Si è aperto ieri mattina, nel palazzo di giustizia viterbese il procedimento, a carico di Albert Slupecthi, il 43enne
romeno finito in manette nell’autunno del 2010 con l’accusa di aver
abusato della fidanzatina del nipote, di appena sedici anni.
Ad incastrare l’uomo era stata una coincidenza del tutto fortuita: la sera del 27 settembre dello scorso anno gli uomini della Squadra mobile, diretti da Fabio Zampaglione, erano intervenuti in un casolare alla periferia del capoluogo per sedare una lite finita a calci e pugni tra due uomini. Ed era stato proprio in questa circostanza che la ragazzina, scoppiata in un pianto dirotto, aveva confessato di essere stata vittima di uno stupro.
Da qui erano partite le indagini della Polizia che avevano permesso di ricostruire la dinamica dei fatti. “La sedicenne e il fidanzatino sono arrivati dalla Romania nel mese di giugno e avevano trovato ospitalità dallo zio del giovane”, aveva spiegato il dirigente Zampaglione durante la conferenza stampa indetta all’epoca del fatto. “Una sera – avevano aggiunto gli investigatori - Slupechti,
rimasto solo con la ragazzina, l’ha costretta a spogliarsi e l’ha violentata sessualmente”.
La sedicenne, però, non avendo nessuno con cui confidarsi, si era tenuta il segreto, fino alla sera della terribile discussione, quando il padre del sedicenne, venuto a conoscenza di quanto accaduto, si era presentato al casolare di Slupechti e l'aveva aggredito.
Ieri mattina, come accennato all’inizio, il processo si è aperto con la deposizione del ragazzo. “Anna (il nome è di fantasia, ndr) mi ha raccontato che mio zio l’aveva minacciata di farla tornare in Romania se non avesse fatto sesso con lui”.
La seduta, che è stata di carattere interlocutorio, è stata aggiornata al 9 aprile 2012.
Viterbo News 24 - Sedicenne stuprata dallo zio del fidanzatino, al via il processo all'orco