Visto ieri. L'ho trovato molto divertente.
Si tratta di una pièce teatrale adattata per il cinema, si fa per dire: l'azione si svolge in un appartamento con quattro personaggi.
Sono due coppie, i cui figli hanno litigato al giardinetto, che si incontrano per parlare "ragionevolmente" dell'accaduto. Da una iniziale bonhomie fasulla e improntata alla ricerca di un accordo ("siamo tutti persone civili, dobbiamo coltivare un senso della comunità") si passa in breve tempo a una tensione sotterranea e terribilmente imbarazzante, intervallata dalle continue telefonate al cellulare che riceve l'avvocato delle ditte farmaceutiche Alan (un favoloso Christoph Waltz), il cui figlio, armato, ehm...no, imbracciando un bastone, ha rotto due denti al figlio di Penelope (Jodie Foster) e Michael (John C. Reilly).
Penelope è una sedicente scrittrice liberal e buonista, che si preoccupa del Sudan e del Darfour, lui è self made man, bonario e apparentemente mite venditore di articoli per la casa .
La tensione e l'imbarazzo (che tengono il pubblico con le mani sui braccioli con uno spasmo allo stomaco, e che ricordano il profondo disagio di film come Festen), si rompono con una clamorosa e catartica vomitata di Nancy, giunta al limite della sopportazione, sul tavolo del salotto e sui preziosi volumi di Kokoskìhka e Bacon di Penelope, che innesca un'ulteriore escalation nelle dinamiche fra i personaggi, sempre più imprevedibili.
Quattro eccezionali interpretazioni per un dramma da camera, che ricorda il già citato Festen, ma anche Pinter (pur essendo molto più divertente), dal taglio volutamente teatrale, che sconfina a tratti nella farsa e nel grottesco (la Foster ha il compito ingrato di incarnare l'insopportabile donna-che-vuole-salvare-il-mondo), ma che ritrae senza pietà le ipocrisie e la menzognera facciata della autocompiaciuta borghesia urbana, da una parte di tipo intellettuale e finto bohémien, dall'altra del genere rampante e avido, nouveau riche. Uno strato sottile e presuntuoso di civiltà che nasconde solo nevrosi, scontentezza e un egoismo spietato, e che può solo sfociare in una carneficina. Polanski non nasconde la propria simpatia per il personaggio che fin dall'inizio si palesa come predatore, l'avvocato traffichino Alan, che alla fine in mezzo a tutti apparirà, fra i quattro, come il più profondo.
Molto godibile e da vedere rigorosamente in lingua originale (la Winslett e Waltz hanno due perfetti accenti newyorkesi).
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- valga la pena di vederlo doppiato.
