E in Lombardia è allarme per l'Expo 2015: serve task force per tenere lontane le cosche

Ecomafie, un business da 20 miliardi

Discariche clandestine, abusi edilizi, furti di opere d'arte. Rapporto Legambinete-Libera: un affare per 258 clan


Ecomafie, un business da 20 miliardi - Corriere della Sera

MILANO - Venti miliardi e mezzo di euro di fatturato. E una montagna di rifiuti industriali «scomparsi» chissà dove, smaltiti in una miriade di discariche abusive, sparse in tutta Italia. Sono questi i numeri dell'attività delle ecomafie in Italia. Li hanno denunciati, oggi, in un convegno a Milano, Legambiente e l'associazione Libera. Se accatastate, le 134,7 milioni di tonnellate gestite illegalmente dalla «Mafia Spa», di cui 9 di rifiuti pericolosi, formerebbero una montagna alta come l'Etna: 3.100 metri quadrati.

NON SOLO RIFIUTI – Sono ben 258 i clan attivi nell'ecomafia. Secondo il rapporto «Ecomafia 2009», l'anno scorso 21 mila persone sono state denunciate per 25 mila reati. 221, invece, gli arresti. E' il business più importante dei reati ambientali, insieme a quello dell'abusivismo edilizio. Gestendo lo smaltimento delle scorie industriali nel 2008 la mafia ha guadagnato 7 miliardi di euro. Ventottomila, invece, le nuove case illegali, senza contare un'infinità di reati urbanistici. Ha fruttato, invece, ben 3 miliardi di euro il racket degli animali, che comprende l'importazione di cuccioli esotici, ma anche i combattimenti dei cani, le corse di cavalli, il bracconaggio. E poi c'è anche l'«archeomafia»: il furto e la vendita clandestina di opere d'arte e di reperti archeologici. Traffici in cui, per la prima vola emerge chiaramente anche il ruolo della Lombardia, accanto alle regioni tradizionalmente ai vertici del fenomeno: Campania, Sicilia.

ALLARME SULL'EXPO – Secondo Legambiente e Libera, anche l'esposizione universale che si terrà a Milano 2015 è nel mirino dei clan. «Quando si parla di appalti pubblici a rischio di infiltrazione criminale, l'Expo di Milano è il più vulnerbile» sottolinea il rapporto, che ricorda le discariche abusive scoperte dalla Procura di Milano nei cantieri Tav della linea Torino–Milano, che oggi sono state bonificate. «Proprio per controllare gli appalti di expo, ma per diffondere la cultura della legalità, Legambiente e Libera propongono la costituzione di una task force» spiega Damiano di Simine, presidente di Legambiente Lombardia.

IL RUOLO DELLA GENTE COMUNE– «L'inchiesta che ha portato al sequestro di alcuni cantieri della Tav in provincia di Milano è nata grazie a due persone, che si sono insospettite ascoltando una conversazione tra due autisti di imprese coinvolte negli appalti della linea Tav che trasportavano scorie» ha raccontato Davide Corbella, comandante dell polizia giudiziaria del Parco del Ticino. I due autisti replicavano a dei residenti della zona che si lamentavano per la polvere sollevata dai camion, dicendo: «Voi pensate alla polvere, vedrete invece fra qualche anno, quando tutta la roba che hanno seppellito qui da voi comincerà a fare il suo effetto». Angela Fioroni, ex sindaco di Pero, nel Milanese, si è trovata a dover firmare lei in persona un atto urbanistico perché nessuno dei dipendenti comunali aveva il coraggio di farlo. Grazie ai suoi sospetti, è stato scoperto un laghetto pieno di scorie, che apparteneva a una società che si occupava del reinserimento di detenuti al lavoro. Inchieste che sono state rese possibili dalle intercettazioni ambientali: «Uno strumento essenziale, senza il quale rischiamo di restare senza armi» ha detto Sergio Cannavò di Legmbiente, riferendosi alla nuova legge in preparazione in Parlamento.

Giovanna Maria Fagnani

19 giugno 2009