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  1. #1
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    Predefinito A destra è tardi per ricucire

    È tardi per ricucire, ognuno
    cammini con le proprie gambe


    di Alessandro Campi


    Non vorrei sembrare scortese o maleducato, né passare per il solito intellettuale piantagrane e scarsamente socievole, ma di ricompattare, ricucire, riaggregare, rimettere insieme, insomma far rivivere, la destra che un tempo si riconosceva in Alleanza nazionale e nella leadership di Fini a me – lo dico col gergo tipico della politologia accademica – non me ne può fregare di meno. Diciamo meglio, si tratta di una prospettiva che, oltre a non interessarmi sul piano personale, ritengo di nessuna utilità e di scarsa praticabilità sul terreno politico.

    La destra dispersa e smarrita che Adolfo Urso generosamente invita a ritrovare la sua strada, non si trova infatti in questa condizione disperante – residuale e ininfluente a dispetto del potere che qua e là pure gestisce – per caso o per colpa di un destino beffardo. Se ha dilapidato un intero patrimonio di idee e passioni, se negli anni essa non è mai riuscita ad incidere nel dibattito pubblico o a influire sul linguaggio corrente, se si è ridotta strada facendo a scimmiottare la Lega e a dipendere dagli umori senili di Berlusconi, è solo perché – messo alla prova dalla storia – il suo gruppo dirigente (rimasto immutato dal 1994 al 2011) ha semplicemente dato una pessima prova di sé.

    La diaspora che oggi si vorrebbe arrestare nasce insomma da un colossale fallimento – umano e politico – del quale, prima di immaginare ricomposizioni e riaggregazioni tra vecchi sodali, bisognerebbe prendere atto, come si diceva nella destra d’un tempo, con virile fermezza, traendone le conseguenze debite.

    Il fallimento umano – come già mi è capitato di scrivere proprio su questo webmagazine all’inizio dell’estate – lo si evince dallo sfilacciarsi dei rapporti personali, dal venire meno di ogni residua solidarietà, tra quelli che furono detti i “colonnelli” di Fini e tra questi ultimi è il loro leader d’un tempo. Vantarsi di essere una “comunità” mossa da grandi ideali per poi scoprirsi emotivamente estranei l’uno all’altro, divisi da antipatie profonde e rancori sordi, e per di più animati solo da ambizioni di carriera, è la triste realtà con la quale ha dovuto fare i conti la destra italiana, paradossalmente nel momento del suo massimo successo mondano. E chissà che non esista una relazione tra le due cose: se la marginalità favoriva la coesione degli “stranieri in patria” e li rendeva finanche intellettualmente vivaci, l’accesso al potere e ai suoi pur modesti fasti li ha ingaglioffiti sul piano caratteriale e resi sterili, ha rivelato il bluff esistenzial-politico di chi per anni si era nascosto dietro parole e proclami roboanti, rivelatisi al dunque drammaticamente vuoti.

    Il fallimento politico – ben più grave – lo si evince invece dal fatto che la destra moderna, riformista, liberale, pragmatica e bla-bla-bla annunciata a Fiuggi nel 1995 con l’ovvio e comprensibile obiettivo di tagliarsi i ponti alle spalle, di chiudere per sempre col nostalgismo neofascista e col culto sepolcrale del passato, non s’è mai concretizzata come da promesse e premesse. Il salto storico – in termini di mentalità, cultura politica e linguaggio – semplicemente non s’è prodotto: nel mentre accresceva, insperabilmente, consensi e voti la destra aggregatasi intorno ad Alleanza nazionale s’impoveriva nei contenuti e nella capacità d’elaborazione; si blindava alla stregua di un’oligarchia (peraltro rissosa al suo interno); si limitava, in quanto destra del centrodestra, a cavalcare il risentimento sociale e un vago sentimento patriottico; si adattava, sul piano dello stile e della forma mentis, senza alcuna riserva critica o ambizione di originalità, alla visione berlusconian-leghista d’un Italia carnascialesca e schiumante rabbia.

    Non tenuta unita altro che da ragioni di convenienza elettorale, svuotata al suo interno e senza un’autonomia politico-culturale apparente, questa destra – incapace di rinnovarsi e di cambiare, come ha dimostrato il fallimento dell’estremo tentativo finiano – si è infine frantumata e dispersa in una molteplicità di direzioni. Una storia è dunque finita per sempre, ma un’altra, a patto che si rifletta sugli errori commessi, potrebbe a questo punto prenderne in posto.

    Ma quale storia “nuova” può adesso cominciare? Dinnanzi allo spettro della definitiva dispersione di un mondo, che potrebbe comportare alti costi personali, si propone di riunire i cocci dimenticando le divisioni di un tempo, affinché tutti nuovamente uniti si possa contare ancora qualcosa nel contenitore partitico destinato a raccogliere prima o poi l’eredità politica di Berlusconi.

    Ma che senso ha, a questo punto, pensare di rimettere insieme Storace e La Russa, Bocchino e Alemanno, Matteoli e magari persino Fini – nella forma di una corrente, di un movimento d’opinione, di un gruppo d’interesse, perché è ovviamente escluso che si possa rifare un partito della destra dopo che si è chiuso per sempre quello che esisteva – se non obbedire ad un impulso sentimentale e nostalgico, di nessun significato politico? Non sarebbe meglio, visto come sono andate le cose, che ognuno camminasse con le proprie gambe, industriandosi – avendone la voglia e la capacità – per dare vita a qualcosa di veramente originale, cercando magari nuovi compagni d’avventura, aprendosi a nuove suggestioni e visioni? Altro che fermare la diaspora, dal mio punto di vista! Semmai il contrario: lo psicodramma di una destra che si è dissolta da sé deve consumarsi sino all’ultimo fotogramma. Poi si vedrà: la politica e la storia non si fermano certo perché qualcuno ha mancato l’occasione che gli è stata offerta dal destino.




    da www.fareitalia.com
    Ultima modifica di Florian; 09-09-11 alle 08:12

  2. #2
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Penso che Campi abbia drammaticamente ragione. Pur non provenendo da quel mondo resto attonito dal furore autolesionista manifestatosi all'interno dell'universo postfascista. Quella destra si accinge a morire e a lasciare un vuoto politico che difficilmente resterà a lungo tale. Bisogna vedere chi lo occuperà e con quali idee.

  3. #3
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Una volta uscito dalla scena Berlusconi, non si può escludere che anche Fini di lì a poco faccia la stessa fine (o similare). Il PDL è moribondo, ma FLI di certo non sta troppo bene: non si può escludere che alle prossime elezioni politiche finisca sotto la soglia, elettorale e soprattutto psicologica, del 4%. A quel punto il gruppo finiano potrebbe benissimo spaccarsi definitivamente, così come il PDL, determinando rimescolamenti imprevisti e potenzialmente fertili per nuovi incontri. Diciamoci la verità, il "gelo" umano che si è venuto a creare fra gli uomini della destra è responsabilità innanzitutto dei due leader (Berlusconi e Fini); scomparsi loro verrebbero meno molti - non tutti, ma molti - motivi di ostilità.

  4. #4
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Una volta uscito dalla scena Berlusconi, non si può escludere che anche Fini di lì a poco faccia la stessa fine (o similare). Il PDL è moribondo, ma FLI di certo non sta troppo bene: non si può escludere che alle prossime elezioni politiche finisca sotto la soglia, elettorale e soprattutto psicologica, del 4%. A quel punto il gruppo finiano potrebbe benissimo spaccarsi definitivamente, così come il PDL, determinando rimescolamenti imprevisti e potenzialmente fertili per nuovi incontri. Diciamoci la verità, il "gelo" umano che si è venuto a creare fra gli uomini della destra è responsabilità innanzitutto dei due leader (Berlusconi e Fini); scomparsi loro verrebbero meno molti - non tutti, ma molti - motivi di ostilità.
    Non credo che Fli arriverà al 2013. Si rumoreggia infatti di un prossimo addio di Italo Bocchino ormai inviso ai futuristi (Granata, Perina, Rossi). Se Bocchino saluta si porta con sè Generazione Italia e a quel punto in Fli resterebbero solo i "dipietristi" a cui non resterebbe che fare il salto della quaglia ed accasarsi finalmente a sinistra.
    E Fini che farà? Ho letto che potrebbe intrupparsi nell'UdC, divenuta più che mai corpo e anima del Terzo Polo. Un UdC che aspetta a braccia aperte Pisanu e probabilmente Giovanardi e buona parte dei cattolici orfani del berlusconismo.

    E cosa dire infine del Pdl? E' difficile che sopravviverà a Berlusconi. Molti dell'attuale classe dirigente potrebbero lasciare la politica e al Sud è possibile che il partito meridionalista si ingrossi. Io mi auguro che anche Formigoni raggiunga Casini mentre di Alfano, troppo compromesso col Cav., confesso non m'interessa granchè. S'è bruciato e peggio per lui.

    Forse sarà Alemanno ad organizzare la ridotta della destra, ma quella destra non la seguirò avendo già dato dimostrazione pessima di ciò che il postfascismo era in grado di fare e di proporre.

    Come avrai capito, caro Falco, continuo a non vedere per i conservatori altri sbocchi che in Casini. E se mi toccherà di morire democristiano pazienza, almeno mi sarò tolto lo sfizio di non morire berlusconiano!
    Ultima modifica di Florian; 08-09-11 alle 11:48

  5. #5
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Non credo che Fli arriverà al 2013. Si rumoreggia infatti di un prossimo addio di Italo Bocchino ormai inviso ai futuristi (Granata, Perina, Rossi). Se Bocchino saluta si porta con sè Generazione Italia e a quel punto in Fli resterebbero solo i "dipietristi" a cui non resterebbe che fare il salto della quaglia ed accasarsi finalmente a sinistra.
    E Fini che farà? Ho letto che potrebbe intrupparsi nell'UdC, divenuta più che mai corpo e anima del Terzo Polo. Un UdC che aspetta a braccia aperte Pisanu e probabilmente Giovanardi e buona parte dei cattolici orfani del berlusconismo.

    E cosa dire infine del Pdl? E' difficile che sopravviverà a Berlusconi. Molti dell'attuale classe dirigente potrebbero lasciare la politica e al Sud è possibile che il partito meridionalista si ingrossi. Io mi auguro che anche Formigoni raggiunga Casini mentre di Alfano, troppo compromesso col Cav., confesso non m'interessa granchè. S'è bruciato e peggio per lui.

    Forse sarà Alemanno ad organizzare la ridotta della destra, ma quella destra non la seguirò avendo già dato dimostrazione pessima di ciò che il postfascismo era in grado di fare e di proporre.

    Come avrai capito, caro Falco, continuo a non vedere per i conservatori altri sbocchi che in Casini. E se mi toccherà di morire democristiano pazienza, almeno mi sarò tolto lo sfizio di non morire berlusconiano!
    Non ci resta che attendere gli sviluppi futuri, perchè al momento possiamo solo ipotizzare degli scenari difficili da tratteggiare con una certa sicurezza. In politica, come in altri ambiti della vita, non mancano le sorprese. Fra Casini e Alfano ammetto di prediligere il secondo, anche perchè il primo mi appare francamente fin troppo "democristiano" Diciamo che voterei Casini se abbandonasse le sue velleità terzopoliste (mi spiego: passi pure, al momento, il progetto di una forza moderata alternativo a questo centrodestra, ma guai se il c.d. Terzo Polo si prestasse alla "politica dei due forni" alleandosi con il PD e con altre forze di centrosinistra, a livello nazionale...va bene tutto ma andare a braccetto con gli ex-comunisti proprio no...le ideologie saranno pure finite, e in gran parte lo sono, la dicotomia destra/sinistra sarà pure superata ma un certo orgoglio per le radici tradizionaliste permane). Insomma, Casini non è affatto malvagio anzi, però dovrà porsi alla guida di una forza di centrodestra, evitando di finire dall'altra parte per mero calcolo.

  6. #6
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Ah, la destra sociale capeggiata da Alemanno non mi attira granchè e non potrei mai farne parte.

  7. #7
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Non ci resta che attendere gli sviluppi futuri, perchè al momento possiamo solo ipotizzare degli scenari difficili da tratteggiare con una certa sicurezza. In politica, come in altri ambiti della vita, non mancano le sorprese. Fra Casini e Alfano ammetto di prediligere il secondo, anche perchè il primo mi appare francamente fin troppo "democristiano" Diciamo che voterei Casini se abbandonasse le sue velleità terzopoliste (mi spiego: passi pure, al momento, il progetto di una forza moderata alternativo a questo centrodestra, ma guai se il c.d. Terzo Polo si prestasse alla "politica dei due forni" alleandosi con il PD e con altre forze di centrosinistra, a livello nazionale...va bene tutto ma andare a braccetto con gli ex-comunisti proprio no...le ideologie saranno pure finite, e in gran parte lo sono, la dicotomia destra/sinistra sarà pure superata ma un certo orgoglio per le radici tradizionaliste permane). Insomma, Casini non è affatto malvagio anzi, però dovrà porsi alla guida di una forza di centrodestra, evitando di finire dall'altra parte per mero calcolo.
    Alfano si è quasi del tutto delegittimato agendo nelle ultime settimane quale semplice prestanome del Cav. e sconfessando quelle primarie nel Pdl di cui pure era stato (a parole) uno dei massimi fautori. Riguardo le radici politiche, quelle di Alfano restano le stesse di Casini, ovvero democristiane.
    Ora tu dici che il Pdl avrebbe il merito di non aver mai fatto accordi coi "comunisti", mentre la DC usava la politica dei due forni. Attenzione.

    Io preferisco un partito con un'identità e una rispettabilità da permettere anche, qualora fosse necessario, un accordo politico con l'avversario. In Europa accade spesso che partiti conservatori governino insieme a quelli liberali o socialisti dando vita a coalizioni. E' la politica che impone certi accordi, ma lo stare insieme non significa necessariamente annacquare il proprio profilo. Casini può accordarsi con Bersani sulla politica economica e continuare a divergere sui valori tradizionali. Per esempio.

    Molto meglio dunque un partito identitario che s'accorda entro certi limiti col suo dirimpettaio che un partito senza identità in grado, pur senza venire a patti, di combinare tutto e il contrario di tutto. Anche di cambiare idea ogni cinque minuti, come abbiamo visto per il Pdl circa la manovra.

    Lasciamo perdere poi la rispettabilità, che quella è andata persa per sempre (l'ultimo vergognoso capitolo è la barzelletta hard di Sacconi, ennesimo esempio di un tafazzismo ormai irreversibile).

    Per come stiamo messi oggi credo non sia molto il caso di fare gli schizzinosi. Ahimè.
    Ultima modifica di Florian; 08-09-11 alle 15:07

  8. #8
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    Predefinito Rif: A destra è tardi per ricucire

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    [B][SIZE="3"] Non sarebbe meglio, visto come sono andate le cose, che ognuno camminasse con le proprie gambe, industriandosi – avendone la voglia e la capacità – per dare vita a qualcosa di veramente originale, cercando magari nuovi compagni d’avventura, aprendosi a nuove suggestioni e visioni? Altro che fermare la diaspora, dal mio punto di vista! Semmai il contrario: lo psicodramma di una destra che si è dissolta da sé deve consumarsi sino all’ultimo fotogramma. Poi si vedrà: la politica e la storia non si fermano certo perché qualcuno ha mancato l’occasione che gli è stata offerta dal destino.


    È tardi per ricucire, ognuno cammini con le proprie gambe
    Su questo Campi non ha torto. In ogni caso è esattamente quello che sta già succedendo (è una fotografia della realtà).
    Del reso che riconciliazione ci puo mai essere tra Fini e il FLI e "La destra" di Storace che hanno programmi diametralmente opposti su tutto dall'ordine pubblico all'immigrazione alla vicinanza alle tematiche adicali di Pannella da parte del FLI ?
    Ultima modifica di C@scista; 08-09-11 alle 16:08

  9. #9
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    Thumbs up Rif: A destra è tardi per ricucire

    Io preferisco un partito con un'identità e una rispettabilità da permettere anche, qualora fosse necessario, un accordo politico con l'avversario. In Europa accade spesso che partiti conservatori governino insieme a quelli liberali o socialisti dando vita a coalizioni. E' la politica che impone certi accordi, ma lo stare insieme non significa necessariamente annacquare il proprio profilo. Casini può accordarsi con Bersani sulla politica economica e continuare a divergere sui valori tradizionali.
    Molto meglio dunque un partito identitario che s'accorda entro certi limiti col suo dirimpettaio che un partito senza identità in grado, pur senza venire a patti, di combinare tutto e il contrario di tutto. Anche di cambiare idea ogni cinque minuti, come abbiamo visto per il Pdl circa la manovra
    .

    Per come stiamo messi oggi credo non sia molto il caso di fare gli schizzinosi. Ahimè.[/QUOTE]

    Insomma la vera politica conservatrice secondo il nostro Florian sarebbe quella del compromesso storico, di berlingueriana memoria, dove un partito di centrodestra prende voti di destra da spendere a sinistra, ridicolizzando, di fatto, la competizione politica e tradendo, di fatto, i propri elettori.
    Tu confondi Napoli con l'Italia, le aspettative dei napoletani (davvero basse) con quelle degli italiani.
    Un centrodestra che dovesse rinunciare ai propri programmi e alle proprie idee, in nome della governabilità (o della salvezza dell'euro, delle finanze, della pace nel mondo o di altri slogans creati periodicamente dalla borghesia italiana) perderebbe non solo le prossime elezioni politiche, ma le prossime 10 elezioni politiche, casusa astensione elettorale dei propri sostenitori.
    L'esempio che tu citi, della Germania, ne è una dimostrazione: dopo quasi 5 anni di alleanza con la controparte di sinistra (l'SPD) è ai minimi storici, mentre i liberali presumibilmente usciranno dal Parlamento, in occasione delle prossime elezioni.
    Mi spieghi perchè un elettore di centrodestra dovrebbe andare a votare, se comunque poi ci dovrebbe essere un governo di coalizione?
    Io me ne starei a casa e credo che molti uomini conservatori (politicamente parlando) farebbero altrettanto.iaociao:

    Prefe
    Ultima modifica di Sardus Pater; 08-09-11 alle 16:13
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  10. #10
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    Come credo di aver già comunicato in questo forum in altre circostanze, la mia personale posizione è un riavvicinamento del PDL con il c.d. Terzo Polo (al massimo senza Rutelli).
    Ovviamente questo è possibile solamente dopo Berlusconi, ma il dopo credo che si avvicini sempre di più - sperando che l'uscita di Alfano sul ricandidare SB come leader nel 2013 sia solo una boutade; altrimenti dovremmo aspettare il 2018.
    Come arriverà questo avvicinamento ? Molto dipenderà dalla legge elettorale, perchè credo che i singoli partiti vorranno mantenere la propria identità (leggi: simbolo sulla scheda elettorale) e questo sarà possibile con questa legge elettorale o versioni più o meno edulcorate di proporzionale.
    Financo col Mattarellum ci sono spazi.
    E visto che non penso ci siano altre alternative - una legge elettorale anglosassone uninominale non la vuole nessuno - può essere probabile che senza Berlusconi il PDL possa sfaldarsi in diversi rivoli, riaccendendo la Destra più sociale che può eventualmente dialogare con Storace, gli ex-Socialisti e i liberali.
    Ma tutto questo può non essere un problema, se alla fine si riesce ad arrivare ad un programma e soprattutto ad un leader che tenga insieme tutta la baracca.
    Ma chi potrà essere questo leader (che mi auguro votato dalle primarie) ?
    E come si evolverà il rapporto con la Lega, che pure ambirà ad avere un premier del suo partito ?
    Secondo me i quesiti da porsi oggi sono questi.
    Personalmente non mi dispiace neanche l'idea di Casini o Formigoni leader (diciamo che io sono di scuola democristiana ) mentre un esponente di FLI (Fini?) mi darebbe più garanzie sulla politica economica.
    Ma questi, temo, sono discorsi prematuri.
    We'd all like t'vote for th'best man, but he's never a candidate
    (Frank McKinney Hubbard)

 

 
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