
Originariamente Scritto da
tolomeo
e mantengo. non ho potuto scrivere subito perchè sono andato all'aeroporto a prendere amici.
in quel novembre avevo fatto delle scorribande sull'Atlas (il medio), ero stato a Imilchil e dintorni, piste in terreno battuto e fango che costeggiavano burroni. per fortuna la mia DS21 con i suoi tre posizionamenti di sospensioni non mi ha mai lasciato. Tornato a valle mi sono fermato in una casa in un villaggio vicino a Kenifra. L'indirizzo me lo aveva dato un pescatore di El Ocheima originario di quelle parti.
beh, facciamola breve: personaggi, io a 28 anni, una ragazza berbera di 16-18 anni, una vecchia "zia" di lei e una bertuccia.
io: me ne ero andato da un'Italia insopportabilissima, avevo "divorziato" a modo mio, i.e. ero uscito di casa e mai più ritornato ed ero in Marocco da quasi 2 anni.
la ragazza: non è il caso di negarlo, era bellissima. era anche selvatica come un cerbiatto, innocente e maliziosa insieme, una donna. sapeva suonare il chitarrino a tre corde e cantare. aveva mani, piedi e mento tatuati con henna. vestiva una sottana trasparente e un copricapo rosso decorato con brillantini, indossava cintura e braccialetti d'argento.
la vecchia: non aveva rughe: era una ruga. tatuata anche lei, postura nobile e giovanile. pure lei suonava, oltre al chitarrino anche un tamburo. aveva preparato e ci aveva servito un couscous di montone, datteri, albicocche secche, mandorle, te alla menta e dolcetti mielosi. quando suonava lei la ragazza ballava, quando la ragazza suonava la vecchia mi passava il sipsi già carico: tre tiri, poi glielo ripassavo, lei faceva l'ultimo tiro e con un tocco di lingua - simile a quello che si fa per espellere dalla bocca un pelo pubico - e un soffio svuotava il fornello, con la brace che volava sempre verso lo stesso angolino compiendo un arco ipnotizzante. il kif era potente, il tabacco pure, arrivati freschi freschi da Tleta Ketama, dalla fattoria e riserva speciale di uno dei centinaia Mohamed che facevano milioni vendendo hashish de tercera tagliato con henna ai polli italiani.
la bertuccia. sulla strada verso Marrakech ci sono delle cascate - sotto le quali io mi ero accampato parecchie volte - in mezzo ad una foresta dove il fratello (o lo zio, o il padre) della vecchia si era costruito con la calce un forno in cui fabbricava carbone. un giorno verso sera si era recato a prendere dell'acqua e trovò per terra la bertuccia, ossa rotte, graffi e lacerazioni, mezza morta. Alche le scimmie sono solite abbeverarsi, e vivono un senso di tribù molto rigido: per dare modo alle femmine e ai piccoli di bere indisturbati, mettono delle sentinelle che al minimo segno di pericolo devono dare l'allarme. Evidentemente quella bertuccia non aveva fatto attenzione all'avvicinarsi dell'uomo ed era stata pestata e lasciata per morta. Beh, il vecchio la soccorse, la curò ed è così che finì - un po' malconcia, è vero - insieme alla sorella (o nipote o figlia), alla ragazza e a me. aveva imparato a ballare anche lei, eheh.
ecco, lì, vicino a Kenifra, nel '70 ho passato un mio compleanno (ma l'ho scoperto solo dopo

).