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Discussione: Partito Democratico

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    Predefinito Partito Democratico



    "Per la prima volta nella storia italiana avremo un centrodestra che guarda a Mosca e un centrosinistra che guarda a Washington. E non solo se, come fortemente spero, Barack Obama sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America"

    Così si chiude l'articolo sul "Riformista" del 9 Ottobre 2008 a firma di Giorgio Tonini, Senatore del Partito Democratico nonché "responsabile dell'Area studi, ricerche e formazione del PD" (http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Tonini).

    L'articolo è scaricabile integralmente qui:

    http://www.giorgiotonini.it/public/m...ni%20putin.pdf

    L'affondo di Veltroni:

    Veltroni: con Berlusconi democrazia svuotata Come la Russia di Putin - Corriere della Sera


    carlomartello
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Partito Democratico



    PD: "D" come Democratico o "D" come De Benedetti?


    I legami tra Soros, De Benedetti e il Partito Democratico


    [...]

    Per comprendere cosa sia il PD, non possiamo trascurare la sua genesi e non possiamo trascurare l'anno 1992. Dobbiamo ricordare cosa abbia voluto dire per l'Italia quell'anno: gli omicidi di Falcone e Borsellino, lo scoppio del caso "Mani pulite" (che stravolse l'assetto politico italiano), l'attacco speculativo alla lira ed altre valute europee orchestrato dal megaspeculatore George Soros (oggi abitualmente presentato come un filantropo). Ma se questi sono eventi ben noti ai più, meno noto è un fatto passato molto in sordina sui media. Il 2 giugno 1992, sul panfilo della regina Elisabetta II, il Britannia, si svolgeva una riunione semi-cospirativa[3] tra i principali esponenti della City, il mondo finanziario londinese, alcuni manager pubblici italiani, rappresentanti del governo di allora e personaggi che poi sarebbero diventati ministri nel governo Amato. Oggetto di discussione: le privatizzazioni.

    Queste ultime, lungi dall'essere uno strumento di "moderna" democrazia volto a rendere più efficiente l'economia nazionale, hanno rappresentato il passo preteso dall'oligarchia finanziaria per trasferire immense fette dell'impresa pubblica (industria, banche, infrastrutture) e dell'economia partecipata da piccolissimi imprenditori (il commercio) ad una ristretta oligarchia finanziaria decisa a finanziarizzare quanto più possibile l'economia mondiale per impedire lo scoppio della mega bolla speculativa che dal 1971, con l'abbattimento degli accordi di Bretton Woods, è andata crescendo in modo esponenziale, parassitando l'economia reale ed impedendone la ripresa reale. Questo processo di finanziarizzazione, oltre a coinvolgere l'impresa nazionale, ha coinvolto pure i risparmi degli italiani, trasferendoli durante gli anni '90 dai buoni del Tesoro al mercato azionario. Questi risparmi si volatilizzarono con lo scoppio della bolla della new economy, artatamente creata dal sistema bancario e dai media. Ma in questo processo rientra pure la progressiva distruzione del sistema di welfare, con sempre maggior attenzione al sistema previdenziale e pensionistico ed a quello sanitario.

    Quando divenne chiaro alla cittadinanza il bluff che si celava dietro la campagna ideologica del "più impresa meno Stato", il termine "privatizzazioni" fu sostituito con il termine "liberalizzazioni"; più concorrenza, più libertà di mercato, avrebbero migliorato produzioni e servizi e fatto scendere i prezzi. Ed invece, dal commercio alle utilities, in Italia come nel resto del mondo, dove è intervenuto un processo di liberalizzazione, si è assistito a risultati diametralmente opposti a quelli promessi, e perfettamente coincidenti con il risultato del progressivo trasferimento della ricchezza nelle mani dell'oligarchia finanziaria. Se la guerra culturale[4] fatta di menzogne ripetute all'infinito dai media, e più in generale dal complesso culturale, ha fatto metter radici all'idea per cui le liberalizzazioni siano un fenomeno positivo per la gente, la classe politica ha fatto sì che i frutti della pianta seminata finissero nelle mani dei finanziatori della propria carriera politica.

    Circa George Soros, egli non è semplicemente uno speculatore, bensì ricopre nella politica mondiale un ruolo che sempre da più parti gli viene riconosciuto.

    Tra Soros, De Benedetti ed il PD italiano vi è un rapporto molto stretto, come faceva comprendere il Corriere della Sera[5] già nel 2005, con un articolo di Francesco Verderami. E' da questo stretto legame che si può evincere l'attuale natura oligarchica, invece che democratica e repubblicana, del Partito democratico italiano. Chi è uscito dall'incantesimo per cui i partiti funzionerebbero grazie alle sovvenzioni pubbliche, capisce bene che se un soggetto finanzia un partito, ha sullo stesso una certa influenza.

    George Soros è famoso per il suo cinismo, per essere stato – per sua stessa ammissione – all'origine di varie spedizioni speculative (per esempio quella in Europa nel '92 e quella nel Sud-est asiatico nel '97-'98), ma anche famoso per avere finanziato le rivoluzioni "democratiche" a giro per il mondo, dall'Europa (come quelle in Ucraina, Georgia e Bielorussia), all'Asia e al Sud-America, nonché per il suo tentativo di legalizzare la droga a livello mondiale.

    Il livello di moralità di questo sicario economico è ben referenziato da una sua affermazione, ripresa dal documento Lo sviluppo moderno dell'attività finanziaria alla luce dell'etica cristiana, preparato dalla Commissione pontificia Justitia et Pax; Soros testualmente dice:

    «Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l'ombra di un rimorso perché faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l'Inghilterra, né l'ho fatto per danneggiarla. L'ho fatto semplicemente per far soldi».

    Sia chiaro, si tratta di attività che si ammantano del crisma della legalità (anche se nel 2002 una corte francese lo condannò per insider trading), ma questo genere di legalità non è certo quello che consente di qualificare una persona come "filantropo".


    Dice Verderami sul Corriere:

    «Quando Francesco Rutelli è entrato ieri al numero 888 della Settima Avenue per conoscere George Soros, le presentazioni erano di fatto già avvenute. Perché il leader della Margherita era stato preceduto da una lettera inviata giorni fa da Carlo De Benedetti. Poche righe in cui l'Ingegnere aveva tracciato al potente finanziere il profilo dell'ex sindaco di Roma, definito «un giovane brillante politico italiano". I rivali di Rutelli diranno che si è fatto raccomandare, che per essere ricevuto si è valso di una lettera per accreditarsi. Ma la tesi stride con la genesi dell'incontro, se è vero che l'idea risale a due settimane fa, e che l'approccio è avvenuto via email. Con la posta elettronica Lapo Pistelli provò infatti a contattare il magnate americano. Il responsabile Esteri dei Dl si trovava insieme a Rutelli a Cipro per un incontro del Partito democratico europeo: studiando l'agenda del viaggio negli Stati Uniti, si accorsero che mancava qualcosa, "ci sono gli appuntamenti politici, però ne servirebbe uno con il mondo della finanza". è una storia tipicamente americana quella capitata al capo della Margherita, visto che quando partì il messaggio nessuno pensava di ottenere risposta, "nessuno in Italia - commenta Pistelli - si sognerebbe di entrare in contatto così con un industriale o un banchiere": "La storia del nostro incontro con Soros dimostra che in America, dall'altro capo del telefono o del computer, c' è sempre qualcuno pronto a darti attenzione".»

    Non è la prima volta che Carlo De Benedetti funge da tramite tra politici italiani ed il megaspeculatore. La stessa cosa era già avvenuta anni prima con Antonio Di Pietro.

    E' doveroso però puntualizzare alcune cose che, se non conosciute, non fanno comprendere a fondo la portata di questo articolo del Corriere. Rutelli gode dell'ammirazione del salotto di De Benedetti, per il cinismo delle soluzioni politiche "innovative" adottate, e che presto si dimostreranno disastrose (si pensi alla privatizzazione-quotazione di Acea, l'utility di Roma attiva nell'acqua e nell'energia). Queste operazioni consentono la quotazione in borsa dei cespiti dell'economia reale, nonché la partecipazione dei gruppi finanziari al capitale sociale di queste aziende. Per l'oligarchia finanziaria non è tanto importante la partecipazione in sé stessa, quanto ciò che essa consente di fare nei mercati finanziari; essa rappresenta cioè il sottostante su cui creare strumenti finanziari derivati (principalmente over the counter, fuori mercato) che consentono di sostenere ed alimentare la bolla speculativa globale.

    Questa strumentalità alla grande finanza, dimostrò di averla anche Walter Veltroni, quando nel 2007, si rese protagonista dello scontro con il settore taxi, considerato dall'establishment un vero e proprio tavolo di prova che avrebbe consentito di procedere più spediti sul fronte della privatizzazione di tutti i servizi pubblici e para-pubblici. Veltroni, poi, dimostrando di aver compreso la lezione liberista dei Chicago boys, parlò più volte di "terapia shock" come metodo per l'attuazione dell'agenda economica. Lapo Pistelli, oggi candidato alle primarie del PD per le elezioni amministrative fiorentine, con assoluta nonchalance, parla dell'appuntamento con Soros, come di un fatto accidentale, come a dire: «Prima la politica, e poi la finanza, sia chiaro!», poi, da navigato sofista della politica, sottolinea che quel contatto via e-mail indica che nella terra di zio Tom vi sarebbe sempre qualche buon samaritano.

    Con il soi disant filantropo, ha storiche relazioni pure Romano Prodi. Quest'ultimo racconta di aver collaborato con lui, dopo che lasciò la presidenza dell'Iri (addirittura partecipando alla cerimonia per laurea honoris causa conferita a Soros dalla facoltà di economia dell'Università di Bologna, e presentando l'edizione italiana del suo libro autobiografico).

    Carlo De Benedetti, invece, oltre che essere famoso per avere contribuito alla distruzione di importanti industrie italiane (Olivetti e Fiat) è famoso per il suo ruolo di alter ego a Silvio Berlusconi sul fronte dei media (Repubblica, L'Espresso, vari giornali locali, Radio Deejay, Radio Capital, ecc.).

    Se negli Stati Uniti è Soros che prova ad influenzare costantemente il Partito Democratico americano, in Italia è De Benedetti che prova a compiere la medesima operazione. Ma che visione ha De Benedetti sul come debba funzionare la Repubblica e quale sia la sua Costituzione? Da un'intervista del dicembre 2005 rilasciata al Corriere della Sera[6] , se ne rileva un quadro piuttosto chiaro. A parte il fatto di avere previsto che Prodi avrebbe avuto vita breve nel centro-sinistra – "amministratore straordinario" profetizzò – (probabilmente non l'ha imposto, ma grazie ai media ed ai soldi, si riescono ad attuare nei politici più deboli, meccanismi di vera e propria sudditanza psicologica) e che Veltroni e Rutelli sarebbero stati i leader del partito – non si può spiegare in termini propriamente democratici la candidatura di quest'ultimo a sindaco di Roma, quando con il progetto Margherita aveva conseguito risultati fallimentari ad ogni elezione, ed era responsabile dello scandalo delle tessere di partito intestate a deceduti … la meritocrazia … – , ci sono una serie di passaggi in quell'intervista, che fanno luce in merito a quelli che sono stati alcuni momenti decisivi della recente storia politica italiana, e quelli che dovranno essere gli obiettivi della sua creatura politica.

    De Benedetti per esempio considera troppo poco liberiste le riforme fatte nel diritto del lavoro negli ultimi anni. Così, individuando anche le reali responsabilità storiche del processo di arretramento delle tutele lavorative, egli afferma: «Sul mercato del lavoro c'è un'elasticità insufficiente. Treu ha iniziato, la legge Biagi ha incrementato ma bisogna fare di più, molto di più». E su chi debba essere il pilastro del sistema politico ed economico, egli fuoriesce completamente dal dettato costituzionale che fin dai suoi primi quattro articoli impernia tutta la sua visione sociale intorno a lavoro e lavoratore. Egli infatti afferma: «Il referente del Partito democratico deve essere il consumatore».

    Recentemente, invece, dopo essere stato beneficiato da alcuni provvedimenti presi in Sardegna da Renato Soru, avrebbe individuato in quest'ultimo, il futuro leader del PD. Si tratterebbe di un'ulteriore involuzione del PD, vista la mentalità finanziarista e decrescitista dell'ex patron Tiscali.


    [...]

    Claudio Giudici

    PD: "D" come Democratico o "D" come De Benedetti?


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    Predefinito Rif: Partito Democratico



    Clinton e Blair contano su Prodi per creare il " super Ulivo mondiale "


    Il partito transnazionale della globalizzazione


    ROMA - Il primo a lanciare l'idea, nel febbraio scorso, fu Tony Blair che disse di avere in mente una nuova sede di dialogo tra le forze della sinistra e del centro che andasse oltre i confini dell'Internazionale socialista e coinvolgesse direttamente anche i democratici americani e le forze progressiste di Paesi emergenti come il Brasile di Cardoso. I giornali coniarono subito lo slogan del "super Ulivo mondiale". D'Alema, che si trovava in quei giorni a Londra, non la prese bene: disse che c'era un equivoco, che i giornalisti avevano capito male. In questi mesi, pero', il progetto ha preso quota. Anche chi pensava di avere a che fare con qualcosa di simile a un superconvegno si e' dovuto ricredere davanti alla fitta serie di consultazioni su questo tema tra Blair, Clinton e ora anche Prodi. Ogni volta che si incontrano in vertici ufficiali, questi leader non perdono mai l'occasione di ritagliarsi un po' di tempo per discutere il loro progetto per la creazione del center - left: qualcosa che, vista con occhiali italiani, rassomiglia veramente a una sorta di "Ulivo sovranazionale", anche se mirante soprattutto a trovare soluzioni politiche comuni per i problemi politici e sociali che nascono dalla globalizzazione dei mercati, come rilevava ieri l'Herald Tribune secondo il quale in questi mesi il progetto ha conquistato nuovi sostenitori. Ma adesso il fatto nuovo per l'Italia e' che la spinta piu' forte all'iniziativa sta venendo proprio da Romano Prodi. Cosa che forse provochera' altri dispiaceri al leader pidiessino D'Alema che preferisce l'Internazionale socialista alle nuove alchimie transatlantiche e ha dato vita a una "Cosa 2" di fatto finita in rotta di collisione con l'Ulivo. Dopo i primi colloqui con Blair, Prodi e' tornato sull'"Ulivo mondiale" nel suo viaggio in Sudamerica. Ne ha parlato con il presidente del Brasile Fernando Henrique Cardoso, ma ha trovato interessata all'argomento anche l'avversaria di Cardoso, Graciela Fernandez, che si prepara a sfidarlo alle presidenziali con una coalizione simile all'Ulivo. Addirittura il giapponese Kano, nell'ascoltare a Tokio le spiegazioni di Prodi, ha manifestato l'intenzione di promuovere la costruzione di una sorta di "Ulivo del Sol Levante". Fino a che punto la ricerca di una "terza via" capace di governare l'aggressivita' dei mercati mondiali, senza rinunciare a un certo standard di solidarieta', e' destinata a trovare sbocchi concreti? Clinton ha sussurrato a Prodi, che a maggio si e' recato a Washington, le tre parole da mettere in cima a un eventuale manifesto della terza via: fairness, democracy and freedom, solidarieta', democrazia e liberta'. In quell'occasione ne hanno parlato anche i collaboratori dei due uomini politici: un paio di volte si sono visti Sidney Blumenthal, amico e consigliere di Clinton, e il portavoce di Prodi, Ricardo Franco Levi. L'argomento e' stato ripreso a Ginevra dove i leader hanno celebrato l'anniversario del Wto, l'organizzazione mondiale del commercio. E non hanno discusso di Terza via solo i presidenti, ma anche le loro mogli. Hillary Clinton, molto interessata al progetto, ha voluto approfondirne i vari aspetti con Flavia Prodi e Cherie Blair. Finora l'iniziativa e' rimasta relegata nei colloqui a due piu' o meno riservati. Ma gia' si pensa a una sortita pubblica in grande stile, un Forum internazionale per riunire tutti gli aderenti e creare un movimento che all'inizio non dovrebbe avere caratteristiche politiche, ma solo culturali. Il grande appuntamento sara' forse per l'autunno prossimo. Si aspettano i risultati delle elezioni in Germania, dove Helmut Kohl deve vedersela con il socialdemocratico Gerhard Schroeder. Se vince quest'ultimo, Clinton e Blair potrebbero cercare di coinvolgerlo nel loro progetto. Per Prodi anche un'occasione di trovare spazio per un'articolazione diversa dalla tradizionale divisione popolari - socialisti che domina la scena nel Parlamento europeo (e che crea problemi al Ppi).


    Marco Nese

    Pagina 2
    (30 giugno 1998) - Corriere della Sera

    Clinton e Blair contano su Prodi per creare il " super Ulivo mondiale "


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    Predefinito Rif: Partito Democratico

    Palazzo Chigi conferma le anticipazioni del " Guardian " . Blumenthal, consigliere del presidente Usa: non si parlera' di arcane ideologie ma di cose pratiche

    " Ulivo mondiale " , vertice Prodi Blair Clinton


    Il meeting fissato per settembre a New York. Non invitato il socialista francese Jospin


    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - L'Ulivo Mondiale, come gli italiani amano chiamare quella che nella sinistra anglosassone si definisce Terza Via, comincia finalmente a partire: il primo incontro si svolgera' a New York il 21 settembre, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e avra' per oratori principali il presidente Bill Clinton, il premier britannico Tony Blair e, in rappresentanza dell'Europa continentale, il presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi. La notizia, anticipata dal Guardian, e' stata indirettamente confermata al Corriere da un portavoce di Downing Street, l'ufficio di Blair, il quale ha definito "probabile" l'incontro di New York. Di piu' i collaboratori del premier britannico non aggiungono, perche' sottolineano che il "summit" non e' organizzato dai governi bensi' dalla facolta' di legge della New York University, che sta gia' spedendo gli inviti, con l'aiuto del World Policy Institute, un centro di ricerca. Ma ogni dubbio e' stato spazzato dal portavoce di Prodi, Ricardo Franco Levi, che ha "confermato in pieno" l'anticipazione del Guardian, spiegando che il vertice e' stato preparato in una lunga serie di incontri, anche da parte del vicepresidente del Consiglio, Walter Veltroni, compresa la recente colazione di Prodi con Blair, a Bologna. L'incontro s'articolera' in tre seminari, il primo dei quali, sul futuro della societa' civile e della democrazia, sara' aperto da Hillary Clinton, che cosi' tornera' al dibattito politico attivo. Vedi caso, la notizia giunge alla vigilia della deposizione di Clinton sul "caso Lewinsky": la coppia presidenziale americana, evidentemente, vuole mostrare fiducia, nella speranza che la questione, per settembre, sia chiusa. Cio' che provochera' polemiche, tuttavia, e' la scelta degli ospiti. Com'e' possibile infatti che Clinton e Blair, alfieri della "sinistra atlantica", vogliano dialogare solo con Prodi, nonche' col premier svedese Persson, a nome del socialismo scandinavo? Tre Paesi brilleranno per la propria assenza - Francia, Germania e Giappone - e per ciascuno il Guardian da' spiegazioni differenti. In Giappone non esistono interlocutori adatti, mentre il Germania l'unico uomo politico sarebbe il candidato socialdemocratico alla cancelleria Gerhard Schroder, che pero' sara' impegnato nella campagna per le elezioni del 27 settembre. Ma sara' l'assenza del premier socialista francese Lionel Jospin che fara' scalpore. A quanto pare, la New York University non lo invitera' perche' lo ritiene "un socialista troppo tradizionale", dice il Guardian. D'altronde, non si ha notizia che Sidney Blumenthal, il consigliere di Clinton che prepara l'incontro, sia mai volato a Parigi, mentre sono noti i colloqui con Jonathan Powell, capo dello staff di Blair, e la visita a Palazzo Chigi, confermata da Roma. I socialisti francesi sono quindi ritenuti troppo diversi dall'Ulivo italiano, benche' entrambi abbiano varato una legge sulle 35 ore ed entrambi governino con l'appoggio, magari solo esterno, dei comunisti. Blumenthal dice che il seminario di New York "non riguardera' arcane ideologie sognate dagli intellettuali", perche' Clinton e Blair porteranno "le esperienze pratiche di due politici eminenti che vincono le elezioni, operano nel mondo reale e comprendono la necessita' di trovare, in un'economia globale, soluzioni comuni per problemi comuni". Tanto che i temi del dibattito sono stati scelti "su base pratica, per affrontare questioni politiche d'attualita". Eppure Clinton, Blair e Prodi, che concluderanno il dibattito, discuteranno temi generali e ampi come il rafforzamento della democrazia nell'economia globale oppure il "futuro delle opportunita". Ne' manca l'apporto degli intellettuali, se all'origine di tale ricerca c'e' Anthony Giddens, il sociologo a capo della London School of Economics, il quale ritiene che la crisi del Welfare State, inteso come "Stato assistenziale", debba portare a uno "Stato dell'investimento sociale". In un'intervista al Corriere, la scorsa primavera, il professor Giddens spiego' che la socialdemocrazia, "cresciuta nella guerra fredda", manca di una propria "teoria della competizione" e cosi' non puo' far fronte "ai tre maggiori caratteri della societa' d'oggi, cioe' capitalismo globale, sviluppo scientifico e tecnologico, democrazia di massa". Il vecchio egualitarismo non funziona in una societa' molto piu' complessa: sapra' dare una risposta la Terza Via di Clinton e Blair, familiarmente chiamata in Italia "Ulivo Mondiale"?


    Alessio Altichieri

    Pagina 8
    (15 agosto 1998) - Corriere della Sera

    " Ulivo mondiale " , vertice Prodi Blair Clinton


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    E pensare che sognavano un Ulivo mondiale


    Gli uomini della "fine della Storia"

    di Paolo Granzotto

    Egregio dottor Granzotto, in questi giorni si sentono spessissimo (purtroppo) due cognomi di personaggi tempo fa molto in contatto: Clinton family e Veltroni il clintoniano. Sembrava avessero risolto i problemi dell’Occidente (crescita economica e sviluppo democratico, pace arcobaleno nel mondo, integrazione razziale, sessuale, religiosa) con la nascita dell’Ulivo mondiale (o planetario non ricordo bene). Poi il nulla. Lei ricorda quando accadeva e perché tutto si è dissolto come arcobaleno dopo la tempesta?


    L’Ulivo Mondiale. Che risate! Ricordandocelo, lei ha fatto un’opera buona caro Gandolfi. Con Marini che ci deprime col suo intestardirsi a cercar «spiragli» (alias voltagabbana) nei sottoscala della politica, un po’ di buonumore ci voleva davvero. Quando fu? Nel ’98, mi pare di ricordare, che Veltroni buttò là che l’Ulivo («pianta mediterranea, molto radicata, con radici complesse e tronco contorto, risposta alla nuova sfida che la profonda crisi politica pone al sistema». Prodi dixit) avrebbe conquistato il mercato della politica mondiale, con la conseguenza inevitabile di una ulivizzazione del pianeta. Con la società civile e la stampa di regime gioiosamente tramortita dalla rivelazione, Prodi, che di quella meraviglia dell’Ulivo si riteneva a giusto titolo l’inventore e il piazzista, s’affrettò ad annunciare Urbi et Orbi che in veste di messia avrebbe personalmente «esportato» l’articolo nei quattro angoli del globo. A sentir lui un cento, centocinquanta Paesi s’erano già messi in lista d’attesa per farsi ulivizzare e, come i Re di Francia, al tocco guarivano gli scrofolosi, lui, sempre al tocco, li avrebbe ulivizzati. Uno per uno. Fu un momento di psicosi collettiva e di risveglio patriottico della sinistra: il Made in Italy aveva portato a casa il suo risultato più grosso dettando le regole politiche del terzo millennio. Un colpo da maestro e il maestro era lui, Romano Prodi da Scandiano (Reggio Emilia).
    A quel punto serviva solo un’occasione per dar corpo, in maniera solenne, all’ulivizzazione del pianeta e questa venne fornita da uno dei tanti seminari indetti dalla New York University che quella sagoma di Prodi, con la grancassa della stampa compiacente, fece passare per un’iniziativa diretta di Bill Clinton, allora presidente degli Stati Uniti. Per dirla come andò, Prodi diede a intendere che Clinton l’aveva invitato a New York perché vi tenesse quella lectio magistralis sull’ulivismo che avrebbe dato il via all’ulivizzazione dell’America. Solo che il giorno venuto il testa quadra si trovò a strologare sull’Ulivo Globale in un’aula magna pressoché deserta essendo l’intera nazione incollata alla tivvù per seguire le tutt’altro che spontanee dichiarazioni di Bill Clinton circa un servizietto fornitogli, nello studio ovale della Casa Bianca, da miss Monica Lewinsky. Fronte alla stagista porcacciona, Prodi sparì. E con lui l’Ulivo Mondiale del quale nessuno parlò più, nemmeno in patria. O meglio, ne parlò solo quel saltafossi di Massimo D’Alema per liquidarlo come «un’idea provinciale». Che per una roba che avrebbe dovuto dominare il mondo per un millennio e che non ha retto dieci anni nell’Italiuzza, è già un complimento.

    E pensare che sognavano un Ulivo mondiale - Parola Lettori - ilGiornale.it del 04-02-2008


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    LE TAPPE
    Nata dal britannico Giddens la "Terza via" approdo' in Italia


    La "Terza via" e' un'idea nata nel laboratorio politico inglese. Fu Anthony Giddens, il sociologo che guida la London School of Economics e uno dei piu' ascoltati consiglieri di Blair, ad affermare per primo la necessita' per i governi di centrosinistra di passare da uno "Stato assistenziale a uno Stato dell'investimento sociale". Lo scorso inverno Blair, in un'intervista al "Guardian", tradusse la proposta in un invito a Clinton, Prodi e agli altri leader del "center left" a raccordarsi per studiare risposte alle nuove sfide dell'economia globale. Da li' e' fiorita in Italia l'idea di un "Ulivo planetario", un'alleanza aperta ai democratici Usa e implicitamente alternativa all'Internazionale socialista.


    Pagina 15
    (22 settembre 1998) - Corriere della Sera

    Nata dal britannico Giddens la " Terza via " approdo' in Italia


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    "Insomma, partecipammo ai bombardamenti sulla Serbia anche per dimostrare che il nuovo D'Alema era diverso dal vecchio."

    Sergio Romano - Corriere della Sera (5 marzo 2008)



    D'Alema, «La guerra - di Serbia - che rifarei».


    86. D'Alema, «La guerra - di Serbia - che rifarei».

    Il governo D'Alema e la guerra in Jugoslavia


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    "Liberalizzare è di sinistra", la "civilizzazione del mercato tocca alla sinistra", teorizza Bersani

    Bersani, l'uomo del decreto liberalizzazioni del Governo Prodi

    Bersani: "Al via nuove liberalizzazioni"
    Padoa-Schioppa: "La sfida è la crescita"



    CASERTA - Liberalizzazioni e crescita. Questi i due temi messi sul tavolo di Caserta dai due ministri economici, Bersani e Padoa Schioppa. "Sono pronto a nuove misure che tengano insieme le liberalizzazioni, i diritti dei consumatori, la semplificazione della pubblica amministrazione e la lotta all'evasione: in poche parole sono pronto a creare una nova cittadinanza". E' quanto ha affermato il ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani parlando a porte chiuse nel vertice di Caserta. Secondo ambienti del ministero dello Sviluppo, il testo sarebbe pronto ma è probabile che bisognerà aspettare il dopo Caserta prima che sia varato definitivamente.

    In effetti domani, al cdm che si svolgerà a Caserta, non è prevista la presentazione del ddl sulle liberalizzazioni ha spiegato il ministro. Che ha molto insistito sulla necessità di uno sviluppo industriale compatibile con l'ambiente: "Voglio garantire una delle politiche industriali e di sviluppo più verdi degli ultimi anni perchè - ha sottolineato - ritengo che l'ambiente sia il paradigma dello sviluppo e della crescita economica del Paese".

    Prima di Bersani era intervenuto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa che ha sottolineato come "la sfida che l'Italia ha davanti è la trasformazione della ripresa in crescita e questo significa uscire definitivamente dal declino". Quindi ha spronato i ministri a lavorare per la crescita: ogni ministero, non solo quelli di tipo Economico, deve "mettere la crescita al centro delle sue azioni". La crescita, ha aggiunto, deve essere il metro di giudizio per tutti.

    Secondo il ministro dell'Economia è possibile portare la crescita italiana oltre il 2,5% nel 2011 intervenendo su alcuni handicap storici del sistema Italia: la scarsa partecipazione alla forza lavoro di alcune categorie, il basso livello di istruzione, la regolamentazione paralizzante e l'inefficienza delle istituzioni. "Una crescita forte è possibile se sappiamo trasformare questi handicap in opportunità".

    (11 gennaio 2007)

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    carlomartello
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    Predefinito Rif: Partito Democratico



    La Sinistra ha trovato nuovi padroni


    di Michele Mendolicchio


    “Per battere Berlusconi intesa a termine con Montezemolo” questa la sintesi del discorso del piddino Bettini. Dunque finalmente si esce allo scoperto, mettendo da parte la foglia di fico delle primarie. Secondo l’ex braccio sinistro di Veltroni è quindi necessario affidarsi all’ex presidente di Confidustria se si vuole tornare a Palazzo Chigi.

    Sulla individuazione di Montezemolo quale papa straniero ci siamo espressi più volte, sottolineando che la scelta sarebbe stata prima o poi manifestata. E così è stato. Altro che il Vendola con l’orecchino. Ci si prepara, insomma, anche ad accorciatoie possibili in caso di crisi di governo. Alludiamo alla ricerca di una maggioranza parlamentare, con la benedizione del Colle, attorno alla riforma della legge elettorale. Ciò porterebbe ad un governo tecnico con alla testa il ferrarista e in seconda fila i vari Casini, Veltroni, Fini, Bersani, D’Alema e Rutelli. Si tratterebbe di un vero e proprio golpe bianco in contraddizione di quanto espresso dal voto popolare. Per Bettini il ferrarista dovrebbe mettere la sua popolarità a disposizione di una battaglia civile e democratica. E invita altresì il partito ad aprirsi “ad un processo di allargamento e di pratica democratica” fondata sulla fiducia e nelle decisioni degli iscritti e dei cittadini. Nel progetto golpista di Bettini e company l’utilizzo di Montezemolo dovrebbe essere part-time tanto per riprendersi Palazzo Chigi. A proposito anche Di Pietro si è detto favorevole all’escamotage dell’utilizzo del ferrarista per battere il Cavaliere, purché ci sia un tempo definito: non più di un anno. Stando al discorso di Bettini il papa straniero dovrebbe compiere una sorta di missione o meglio un atto di servizio, unilaterale, disinteressato e a termine. Insomma mettendo a disposizione la sua esperienza di sfruttatore del lavoro e la sua amicizia con i potentati economici il papa straniero potrebbe far risalire la china all’esercito di disperati del centrosinistra.
    Per convincere gli integralisti della sinistra e del centro il braccio destro di Veltroni fa dunque leva sulla possibile vittoria perché solo in questo modo ci potrà essere una risposta affermativa di tutti al progetto. Poi analizza gli scenari possibili. “Se si vota a primavera -spiega Bettini- le esigenze prioritarie cambiano radicalmente”. Dice, in sostanza, che la sfida è voluta espressamente da Silvio per una questione di sopravvivenza politica. E nel tirare per la giacchetta il ferrarista a scendere in campo ne fa una questione di difesa della democrazia, della libertà e della giustizia. Se questa non è alterazione della verità cos’è? Ci si riempie la bocca di democrazia e di libertà ma questi sono proprio coloro che hanno svenduto il nostro Paese, rendendolo più povero e alla mercé degli speculatori.
    “Montezemolo -prosegue l’esponente del Pd- non è Berlusconi. Non può fare per tante ragioni un suo partito; tranne diventare uno dei tanti, confondendosi con gli altri. Non può neppure essere il federatore dell’esistente costellazione dei leader già in campo, che hanno rapporti tra di loro assai logorati. La solitudine, che ha rivendicato, è la sua forza”. Non è buffo che l’ex partito comunista per battere Berlusconi si affidi ad un padrone?

    La Sinistra ha trovato nuovi padroni, Michele Mendolicchio


    carlomartello
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Partito Democratico

    Ottimo. Cerchiamo di capire chi sta dietro ai burattini della classe politica e il materiale umano che regge l'Italia. Buona idea. :giagia:

 

 
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