Il dilemma del Pd:
che cosa fare con Di Pietro
Chiunque diventerà leader del Pd dovrà accollarsi un lascito pesante
Chiunque diventerà leader del Pd dovrà accollarsi un lascito pesante, frutto delle scelte compiute da D’Alema e Veltroni, che in epoche diverse pensarono di utilizzare Di Pietro e finirono per esserne usati.
«Mi spiace non poter restare ad ascoltarvi. Devo scappare in Campido*glio per disbrigare le ultime formali*tà », chiese scusa il segretario che si era appena dimesso da sindaco di Ro*ma per sfidare Silvio Berlusconi: «La*scio a Dario il compito di riferirmi». E «Dario», Dario Franceschini, che era suo vice, più tardi gli raccontò come da Marini, a D’Alema, a Rutelli, tutti — con la sola eccezione di Enrico Let*ta — fossero ostili a un’alleanza con l’Idv. «Sta bene», commentò Veltroni. Che poco dopo firmò l’accordo con Di Pietro.
Difficile spiegare politicamente il fi*lo rosso che tiene unite scelte distanti undici anni l’una dall’altra, è certo— come spiega oggi Parisi — che «quel*l’apparentamento sconfessò la linea del Pd a vocazione maggioritaria. Wal*ter sostenne che era un’eccezione, in*vece fu una contraddizione. E ora quella contraddizione ha presentato il conto». Ora «Tonino» guida una for*za che vale l’8% alle Europee: fintanto che si barcamenava sul filo della so*glia di sopravvivenza del 4% era più facile gestire il rapporto, minacciare di romperlo per poi rinegoziarlo. «Adesso — prosegue Parisi — l’Idv è una presenza consolidata, che pone dei problemi nel disegno delle allean*ze, se pensiamo all’Udc. E i problemi vanno risolti, non elusi».
Follini, che già un anno fa alla riu*nione era contrario all’intesa, un an*no dopo è ancor più convinto della necessità di rompere con l’Idv, «e ciò vuol dire rimescolare tutte le carte, comprese quelle del bipolarismo». Co*me dire che l’unico modo per liberar*si di «Tonino» sarebbe liberarsi del*l’attuale sistema, «anche se temo — aggiunge Follini — che per il resto del Pd sia una remora». Di più: è uno scenario irrealizzabile. E al futuro se*gretario del Pd toccherà dunque spie*gare come sarà possibile tenere insie*me Di Pietro con Casini, semmai un «moderato» accettasse di stare in una coalizione dove sarebbe indispensabi*le la presenza di una forza populista.
Ecco quale sarà il lascito per chi ere*diterà il comando tra i Democratici, e la «cambiale» andrà onorata con una decisione, altrimenti - secondo l’edi*torialista del Riformista, Andrea Ro*mano - «assisteremo alla reincarna*zione dei vecchi fantasmi di sinistra, vedremo le stesse ambiguità di quan*do D’Alema, da capo del Pds, attacca*va il leader della Cgil Cofferati, dicen*do 'noi non saremo ostaggio del sin*dacato'. Già ora nel Pd dicono 'noi non saremo ostaggi di Di Pietro', tran*ne poi spiegarti sottovoce che in fon*do lui parla la stessa lingua di un pez*zo del nostro popolo. Questa ammis*sione, rivela una funzione passiva del*la politica, che segue invece di guida*re ».
E intanto «Tonino» mira a espan*dersi nel territorio dei Democratici. L’idea di togliere il proprio nome dal simbolo cela l’intenzione di accoglie*re nell’Idv personalità in uscita dal Pd, partito a cui il «Tribuno» ha già strappato consensi e intellettuali, quel fronte che va da Marco Travaglio a Serena Dandini, dai girotondi al gruppo di Micromega. Ecco il motivo della temporanea tregua, dopo un an*no durante il quale è stato sulle vele degli alleati-rivali e ha coperto loro il vento con una tattica spregiudicata. Franceschini l’ha descritta in un verti*ce di partito sul referendum elettora*le: «Di Pietro ha scelto di non appog*giarlo perché io l’ho fatto. Mi fossi di*chiarato contrario, lui si sarebbe det*to favorevole».
Ma la tregua sembra prossima a rompersi, proprio come un anno fa, proprio a luglio, con lo stesso, identi*co copione. E se allora «Tonino» ini*ziò da piazza Navona l’offensiva con*tro il «lodo Alfano», arrivando a colpi*re persino Napolitano, stavolta sem*bra pronto a sferrare l’attacco contro la nuova legge sulle intercettazioni, con gli stessi metodi. Se così fosse agli aspiranti leader del Pd toccherà pagare in anticipo una rata della «cambiale» ricevuta in eredità.
Francesco Verderami
http://www.corriere.it/politica/09_g...4f02aabc.shtml




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