
Originariamente Scritto da
codino
tratto da un articolo (
free) di Maurizio Blondet
http://www.effedieffe.com/component/...ml/Itemid,272/
[...]
Da digiuno di cultura musicale, mi sono spesso domandato quando e come l’Europa ha abbandonato il suo «linguaggio» musicale proprio (tutto ciò che va sotto il nome di musica «classica») per adottare il jazz, il rock, insomma una lingua estranea, e negroide. Jones, con chiarezza lampeggiante, identifica un momento: verso il 1888, quando Nietszche, ormai sull’orlo della follia, volge le spalle all’Europa ed «emigra» spiritualmente in Africa.
Nietzsche si sente definitivamente tradito da Wagner. Il vecchio maestro e adultero abituale aveva composto il Parsifal; un’opera che il masturbatore (1) di Sils Maria interpreta come una conversione, o almeno un riavvicinamento di Wagner al cattolicesimo. Conversione mai avvenuta, non più che una molle nostalgia di un impenitente. Ma le righe furenti di Nietzsche che Jones riporta sono inequivocabili: il Parsifal era per lui «lo spirito della Controriforma», era «troppo cristiano, chiuso, limitato (...) con troppo libretto specialmente nella parte della Santa Comunione... una traduzione da una lingua straniera».
Ma in cosa consisteva precisamente il «tradimento» di Wagner?
Nell’aver abbandonato la via della «rivoluzione culturale» aperta con il Tristano e Isotta. Quest’opera - racconto di un adulterio - è stata vissuta da quella generazione tedesca come l’abbondono di quel che Wagner chiamò «l’ideale impossibile» della cristianità (luterana, il perbenismo borghese) e l’inizio della «liberazione sessuale», della soddisfazione dei desideri repressi, che finalmente Wagner il mago rendeva «esteticamente plausibili».
Niezsche ne fu entusiasta: finiva l’era di Cristo, e tornava l’età di Dioniso. «Il Tristano di Wagner è un’opera assolutamente oscena», scrisse.
Che una musica sia oscena, nel senso di pornografica, può sembrare strano alle nostre orecchie ormai incallite, alla nostra coscienza ormai assuefatta a ben altre pornografie. Ma un geniale ammiratore di Nietzsche come Thomas Mann (in una frase riportata da Jones) è molto esplicito: «... non perdevo mai una rappresentazione del Tristano (...) quella che è la più sublime e pericolosa delle opere di Wagner, che nella sua passione sensuale e sopra-sensuale, nel suo lascivo desiderio di letto, è davvero adatta ai giovani, nell’età in cui il desiderio erotico è così importante».
Il Tristano fu per quelle generazioni la liberazione dei desideri dalla ragione, l’entrata nel territorio in cui «tutto è permesso», in cui (per Nietzsche) «la civiltà viene annullata dalla musica». E invece, ecco il vecchio corruttore, appagato e sistemato, scrive Parsifal. «Un’apostasia e un ritorno agli ideali oscurantisti di un cristianesimo morboso», grida Nietzsche: «La parola di Feuerbach sulla ‘santa sensualità’ risuonò negli anni ‘30 e ‘40 (dell’Ottocento) per Wagner come per molti tedeschi come la parola della redenzione». E adesso, di colpo, Wagner se ne esce fuori con «la predicazione della castità: un istigamento alla negazione della natura».
E’ a questo punto che Nietzsche (siamo nel 1888, fra poco sprofonderà nella demenza) si volge all’Africa. Un’Africa che «sente» o finge di sentire (per far dispetto a Wagner) nella Carmen di Bizet: «La sua serenità è africana; la sua felicità è breve, improvvisa, senza remissione». Bizet ha «il coraggio di questa sensibilità meridionale, scura di pelle, riarsa... Come ci persuade acquietandoci la danza moresca (...) nella sua lasciva melanconia (....) Finalmente l’amore, l’amore ritradotto nella natura! Non l’amore di una ‘vergine superiore’, ma l’amore come fatum, come fatalità, cinico, innocente, crudele, e appunto in ciò, natura. L’amore che nei suoi strumenti di guerra è in fondo l’odio mortale dei sessi» (2).
E’ l’inno alla immaginaria e favoleggiata sessualità negra o primitiva, al sesso senza problemi, alla pura «natura» senza storia. Negli stessi anni, Gauguin partirà per la Polinesia a cercare la stessa cosa: «le delizie dell’abiezione», come dice Thomas Mann. E il colonialismo avrà tra le sue spinte occulte ma potenti la presunta disponibilità sessuale della «faccetta nera»: l’uomo bianco vuole abbandonare l’armonia e la moderazione cristiana per il luogo dove «tutto è permesso» (come capirà Conrad, risalendo il fiume Congo in «Cuore di Tenebra»). Sono gli anni in cui Freud scopre la molla della libido come «verità ultima» della psiche, con l’idea di smuovere gli inferi: «Movere si nequeo superos, Acheronta movebo», pone in exergo alla sua «Interpretazione dei sogni»: se non posso commuovere il cielo, susciterò l’Averno. Picasso ed altri scoprono di colpo «l’arte negra», le maschere orribili di idoli e stregoni divengono oggetti da mostra d’arte.
Anche Nietzsche, roso dalla sifilide, parte a modo suo: «Sto cercando il continente nero, per liberarne gli schiavi», scrive.
Profetico Nietzsche, profeta della tenebra. Sbagliò solo di continente: non dall’Africa ci sarebbe venuta la nuova musica dionisiaca, ma dagli Stati Uniti. Le prime orchestre jazz negre giunsero a Parigi con le truppe americane nel 1917: e trovarono un’Europa che avendo esaurito ogni risorsa spirituale nell’immane macello della Grande Guerra, era pronta ad abbandonare la sua lingua musicale, Bach, Beethoven, Mozart. Come erede di Wagner, era rimasto Schoenberg, con la sua musica inascoltabile, la non-musica atonale, uno sterile intellettualismo che non portava a nulla. La musica negra invece, «fortemente marcata e riconoscibile anche dagli illetterati musicali», che «viene ritmicamente dalla regione inguinale, dagli organi sessuali», scrive Antheil, «ci fece ricordare se non altro che avevamo ancora dei corpi che non erano stati dilaniati da shrapnel... Stavamo imparando a vivere alla solare luce torrida degli animali».
[...]
note:
1) E’ stato lo stesso Wagner ad insinuare, in una lettera al medico di Niezsche, che la malattia del filosofo fosse dovuta agli eccessi del vizio solitario.
2) Ciò che le canzonette chiamano «amore» è proprio questo in realtà: odio mortale dei sessi. Il sesso come predazione, lo stalking, la violenza di gruppo sulla sconosciuta o l’accoltellamento della fidanzata, sono il risultato sempre più frequente di questo «amore» cosiddetto «innocente e crudele». Profetico Nietzsche.
*** *** ***
