressista e relativista in grado di raccogliere l’appoggio delle lobby tecnocratiche europee e mondiali. Come può Scalfari essere in disaccordo con un siffatto progetto politico?
Piuttosto sta a noi domandarci se dobbiamo davvero disperarci per lo scioglimento di Alleanza Nazionale e per il fatto che Fini non avrà più una leadership di partito, quanto meno sino al “dopo-Berlusconi”. Io me lo sono chiesto e per risposta ho salutato con grande gioia la nascità del PDL e se continuo a nutrire una qualche preoccupazione questa riguarda proprio la possibile successione di Fini a Berlusconi nel ruolo di Presidente del partito unitario.
Il mio augurio è invece che la linea Berlusconi-Tremonti incentrata sulla difesa dei valori e delle tradizioni, sulla valorizzazione del merito, sugli aiuti all’economia reale delle PMI, sul contrasto della clandestinità e del buonismo suicida nei confronti degli immigrati e sulla lotta ai poteri forti bancari e transnazionali possa proseguire e diventare la linea politica definitiva del nuovo soggetto politico unitario. Questo significherebbe dare al PDL una vera impronta di destra, un’impronta “conservatrice, popolare e nazionale” (degna del Partito Popolare Europeo, che raccoglie i conservatori d’Europa) e non “progressista e internazionalista”. Questo significherebbe costruire un centrodestra realmente alternativo alla sinistra e non una brutta copia del PD in grado di esaltare solo personaggi come Scalfari.
E’ ora di mettere in soffitta le ideologie e le categorie politiche del novecento, ormai ridotte a bandierine e discorsi infarciti di retorica che i politici sfruttano per raccogliere voti e prebende e lanciarsi a capofitto nel nuovo millenio....un millennio che come prima sfida impone al Governo di destra di portare l’Italia fuori dalla crisi economica, dal disordine pubblico, dal caos generato dall’immigrazione senza regole, dall’inefficienza della pubblica amministrazione, dal laicismo militante che rischia di aprire varchi all’Islam fondamentalista che gia occupa le nostre piazze offendendo i simboli della cristianità.
Una sfida che il “Popolo della Libertà” può vincere solo se saprà diventare un vero “Country Party” italiano in grado di sconfiggere l’utopia progressista della sinistra con la forza delle idee.
«questa crisi non è la mezzanotte del mondo, è la fine di un mondo in cui ci si era illusi che la ricchezza potesse essere prodotta dalla finanza e non dal lavoro»
«il mondo nuovo che si aprirà potrà essere anche meglio del mondo vecchio, noi sapremo costruirlo perché siamo dal lato giusto della Storia»
stralci dell’intervento del Ministro Giulio Tremonti al congresso nazionale del PDL




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