La Asl paga il prete ex pedofilo
BRINDISI – Atti di libidine violenta nei confronti di due bambine: uno dei sei sacerdoti assunti e pagati dalla Asl di Brindisi ha un arresto e una condanna nel proprio curriculum vitae. Per abusi sessuali su minori che furono oggetto di indagine della procura di Brindisi nel 1991 e la ragione di una richiesta di applicazione della custodia cautelare che fu accordata da un giudice. Il prete fa il cappellano, è stato assunto nell’ottobre scorso e presta servizio nell’ospedale Perrino di Brindisi. La designazione è dellla Curia, che ha pieni poteri nel decidere chi, fra i sacerdoti della diocesi, debba curarsi delle anime in pena che si ritrovano in una struttura sanitaria per motivi di salute più o meno gravi.
La Azienda sanitaria locale che stipula il contratto di “co.co.co” ratificando di fatto gli intendimenti della Chiesa non ha verificato, così come accadrebbe invece per qualsiasi altro dipendente, dal portantino al dirigente, cosa ci fosse nel casellario giudiziario del prete. Se per caso in elenco si scorgessero condanne definitive per reati gravi a tal punto da rendere incompatibile l’aggirarsi dell’uomo in abito talare, notte e giorno, per i corridoio del nosocomio. Dalla Geriatria fino alla Pediatria: senza limiti di sorta.
I fatti sono vecchi ma non sono mai caduti nell’oblio. Ricordano in molti cosa accadde nel lontano 1992 quando i giornali riportarono la notizia di un arresto “eccellente”. La pedofilia in ambienti ecclesiali non era all’ordine del giorno. Non ancora quel nervo scoperto che ha costretto il Pontefice a esprimersi pubblicamente e condannare, pur nella consapevolezza che è sempre successo e che spesso è stato tutto sotterrato. I genitori di due bimbe che frequentavano una parrocchia della provincia di Brindisi si recarono dalla polizia e formularono una denuncia – querela completa di dettagli inquietanti.
Immediatamente le notizie furono girate al sostituto procuratore di turno: il fascicolo fu aperto immediatamente e l’inchiesta fu chiusa in poco tempo. Non si dovette indagare a lungo. Fu disposta una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del prete, che all’epoca faceva il cappellano militare a Bari. I fatti furono ritenuti gravi, così come si concluse che c’erano i presupposti per applicare una misura restrittiva, le cosiddette esigenze cautelari.
http://www.senzacolonne.it/index.php...isi&Itemid=280
N.B. il cappellano adesso prende la bellezza di 22mila euro all'anno... Soldi pubblici!!




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