Allevamento, fisiologia e degenerazione
(Nietzsche, il ribelle aristocratico, p. 1086)
Come sappiamo, Vattimo ne raccomanda l'interpretazione in chiave allegorica, con un'arbitraria astrazione da un contesto storico caratterizzato dalla diffusa presenza dell'eugenetica, e con una non meno arbitraria astrazione dall'entusiasmo di Nietzsche per questa nuova «scienza». E' interessante vedere in che modo Vattimo immerge in un bagno purificatore anche le pagine più inquietanti del filosofo. Dopo aver enunciato la massima «Muori al momento giusto», Zarathustra così prosegue:
Certo, colui che mai vive al momento giusto, come potrebbe morire al momento giusto? [Bisognerebbe che non fosse mai nato! - Questo consiglio ai superflui.
Ma anche i superflui si danno importanza quando muoiono, e anche il guscio più vuoto vuole essere schiacciato]. Tutti danno importanza al morire (Wichtig nehmen Alle das Sterben): ma la morte non è ancora una festa. Gli uomini non hanno ancora imparato come si consacrano le feste più belle (Za, I, Della libera morte).
Tra parentesi quadre è il brano tralasciato da Vattimo e nel suo libro segnalato nel modo classico con i tre puntini. Col corsivo ho evidenziato il brano da lui tradotto in modo sensibilmente diverso, e, secondo me, equivoco: «Per tutti, morire è una cosa importante». In realtà, agli occhi di Nietzsche, l'importanza della morte dei «superfui» è qualcosa di puramente soggettivo e immaginario. Essi pesano in modo intollerabile sulla società e sulla vita; bisognerebbe sollecitarli a porre fine a un'esistenza priva di valore. Su ciò, in quello che non a caso è stato definito il «capitolo del suicidio», Zarathustra insiste con forza, ma di ciò non c'è traccia nel commento di Vattimo. In conclusione, questi trasforma miracolosamente in pura riflessione morale un discorso eugenetico non privo di brutalità: il suicidio indotto dei malriusciti come Festa della Civiltà!
Il processo di volatilizzazione e sublimazione si conclude con la proposta di tradurre Übermensch con «oltreuomo», invece che con «superuomo»: a Nietzsche starebbe a cuore solo il «trascendimento» dell'«uomo della tradizione». In realtà, il discorso immediatamente successivo di Zarathustra, nel condannare l'«egoismo dei malati», che si attaccano a una vita priva di valore e in tal modo aggravano la «degenerazione» (Entartung), così prosegue: «In alto va la nostra strada. dalla specie (Art) alla super-specie» (Über-Art) (Za, I, Della virtù che dona). Un aspetto essenziale del discorso di Zarathustra è la contrapposizione del «superuomo» e della «super-specie» alla dilagante «degenerazione». E di nuovo siamo rinviati ad un tema che, assieme e inestricabilmente intrecciato a quelli della trasmissione ereditaria del crimine e dell'eugenetica, domina la cultura europea e occidentale della seconda metà dell'Ottocento, occupando un ruolo centrale anche nella cerchia degli autori e degli amici cari a Nietzsche: lo conferma l'occorrenza, nelle loro lettere, dei nomi di Galton, Lombroso, Gobineau. E questo corposo contesto storico non si lascia rimuovere se anche ci decidessimo a tradurre Übermensch e Über-Art rispettivamente con «oltreuomo» e ... «oltre-specie»! E' impresa vana voler separare in Zarathustra il grande e fascinoso moralista dal brutale teorico del radicalismo aristocratico.




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