I NAPOLITANI AL COSPETTO DELLE NAZIONI CIVILI
Giacinto dè Sivo
1861
Capitolo primo
La setta mondiale
I Settari straziano l’Italia
Le nazioni civili che mirano lo svolgimento di questo gran dramma italiano,
iniziato a nome delle civiltà e del progresso, saran per fermo stupefatte al mirar la rea
lotta che specialmente nel reame delle Sicilie procede cruenta ed atrocissima fra Italiani
ed Italiani. Dopo tante lamentazioni contro lo straniero, non è già contro lo straniero che
aguzza e brandisce le arme, quella fazione che vuol parere d’esser la italica nazione.
Pervenuta ad abbrancare la podestà, ella non assale già il Tedesco, ne il Franco, né
l’Anglo, che tengono soggetta tanta parte d’Italia; ma versa torrenti di sangue dal seno
stesso della patria, per farla povera e serva. Ella grida l’unità e la forza; e frattanto ogni
possibilità di unione fa svanire, con la creazione di odii civili inestinguibili; e distrugge
la sua stessa forza in cotesta guerra fratricida e nefanda, che la parte più viva e generosa
della italiana famiglia va sperperando ed estinguendo. L’Italia combatte l’Italia. Gli
stranieri potentissimi e formidabili sogghignano e preparano le arme, in mentre le
persone, le industrie, il commercio, le arti italiane e ogni forza va in fondo, fra gli
spogli, le fucilazioni, gli incendi e le ruine. L’Italia subissa l’Italia. Né solo nella parte
materiale subissa: il dileggio ch’ella fa del dritto, della morale e della religione, sono
mali più gravi; perocché accennano a corrompere il popolo, ne degradano agli occhi
dello straniero, e ne svergognano quivi appunto dove volevano sovrastare a tutte le
genti. Dopo tanti sterminati vanti del nostro primato civile, ora diamo spettacolo
d’avidità da pirati, di barbarie esecrande, e di cinismo e d’ateismo vestiti di stucchevoli
ipocrisie. Primi ne proclamavamo, e mostriamo esser ultimi. Una immoderata baldanza
di forza materiale; ed ora quando poniamo mano a stringer la forza, e sperimentiamo
non esser d’altro capaci di suicidio, e perdiamo bensì la forza morale. Si anelava prima
al compianto, poscia all’ammirazione della terra; invece riusciamo a meritarne il
disprezzo.
Disegno della provvidenza
Non pertanto non è indarno che la Provvidenza permette tante catastrofi. Il fuoco
purifica l’oro, e le sventure purificano la società; e forse da questo fuoco ch’ora ne
scotta ed atterrisce sorgerà la nazione italiana monda e splendida per religione e virtù,
che son la forza vera ne’ secoli civili. L’uomo ingegnoso si valse della foga de’ torrenti
per macinar le biade; e forse per questo torrente rivoluzionario che ora ne investe, potrà
l’Europa con l’aiuto del Signore abolir per sempre le superbe ambizioni, e unire le sue
varie stirpi nel comune interesse dell’amore e della pace.
Civiltà cristiana
Prima che l’uomo fosse sociale fu soligno e selvatico; e il pugno più gagliardo
imperava. Ma i deboli si unirono insieme; la comunale forza fu messa agli ordini del
magistrato; e la società civile fu fatta. Così se il mondo avesse potuto contenere una
società sola, non avrebbe veduto le guerre che sono la brutalità delle nazioni. Ma per
lunghi secoli l’una società insidiava o asseriva l’altra, sinché il Cristianesimo le strinse
quasi tutte nel suo amplesso. La religione fu il magistrato che mise impotenza di civiltà
le nazioni. Però la guerra è un ritorno delle società allo stato brutale; è dar ragione alla
gagliardia del pugno. Il mondo per tanto sarà pienamente civile; allora quando le stirpi
umane, di qualsivoglia linguaggio, congiunte in Cristo, avranno il magistrato che
diffinisca le loro liti, e vieti il tuonar del cannone.
Egoismi delle nazioni e comunione internazionale
Veggiamo per contrario che si fan qua e là sorger desideri esclusivi di
nazionalità. Invece di anelare ad esser tutti una famiglia, tentiamo a disunirci con
l’egoismo delle razze. Anzi che abolire la idea di straniero, la esageriamo, e risvegliamo
le gelosie e le ambizioni. Ma questo pensiero che ne richiama a’ tempi rozzi, e fa
considerare nemico qualunque parli diversa lingua, è pensiero vecchio che accenna a
disgiungere quanto Cristo annodava; è ritorno al paganesimo che appellava barbaro lo
straniero, e lo voleva morto o servo. Ma noi siam tutti figli d’uno Adamo, tutti fratelli; e
piuttosto che evocare dalla notte de’ secoli i pagani concetti delle nazionalità, per
isconvolgere e saccheggiare il mondo, ei sarebbe opera insigne il torre via per sempre il
mal vezzo delle guerre e delle conquiste. Siccome il ricco è uguale al povero innanzi al
magistrato, così la piccola Norvegia dovrebbe essere uguale all’ampia Russia innanzi al
magistrato delle nazioni. E se un congresso permanente fermasse per sempre il codice
internazionale, e avesse una comunale forza per la esecuzione de’ suoi decreti, ei si
farebbe della cristianità una sola famiglia, faria pari il debole al forte, annienterebbe le
antipatie nazionali, abolirebbe tante arme parassite, e porterebbe gli uomini al vero stato
civile, al quale il creatore li destinava.
Tanto pensamento, che fu lungo sospiro dell’umanità, non credo abbia sempre a
rimanere inadempiuto. I bisogni reali dell’uman genere, l’avanzamento del secolo, il
meraviglioso esplicamento delle forze sociali, l’idea mondiale che s’indirizza unanime a
Dio, il comunal desiderio di pace e di prosperità, i vincoli sempre più estesi del
commercio, l’elettricismo, il vapore, le montagne forate, gl’istmi tagliati, son tutti larghi
passi verso una civiltà piena e non lontana, che agguaglierà le potenze, e farà tacere le
ambizioni e le vanità. Pienamente allora Cristo avrà regno.
La sovversione settaria
Ora questa perfezione sociale, che assicurerebbe davvero la uguaglianza, la
fraternità e la libertà, con lo esalamento della religione, è contrastata e combattuta
appunto dalle fazione che ha per apparente divisa Uguaglianza, fraternità e libertà. Essa
ritorce il sentimento di tai parole per minar la religione e la società. Va gridando le
nazionalità per subissare le nazioni e derubarle, e far poi di tutte una famiglia sociale,
senza Dio e senza leggi. E’ una setta latente che aguzza l’arme avvelenate nel buio e nel
mistero; congiura e colpisce, trionfa e si palesa, e s’è abbattuta, si rituffa nelle tenebre,
per ripigliar nuova lena. E’ una potenza sotterranea, che fa guerra a tutte le potenze
della terra. Essa non è già italiana soltanto, ma spanuola bensì, e francese, e alemanna e
russa e britanna e americana; da ogni banda ha misteriosi o palesi conciliaboli; stende in
qualunque luogo sue branche, si impadronisce della letteratura e delle scuole, lancia i
suoi sofismi capziosi, e propugna motti ed opinioni. Essa corrompe la popolazione,
inventa la storia, investe le giovanili menti, e le abbarbaglia con le splendide parole di
libertà, di giustizia e indipendenza; e mentre il contrario vuole e fa, ipocritamente fa
grandi promesse, abbassa con calunnie i virtuosi, magnifica i suoi adepti, e lor fa strada
a’ governi, a’ magistrati, alle università, alle milizie, e talvolta agli alti seggi del clero; e
sinnanco le reggie ed i troni, e i consiglieri de’ regi, ed i regi stessi corrompe e fa suoi.
Essa impera come Satana, ed ha schiere infinite di démoni ubbidenti, essa comanda le
dimostrazioni, le barricate, gli opuscoli, i regicidii, le pugnalazioni, le fucilazioni e
gl’incendi della città. Essa mai non retrocede. Vinta, s’atteggia a vittima; stampa libri a
difesa de’ Bandiera e de’ Pesacane; piange e deifica i Milano, gli Orsini, e i Locatelli,
accusa i giudici d’ingiustizia e di tirannide; e prepara nuovi colpi, e rumina altri
misfatti. Vincitrice, è frenetica; tutto abbatte e distrugge, piglia ogni cosa, saccheggia,
sperpera, dona, rimuta, e fa vendette di sangue. Non lascia le oneste parole, ma alla luce
del sole le smentisce con fatti orribili; calunnia i caduti, li spoglia e percuote; e procede
ritto alla sua meta; cioè a quello che appellan socialismo, ma ch’è la negazione della
società. La setta è il rovescio del Cristianesimo. Cristo unisce le nazioni in uno amore di
Dio; la setta disunisce bensì le famiglie, e aspira all’isolamento dell’ateismo.
Il processo rivoluzionario
Né tampoco ell’è contenta d’un trionfo solo. Essa fe’ la rivoluzione francese, e
volle in ogni parte propagarla; essa menò Luigi XVI al patibolo; essa si rivoltò contro le
sue stesse membra, die’ favore a Napoleone, e il fe’ cadere; essa consigliò a Carlo X le
concessioni, e fece re il suo capo Luigi Filippo, ed essa stessa questo non ubbidiente suo
strumento spezzò e cavò di seggio. Fu dessa che congiurò contro la repubblica del 1848;
ma vinta sulle barricate di Parigi, si vendicò del Cavaignac col farlo superare da
quest’altro Napoleone, al quale manda alla sua volta le bombe dell’Orsini. E’ dessa la
variopinta iride di tutti i moti rivoluzionarii. In mentre gavazza in Italia sotto il vessillo
d’un re ignorante, alza la bandiera rossa in Ispana con un Perez, fa morire i Teleki in
Ungheria, commuove le passioni polacche, divide l’unione Americana, e sin nella
fredda Russia tenta sue prove. Qui deifica un re, colà grida repubblica altrove
indipendenza o affrancamento. Qui vanta le felicità costituzionali; e là manda un grande
Beker a colpire il costituzionale re di Prussica, e i Merino e i Donzios a ferire le
costituzionali regine di Spagna e di Grecia. Costruisce plebisciti in Italia, e tenta
percuotere in Francia un imperatore uscito dal plebiscito. Esalta fra noi la nazionalità, e
la nazionalità contrasta in Irlanda. Sono mezzi diversi, serventi una stessa idea. Vuolsi
la rivoluzione in qualsivoglia modo si possa avere. In Italia comanda l’unità; ingiunge la
divisione in Ungheria ed in America. In Italia stessa gridava non ha guari in principio
lega italiana, Papa e Pio Nono; ora non più lega, non più Papa-re, non Pio Nono; anzi
fuori il papa, fuori il cattolicismo, abbasso i preti. E mentre qui fa buon viso al
protestantesimo, nella Germania protestante predica l’ateismo; perché essa nessuna
delle cose che grida vuole veramente, ma veramente vuole la roba altrui.
Ipocrisia della setta
Procedente sempre infaticabile in verso lo scopo suo, la setta si modifica, si
dilata, si accorcia, e muta bensì nomi a seconda de’ luoghi e de’ tempi. Prima eran
Templari, poi Massoni, poi Illuminati, Giacobini, Carbonari, e radicali e socialisti. Non
ha guari s’appellavan la giovine Italia, ora si gridano unitarii qui, separatisti in America;
e qual nome si daranno domani? La setta mondiale aspira a rovesciare l’ordine presente
nel mondo. Vuole una qualunque mutazione per pigliarsi il mondo. E’ la guerra di quelli
che non hanno a quelli che hanno. E’ quasi un secolo che fatti terribili e sanguinosi
vansi svolgendo in fra quattro generazioni. Parecchi milioni d’uomini son caduti per
ferro, per mannaie, per cannoni e per istenti; molte famiglie illustri andarono esulando
per la terra, un buon re ebbe il capo mozzo, parecchi ne furon cacciati dalle loro sedi,
non pochi principi e grandi caddero per veleni e per pugnali; non poche città patirono
saccheggi ed incendii, innumerevoli campi vennero devastati, molte flotte, molte
prosperità, molte ricchezze distrutte; e la storia già annovera assai i nomi di luoghi
famosi per battaglie e ruine. E che ha guadagnato l’umanità? Si è poi proclamata
libertà? Risponda qui la coscienza delle nazioni; risponda questa misera Italia nostra,
anzi non più nostra; la quale viene affranta ed oppressa da tutte le genti; che in nome
della libertà vide spegnersi a forza nel suo seno, quelle due nobilissime repubbliche di
Genova e di Venezia, ultime reliquie delle andate nostre grandezze; e che là dove avea
già solo il Tedesco, ora è dominata e sospinta da Tedeschi, da Francesi, e da Inglesi, e
fatta campo miserando di battaglie! Questi progredimenti e questi ceppi s’ha guadagnati
l’Italia sotto lo stendardo della bugiarda libertà.
Libertà settaria e vera libertà
Certamente la libertà è sommo concetto. Iddio creatore miselo nel cuore umano,
insiem con quelli del diritto e della religione; ogni bell’anima lo sente, lo vagheggia, e
per esso combatte e patisce e muore onoratamente. Ma la setta congiuratrice non vuole
la libertà, fuorché sulle labbra e su’ vessilli. Vuole invece la guerra civile, l’anarchia, gli
alti seggi, le imposte sforzate, le grasse mercedi, l’abolizione degli altari e delle leggi, il
comunismo, la distruzione della famiglia sociale, e la tirannia de’ peggiori su’ migliori,
del gagliardo sul debole, e della rapina sul dritto. Grida libertà ma impone cieca
ubbidienza a’ suoi seguaci, e loro aguzza i pugnali, e poi senza pietà li lascia cadere su’
patiboli. Per tutta la vita li fa congiuratori, sospettosi e infelici; lor promette beni che
non può dare, li domina nelle azionie ne’ pensieri, e lor nega anche il libero volere. La
setta sospinge l’umanità a subire la tirannide, o ad esser tiranna. Ma v’è una vera libertà.
A malgrado di quella liberalesca tirannia che a tutto attenta, vi sono al mondo animi
liberi che ne sdegnano le catene, e liberamente eleggono il diritto e la religione. L’uomo
onesto è libero. Egli non ha ceppi, ma ha l’amplesso della virtù; non agogna l’altrui, non
è comandato che dalla legge; e quando la liberale genia spalanca le carceri, gli esigli e le
tombe insanguinate, egli almen libero di anima, santificato dall’esempio di Cristo,
sopporta e muore pugnando per la patria, per li altari e la ragione.
La Tirannide settaria
La gente settaria appella tirannide la difesa che la società è in debito di fare
contro le sette. Ma quando poi rovesciata la società quella per poco trionfa, allora non
abolisce già le tiranne carceri, ma le decupla, e v’aggiunge le fucilazioni illegali e gli
esilii sforzati, e ogni sorta di vendette e persecuzioni contro i liberi propugnatori del
dritto. Allora dispoticamente calpesta ogni legge, e anco le sue stesse leggi; allora
impera orgogliosa, e morte a chi rilutta. Essa grida: <<Sii libero o muori>> cioè, sii mio
schiavo o muori: vale a dire che gridando libertà, uccide la libertà. Se le nazioni civili
danno uno sguardo spassionato a’ nequitosi fatti perpetrati e che ancor più crudelmente
si van perpetrando nelle Due Sicilie, vedranno in orribile specchio le nefandezze di
questi tiranni. Le nostre sventure furono tanto enormi, il presente servaggio è sì efferato,
e i nostri sforzi per redimerci e ricuperare la libertà saran così veementi, che forse di
avviso riusciranno a’ contemporanei, e di ammaestramento agli avvenire. Però noi,
decimati da ingiusti assalimenti, da fucilazioni atrocissime, da nefandi giudizi illegali;
noi decaduti da quella prosperità invidiata che ne faceva primi in Italia; privi d’ogni
maniera di quiete, schiavi nella stessa nostra patria, impediti e depressi da qualsivoglia
manifestazione del pensiero; fra’ saccheggi e gli incendii, fra le calunnie e le percosse,
fra le bombe e i pugnali, fra le prigioni e gli esigli, fra le catene ed il sangue, leviamo la
voce in nome della umanità e del dritto imprescrittibile delle genti, per protestare
innanzi all’Europa ed alle nazioni, contro l’iniquo e cruento servaggio, che da sedici
mesi grava sulla nostra cara patria, che ha fatto del più bel giardino del mondo uno
spettacolo d devastazioni, una piaggia miseranda di pugne brutali e di offese e di
vendette.
Appello ai popoli
Popoli civili della terra, voi che udivate di continuo lo ipocrito compianto d’una
serva Italia, e che per libero lancio di anime generose aspettavate a vederla ora felice e
redenta, uscite d’inganno. Ell’è una trista ironia lo appellar risorgimento questo
subbissamento del bel paese; il dir libertà queste torture, queste miserie, questi colpi di
stile, queste sanguinose punizioni d’ogni pensiero patriota; il vantare indipendenza
questo servire al Piemonte, servitore d’oltremonti; e ‘l proclamare civiltà e progresso
questa depressione d’ogni pubblica morale, questo combattimento alla religione, questo
cinico abbrutimento, questo retrocedere al pensiero pagano, e questo rio trionfo,
quest’orgia, questo debaccare di non mai sazia cupidigia, e di sete indomabile
d’ambizione, e di struggere e imperare. Gli operatori del male si coprono di parole
buone; il fango s’ammanta di oro; e l’inferno abbattendo e straziando, proclama
celestiale dolcezze. Popoli della terra, disingannatevi; fremete, compiangete i mali
inenarrabili; ergete a Dio le preci perché si degni di volgere a noi prostrati uno sguardo
di misericordia, ed esaudisca le lagrimose preghiere di due milioni di famiglie che
mattina e sera supplici e in ginocchio, levano la voce dall’anima affrante e spaurite.
Popoli della terra, non insultate alle nostre sventure, col plaudire a’ nefandi oppressori;
non sublimate le catene d’una in felicissima nazione, dichiarandola beata e redenta.
Deh! Pregate per noi; incoraggiate almeno con voti di simpatia gli sforzi nostri, pel
riconquisto della libertà e dell’indipendenza. Sì, la nostra causa ha gagliardi sostegni. La
virtù non è ancora morta. Se una setta sta contro di noi, stan per noi le nazioni. Contro
Dio si combatte, ma non si vince. La navicella di Pietro non affonda. Oggi la cristianità
si leva tutta; e bensì i protestanti han compreso che non al Papa solo, e a’ Re, e a’
Napoletani, ma alla religione, al diritto e alla civiltà si fa guerra. Un numero grande di
opuscoli e di libri d’uomini insigni già schierano le menti; l’opinione regina del mondo
ritorna sul retto cammino, e dà la inappellabile sentenza: il dritto trionferà. Già nelle
ultime tornate delle camere legislative di Francia, di Spagna, d’Inghilterra e del Belgio
fu protestato da molti onorandissimi pari e deputati e senatori; e i nostri cuori balzarono
per le consolatrici orazioni di quell’anime belle che sollevarono coraggiosamente la
verità conculcata. Deh! Seguitino con maggior lena ancora a queste novelle sessioni
parlamentari nel nobile arringo; ogni loro parola è a noi di refrigerio; i nomi di quei
campioni resteran segno alla gratitudine de’ nostri figli e più che in adamante saranno
scolpiti nella storia per la venerazione de’ secoli. La virtù che alza il braccio a difesa
degli oppressi è spettacolo di paradiso. Nondimeno perché meglio siano palesi le nostri
ragioni, qui vogliamo dichiararle a parte a parte. Son corse pel mondo tante codarde
invenzioni su’ fatti nostri, ch’ei non sarà indarno rimondarli, e presentarli alla luce, in
un tempo quando niuna cosa è di maggior pericolo che a dire il vero. La menzogna coi
pugnali comanda il silenzio per imperare; ma è tempo ormai che il buio sia squarciato
dal sole, e sfavilli il vero prepossente. Facciamo il bene con coraggio; perché fa più
danno il bene infingardo che il male operoso.




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