MILANO - In questi giorni di tumulti borsistici c'è un indice che viene seguito e commentato meno di altri, ma che è altrettanto importante se non di più per capire dove stanno andando le economie mondiali.
E' lo S&P Gsci Spot Index, l'indice di Goldman Sachs che misura il rendimento degli investimenti in materie prime e che questa mattina perde l'1,2% scendendo ai minimi da 10 mesi. Dopo i cali di oro e petrolio, l'argento questa mattina perde più del 15% a 26,455 dollari, sotto quota 27 per la prima volta da gennaio, mentre il rame cede il 4,1% a 7,055 dollari, ai minimi da oltre un anno, dopo aver perso il 15% la scorsa settimana.
Tra le varie flessioni registrate negli ultimi giorni spicca quella dell'oro (
-13,8% nelle ultime quattro sessioni) abbandonato da un numero crescente di investitori attratti da dollaro e titoli americani.
E' proprio il rame a destare le maggiori preoccupazioni. Per due motivi: viene usato un po' ovunque - fungendo quindi da termometro dell'attività in diversi settori, dalle costruzioni all'industria - e il primo consumatore mondiale è la Cina.
La brusca frenata del rame delle ultime settimana viene quindi interpretata come un segnale di rallentamento in un ampio spettro di segmenti produttivi e in Cina in particolare, dove un'eventuale frenata del boom avrebbe effetti devastanti sull'economia mondiale.
Il petrolio resta abbondantemente sotto gli 80 dollari al barile, a New York è sceso fino a 78,23 dollari con un calo del 2%, mentre l'oro, sia quello a pronta consegna sia quello a dicembre, è caduto sotto i 1.600 dollari, per la prima volta da luglio e oltre 300 dollari in meno rispetto al record di 1.921 dollari dello scorso 6 settembre. Alcuni investitori potrebbero aver deciso di capitalizzare sugli acquisti fatti nei mesi scorsi, altri potrebbero aver deciso che i titoli americani in questo momento potrebbero rivelarsi un investimento meno volatile.
Non si ferma così il calo dello S&P Gsci, che nella scorsa settimana ha perso il 21% dopo i massimi del mese di aprile. L'ultima volta che l'indice ha perso così tanto è stato nel 2008, all'inizio della peggior recessione dell'economia globale dal 1929. Un altro segnale preoccupante viene dai listini azionari europei, dove le imprese minerarie sono in flessione nonostante il rimbalzo borsistico.