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Tutti i nomi del governo Monti
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SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA - ANTONIO CATRICALA'
C'è un problema. L'unica volta in cui l'Antitrust ha fatto qualche osservazione, inarcato un sopracciglio, sollevato un dubbio sul conflitto di interessi - per carità, senza alcuna conseguenza pratica - è stato quando nel 2005 l'Autorità per la concorrenza guidata da Antonio Catricalà ha eccepito sul fatto che un ministro - all'epoca Lucio Stanca - potesse anche sedere nel consiglio di amministrazione di un'università privata. Nello specifico l'Università Bocconi il cui attuale presidente del cda Mario Monti (pronto a lasciare, certo) si appresta a diventare presidente del Consiglio. E Catricalà, dato allo Sviluppo economico, è stato promosso in una notte, diventando il sostituto del visir Gianni Letta alla preisdenza del Consiglio.
Ora, non c'è dubbio che Catricalà non sia un fenomeno in fatto di economia e attività produttive, però è certo che sarebbe una garanzia in fatto di comunicazioni, la magnifica preda che il ministero dello sviluppo nasconde tra le sue competenze. In effetti al custode della trasparenza dei mercati non è parso di scorgere alcun conflitto di interessi al governo negli ultimi sei anni, da quando cioè ha lasciato l'incarico di segretario generale del presidente del Consiglio Berlusconi per assumere quello di controllore indipendente della libera concorrenza. Sei anni durante i quali i rappresentanti del centrosinistra - non esattamente degli scalmanati in fatto di conflitto di interessi - hanno chiesto più volte all'Antitrust di darsi una mossa, di fare caso a quel signore che da palazzo Chigi dava ogni tanto uno sguardo alle sue faccende private. Ma Catricalà niente, al massimo qualche lamentela sulla legge Frattini. O qualche pratica aperta, ma immediatamente chiusa con motivazioni da antologia.
Per esempio nel 2006 secondo l'Antitrust di Catricalà il fatto che il governo Berlusconi avesse destinato un contributo statale per l'acquisto dei decoder prodotti da Paolo Berlusconi e necessari a rendere visibili le trasmissioni di Mediaset non configurava un caso di conflitto di interessi perché il vantaggio economico della famiglia era stato «verosimilmente contenuto». Oppure che il ministro Lunardi non aveva agito in conflitto di interessi partecipando alla delibera del Cipe che aveva approvato i lavori della metropolitana di Napoli, anche se i lavori erano finiti alla Rocksoil della famiglia Lunardi. O infine che quando Berlusconi era «sceso in campo» per convincere Fiorello a mollare Sky e passare a Mediaset non aveva fatto nulla di male perché aveva agito non in qualità di presidente del Consiglio.
Con un curriculum del genere, nessuna sorpresa che Berlusconi l'anno scorso abbia cercato di promuovere Catricalà alla guida dell'Autorità dell'energia. Senza riuscirci visto che ormai non controllava più il parlamento. Ma non è detto che adesso, e questa volta davvero senza poter agire più in qualità di primo ministro, possa farcela a mandarlo al governo. (andrea fabozzi)
ISTRUZIONE - Francesco Profumo
Tecnico, certo. Ma anche politico. Il rettore del Politecnico di Torino ha conosciuto il suo ultimo balzo di carriera soloa d agosto, quando l'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini lo ha nominato a capo del più grande istituto di ricerca italiano, il Cnr. Per una curiosa palingenesi, da vecchio nasce nuovo e da lì a pochi mesi l'avrebbe sostituita, promosso dalla sua vicinanza alla Chiesa, sempre importante per ottenere il ministero dell'Istruzione (è considerato vicino al cardinale Angelo Bagnasco), ma anche al centrosinistra che sull'Istruzione ha chiesto qualche garanzia dopo l'era della maestra di taglio Gelmini. Profumo è stato in pole position come espressione della "società civile" per sostituire Chiamparino alla guida di Torino.
INTERNI - Anna Maria Cancellieri
Anche in questo caso: tecnica, certo. Ma anche chiaramente sponsorizzata politicamente. Il curriculum di Anna Maria Cancellieri parla per lei: è stata prefetto di città importanti come Genova, e ultimamente, raggiunta l'età della "ragione" - cioè ai suoi 70 anni, come succede spesso alle donne - è stata chiamata a gestire situazioni delicate, come il commissariamento della città di Bologna e ultimamente di Parma travolta dal crac finanziario. La chiamano "lady di ferro", e il suo spondor è l'Udc che l'aveva anche proposta come candidata a sindaco di Bologna. Ovvero, quel Terzo Polo principale sostenitore del governo Monti a cui augura lunghissima vita. Se non altro perché ha permesso agli orfani della Dc di tornare ad essere l'ago della bilancia.
SANITA' - RENATO BALDUZZI
Qui la competenza tecnica c'entra fino a un certo punto - per quanto Renato Balduzzi sia stato prima consigliere giuridico del ministero della sanità, poi capo dell'ufficio legislativo e infine presidente della Commissione per la riforma sanitaria e attualmente presidente dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali - ma, appunto, Balduzzi non è un medico, bensì un giurista, ordinario di diritto costituzionale all'università Piemonte Orientale. Da un certo punto di vista potrebbe persino essere una garanzia, visto che la sanità, e in particolare le leggi che l'hanno tormentata negli ultimi anni hanno avuto spesso a che fare con la sanità - dalla procreazione assistita, al testamento biologico, per arrivare alla pillola del giorno dopo. Invece è proprio da questo punto di vista che il nome del semi-sconosciuto Balduzzi lascia intendere quanto nel governo del bocconiano-cattolico Monti ci sia di politico. E quanto proprio il movimento cattolico, vero punto di accordo tra centrodestra e centrosinistra, sia preponderante nel nuovo esecutivo. Balduzzi è presidente dal 2002 del Movimento ecclesiale di impegno culturale, dirige la rivista "Coscienza" e ha diretto "Dialoghi". Si tratta dell'area "illuminata" del cattolicesimo. C'è chi ricorda come Balduzzi si sia impegnato nei referendum di giugno sui "beni comuni", d'accordo. Ma sul piano dei valori, la laicità ne esce sicuramente sconfitta.
SVILUPPO ECONOMICO E TRASPORTI - Corrado Passera
E' il vero fuoriclasse della nuova squadra di governo, e non a caso appena incassato il suo sì è subito stato dato per certo e oltretutto gli è stato affidato un superministero: sviluppo e trasporti. Passera, giovane per gli standard italiani - 57 anni - è un personaggio degno dell'Italia anni '60: fulminante carriera, in buoni rapporti con tutte le maggiori forze politiche del paese. Ora dirigerà lo strategico dicastero dello Sviluppo Economico, che Berlusconi fece tanta fatica a piazzare: Passera è un manager di successo, ha iniziato con Carlo De Benedetti per il quale ha diretto la Mondadori nel 1991, in piena vicenda "lodo" tra l'editore del Gruppo Espresso e l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, poi è passato al gruppo Olivetti, mal'incarico che gli ha dato maggiore fama è stata la ristrutturazione di Poste Italiane, dove è stato nominato nel 1998 (governo di centrosinistra) come amministratore delegato. In seguito si è spostato in ambito bancario, dirigendo Banca Intesa che ha portato alla fusione con Imi Sanpaolo. Dunque, si direbbe un cavallo di razza in quota centrosinistra. In realtà già qualche anno fa i ben informati lo davano molto vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini, che avrà certamente avuto la sua voce in capitolo per la "stelletta" che porta appuntato al petto, aver contestato il Cavaliere capo.
GIUSTIZIA - Paola severino
Avvocato penalista, viserettore dell'università Luiss "Guido Carli" (Confindustria). Paola Severino è un'esperta di diritto penale, ma è anche un avvocato impegnato nei processi più scottanti degli ultimi anni. Ha difeso Romano Prodi nel processo Cirio, ma di recente ha difeso Caltagiorne e Geronzi nel processo per la scalata Unipol. E' insomma una professionista non di primo pelo, in un dicastero delicatissimo che è stato al centro di molteplici polemiche spesso snaturate dalla presenza stessa di Silvio Berlusconi - pluri imputato - a capo del governo. Severino, in quota Udc, è una garanzia per il centrodestra: è a favore della "zero burocrazia", della semplificazione legislativa (meno leggi, più chiare), della riforma delle professioni legali, comprese quelle riguardanti la magistratura. Nel 2001 ha vinto la classifica dei manager pubblici più ricchi, con 3,3 miliardi di lire al suo attivo. Ma di pubblico ha fatto poco, era finita nella lista in qaunto vicepresidente del Consiglio della magistratura militare. Donna sicuramente "di ferro", quanto se non più della Cancellieri, con un debole per il teatro, di cui a volte ha calcato le scene: è stata l'avvocato difensore di Charlotte Corday, l'assassina di Marat, mentre la pubblica accusa era Antonio Di Pietro nel 2003 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Poi ha rha indossato le vesti dell'avvocato difensore di Galeazzo Ciano sempre a Spoleto. All'Auditorium di Roma , a maggio, era lei nei panni del difensore di Galileo Galilei.
ELSA FORNERO -WELFARE
Nel dicastero dell'ex ministro Sacconi, e che una volta si chiamava del Lavoro e che pare tornerà a chiaamarsi così, arriva Elsa Fornero. Collaboratrice del La Voce.info - che certo non è la sua principale attività, ma l'ha lancita nel mondo degli opinionisti, pur essendo vicina agli ambienti giornalistici essendo moglie di Mario Deaglio, ex direttore del Sole 24 ore e attuale editorialista economico de La Stampa. Ma Elsa Fornero è uno dei rari casi di donna in Italia ad avere al suo attivo una carriera più "pesante" di quella di suo marito: è stata la prima donna in Italia ad accedere alle stanze dei bottoni delle banche, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa e ancora prima numero della Compagnia San Paolo. Fornero è una che conta. Favorevole all'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, si è occupata spesso delle questioni di "genere" - contraria alle quote rosa ultimamente però ha più volte sostenuto che se la situazione è disperante allora è opportuno forzare la mano. Consigliere della Banca mondiale nei paesi dell'est, Fornero - che è titolare di una cattedra all'Università di Torino, sua città natale - avrà voce in capitolo in fatto di pensioni e stato sociale, avendo fondato il Cerp (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto).
LORENZO ORNAGHI - Cultura
Una cosa si è capita quasi subito: Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università cattolica, era destinato ad avere un posto in questo governo. Quale ministero assegnargli non era, evidentemente, il principale problema: il suo è il primo nome ad essere uscito all'avvio del "totoministri". Inizialmente è stato dato per certo all'Istruzione, ma dopo le vigorose proteste del mondo della scuola (sue dichiarazioni lo danno schierato, e come potrebbe essere diversamente, a favore del finanziamento delle scuole private) , è infine approdato in un ministero non di poco conto come quello della Cultura. Ruolo di prestigio, e settore piuttosto maltrattato dal governo Berlusconi, Ornaghi non potrà fare peggio dei suoi recenti predecessori, ma bisognerà vedere quale sarà la sua posizione rispetto alle privatizzazioni di alcuni beni e istituti culturali che potrebbero essere uno dei "tesoretti" da sfruttare per ripagare il debito pubblico. Lo sponsor del rettore, considerato un vero e proprio militante cattolico, va ovviamente ricercato nella rinascente Balena bianca.
GIULIO TERZI DI SANT'AGATA - ESTERI
Come sempre accade, e tanto più nel governo "responsabile" per eccellenza, alla Farnesina va una persona di comprovata fiducia ed esperienza, un uomo delle istituzioni, e appoggiato da tutte le principali forze parlamentari. Questo è il ritratto perfetto di Giulio Terzi Sant'Agata, ambasciatore italiano negli Stati uniti. Sessantasei anni, Terzi dopo essersi laureato alla Statale di Milano, ha fatto tutta la sua carriera alla Farnesina, a 29 anni era primo segretario all'Ambasciata di Parigi. E' stato rappresentante politico alla Nato durante la fine della guerra fredda e la riunificazione della Germania. Prima di diventare ambasciatore, ha guidato l'amabasciata italiana in israele e ha guidato l'Italia nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu, occupandosi molto da vicino di Afghanistan.
GIANPAOLO DI PAOLA - DIFESA
Ecco un altro uomo delle istituzioni nel governo dei responsabili, anche lui in arrivo da un ruolo a stretto contatto con gli Stati uniti: l'ammiraglio di Paola ricopriva fino a ieri la carica di presidente del comitato militare della Nato, massimo organo colleggiale dell'Alleanza e ha dunque seguito da vicino, da molto vicino, la guerra in Libia. Di Paola, considerato uomo di specchiata moralità, è figlio d'arte e la sua vita di studio e di lavoro si è svolta interamente in ambito militare. Sull' Afghanistan ha sempre sostenuto che non è questo il momento di andarsene, perché lo sforzo vero della comunità internazionale è cominciato solo da pochi anni, e che i militari potranno lasciare il paese (anche se non completamente) nel 2014.
AMBIENTE - CORRADO CLINI
Dalle stanze dei bottoni del ministero che andrà a dirigere,sbuca anche Corrado Clini, direttore generale dal 1990 ovvero praticamente da sempre (il ministero è nato nell'86), sotto tutti i governi, ma considerato vicino ad An e "prima" ai Socialisti. Clini, almeno, "è competente, il ministero va in buone mani", ha detto Legambiente. Che sappia come funziona il ministero non vi è dubbio, ma che tipo è? Lo si ricorda per alcune vicende non proprio specchiatissime, ad esempio la querelle che scoppiò sul progetto italo-kenyota per la rimozione della grande discarica di Korogocho, in cui ebbe un ruolo di mero certificatore, come a dire che sembrava non voler mettere il naso in affari troppo "complicati". Anche lui, come Profumo, aveva di recente ricevuto una nomina dall'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, a presidente del Consorzio per l'area Scientifica e Tecnologica di Trieste.
(a cura di Cinzia Gubbini)
http://www.ilmanifesto.it/approfondi...to-di-governo/




C'è un problema. L'unica volta in cui l'Antitrust ha fatto qualche osservazione, inarcato un sopracciglio, sollevato un dubbio sul conflitto di interessi - per carità, senza alcuna conseguenza pratica - è stato quando nel 2005 l'Autorità per la concorrenza guidata da Antonio Catricalà ha eccepito sul fatto che un ministro - all'epoca Lucio Stanca - potesse anche sedere nel consiglio di amministrazione di un'università privata. Nello specifico l'Università Bocconi il cui attuale presidente del cda Mario Monti (pronto a lasciare, certo) si appresta a diventare presidente del Consiglio. E Catricalà, dato allo Sviluppo economico, è stato promosso in una notte, diventando il sostituto del visir Gianni Letta alla preisdenza del Consiglio.
Tecnico, certo. Ma anche politico. Il rettore del Politecnico di Torino ha conosciuto il suo ultimo balzo di carriera soloa d agosto, quando l'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini lo ha nominato a capo del più grande istituto di ricerca italiano, il Cnr. Per una curiosa palingenesi, da vecchio nasce nuovo e da lì a pochi mesi l'avrebbe sostituita, promosso dalla sua vicinanza alla Chiesa, sempre importante per ottenere il ministero dell'Istruzione (è considerato vicino al cardinale Angelo Bagnasco), ma anche al centrosinistra che sull'Istruzione ha chiesto qualche garanzia dopo l'era della maestra di taglio Gelmini. Profumo è stato in pole position come espressione della "società civile" per sostituire Chiamparino alla guida di Torino.
Anche in questo caso: tecnica, certo. Ma anche chiaramente sponsorizzata politicamente. Il curriculum di Anna Maria Cancellieri parla per lei: è stata prefetto di città importanti come Genova, e ultimamente, raggiunta l'età della "ragione" - cioè ai suoi 70 anni, come succede spesso alle donne - è stata chiamata a gestire situazioni delicate, come il commissariamento della città di Bologna e ultimamente di Parma travolta dal crac finanziario. La chiamano "lady di ferro", e il suo spondor è l'Udc che l'aveva anche proposta come candidata a sindaco di Bologna. Ovvero, quel Terzo Polo principale sostenitore del governo Monti a cui augura lunghissima vita. Se non altro perché ha permesso agli orfani della Dc di tornare ad essere l'ago della bilancia.
Qui la competenza tecnica c'entra fino a un certo punto - per quanto Renato Balduzzi sia stato prima consigliere giuridico del ministero della sanità, poi capo dell'ufficio legislativo e infine presidente della Commissione per la riforma sanitaria e attualmente presidente dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali - ma, appunto, Balduzzi non è un medico, bensì un giurista, ordinario di diritto costituzionale all'università Piemonte Orientale. Da un certo punto di vista potrebbe persino essere una garanzia, visto che la sanità, e in particolare le leggi che l'hanno tormentata negli ultimi anni hanno avuto spesso a che fare con la sanità - dalla procreazione assistita, al testamento biologico, per arrivare alla pillola del giorno dopo. Invece è proprio da questo punto di vista che il nome del semi-sconosciuto Balduzzi lascia intendere quanto nel governo del bocconiano-cattolico Monti ci sia di politico. E quanto proprio il movimento cattolico, vero punto di accordo tra centrodestra e centrosinistra, sia preponderante nel nuovo esecutivo. Balduzzi è presidente dal 2002 del Movimento ecclesiale di impegno culturale, dirige la rivista "Coscienza" e ha diretto "Dialoghi". Si tratta dell'area "illuminata" del cattolicesimo. C'è chi ricorda come Balduzzi si sia impegnato nei referendum di giugno sui "beni comuni", d'accordo. Ma sul piano dei valori, la laicità ne esce sicuramente sconfitta.
E' il vero fuoriclasse della nuova squadra di governo, e non a caso appena incassato il suo sì è subito stato dato per certo e oltretutto gli è stato affidato un superministero: sviluppo e trasporti. Passera, giovane per gli standard italiani - 57 anni - è un personaggio degno dell'Italia anni '60: fulminante carriera, in buoni rapporti con tutte le maggiori forze politiche del paese. Ora dirigerà lo strategico dicastero dello Sviluppo Economico, che Berlusconi fece tanta fatica a piazzare: Passera è un manager di successo, ha iniziato con Carlo De Benedetti per il quale ha diretto la Mondadori nel 1991, in piena vicenda "lodo" tra l'editore del Gruppo Espresso e l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, poi è passato al gruppo Olivetti, mal'incarico che gli ha dato maggiore fama è stata la ristrutturazione di Poste Italiane, dove è stato nominato nel 1998 (governo di centrosinistra) come amministratore delegato. In seguito si è spostato in ambito bancario, dirigendo Banca Intesa che ha portato alla fusione con Imi Sanpaolo. Dunque, si direbbe un cavallo di razza in quota centrosinistra. In realtà già qualche anno fa i ben informati lo davano molto vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini, che avrà certamente avuto la sua voce in capitolo per la "stelletta" che porta appuntato al petto, aver contestato il Cavaliere capo.
Avvocato penalista, viserettore dell'università Luiss "Guido Carli" (Confindustria). Paola Severino è un'esperta di diritto penale, ma è anche un avvocato impegnato nei processi più scottanti degli ultimi anni. Ha difeso Romano Prodi nel processo Cirio, ma di recente ha difeso Caltagiorne e Geronzi nel processo per la scalata Unipol. E' insomma una professionista non di primo pelo, in un dicastero delicatissimo che è stato al centro di molteplici polemiche spesso snaturate dalla presenza stessa di Silvio Berlusconi - pluri imputato - a capo del governo. Severino, in quota Udc, è una garanzia per il centrodestra: è a favore della "zero burocrazia", della semplificazione legislativa (meno leggi, più chiare), della riforma delle professioni legali, comprese quelle riguardanti la magistratura. Nel 2001 ha vinto la classifica dei manager pubblici più ricchi, con 3,3 miliardi di lire al suo attivo. Ma di pubblico ha fatto poco, era finita nella lista in qaunto vicepresidente del Consiglio della magistratura militare. Donna sicuramente "di ferro", quanto se non più della Cancellieri, con un debole per il teatro, di cui a volte ha calcato le scene: è stata l'avvocato difensore di Charlotte Corday, l'assassina di Marat, mentre la pubblica accusa era Antonio Di Pietro nel 2003 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Poi ha rha indossato le vesti dell'avvocato difensore di Galeazzo Ciano sempre a Spoleto. All'Auditorium di Roma , a maggio, era lei nei panni del difensore di Galileo Galilei.
Nel dicastero dell'ex ministro Sacconi, e che una volta si chiamava del Lavoro e che pare tornerà a chiaamarsi così, arriva Elsa Fornero. Collaboratrice del La Voce.info - che certo non è la sua principale attività, ma l'ha lancita nel mondo degli opinionisti, pur essendo vicina agli ambienti giornalistici essendo moglie di Mario Deaglio, ex direttore del Sole 24 ore e attuale editorialista economico de La Stampa. Ma Elsa Fornero è uno dei rari casi di donna in Italia ad avere al suo attivo una carriera più "pesante" di quella di suo marito: è stata la prima donna in Italia ad accedere alle stanze dei bottoni delle banche, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa e ancora prima numero della Compagnia San Paolo. Fornero è una che conta. Favorevole all'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, si è occupata spesso delle questioni di "genere" - contraria alle quote rosa ultimamente però ha più volte sostenuto che se la situazione è disperante allora è opportuno forzare la mano. Consigliere della Banca mondiale nei paesi dell'est, Fornero - che è titolare di una cattedra all'Università di Torino, sua città natale - avrà voce in capitolo in fatto di pensioni e stato sociale, avendo fondato il Cerp (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto).
Una cosa si è capita quasi subito: Lorenzo Ornaghi, rettore dell'Università cattolica, era destinato ad avere un posto in questo governo. Quale ministero assegnargli non era, evidentemente, il principale problema: il suo è il primo nome ad essere uscito all'avvio del "totoministri". Inizialmente è stato dato per certo all'Istruzione, ma dopo le vigorose proteste del mondo della scuola (sue dichiarazioni lo danno schierato, e come potrebbe essere diversamente, a favore del finanziamento delle scuole private) , è infine approdato in un ministero non di poco conto come quello della Cultura. Ruolo di prestigio, e settore piuttosto maltrattato dal governo Berlusconi, Ornaghi non potrà fare peggio dei suoi recenti predecessori, ma bisognerà vedere quale sarà la sua posizione rispetto alle privatizzazioni di alcuni beni e istituti culturali che potrebbero essere uno dei "tesoretti" da sfruttare per ripagare il debito pubblico. Lo sponsor del rettore, considerato un vero e proprio militante cattolico, va ovviamente ricercato nella rinascente Balena bianca.
Come sempre accade, e tanto più nel governo "responsabile" per eccellenza, alla Farnesina va una persona di comprovata fiducia ed esperienza, un uomo delle istituzioni, e appoggiato da tutte le principali forze parlamentari. Questo è il ritratto perfetto di Giulio Terzi Sant'Agata, ambasciatore italiano negli Stati uniti. Sessantasei anni, Terzi dopo essersi laureato alla Statale di Milano, ha fatto tutta la sua carriera alla Farnesina, a 29 anni era primo segretario all'Ambasciata di Parigi. E' stato rappresentante politico alla Nato durante la fine della guerra fredda e la riunificazione della Germania. Prima di diventare ambasciatore, ha guidato l'amabasciata italiana in israele e ha guidato l'Italia nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu, occupandosi molto da vicino di Afghanistan.
Ecco un altro uomo delle istituzioni nel governo dei responsabili, anche lui in arrivo da un ruolo a stretto contatto con gli Stati uniti: l'ammiraglio di Paola ricopriva fino a ieri la carica di presidente del comitato militare della Nato, massimo organo colleggiale dell'Alleanza e ha dunque seguito da vicino, da molto vicino, la guerra in Libia. Di Paola, considerato uomo di specchiata moralità, è figlio d'arte e la sua vita di studio e di lavoro si è svolta interamente in ambito militare. Sull' Afghanistan ha sempre sostenuto che non è questo il momento di andarsene, perché lo sforzo vero della comunità internazionale è cominciato solo da pochi anni, e che i militari potranno lasciare il paese (anche se non completamente) nel 2014.
Dalle stanze dei bottoni del ministero che andrà a dirigere,sbuca anche Corrado Clini, direttore generale dal 1990 ovvero praticamente da sempre (il ministero è nato nell'86), sotto tutti i governi, ma considerato vicino ad An e "prima" ai Socialisti. Clini, almeno, "è competente, il ministero va in buone mani", ha detto Legambiente. Che sappia come funziona il ministero non vi è dubbio, ma che tipo è? Lo si ricorda per alcune vicende non proprio specchiatissime, ad esempio la querelle che scoppiò sul progetto italo-kenyota per la rimozione della grande discarica di Korogocho, in cui ebbe un ruolo di mero certificatore, come a dire che sembrava non voler mettere il naso in affari troppo "complicati". Anche lui, come Profumo, aveva di recente ricevuto una nomina dall'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, a presidente del Consorzio per l'area Scientifica e Tecnologica di Trieste.
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