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    Predefinito Apologia dello scetticismo

    Apologia dello Scetticismo





    Autore/i: Rensi Giuseppe
    Editore: La Vita Felice
    introduzione di Armando Torno pp. 144, Milano Prezzo: € 10,50

    Lo scettico, dal latino scepticus derivante dal greco skeptikós, che indica nel suo etimo il «sottile osservatore», non è molto gradito alla tradizione filosofica italiana. Forse perché chi guarda eccessivamente o acutamente sta cercando qualcosa, o forse per altri motivi, vero è che nel Belpaese si può essere metafisici, idealisti, positivisti, pragmatisti, rivoluzionari, persino conservatori o qualcosa del genere, ma è bene non dichiararsi scettici. Per il comune sentire italiota, chi si ritiene tale viene subito confuso con una categoria contigua o, per meglio esorcizzarne le idee, lo si cataloga tra coloro che non credono. In pochi si sono presi la briga di ricordare che lo scettico è colui che sostiene la singolare fede dell’impossibilità di decidere sulla verità o sulla falsità di una qualsiasi proposizione. Tra le eccezioni nel nostro Novecento ci furono Mario Dal Pra, che ci ha lasciato un fondamentale studio su Lo scetticismo greco, e Giuseppe Rensi che ne ha approfondito gli aspetti teoretici. (dall’introduzione di Armando Torno)

    Apologia dello Scetticismo | Libreria Aseq

  2. #2
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    Predefinito Rif: Apologia dello scetticismo

    Scetticismo e conservatorismo, uno spunto di riflessione


    Che una delle cifre di fondo del conservatorismo sia lo scetticismo, mi pare innegabile. Scetticismo in quanto sfiducia nel potere della ragione e dell’azione umane. […] Malgrado ciò, il conservatore è anche un moralista. Rifiuta di pensare che il mondo dell’etica sia una notte in cui tutte le vacche sono nere. […] Questi due aspetti del conservatorismo, com’è evidente, tirano in due direzioni differenti. Il primo è un programma di stasi e tolleranza; il secondo di fede e d’azione. Possono essere riconciliati, e storicamente lo sono stati spesso, se si presume che valori e realtà coincidano. […] Che cosa succede, però, quando la realtà e i valori non coincidono? Che cosa succede quando un conservatore convinto della bontà dei propri principî si confronta con una società «altra» nella quale quei principî non sono condivisi, e che anzi per tradizione ne sottoscrive di diversi e in parte incompatibili? In quei casi il suo scetticismo e il suo fideismo non possono che collidere. (Gianni Orsina)



    Questo interrogativo sta alla base del conservatorismo moderno. Cosa possono conservare i conservatori in una società "progressista" le cui basi teoretiche si rifanno alla Rivoluzione francese?

    Per i conservatori di stampo reazionario bisogna operare una rivoluzione contro la rivoluzione stessa. Siamo qui nel campo del fideismo puro.
    Per i conservatori di stampo liberale invece il conservatore dovrebbe conservare quelle basi del liberalismo che rischiano di essere messe alla prova dagli effetti radicali del liberalismo stesso. In questo caso è difficile dire quanto alla base di suddetta azione vi sia più spirito pragmatico dettato dall'esperienza anzichè fedeltà ai principi liberali in quanto tali.

    La posizione che assumo io è quella di un conservatore liberale in senso pragmatico. In tal ottica questo liberalismo meramente negativo contrasta gli spiriti radicali e intolleranti valutando la pace sociale quale il migliore strumento per la conservazione. Va da sè che questo liberalismo rifiuti gli strappi libertari (in ambito etico come in quello economico) e si prefigga di migliorare con prudenza la situazione presente invece che inseguire un ideale perfetto da aversi in un fantomatico futuro.

    Questo conservatorismo può aprirsi ad una visione morale solo quand'essa interessi lo stato di cose presenti (quando valori e realtà coincidono, appunto). In caso contrario il lato pragmatico prevarrà su quello fideistico in conseguenza d'uno scetticismo di fondo: la consapevolezza di non poter asserire sulla veridicità d'ogni verità. Un assunto che tanto porta ad allontanare ciò che non è stato provato dall'esperienza quanto a difendere invece ciò che è determinato dalla natura, vedi le disuguaglianze.

    Ma è soprattutto una esaltazione di ciò che già possediamo: è bello ciò che ci è consueto.

    Questo conservatorismo fondamentalmente pessimista sull'azione umana ha però un risvolto positivo: induce a focalizzare l'attenzione sullo stato attuale delle cose rallegrandosi degli aspetti meritevoli più che indignarsi di quelli negativi. E' la teoria del bicchiere mezzo pieno: potrebbe essere vuoto del tutto, perchè dunque disperarsi?
    Ultima modifica di Florian; 01-10-11 alle 17:14

  3. #3
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    Predefinito Rif: Apologia dello scetticismo

    scusate se mi ripeto ma mi viene da pensare al calvinismo: un mio recente viaggio nelle roccheforti del calvinismo in Olanda (non mancate di visitare la splendida Delft) mi ha destato molta curiosità in quanto vedo negli olandesi e nel loro modo di vivere (ovviamente escludendo Amsterdam e certi quartieri "depravati) gli antenati dei WASPS bianchi e protestanti del New England americano.

    una delle cose che mi piu' incuriosito è lo scetticismo sulla natura umana che per natura è peccatrice e sulla necessità quindi di reprimerla alzando la barra del moralismo

    a differenza di un paese come l'Italia dove morale e vita reale (per non parlare della politica) sono totalmente sganciati e dove vige il motto "predicare bene e razzolare male", nei paesi anglosassoni questo moralismo è ancora molto presente in tutti i campi e quindi anche in politica

    Il conservatorismo è senz'altro scettico, frutto proprio di questa visione puritana ma a mio avviso corretta della corruttibilità e della debolezza dell'uomo
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 02-10-11 alle 12:56

  4. #4
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    Predefinito Rif: Apologia dello scetticismo

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    scusate se mi ripeto ma mi viene da pensare al calvinismo, molto scettico sulla natura umana che per natura è peccatrice e sulla necessità quindi di reprimere alzando la barra del moralismo

    a differenza di un paese come l'Italia dove morale e politica sono totalmente sganciati e dove vige il motto "predicare bene e razzolare male", nei paesi anglosassoni questo aspetto è ancora molto presente in tutti i campi e quindi anche in politica

    Il conservatorismo è senz'altro scettico, frutto proprio di questa visione puritana ma a mio avviso corretta della corruttibilità e della debolezza dell'uomo
    Il conservatore quando è scettico sulla natura umana non si rifà ad un dogma religioso (gli è estranea la nozione di peccato) ma ad un dato scientifico, essendo la regola della vita la conservazione piuttosto che l'evoluzione. Ed il suo pensiero è sganciato dalla morale religiosa al punto che molti dei suoi filosofi furono anche dei libertini.

    In realtà lo scetticismo conservatore difese re e papi quando era possibile e fors'anche necessario obbedire a re e papi. Ma da quando si tagliò la testa al re, lo dice bene Prezzolini, non si potè più credere che i re erano fatti da Dio, perchè tagliando la testa al re la si era tagliata anche a Dio stesso. Ecco perchè il conservatore non seguì il De Maistre ma agì alla maniera di un Talleyrand.

    Come si è detto, la questione che si pone lo scettico riguarda l'impossibilità di abbracciare una verità che non sia matematica. Questo in politica significa assumere un atteggiamento realista e possibilista, mai fideista.

    Può accedere talvolta che uno scettico arrivi anche a parlare con un linguaggio religioso, ma è un travestimento, una necessità dettata da una precisa contingenza. Ciò che importa è migliorare lo status quo in un'ottica continuista.

 

 

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