E uno:
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PRODI CON GOLDMAN SACHS FARA' ANCHE IL CONSULENTE
06 marzo 1990 — pagina 47 sezione: ECONOMIA
MILANO L' ex presidente dell' Iri Romano Prodi è in avanzate trattative con la merchant-bank americana Goldman Sachs che gli ha chiesto di diventare suo consulente strategico per il mercato italiano. La notizia, confermata da fonti vicine allo stesso Prodi, soddisfa finalmente le curiosità da tempo concentrate sulle occupazioni del professore di Bologna dopo la sua uscita dalle Partecipazioni Statali. In realtà a Prodi non mancano certo le cose da fare. Oltre ad aver ripreso l' attività didattica ed a essere tuttora tra i principali animatori del centro studi bolognese Nomisma, ha già avviato un intenso lavoro di consulente economico per numerosi gruppi italiani e stranieri. La formalizzazione di un rapporto stabile con la Goldman Sachs non farà altro che ratificare questa sua nuova veste professionale.
E due:
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Prodi: Solo Monti può salvarci col Cavaliere siamo tornati al ' 43
06 novembre 2011 — pagina 12 sezione: POLITICA INTERNA
BOLOGNA - Squilla un messaggino sullo smartphone di Romano Prodi: «Hai visto il Financial Times?», è l' articolo che intima a Berlusconi "Per l' amor di Dio, Vattene". L' ex premier sospira, allarga le braccia: «È la cosa più dolorosa. Tutto il mondo contro l' Italia». E allora? «Monti. È l' ora di Mario Monti», quasi un' invocazione, «non si può aspettare ancora». All' ora del buffet, nelle sale affrescate di Palazzo Pepoli, a Bologna, Prodi saluta Sabino Cassese, il giudice costituzionale che ha appena tenuto l' annuale "lettura" solenne dell' associazione "Il Mulino", tema "L' Italia, una società senza Stato", e a quanto pare ora anche senza governo.È quasi un summit, c' è anche Ignazio Visco, da anni socio del cenacolo dei professori bolognesi, ora alla sua prima uscita pubblica (accompagnato dal suo direttore generale Fabrizio Saccomanni, anche lui "mulinante") dopo la nomina a governatore della Banca d' Italia, muto per discrezione sull' attualità, ma non si sottrae quando Prodi rievoca con lui i tempi entusiasmanti della nascita dell' euro, «quando un premier italiano», dice Prodi parlando di sé, «poteva chiamare al cellulare quello tedesco e discutere con lui della parità col marco». Serve di nuovo una personalità così, per salvare l' onore dell' Italia, «un uomo rispettato in Europa e nel mondo, una garanzia di autorevolezza, e Monti è questa persona». Professor Prodi, a luglio lei sconsigliò la crisi di governo perché "non si cambia il timoniere durante la tempesta"... «Ho cambiato idea, ora è chiaro che è il timoniere che ci porta verso gli scogli. Con le ultime uscite abbiamo superato i limiti della decenza». L' Italia benestante che riempie i ristoranti? «Per favore, non parliamo di queste follie, siamo nel mezzo della crisi più grave che abbiamo mai visto... Credo che un momento così brutto, bloccato, pericoloso, l' Italia l' abbia vissuto solo alla vigilia del 25 luglio ' 43: ma allora avevamo la guerra in casa». Pensa che con Monti a Palazzo Chigi l' attacco all' Italia cesserebbe? «Credo che l' effetto si vedrebbe. La nostra è anzitutto una crisi drammatica di credibilità internazionale. Non ce la meritiamo, ma purtroppo è così che è finita per le scelte fatte: la fiducia in chi ci governa non esiste più, è azzerata. Ora ci serve un periodo di tregua, per recuperarla». Il G20 di Cannes non doveva dare una svolta? «Era partito pieno di ambizioni sulla riforma del sistema monetario internazionale, ha finito per occuparsi solo di Europa, e nell' Europa ha guardato a noi. L' unica conclusione di quel vertice è stata una severa reprimenda per l' Italia». Berlusconi rivendica di avere chiesto lui la "certificazione" del Fmi. «Siamo stati messi sotto tutela, è difficile negare questo dato di fatto». Anche per un governo Monti serve una maggioranza parlamentare, l' avrà? «Temo che i numeri dicano di no, ma queste sono valutazioni che deve fare chi è in prima linea, io ora sono un osservatore esterno della politica. Dico quel che servirebbe al paese, subito». Se si andrà alle elezioni? Che prospettive vede per il centrosinistra? «Bersaniè una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a "uscire"... Non è confortante leggere che, con quel che succede, nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe». - MICHELE SMARGIASSI
E per capire bene il tutto, e tre:
QUELLA SCUOLA SUPERIORE DEI BOLOGNESI AL POTERE - Repubblica.it » Ricerca
QUELLA SCUOLA SUPERIORE DEI BOLOGNESI AL POTERE
18 ottobre 2011 — pagina 1 sezione: BOLOGNA
UN FAMOSO centro studi economici. Un salotto buono. Una scuola di formazione di manager e lobbisti nel senso nobile, anglosassone, professionale. Di chi ha la forza per contare e far contare storia e legami. Probabilmente molto altro ancora. Nomisma è una creatura anomala per l' Italia di ogni epoca. Oggi ne festeggiano con grandi onori i trent' anni. In un luogo sacrale: i saloni di San Domenico. Fuori dalla città dei tran tran con cui il centro ha sempre avuto un buon rapporto ma mai nessuna identificazione. Gli occhi oggi sono puntati su tre personaggi top della celebrazione: Romano Prodi, che Nomisma fondò, Giulio Tremonti, Gianfranco Fini. Angoli diversissimi di un triangolo proiettato oltre il quadro politico attuale, Berlusconi ma anche il centrosinistra balbettante e gli equilibrismi. PER spiegare cosa continui a essere il centro studi di Strada Maggiore, entro i muri splendidi e imbrattati di Palazzo Davia Bargellini, forse bastano altri due nomi che saranno sul palco. Pietro Modiano, già big di Unicredit e Banca Intesa (che quando era BNL con i bolognesi Nerio Nesi e Francesco Bignardi finanziò la nascita di Nomisma), per anni un po' ridicolmente etichettato come banchiere rosso, marito dell' ex ministro di Prodi Barbara Pollastrini, uomo di rapporti internazionali. Il generale Giuseppe Cucchi, già rappresentante italiano alla Nato, capo dei servizi segreti con Prodi, a Palazzo Chigi con lui e D' Alema, figlio di un leader partigiano del Pci bollato come dissidente negli anni 50 dal filosovietico Togliatti. Nel greco antico la parola "nomisma" indica il valore reale delle cose, il sito della società che si dipinge così: "osservatorio locale, nazionale e internazionale sui fenomeni economici, rivolgendo particolare attenzione ai fatti dell' economia reale". Nomisma è approccio interdisciplinare all' economia, fin da quando nacque nel 1981 tanti hanno faticato a inquadrarla nei propri schemi. Come Prometeia, la società di previsioni economiche di Angelo Tantazzi e Paolo Onofri, grandi amici di Prodi. A differenza loro Prodi è diventato un personaggio pubblico e la faccenda ha portato accuse da destra e persino inchieste su Nomisma. Tutto è finito in niente, senza davvero partire. Per altro anche la sinistra a Bolognaa lungo non siè raccapezzata. Nessun suo uomo è stato ai vertici scientifici, anche se poi l' Unipol è entrata nell' azionariato con i presidenti Consorte e Stefanini ed ora vice di Modiano è Luciano Sita, che ha fatto della Granarolo un colosso. In compenso Nomisma ha sfornato donne e uomini per molte situazioni e stagioni. Il primo direttore, Massimo Ponzellini, ora guida Impregilo e Popolare di Milano. Giuseppina Gualtieri (una donna è direttrice anche ora, Piera Magnatti) è andata in Hera e Aeroporto. Paolo De Castro, già ministro, è l' unico italiano a guidare una Commissione all' Europarlamento. A Nomisma è passato l' uomo d' affari Angelo Rovati e sono cresciuti ex ragazzi come Patrizio Bianchi, Massimo Tonon, Franco Mosconi, Daniele De Giovanni, Marco Fortis, Roberto Zoboli. Finiti in cattedra, all' Eni, alla Goldman Sachs, rettori, assessori. Prodi per tutti è rimasto il faro. La griffe Nomisma-Prodi serve ed è servita a tutti, a cominciare dal ribelle Gianni Pecci, l' inventore del pullman dell' Ulivo, e dal predecessore di Modiano, Gualtiero Tamburini, andatosene con qualche scintilla, fondatore dell' Osservatorio immobiliare, rimasto un riferimento. Se esiste una lobby, Nomisma è questa. Un club dove tutti i grandi dell' economia formatisi a Bologna hanno lavorato e istruito i giovani ricercatori: Angelo Tantazzi, Alberto Quadrio Curzio, Alberto Clò, Piero Gnudi. Nino Andreatta era il vate, con la sua scienza, il suo distacco appassionato, il suo centro Arel. E quando l' Urss cominciò a sgretolarsi, Nomisma andò a cercare di spiegare come entrare nel capitalismo ai russi: fu Mirbis, società che non decollò fra le macerie sovietiche, mentre i burocrati portati sotto le Due Torri scantonavano fra le gioie dell' edonismo bolognese. Ora però Mirbis è un' alta scuola di business che sforna supermanager e superfatturati. - MARCO MAROZZI
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Dire che tutto quadra è banale?




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repapelle:
