Il vero luogo di nascita del Buddha
Ieri Kapilavastu, oggi Kapileshwar
2004, di Ajit Kumar Tripathy
Development Commissioner – Addl. Chief Secretary, Governement of Orissa
Da lungo tempo è dato per scontato che Kapilavastu, la città capitale dei Sakya, e Lumbini, l’attuale luogo di nascita di Goutama Buddha, fossero situate nel Terai nepalese. Il principale fondamento di questa credenza è la colonna con inscrizioni di Rummindei che registra la visita dell’Imperatore Maurya, Ashoka il Grande, al luogo dove nacque il Buddha. E’ invece poco noto che lo stesso evento, in scritti e parole simili, era riportato anche in Orissa. E’ stato fatto molto per dare per scontata la questione così che pochi studiosi sono preparati per indagare in profondità su quest’argomento. Che il Buddha sia nato in India e non in Nepal deve essere accettato in conformità ad alcune prove discusse in quest’articolo.
Il Dott. Cunningham, nel suo “Ancient Geography of India” fa notare che il luogo dove l’inscrizione Terai è stata scoperta non è per nulla collegato al nome Kapilavastu, o persino a Kapila. Il noto storico Dott. Smith afferma che il luogo della scoperta dell’inscrizione Terai non era mai stato chiamato Rummindei, nome forgiato e donato dall’archeologo Dott. Fuhrer. Inoltre, è stato provato che il Buddismo non fu adottato in Nepal fino al VI secolo d.C. Di fronte a queste nette dichiarazioni di famosi studiosi, è alquanto sensato focalizzare la nostra attenzione sul villaggio di Kapileshwar, vicino a Bhubaneshwar, in Orissa.
Il secolare villaggio di Kapileshwar ha una certa somiglianza nel nome con Kapilavastu, e la vicina regione chiamata Lembai è affine a Lumbini. Secondo Tripithaka, Lumbini era un piccolo stato con capitale Kapilavastu. Fino in epoca recente, come provato nelle mappe del 1817, c’era una regione amministrativa (Pargana) denominata Lembai e Kapileshwar ne era parte. Inoltre, l’inscrizione del villaggio di Kapileshwar conferma la dichiarazione di Tripithaka e la guerra in Kalinga (Orissa) di Ashoka. La menzione dell’era buddista e il nome dello scriba, in detta inscrizione, ci aiutano ad assumerla come genuina.
Tra i quattro luoghi consacrati alla memoria di Buddha, uno è il suo luogo di nascita, Kapilavastu. Quando furono distrutte le sculture nel luogo natale, i monaci buddisti cercarono un nuovo luogo nelle dense foreste della regione del Terai e vi edificarono un altro stupa. Come gli altri luoghi associati alla vita del Buddha quali la sua Illuminazione, l’avvio della Ruota del Dharma e la sua morte, tutti collocati nel Nord, fu abbastanza naturale collocarlo di nuovo nello stesso Nord. In nessuna letteratura buddista vi è qualche descrizione riguardante la storia o la geografia della detta Kapilavastu, o Lumbini, del Nepal. Solamente perché l’inscrizione del Terai fu scoperta là, il luogo ottenne celebrità ovunque nel mondo.
Il dott. Fuhrer scoprì nel 1896 la pietra con l’inscrizione di Ashoka nel Terai nepalese. La targa di nascita di Kapileshwar, un’evidente inscrizione di Ashoka su pietra, fu scoperta 32 anni dopo. Una discussione che trattava della targa di Kapileshwar apparve sul Indian Historical Quaterly (vol. V) nel 1929 ma non fu condotta alcuna ricerca. Gli studiosi dell’Orissa, dell’India ma anche quelli stranieri, non esaminarono la prova con serietà e che fu accantonata fino a quando Chakradhar Mahapatra condusse una vasta ricerca sul soggetto, producendo un libro intitolato “The Real Birth Place of Buddha” (Il vero luogo di nascita del Buddha), pubblicato nel 1977.
Chakradhar Mahapatra sostiene che una colonna di Ashoka che ne registrava la nascita esisteva nell’allora Kapilavastu, al presente Kapileshwar. Questa fu distrutta durante disordini religiosi in Orissa. I buddisti eressero una seconda colonna nell’allora inaccessibile Terai nepalese e v’incisero una copia dell’inscrizione originale. Questa è la ragione per cui, c’è detto, la date dell’epigrafe nell’Era del Buddha e il nome dell’incisore, Chundray, non sono riportati nella colonna di Rummindei. I duplicatori della targa furono almeno abbastanza onesti nel rimanere in silenzio riguardo alla data dell’inscrizione e non ripeterono il nome di Chundray. E’ anche un fatto che la colonna sia priva delle caratteristiche dei capitelli Ashoka e appare molto differente dagli standard delle colonne di Ashoka.
Il noto storico V. A. Smith mette in dubbio la dichiarazione del dott. Fuhrer e commenta: “Pare che sia i funzionari nepalesi sia le popolazioni della collina non chiamassero quel luogo Rummindei, e questo non fornisce altra prova all’affermazione di Fuhrer”. Questa fu una contraffazione del Fuhrer allo scopo di convertire la sua scoperta in una conclusione e di correlarla al nome Lumbini, e fino ad ora è diventata la conclusione. Più tardi il dott. Fuhrer ammise che non c’era mai stato un nome come Rummindei in Nepal. Nella sezione Mahabansa del Tripitaka, pubblicato in seguito, si venne a sapere che Lumbini era una vasta area feudale (zamindari) e non un villaggio o un luogo.
In Nepal sia il nome Lumbini che Kapilavastu sono rari. La dichiarazione del dott. Cunningham nel suo libro “The Ancient Geography of India” ne porta testimonianza: “Nessuna traccia di Kapila è finora stata scoperta ai piedi dell’Himalaya.”
Solo recentemente, a seguito del riconoscimento di queste aree come luogo di nascita del Buddha, questi nomi sono stati usati nelle mappe e nei documenti ufficiali negli ultimi sessant’anni. Un altro fatto importante è che un tempio di Mayadevi, la madre del Buddha, si trova nella così detta Lumbini. R. R. Diwakar afferma che questo tempio deve essere stato edificato in seguito poiché la costruzione dei templi non era ancora in auge ai tempi di Ashoka.
Molti storici sono dell’opinione che lo scritto dell’inscrizione trovata nel Terai non ha similitudine con gli scritti di altre inscrizioni del tempo di Ashoka. Se gli studiosi prendessero con massima serietà lo studio di questa inscrizione Terai, sarebbe cristallino e chiaro che non appartiene al tempo di Ashoka, e neppure la colonna che la riporta.
Nel mese di marzo del 1928 un’inscrizione su pietra come quella trovata nella regione del Terai fu rinvenuta in Kapileshwar, un villaggio a un miglio dalla “città vecchia” di Bhubaneshwar.
La targa di Kapileshwar, portata per la prima volta all’attenzione del pubblico da Harenchandra Chakraldar dell’Università di Calcutta, fu ottenuta da Birendranath Roy, per il suo museo privato di Puri, da un contadino del villaggio di Kapileshwar, situato a circa un miglio a sud del famoso tempio Lingaraj di Bhubaneshwar. Il contadino aveva trovato la lastra di pietra con le inscrizioni inserita nel muro di fango della sua capanna. Queste furono le sole informazioni che Roy e gli altri poterono raccogliere da lui.
Il lingam (fallo) del tempio di Bhaskareshwar in Bhubaneshwar è provato essere una porzione di una colonna di Ashoka dall’eminente storico Rajendralal Mitra nel 1880 e supportato dal dott. N. K. Sahhu e dal dott. K. C. Panigrahi, due storici autorevoli.
I campioni d’arte Ashoka dell’Orissa non hanno la lucidatura brillante come esemplificato dalla figura d’elefante a Dhauli, e presentano caratteristiche indigene, essendo il prodotto della scuola d’arte locale, eseguita su pietra del luogo. La pietra con inscrizione di Kapileshwar presenta delle macchie e non è lucidata.
K. C. Panigrahi, che ha accettato la scultura del Lingam come una di Ashoka sulla supposizione della sua fattura di natura indigena, ci assicura che la figura fu distaccata dall’originale colonna di Ashoka nel V secolo A. D. quando, secondo lui, ricevette sul suo corpo le due brevi linee d’inscrizione Brahmi, e che i segni di scalpello su di essa indicano il tentativo di romperla in pezzi da parte dei fanatici Shaiva che trasformarono la colonna Buddista in uno Shiva Lingam.
Il Lingam ottenuto da un pezzo della colonna originale di Ashoka fu chiamato Bhaskareshwara, un altro nome del Buddha tradotto come il Dio Sole, certamente avente connessione con Buddha, poiché Buddha è designato frequentemente come ‘Arkabandhu’ e ‘Adityabandhu’ che significano ‘Amico del Dio Sole’. Quando il Lingam fu convertito dalla colonna distrutta che conteneva i resti mortali del Buddha, il nome Bhaskareshwar fu dato al Lingam; persino Bhubaneshwara deriva da uno dei nomi di Buddha.
Un gruppo di persone di Kalinga si convertì al Buddismo durante la vita del Buddha poiché i primi due buddisti, Tapusa e Vhallika, erano abitanti di Kalinga, e Buddha venne in Kalinga due volte dopo l’illuminazione. Quando dopo la morte del Buddha l’Imperatore di Kalinga, Brahmadutta, elevò il Buddismo a religione di stato, questo si diffuse su tutto il territorio della nazione. Sfortunatamente, approfittando della morte di Brahmadutta, i re della dinastia Nanda di Magadha attaccarono Kalinga occupandone alcune aree e distruggendo molti monumenti buddisti.
Come menzionato neI libro di Mohapatra, quando tutte le sculture di Kapilavastu, il luogo di nascita del Buddha, furono distrutte, alcuni tra i più devoti buddisti, guidati da Bhikshu Sankasa nel V secolo A. D., pensarono a come mantenere intatta la memoria del Buddha.
Il sigillo che riporta “Om Devaputra Bihar Kapilavastu Bhikshu Sankasa” presumibilmente recuperato in quel luogo, ricollega al V secolo. Siccome i Bhikshu lo mantennero celato in una simile inaccessibile area forestale dopo che il luogo di nascita originale fu danneggiato, quel luogo non poteva essere mai stato il palazzo di Sudhodana, circondato da campi di riso. Conservando il testo in una copia, consegnarono la targa originale ai fidati Malla e se ne andarono in Nepal. Si dice che la targa originale contenesse novanta lettere. Seguendo il principio della verità mantennero novanta lettere anche in questa tarda versione della targa di nascita, rimuovendo il nome dello scriba e la data, poiché non sarebbe stata la verità, il principio cardinale del Buddismo.
Accade che col trascorrere del tempo il Buddismo si estinguesse completamente nel vero luogo di nascita del Buddha e che i seguaci non poterono prendere la sua immagine di Konakamana. Essi eseguirono una copia esatta dell’inscrizione installata nello stupa di Konakamana e la posero in una colonna costruita nell’area Himalayana del Terai. Siccome l’immagine e la colonna di Konakamana erano situate sul litorale, costruirono la colonna sulla sponda di una grande cisterna. L’attuale Konark era il luogo dello stupa di Konakamana e dell’inscrizione di Ashoka.
Dopo un lungo intervallo essi mossero anche l’immagine di Mayadevi e la trasferirono in quel luogo segreto e lontano, nella regione del Terai in Nepal. Così, dopo un po’ di tempo, forse trasferirono i resti ossei e le sacre ceneri del Buddha dal distrutto stupa di Kapileshwar e dopo aver costruito un nuovo stupa, vi misero quelle ossa e quelle ceneri.
Essendo disperati per il fallimento nel preservare intatta la principale cittadella del Buddismo nel vero luogo di nascita del Buddha, un artificiale seggio del Buddismo venne realizzato nella regione del Terai, ai piedi dell’Himalaya. Lo stile scultoreo di questo luogo era abbastanza diverso da quello del periodo di Ashoka. Sfortunatamente questo luogo divenne erroneamente famoso come quello di nascita del Buddha ma infine il luogo originale della nascita è stato scoperto.
Se la colonna costruita da Ashoka, 240 anni dopo la morte del Buddha, sarebbe presente oggi con la targa nel luogo di nascita originale, allora non ci sarebbero state le discussioni qui sollevate ma a causa della malasorte il Buddismo fu sradicato dall’Orissa.
Dopo che Ashoka fece del Buddismo la religione di stato, nell’Impero furono concepite numerose storie fantasiose riguardo al Buddismo. Molti racconti leggendari distorsero completamente la vera storia. Uno di questi diceva che vi erano numerosi ‘Buddha’. Tra i sei Buddha, il quinto era chiamato ‘Konakamana’, conosciuto anche come ‘Konakamuni’. Questi sei ‘Buddha’ non erano altro che lo stesso Gautama Buddha.
I due editti di Ashoka, l’inscrizione di Kapileshwar riferente la nascita del Buddha e l’inscrizione di Konakamana, provano indubbiamente che il Buddha era un personaggio storico.
Dobbiamo, alla fine, dare seria attenzione al fatto che Lumbini non è mai esistita in Kapilavastu, invece secondo la vecchia letteratura buddista Kapilavastu era la capitale di Lumbini. Ma la colonna di pietra che Ashoka fece erigere nel luogo natale del Buddha non riporta il nome di Kapilavastu. Siccome Sakyamuni nacque a Lumbini (Ashoka si riferisce al Buddha come Sakyamuni), Ashoka abbandonò l’idea di pretendere reddito terriero dai residenti di Lumbini e offrì il suo atto di devozione al luogo dove nacque il Buddha.
Brahmadutta era l’Imperatore di Kalinga al tempo di Gautama Buddha. Buddha era il figlio di un piccolo proprietario terriero, un Jamindar o Zamindar, come si può evincere dal libro “Bhagaban Buddha” di Dharmananda Kosambi. Dopo la morte del Buddha, il suo molare sinistro fu offerto all’Imperatore di Kalinga e a nessun altro Re.
Nel Mahapadan Sutta di Mahavaga è scritto che Lumbini era il territorio del padre del Buddha e la capitale era Kapilavastu. Ashoka costruì la colonna in Kapilavastu, dove i riti natali del Buddha erano celebrati. Se Kapilavastu fosse stata una città di una qualche importanza, Ashoka l’avrebbe menzionata nell’inscrizione sullo stupa. Paragonato al vasto Impero di Ashoka, Lumbini era un latifondo molto piccolo e Kapilavastu di quei giorni era il suo centro principale, senza molte delle caratteristiche urbane per poter essere chiamata città (nagara). L’area forestale dove il Buddha era di fatto nato divenne famosa in seguito come Bhubaneshwar, che in realtà è uno dei nomi di Buddha. Fino agli anni quaranta la presente nuova capitale dell’Orissa era, in effetti, una densa foresta di ‘sal’ (Shorea robusta).
Dopo aver rinunciato al mondo, il Buddha s’incamminò senza meta e raggiunse Rajagriha, la capitale di Magadha. Il Buddha stesso, nel ‘Suttanipata’, ha detto che Toshala era parte della regione di Lumbini. Quando Bimbisara, l’Imperatore di Magadha, vide il Buddha, rimase sorpreso nel vedere il più bell’asceta e gli domandò da dove venisse.
Nel Jataka Niravana Katha, (edited) da Ananda Kausalyana, è menzionato che ci vollero 60 giorni al Buddha per viaggiare da Rajagriha a Kapilavastu e coprire una distanza di 60 yojana, circa 675 chilometri, alla media giornaliera di 1 yojana che è di 11 chilometri. Kapileshwara (Kapilavastu dell’Orissa) si trova a una distanza pari a 650 chilometri da Rajagriha mentre la così chiamata Kapilavastu della regione del Terai è solamente a una distanza di 300 chilometri da Rajagriha.
Lo stesso Hemavantagiri ha riportato che il Buddha fu conosciuto più tardi come Swarnakuta. Swarna e Hema significano entrambi oro. Questa regione collinare comprende anche l’area forestale di Chandaka, chiamata così dal nome del carrettiere del Buddha, Chandaka.
Le colline Khandagiri, Dhaulagiri, e Udayagiri appartengono a quest’area e si trovavano tutte nella capitale di Toshala e Kapilavastu era situata ai piedi del Hamavanta. L’editto di Ashoka su roccia a Dhauli era specificatamente indirizzato alla popolazione e agli amministratori di Toshali, e non Kalinga, un impero che comprendeva lo stato di Toshali e la regione di Lumbini.
Alla domanda di Bimbisara il Buddha rispose:
“Ujum janapado raja hemavantassa passato” e “Dhana viriyana sampanno tosalesu niketino”. Tradotti, significano:
“Oh re, c’è una nazione, in linea retta da qua, sui pendii di Hemagiri, ricca d’opulenza ed eroi che dimorano tra i Toshala, la ricca e prosperosa Toshali che giace ai piedi del Hemavanta è la mia residenza.”
Queste sacre parole del Buddha sono riportate nel Pabbajja Suta del Suttanipata pubblicato da Palli Publication Board. Così, secondo lo stesso Buddha, egli proveniva da Toshala.
La Kapilavastu di Toshala, conosciuta poi come Toshali, al presente Kapileshwara di Bhubaneshwar, è situata a sud di Rajagriha ed entrambe si trovano quasi sullo stesso meridiano. Rajgiri è a 85° 30’E e Bhubaneshwar a 85° 45’E ma Kapilavastu del Nepal e Rajagriha, capitale di Magadha, non sono situate in linea retta. Inoltre, Rajagriha è situata alla latitudine 25°N mentre Kapilavastu della regione del Terai è situata alla latitudine 27°30’N.
Nel suo libro “Bhagawan Buddha” Dharmananda Kosambi ha scritto che i Sakya e il Buddha provenivano dal clan Aditya, di origine solare. I Sakya appartenevano al clan Aditya.
Nel Suttanipata, lo stesso Buddha disse:
“Adichcha nama gottena Sakya nama jatya Tamhakula pabbajitomhi na kame abhipatthayam.”
Questo, tradotto in inglese, significa:
“Io sono un discendente del Sole, del clan Aditya e Sakya per nascita. Da quella famiglia Io sono uscito, non avendo più brama per i desideri sessuali”.
Egli diede questa spiegazione a Bimbisara, l’allora Imperatore di Magadha. E’ sorprendente notare che il clan Aditya è ancora presente tra i kshatriya dell’Orissa.
Il re feudatario di Narasinghpur, ex stato principesco dell’Orissa nel distretto di Cuttack, appartiene al clan degli Aditya, come vi appartengono i kshatriya di Kujanga nel distretto di Jagasinghpur, e sono conosciuti nella storia come i re solari. Il sito nella valle di Vaneshwara preserva raffigurazioni di Prajnaparamita, Tara, Buddhadeva, Padmapani Avalokiteshwara ecc. Numerosi luoghi nel territorio di Narasinghpur sono colmi di sculture buddiste. Resti di una colonna con immagini del Buddha si possono vedere nel tempio di Bhattarika, sul fiume Mahanadi, vicino a Badamba. A causa della sconfitta con lo Shivaismo, nelle sculture di Narasinghpur il gruppo Rahula dei Buddha è stato trasformato in adoratori di Shiva.
Come descritto in precedenza, le prime due persone che hanno accettato il Buddismo furono i due fratelli, mercanti di Kalinga, Tapussa e Vhallika, come riportato nel 24° Canto del Lalitavistara. I due mercanti viaggiarono da Kalinga, chiamato Utkal nel Lalitavistara, e avvicinarono il Buddha offrendogli riso e torta di miele. Essi gli offrirono “Arisha pitha” che è descritta come ‘madhupindakam’ nel Rajayatana Katha. Questa è un cibo dolce composto di riso, gur (zucchero di canna), ghi (burro chiarificato) e altri ingredienti, ancora oggi una popolare leccornia in Orissa.
Il Buddha, dopo l’illuminazione, accettò per la prima volta del cibo da questi due fratelli, mercanti di Utkal (Kalinga), e loro abbracciarono i nuovi pensieri religiosi del Buddha. In un certo senso possono essere chiamati i primi due convertiti. Il Buddha poi andò col loro carro alla foresta Mrugadava di Varanasi, oggi chiamata Saranatha, e mentre questi mercanti erano sulla strada del ritorno da Hastina, il Buddha si recò a Rajagriha con loro. Tutte queste descrizioni indicano che il Buddha e questi due fratelli mercanti appartenevano alla stessa regione di Kalinga, oggi Orissa, come riportato da Sir Edwin Arnold nel suo libro ‘La Luce dell’Asia’ (The Light of Asia).
Il Buddha diede i suoi insegnamenti in lingua Pali. E’ risaputo che il linguaggio di Kalinga era il Pali. L’inscrizione su pietra di Kharavela è in Pali, come si può vedere sulla collina di Udayagiri, vicino a Bhubaneshwar.
Si sparse la notizia che il Tathagata avrebbe avuto il suo Parinirvana (morte) nei territori dei Malla, durante la luna piena del mese di Vaisakha, Mesa Sankranti, che cadeva il primo giorno del mese solare dell’Ariete. I Mallas, appartenenti al clan Vasistha, in lutto, vennero a venerarlo con le loro famiglie. Nel Maha Parinirvana Suttam è riportato che lo cremarono con lo stesso rispetto dovuto a un ‘Rajachakravarti’ dopo il suo ‘Maha Parinirvana’. I Malla negarono la donazione delle sue ceneri e delle sue ossa a chiunque e raggiunsero il suo luogo natale, Kapilavastu. I Malla entrarono in Kalinga con le ceneri e le ossa del Buddha. L’Imperatore Brahmadutta li ricevette e venerò il dente del Buddha, racchiudendolo in uno scrigno d’oro e rinominando la sua capitale “Dantapura”, Città del Dente. Brahmadutta costruì uno stupa con la statua del Buddha, conosciuto anche come “Konakamana”, nel porto della città di Charitra, allora nel cuore di Kalinga, poiché quella era la strada su cui il Buddha viaggiò con sua moglie e il figlio. L’Imperatore di Kalinga edificò uno stupa anche nel luogo natale del Buddha, ponendovi le ossa e le ceneri. I Malla migrarono con i loro congiunti a Kapilavastu per adorare i resti del Buddha, come riportato nel testo di Uttama Bhikshu ‘Bhagawan Gautam Buddha’ .
I Malla, appartenenti al clan Vashistha, si possono trovare ancora oggi vicino a Bhubaneshwar e sono circa 500 famiglie. Queste famiglie hanno un sistema matrimoniale circoscritto tra loro e sono, al presente, conosciute come Mallia. Dopo la trasformazione religiosa sono diventati adoratori di Shiva ma loro tutti credono fermamente che il Buddha sia nato a Kapileshwara.
Il primo Lingam di Kapileshwara era in precedenza venerato dal saggio Kapila e poi da Suddhoddan, padre di Gautama Buddha. Il secondo Lingam vi fu installato dai Malla che veneravano i resti sacri del loro amato Gautama Buddha in uno stupa. Dopo che lo stupa e la colonna eretta da Ashoka furono distrutti da fanatici religiosi, l’urna contenente le reliquie del Buddha fu rimossa ed è ancora vacante, e in quel luogo fu installato un altro Lingam, il terzo di Kapileshwara. Assomiglia a un coperchio e reca una fessura, e ricorda ai Mallia il luogo natale del Buddha, come menzionato da A. Barth e A. Cunningham nel loro libro ‘Religioni dell’India’ pubblicato da Archeological Survey of India. I Mallia, che ne sono oggi i principali adoratori, affermano che la fessura era destinata all’areazione del Lingam. Oggi solo il terzo Lingam è venerato.
I Brahmini del clan Kaundanya, che erano i sacerdoti dei Sakya, sono presenti nella zona di Kapileshwara almeno dagli ultimi 2500 anni. Essi venerarono lo stupa fino al V secolo A.D. e dopo che lo stupa e la colonna furono distrutti, lo rimpiazzarono con un tempio di Shiva. Essi divennero i cuochi del tempio di Kapileshwara.
In molti Purana scritti successivamene a Gautama Buddha è stato riportato che Kapila Muni, il propositore della filosofia Sankhya, meditò per molti anni a Kapilavastu e dopo di lui quel luogo divenne conosciuto come Kapilavastu. Dopo l’estinzione del Buddismo, Kapilavastu divenne un effettivo seggio dello Shivaismo e rinominato Kapileshwara. La popolazione di Kapileshwara ritiene che il loro luogo sarebbe stato santificato sia da Kapila Muni sia dalla nascita del Buddha. Persino quei Malla (ora Mallia) che venerano le reliquie del Buddha, mentre versano l’acqua sopra lo Shiva Lingam esclamano ad alta voce: “Oh Saggio! Kapila.”
L’Imperatore Ashoka invase e conquistò Kalinga nel 261 B.C. e si convertì al Buddismo. Dopo ventinove anni da questi fatti morì, nel 232 B.C. Dopo la sua morte i non buddisti divennero nuovamente potenti in Kalinga e distrussero i monumenti buddisti e gli altri memoriali costruiti da Ashoka. La colonna di Kapileshwara e lo stupa, costruiti in precedenza, furono distrutti in questo periodo. Le caratteristiche distintive della targa di nascita di Kapileshwara, le prove delle aree limitrofe, i frammenti danneggiati della colonna di Ashoka, provano perfettamente che questa targa di nascita è stata installata sulla colonna da Ashoka. Inoltre è indubbio che la regione di Konakamana sia la presente area di Konark. Le vestigia del tempio di Mayadevi, nel perimetro delle rovine del presente tempio di Konark, stabiliscono chiaramente che Konark era un santuario buddista. L’immagine del Buddha ritrovata in quest’area è venerata come Dharmaraja nel tempio Jagannath di Puri. Mayadevi non è il nome di alcuna divinità Indù e il suo tempio mostra ampia evidenza del fatto che il sito del tempio di Konark fosse un santuario buddista.
Questo culto nel luogo di nascita del Buddha fu iniziato da Ashoka dodici anni dopo la guerra di Kalinga. Due anni dopo la sua conversione al Buddismo si recò a Uruvela, il luogo dell’Illuminazione del Buddha, poi di nuovo ritornò a Pataliputra e s’impegnò nel preparare e installare gli editti su pietra in diverse parti dell’India. Circa cinque anni passarono in questo modo e quando Ashoka stava facendo tutto il lavoro per la propagazione del Buddismo, sarebbe stata una cosa inusuale non visitare il luogo natale del Buddha, per pagare il suo omaggio, quando il così detto luogo di nascita, Kapilavastu del Nepal, era così vicina a Pataliputra, la sua capitale?
Perché c’era indugio da parte di Asoka nel recarsi nel luogo di nascita del Buddha? Questo dubbio può essere rimosso solamente dall’assunzione che Ashoka era molto esitante nell’entrare in Kalinga, devastato dalla guerra, immediatamente dopo la sua conversione al Buddismo. Egli dovette attendere un lungo periodo di dodici anni per visitare il luogo di nascita del Buddha poiché entro quel periodo la situazione, nel paese sconvolto dalla guerra, cambiò in meglio grazie al suo amore per la pace, a un’amministrazione ideale ed efficiente e ai suoi affezionati messaggi alla popolazione. Ashoka non combattè mai con il Nepal; se il Buddha fosse nato in Nepal, dopo aver abbracciato il Buddismo Ashoka avrebbe visitato il Nepal più di una volta in 12 anni.
Nel caso si accetti Toshali di Kalinga come la regione in cui nacque il Buddha, potrebbe sorgere la questione del perché non capitò a Hiuen Tsiang di visitare il luogo nativo del Signore durante il suo viaggio? La risposta è che al tempo del suo pellegrinaggio in India, l’intera regione di Kalinga era una terra di Shivaiti e che i monumenti buddisti erano in completa rovina. I Sakya e i Kola avevano lasciato la regione e si erano rifugiati in lontani tratti forestali a causa dell’oppressione dei re Shivaiti. Noi non troviamo un singolo nome di un luogo che inizia con Kapila oggi in Nepal. ‘Rummindei’ è una creazione del Dott. Fuhrer. Quando gli stessi Sakya e Kola si trovano oggi esclusivamente in Orissa e i Malla (Mallia), i veri adoratori (Upasaka) del Buddha, si trovano in grande numero a Kapileshwar vicino a Bhubaneshwar, non è ridicolo porre il luogo di nascita del Buddha nella regione del Terai in Nepal? Vorrebbero gli storici rispondere a questo interrogativo?




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