
Originariamente Scritto da
JohnPollock
DI LEONARDO FACCO
Giorgio Cremaschi è un parassita, di quelli della peggiore specie. Non solo vive alle spalle dei contribuenti, ma rappresenta – in qualità di segretario della F.I.O.M., un potere forte dello statalismo – quanto di più retrivo ed illiberale questo paese esprime oggigiorno. Giovedì sera, invitato al programma “Piazza pulita” su “la7” ha sostenuto quanto segue: “Bisogna chiudere il Liechtenstein e Montecarlo”.
Non scherzava affatto quando sosteneva queste amenità. Facendo leva sull’invidia più becera – che è poi la ragione sociale dell’associazione sindacale che dirige – lo ha ribadito più volte, adducendo come motivazione il fatto che mettendo fine a quei due paesi avremmo messo fine a due paradisi fiscali.
Purtroppo, chi scrive non ha soldi né in Liechtenstein né a Montecarlo. Vorrei tanto poterne disporre però. Ciononostante, da libertario, a differenza del nazi-comunista Cremaschi, il mio orizzonte non è quello di abolire i paradisi fiscali e obbligare tutti gli altri a vivere in inferni fiscali, bensì permettere a chiunque di poter godere di gran parte del frutto del proprio lavoro, con la conseguenza che quelli come il leader della F.I.O.M. sarebbero costretti a lavorare e sudare e risparmiare per mettere qualcosa sotto i denti.
Su “Micro-Mega”, nota rivista radical-chic di estrema sinistra – il nostro scrive: “Bisogna nazionalizzare le banche che hanno usato i soldi pubblici solo per salvare i loro profitti. Bisogna colpire la speculazione finanziaria con tasse e controlli, anche mettendo in discussione i paradisi fiscali dei ricchi europei. Montecarlo, Liechtenstein, San Marino devono veder messa in discussione la loro funzione di patria degli evasori, a costo di chiudere. Bisogna fermare le multinazionali e le delocalizzazioni, ci vuole un piano per il lavoro che parta dal blocco dei licenziamenti e della chiusura delle aziende. Ci vuole un rinnovato intervento pubblico nell’economia”.
Frasi sconclusionate e senza fondamento come queste raccolgono il plauso della stragrande maggioranza dei plebei rancorosi, “indignandos” in testa, rappresentano la negazione di ciò che pensano – al contrario – i “productivos”, ovvero coloro che faticano, sudano, si rimboccano le maniche, producono ricchezza e benessere scambiando liberamente. I “productivos” pretendono che quelli come Cremaschi se ne stiano il più lontano possibile dalle loro vite, dalle loro libere scelte, dalle loro proprietà.
A quelli come Cremaschi fa paura il libero mercato, fa paura chi pensa col proprio cervello e crede nelle proprie capacità. Ama i “prolet” di orwelliana memoria. Quelli come lui preferiscono – loro sì – vivere di rendita pubblica, vivere di clientelismo, socializzandone il consenso a spese di chi lavora.
Ha ragione il mio amico Filippo Matteucci quando si chiede: «Ti piacerebbe vivere in un paradiso fiscale per ricchi, senza inquinamento, senza TAV, senza burocrazia, senza esattori, senza assessori, senza parti “sociali”, senza “forum dei giovani”, senza burocrati di corporazioni e associazioni sin
dacali e di categoria che non rappresentano nessuno se non sé stessi? Oppure vuoi l’assistenzialismo, lo statalismo, il cercare di vivere sulle tasse (e sulle spalle, nda) altrui, tra divieti e vessazioni burocratiche, senza mobilità sociale (Nasci povero? Muori povero! Ecco la società a cui ambiscono i Cremaschi), senza giustizia, senza libertà, senza speranza?».
Se la pensate come il cigiellino, la seconda opzione incarna l’Italia che vi aspetta, forse grazie anche ai Monti (di pietà) che da lunedì governeranno.
Personalmente, non ci sto. E se tantissimi tra quelli che lodano la F.I.O.M. hanno plaudito a Massimi Fini che ha scritto sul Fatto Quotidiano un bell’articolo intitolato “Elogio del cazzotto”, sappiano che quelli come me vanno anche oltre, elogiando la rivolta! Ed allora, per quelli come Cremaschi, saranno volatili per diabetici, dato che al sottoscritto non piace né “il regime dei padroni”, né quello dei “Cremaschi”.
IL REGIME DEI CREMASCHI | Movimento Libertario