Mestre. Frati assediati dagli sbandati: «Sfamarli non basta, ora ci minacciano»
Religiosi esasperati dai comportamenti dei barboni
che affollano il sagrato della chiesa. Appello al sindaco
MESTRE (5 aprile) Un assedio. Di giorno e, soprattutto, di notte. Decine di barboni che dormono nel chiostro dei Cappuccini di Mestre, di fronte alla porta del convento e al portone della chiesa. E, quasi ogni mattina, le telefonate a polizia e carabinieri per far arrivare qualche agente per liberare la zona senza essere oggetto di maledizioni o, in qualche caso, perfino minacce.
Tanto da non poterne più. Perfino loro, i frati, che ogni giorno preparano i pranzi per sfamare oltre duecento mendicanti della città.
È un labirinto fatto di scatolette di carne o tonno da hard discount aperte, bottiglie vuote di vino, grappa o whisky svuotate, lattine di birra dai nomi improbabili, stracci e cartoni accartocciati su cui qualcuno ha passato la notte. E fiumi di urina ed escrementi che, ogni mattina, i frati cappuccini e i volontari che li aiutano devono pulire per ridare dignità alla Casa di Dio.
«Tutti i giorni è così - dicono i frati della chiesa da cui prende il nome una delle strade principali di Mestre, via Cappuccina, in pieno centro - Da mesi siamo costretti a vivere in queste condizioni. Questa notte hanno dormito qui "solo" in quattro o cinque, e questo è lo scenario che abbiamo trovato. Ma a volte dormono qui in dieci, quindici persone. Qualche italiano, tanti dell’est europeo, marocchini, e quando piove stazionano per tutto il giorno davanti al portone del convento, a quello del confessionale e a quello della nostra chiesa».
Un assedio, appunto. Tanto che perfino la pazienza dei frati è venuta meno, e il superiore del convento ha scritto un appello al sindaco Massimo Cacciari, per chiedere un aiuto.
«È una situazione difficile, abbiamo paura ad esporci perché alcuni di questi barboni, specialmente quando bevono, diventano violenti e ci minacciano apertamente - raccontano i frati - Sono soprattutto uomini sopra i quarant’anni, qualcuno anche oltre i cinquanta, e qualche donna che dice di essere stata una badante. Dice».
I Cappuccini sono a Mestre dal 1612 quando la città, con il suo porto, costituiva un passaggio obbligato per chi da Venezia era diretto verso Treviso e verso il Veneto settentrionale, e viceversa. Nel 1810, con il decreto napoleonico di soppressione di Ordini e Congregazioni, furono cacciati dalla città e il loro convento fu distrutto, e poterono farvi ritorno e costruirvi un nuovo convento e una nuova chiesa solo nel 1939.
«Da anni forniamo centinaia di pasti al giorno ai diseredati della città - raccontano - anche in mensa ci sono delle giornate in cui la situazione si fa tesa, difficile da gestire, e questo clima di tensione all’esterno della chiesa rischia di ripercuotersi su questa e sulle altre attività che, grazie ai volontari che ci aiutano, riusciamo a garantire per chi vive in condizioni di estrema povertà».
E sì che a Mestre c’è una "Casa dell’Ospitalità" proprio per accogliere i senzatetto. «Ma, quelli che vengono qui, lì non ci vogliono andare - riprendono i frati di Mestre - dicono che non trovano posto, oppure non vogliono sottostare a orari e regole che qui, davanti alla nostra chiesa, infrangono tranquillamente. La polizia? I vigili urbani? Qualche agente arriva ogni tanto, li fa sgomberare ma poi, dopo una manciata di ore, sono di nuovo davanti ai nostri portoni».
I fedeli che frequentano la chiesa non ne possono più. E forse la vicenda è arrivata alle orecchie anche di qualche alpino, visto che la chiesa dei Cappuccini di Mestre è ben conosciuta da numerose "penne nere", dato che al suo interno è conservata un’antica icona orientale raffigurante la "Madonna del Don".
Ma voi, che fate dell’accoglienza e dell’ospitalità la missione della vostra vita, come vi sentite a "ribellarvi" proprio ai più poveri?
I frati allargano le braccia: «Noi apriamo le porte a Cristo, ma quando vediamo un tale disprezzo per la nostra chiesa, quando sentiamo quelle bestemmie, beh, a volte ci chiediamo "ma chi ce lo fa fare?"...». Una battuta, certo. Ma questa è una di quelle volte.
http://www.gazzettino.it/articolo.ph...48&sez=NORDEST




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