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    Predefinito Dossier SAVOIA: Umberto II era gay

    UMBERTO II DI SAVOIA (1904-1983)

    di: Giovanni Dall'Orto
    Umberto II di Savoia - Medaglia commemorativa

    Umberto II di Savoia - Medaglia commemorativa.
    .
    Con il titolo: Polemica in Francia sul Mussolini di Pierre Milza, l'agenzia di stampa Ansa ha dato notizia d'un nuovo libro sul periodo fascista in Italia.

    Quando a scrivere è uno storico straniero sono lecite libertà non concesse a un "indigeno", ed ecco che (cito dal comunicato dell'Ansa):

    "Nel libro, Milza descrive cosa aveva in tasca il "Duce" quando il suo cadavere fu esposto a piazzale Loreto: 'Oltre a documenti attestanti l'omosessualità del principe Umberto, il dittatore aveva con sé parte della corrispondenza con Churchill, fra cui due lettere particolarmente compromettenti per l'uomo di stato britannico".

    Dunque gli storici cominciano infine a parlare dell'omosessualità di colui che fu l'ultimo re d'Italia: un tema finora confinato nel campo del pettegolezzo o in quello della lotta politica, come ci ha ricordato lo scorso settembre [1999, NdR] un documentario trasmesso da Rai Uno. Era una biografia del regista Luchino Visconti, del regista Carlo Lizzani, nel quale Lizzani stesso ha raccontato di avere assistito nel 1946 assieme a Visconti (che ci restò male) a un comizio repubblicano, dove il socialista Pietro Nenni arringò la folla urlando: "Volete forse voi un re pederasta?".

    Come si vede, Milza non ha detto nulla che non fosse già noto (anche le "misteriose" lettere di Churchill sono note da decenni), ma almeno ha segnato il salto dal pettegolezzo di piazza allo studio di storia serio.

    A chi obbietta che di certe cose intime lo storico non dovrebbe occuparsi è facile ribattere che in questo caso l'omosessualità del principe ereditario ebbe un'importanza enorme, perché fu il "tallone d'Achille" che fece di lui quel personaggio indeciso ed esitante noto alla storia... con tutte le conseguenze e i disastri che ciò causò all'Italia.

    Umberto di Savoia assieme a Benito MussoliniMussolini infatti iniziò già alla fine degli anni Venti a raccogliere sul principe ereditario un dossier da usare per ricattarlo.
    Con questo "dossier", dal quale provenivano le lettere che aveva in tasca al momento della cattura, il "duce" riuscì a tenere in pugno Umberto, arrivando a specificare con una "velina" ai giornali che egli non doveva essere definito "Principe ereditario" ma solo "Principe di Piemonte".
    A Umberto fece così capire che se non avesse rigato diritto lo avrebbe sostituto, al momento della morte del padre, con un altro Savoia o perfino col genero Gian Galeazzo Ciano. E se avesse protestato, ci sarebbe stato il "dossier" per screditarlo come "principe pederasta".

    Nodo Savoia

    Ma vediamo in dettaglio chi fu Umberto II e cosa sappiamo della sua "diversità".

    Umberto di Savoia col padre Vittorio Emanuele II nel 1914 ca., a BordigheraUmberto II di Savoia (1904-1983), ultimo re d'Italia, era figlio di Vittorio Emanuele III di Savoia.
    Nacque a Racconigi (Cuneo) ed ebbe un'educazione militare; si laureò in giurisprudenza.
    Percorse i vari gradi della carriera militare, raggiungendo nel 1936 il grado di generale, e nel 1940 fu al comando formale delle armate italiane che aggredirono la Francia.

    Quando però i Savoia permisero la caduta di Mussolini e si schierarono con gli Alleati (1943), questi ultimi posero il veto sulla loro pretesa di mettere Umberto alla guida del corpo italiano di liberazione.

    Nel frattempo Mussolini, liberato dalle truppe naziste, aveva proclamato la Repubblica di Salò (con se stesso come presidente) nella parte settentrionale d'Italia, ancora sotto il controllo delle truppe nazifasciste. I Savoia furono attaccati dalla stampa fascista, ed iniziarono ad apparire le prime accuse d'omosessualità contro Umberto, soprannominato "Stellassa" [1].
    Il famoso dossier ricattatorio si era infine rivelato utile.

    Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, Umberto sostituì il padre, con il ruolo di luogotenente: tale mossa cercava di salvare la monarchia, compromessa da vent'anni di complicità col fascismo.
    Nel 1946, quando gli italiani furono chiamati al referendum per decidere fra monarchia e repubblica, Vittorio Emanuele III abdicò nel maggio e Umberto divenne re col nome di Umberto II, ma già il 2 giugno 1946 il risultato del referendum lo privò del trono.

    Umberto partì dall'Italia il 13 giugno, senza avere abdicato, sperando in una rivincita: per questa ragione una disposizione transitoria" della Costituzione della Repubblica italiana (abolita solo nel 2002) proibì ai maschi primogeniti della ex-casa regnante di tornare in Italia.

    Umberto visse così il resto della vita in esilio a Cascais (Portogallo), e a Ginevra, dove morì.

    È sepolto nelle tombe dei Savoia di Hautecombe in Savoia (Francia).

    Sin dal 1946 si era separato apertamente dalla moglie Maria José: i re, si sa, non divorziano.

    Umberto II s'è trovato, per la mediocrità della dinastia a cui appartenne, nella rara posizione d'essere odiato contemporaneamente dalla destra (che accusò i Savoia di tradimento) e dalla sinistra (che rimproverò loro la lunga e colpevole complicità col nazifascismo).

    Per questo non ha goduto dell'omertà che solitamente il potere garantisce: l'accusa di omosessualità fu persino sfruttata, come abbiamo visto, nei comizi antimonarchici precedenti il referendum del 1946 [2].

    Caduti in disgrazia i Savoia, nessuno (a parte i monarchici, sempre di meno) si preoccupò del fatto che nel dopoguerra l'ex partigiano Enrico Montanari pubblicasse un libro di memorie in cui raccontava come nel 1927, quando era giovane tenente a Torino, fosse stato insistentemente corteggiato dal principe Umberto, che gli aveva perfino donato un accendisigari d'argento con incisa la scritta: "Dimmi di sì!" [3].

    Né suscitò scandalo il fatto che le biografie del regista (e duca) Luchino Visconti accennassero, in modo più meno esplicito, alla relazione che costui ebbe da giovane con il principe Umberto, all'epoca considerato uno dei più avvenenti scapoli delle case regnanti d'Europa [4].

    Umberto aveva sì sposato nel 1930 Maria José del Belgio, da cui ebbe quattro figli (fra i quali Vittorio Emanuele, attuale pretendente al trono italiano).

    Umberto II di Savoia con la famiglia nei giardini del Quirinale nel 1946.
    Umberto II di Savoia con la famiglia
    nei giardini del Quirinale, nel 1946.

    Tuttavia il fatto che i figli fossero arrivati solo dopo quattro anni scatenò una ridda di pettegolezzi, che sostennero che essi fossero stati concepiti solo grazie all'inseminazione artificiale [5]; altri invece sostennero che fossero figli di vari padri, tra cui il gerarca fascista Italo Balbo [6].
    Persino il già citato conte Ciano, genero di Mussolini, scrisse nel suo diario, alla notizia di un nuovo concepimento di Maria José:

    "Mi ha lasciato intendere che il figlio che nascerà è di <Umberto>, senza intromissione di medici e di siringhe" [7].

    Ciò non implica affatto, ovviamente, che i pettegolezzi dicessero la verità (anche se Bartoli, riferendo la frase di Ciano, commenta: "Si vede che le dicerie avevano un fondamento di verità"), ma mostra per lo meno il tipo di fama che accompagnò per tutta la vita Umberto (al pari del cognato Filippo d'Assia, marito di sua sorella Mafalda di Savoia).

    Del resto Umberto non fece nulla per evitare di meritarsi tale fama: basterà dire che la prima notte di nozze, e l'intera "luna di miele", a Courmayeur, furono da lui trascorsi non con la moglie, ma con gli "amici" ufficiali torinesi, che si fregiavano di un gioiello a forma di "U" in brillanti, donato loro dal principe [8].
    Non solo: anche successivamente, quando andava a parlare con la moglie, si faceva sempre annunciare e... accompagnare [9].

    Fu perciò facile alla polizia segreta fascista raccogliere informazioni sulla "pederastia" dell'erede al trono, come sempre Italo Balbo rivelò una volta al re, per contrastare le voci di una sua relazione con Maria José messe in giro dai suoi nemici [10].

    Umberto II di Savoia e la moglia Maria José del Belgio in una cartolina celebrativaInoltre Umberto e Maria José condussero vite praticamente separate (se non per il minimo necessario a salvare le apparenze): appartamenti separati, letti separati, frequentazioni separate [11].
    In questa situazione scatenò pettegolezzi persino il fatto che Umberto avesse disegnato personalmente l'abito da sposa di sua moglie, o curato gli addobbi per il battesimo della prima figlia!

    Eppure Umberto II fu, contrariamente alla tradizione dei Savoia, molto cattolico: le sue trasgressioni sessuali furono perciò vissute, secondo i suoi biografi, come "raptus erotici" che scatenavano poi sensi di colpa:

    "Il principe era profondamente credente e praticante, al limite della bigotteria. Tanto più per lui il richiamo dei sensi aveva un'origine diabolica, senza però sapervi resistere. Sicché le conseguenze del peccato assumevano un peso devastante. Di qual genere fosse quel peccato, si poteva soltanto sussurrare" [12].

    Umberto di Savoia giovane ufficiale negli anni Venti, a Torino.Umberto scelse di preferenza i suoi partner fra i militari, privilegiando gli ufficiali (qual era anche Visconti al momento della loro liason): persino in esilio a Cascais (dove, per dirla eufemisticamente con Bartoli [13], "non gli si conoscevano distrazioni femminili"), sceglieva i suoi amici fra gli ufficiali della guarnigione, "specie fra i giovani" [14].

    E prima del matrimonio, a Torino era divenuta celebre la sua abitudine di donare un fiordaliso (il fiore di Casa Savoia) ornato di pietre preziose ai giovani ufficiali/amanti del suo seguito, che lo ostentavano in pubblico.

    "Curiosamente, questo episodio contribuì alla popolarità del Delfino, anziché nuocergli" [15].

    A titolo di cronaca va riferito infine che tra gli amanti che gli attribuirono le voci dell'epoca ci sono anche il bellissimo attore francese Jean Marais (poi compagno del poeta e regista Jean Cocteau), e il pugile Primo Carnera, campione del mondo nel 1933 [16].
    Ai curiosi che chiedevano perché Umberto lo avesse voluto conoscere e ricevere in privato, quest'ultimo confessò soltanto che:

    "il principe lo aveva ricevuto in costume da bagno e lo aveva pregato di fare con lui una nuotata in piscina. Poi avevano trascorso insieme, da soli, il pomeriggio" [17].

    Evidentemente il costume da bagno si addice alla regalità. Specie quando si ha un ospite dal fisico splendido...

    http://www.giovannidallorto.com/biog...oIIsavoia.html

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Dossier SAVOIA: Umberto II era gay

    IL RE E’ NUDA!
    (31/10/2003) Umberto II non amava le donne, anzi viveva ben separato da sua moglie Maria José. Ritratto di un omosessuale che appoggiò il nazifascismo, come tutti i Savoia. Di Giovanni Dall’Orto.

    tags:

    Umberto II di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III di Savoia, è nato a Torino nel 1904. L’ultimo Re d’Italia, laureato in giurisprudenza, ricevette un'educazione militare, passando per le diverse cariche dell’esercito, fino a raggiungere nel 1936 il grado di generale, e nel 1940 prese il comando delle armate italiane che aggredirono la Francia. Quando però i Savoia permisero la caduta di Mussolini e si schierarono con gli Alleati (1943), questi ultimi si opposero alla pretesa di mettere Umberto alla guida del corpo italiano di liberazione. Nel frattempo Mussolini, liberato dalle truppe naziste, aveva proclamato la Repubblica di Salò, ancora sotto il controllo nazifascista. Successivamente cominciarono i continui attacchi della stampa fascista verso i Savoia, con accuse di omosessualità contro Umberto. Dopo la liberazione di Roma, nel 1944, Umberto prende il posto del padre, con il ruolo di luogotenente, con la speranza di salvare la monarchia, compromessa da vent'anni di complicità col fascismo.
    Nel maggio del 1946 Vittorio Emanuele III abdicò, Umberto divenne re col nome di Umberto II. Nel 2 giugno 1946 il referendum per la scelta fra monarchia o repubblica, lo privò del trono.
    Umberto partì dall'Italia il 13 giugno e visse così il resto della vita in esilio a Cascais (Portogallo), e a Ginevra, dove morì e fu sepolto nelle tombe dei Savoia di Hautecombe in Savoia (Francia).

    L’omosessualità di re Umberto II è un fatto noto, ma caduto nel dimenticatoio, a causa di altri eventi decisamente più rilevanti.
    Quando il corpo del "Duce" fu esposto a piazzale Loreto, nelle tasche gli furono trovati documenti provanti l’omosessualità di Umberto.
    È noto inoltre che, prima di separarsi apertamente dalla moglie Maria José nel 1946, il re ebbe sempre vita molto separata dalla donna: frequentazioni diversi, letti e appartamenti divisi.
    Le preferenze sessuali di Umberto, anche quando era in esilio a Cascais, erano volte ai militari. Sceglieva infatti i propri amici fra gli ufficiali della guarnigione, in particolare fra i giovani.

    A cura di GAY.tv http://www.gay.tv/ita/magazine/we_li...glio.asp?i=569

  3. #3
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    1. Vita

    Gioacchino Stajano Starace, detto Giò Stajano, è nipote del gerarca fascista Achille Starace. A 12 anni, alla caduta del fascismo i genitori si separarono; Gioacchino frequenta il collegio dei Gesuiti di Mondragone. Terminato il liceo, si trasferisce a Firenze, dove frequenta l'Accademia d'arte.
    Successivamente si trasferisce a Roma e segue alcuni corsi dell'Università di Architettura.

    Nel 1956, durante l’edizione annuale della Fiera d’Arte di via Margutta a Roma, Stajano espone i suoi quadri, ottenendo un discreto successo di pubblico; tuttavia è con la letteratura, e lo scandalo, che ottiene la consacrazione.

    Nel 1959 pubblica infatti Roma capovolta, un testo autobiografico, che racconta le sue folli scorribande nella Roma della café society resa celebre dal film La dolce vita di Fellini. Il testo, esplicitamente gay, fu sequestrato dalle autorità con l’accusa di propagare idee contrarie alla pubblica morale e dannose per il costume. Cosa che contribuì ovviamente a focalizzare l'attenzione della stampa scandalistica sull'autore e a consacrare Giò Stajano come l’omosessuale più famoso d’Italia (anche se, come avrebbe rivelato il suo cambio di sesso, egli era semmai un transessuale).

    Subito dopo Roma capovolta Stajano si affrettò a pubblicare Meglio l’uovo oggi, romanzo "a chiave", sempre sulla vita omosessuale di Roma, nel quale si svela sotto veli non troppo difficili da decifrare l’omosessualità di vari personaggi, fra i quali l'ex re d'Italia Umberto II.

    Fa seguito un altro libro-scandalo, che riecheggia nel titolo il libro sequestrato, Roma erotica. Anche questi romanzi sono sequestrati poco dopo la loro uscita nelle librerie, ma non senza avere venduto un certo numero di copie, e contribuito ad accrescere ulteriormente la celebrità dell'autore.

    Ormai famoso, Giò Stajano apre un locale, ispira Fellini facendo il bagno nella fontana di Piazza di Spagna prima che Anita Ekberg lo facesse nella fontana di Trevi, e ottiene una parte nel film La dolce vita(che però, a causa di un litigio con il regista, non fu inserita nella edizione del film per le sale, ma fu poi aggiunta nelle edizioni successivamente restaurate per le TV e per le videocassette/DVD).

    Tra il 1958 e il 1961 Stajano collaborò con il settimanale scandalistico "Lo Specchio".

    Nel 1961 fu convocato e interrogato dalla magistratura nell’ambito dello scandalo dei “balletti verdi”, per protesta (e autopromozione) si presentò in pretura vestito da donna a lutto, sferruzzando un gomitolo di lana nera.

    Sul finire degli anni sessanta divenne collaboratore del settimanale di costume e attualità, nonché erotismo, Men nel quale rispondeva con un tono fra il bizzarro e il sibillino alle lettere dei lettori omosessuali nella rubrica Il salotto di Oscar Wilde. Questa rubrica fu in assoluto il primo (e per molti anni, l'unico) spazio rivolto ad un pubblico gay nell'editoria italiana. Nel 1971 Stajano divenne anche il direttore del periodico.
    2. Un cambiamento radicale

    Con la nascita del movimento gay, a cui Giò Stajano non ha mai aderito, e con i cambiamenti sociali della fine degli anni sessanta, cala l'interesse intorno al personaggio scandaloso che aveva fatto discutere le cronache. Nel 1983 Stajano ritornerà però alla ribalta operandosi e cambiando sesso, prendendo il nome di Maria Gioacchina Stajano Starace, contessa Briganti di Panico (uno dei titoli nobiliari di famiglia).
    Dopo il cambiamento di sesso rilascia la sua prima intervista al giornalista Francesco D. Caridi de "il Borghese", settimanale per il quale Giò Stajano aveva scritto degli articoli di mondanità firmati con lo pseudonimo di "Pantera Rosa" prendendo di mira soprattutto l'aristocrazia romana. Nel 1992 pubblicherà infine la sua autobiografia, intitolandola La mia vita scandalosa, divenendo così l'unico scrittore italiano ad aver pubblicato testi sia da omosessuale che da transessuale.

    Attualmente Maria Gioacchina Stajano vive a Sannicola, in Puglia. Negli ultimi anni, la sua ricerca interiore l'ha portata al riavvicinamento alla religione cattolica: Stajano ha dichiarato alla stampa (con grande battage pubblicitario) di voler entrare in un monastero femminile, ma di non poterlo fare unicamente a causa del suo cambio di sesso (non riconosciuto come legittimo dalla Chiesa cattolica). http://wapedia.mobi/it/Gi%C3%B2_Stajano

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    La nuova Sardegna, 20 nov 2002

    L'amore gay dell'ultimo re d'Italia

    Un giornalista messicano rivela la «love story» vissuta con Umberto II di Savoia

    L'eccentrico giornalista e cineasta messicano Manuel Avila Camacho, nipote dell'omonimo ex presidente messicano (1940-1946), ha rivelato di aver avuto una storia di amore con "l'ultimo re d'Italia" durante l'esilio in Portogallo di Umberto II.
    Una rivelazione che certamente sorprenderà molti e che si colloca a ridosso del ritorno in Italia dei rampolli Savoia che ha già innescato molte polemiche. Ma in sè la storia non era del tutto nuovo. Avila Camacho, esponente del jet-set internazionale e amico di capi di stato, teste coronate, divi del cinema e stelle del rock, ha dichiarato al settimanale'Milenio' di aver vissuto "una storia d'amore di tre anni" con Umberto II.
    "Mi trasferii tre anni in Portogallo per stare vicino ad Umberto", ha rivelato Avila Camacho, che ha permesso al settimanale di pubblicare una foto in cui compare abbracciato al're di maggio' nel giardino della villa di Cascais.
    Il giornale pubblica inoltre foto di Avila Camacho con l'attrice holywoodiana Gloria Swanson ("scattata da Andy Warhol", sostiene) in mezzo agli ex presidenti messicani Echeverria e Lopez Portillo.
    Avila Camacho, figlio di un ex rivoluzionario diventato in seguito governatore dello Stato di Puebla, confessa nell'intervista di aver avuto relazioni anche con Pier Paolo Pasolini, Jean Genet e l'attore viscontiano Helmuth Berger.
    "Con Pasolini fu amore vero", assicura Avila Camacho che ricorda di aver giocato da bambino nella celebre'Casa blu' dove vivevano la pittrice Frida Khalo e il muralista Diego Rivera.
    "Diego aveva una pancia enorme, Frida mi incuteva soggezione perchè fumava sigari e beveva tequila in continuazione", ricorda Avila Camacho che definisce "un tormento" le visite con i genitori ai due artisti.

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    Da "Il Nuovo", 14 giu 2002

    Il lato privatissimo e quello politico del più discusso monarca europeo, Umberto II di Savoia. Una biografia irriverente destinata a far discutere. La firma Lucio Lami.

    di Marcello Staglieno

    Dedicata a Umberto II e intitolata Il Re di Maggio, quest'accurata biografia scritta da Lucio Lami da dopodomani distribuita nelle librerie, è destinata a suscitare clamore. Oppure a essere fatta scivolare nel silenzio, con sufficienza, da parte di una "storiografia ufficiale" abbastanza sorda nei confronti di "scomode" verità che scompaginano quanto, troppo spesso, ancòra resta vincolato a una vulgata, marxista o paramarxista, a tutt'oggi sopravvissuta alla caduta del muro di Berlino.
    Due elementi sostanziali, storico-politici e personali. L'importanza del libro, sempre basato sul vaglio accurato delle fonti e tutto d'agevolissima lettura, sta in due elementi sostanziali. Il primo è storico-politico, specie là dove spiega per la prima volta nei dettagli il "broglio" effettuato,nel referendum del 2 giugno 1946, non dal ministro dell'Interno, Giuseppe Romita, bensì dal ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti, intimidendo la Corte di Cassazione con la complicità del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e con l'accettazione degli anglo-americani. Il secondo elemento di novità del libro investe Umberto II sul piano personale, con valenze talora cronachistiche che peraltro contribuiscono a spiegarne le numerose indeterminatezze, e ambiguità, del carattere nelle stesse gravi decisioni politiche via via affrontate nel corso degli anni.
    L'omosessualità, Maria José, Maria Pia. Innanzi tutto il disvelamento - effettuato da Lami in modi rispettosi ma basato su numerosi documenti, specie sui rapporti dell'Ovra poi riverberati nella cartella, rinvenuta a Dongo nel borsone di Mussolini, intestata Umberto lI soprannominato "Stellassa") - dell'omossessualità di lui, altresì con la sofferta consapevolezza (mai confessa ma più che evidente) del fatto che soltanto la somigliantissima Maria Pia - "nata in provetta" come anche ipotizzò nei propri "Diari" Galeazzo Ciano - era figlia sua.
    Specie in relazione alla nascita (12 febbraio 1937) di Vittorio Emanuele, Lami spiega come Maria José, partita da sola (e non incinta) come crocerossina sul piroscafo "Cesarea" nel febbraio 1936, quando tornò in Italia era in stato interessante (e, ipotizza cautelativamente Lami, dopo essersi incontrata anche con Italo Balbo e con il futuro eroe dell'Amba Alagi, Amedeo Duca d'Aosta).
    Il benestare di Hitler per la "fuga a Pescara". Non indulge tuttavia in pettegolezzi Lami, noto come giornalista-inviato e come scrittore, anche quando nel proprio accurato saggio (pubblicato presso le Edizioni Ares che taluni dicono vicine all'Opus Dei) guarda con attenzione alla giovinezza e alla formazione di Umberto, "plasmato a freddo" da Vittorio Emanuele per prepararlo a essere un sovrano. Guarda cioè, il libro,all'incapacità quasi fisiologica d'Umberto di prendere le distanze da un padre che - spingendolo a un eccessivo attaccamento per la madre - lo dominò sino all'ultimo. Soprattutto quando l'obbligò a seguirlo nella fuga al Sud, non certo valutata un'"azione regale" dallo stesso Umberto che, manifestando a re Vittorio il desiderio di restare in Roma per combattere eventualmente i tedeschi, si sentì rispondere: "Rammenta bene che in casa Savoja si comanda uno alla volta, e tocca a me...". In relazione alla "fuga a Pescara", Lami spiega altresì che essa avvenne con l'evidente "benestare" di Hitler, anche perché le auto del sovrano (assieme alle altre con i dignitari di Corte, Badoglio e varie autorità militari) furono per ben due volte intercettate dai tedeschi. E questo concorda con un'intervista ("Il Giornale, 24 luglio 1983, nell'intera Terza pagina) che mi rilasciò il colonnello SS Eugen Dollman, precisandomi che era stato proprio lui, dietro preciso ordine di Hitler, "per evitare un accentuarsi delle ostilità della Gran Bretagna, in fondo 'protettrice' della Corona italica", a far sì che la Real Famiglia potesse fuggirsene indisturbata.
    Nuovi documenti sul "Regno del Sud" e sulla Luogotenenza.
    Sempre in relazione alla personalità di Umberto, non è poi certo trascurabile il fatto che Lami ebbe da lui in persona, nel 1979 a Cascais, amplissime precisazioni biografiche, specie in relazione al periodo del Regno del Sud" e della propria Luogotenenza. In parte l'ex-sovrano consegnò inoltre a Lami, e in parte gli fece poi pervenire, tra gli altri, i documenti - ufficiali ma sino a oggi ignoti agli storici - delle proprie "Ordinanze", cioè redatti dai più stretti collaboratori con scrupolosità tanto meticolosa da consentirci di seguire, ora dopo ora e giorno dopo giorno, le azioni e gli spostamenti del principe ereditario, poi Luogotenente.
    Le pressioni di Togliatti sulla Corte di Cassazione.
    Venne poi il referendum del 2 giugno 1946: e la Corte di Cassazione, alla quale competeva de jure legis di verificare la regolarità del voto e di proclamare ufficialmente i risultati referendari, fu "intimidita e sopraffatta" - come ben spiega nei dettagli Lami - da Togliatti. E il Governo, con un colpo di mano (che fu in effetti un vero e proprio colpo di Stato) nella notte tra il 12 e il 13 giugno s'impadronì del potere, nominando Alcide De Gasperi capo provvisorio dello Stato.
    La sofferta decisione dell'esilio.
    Fu per evitare la guerra civile che Umberto prese la sofferta decisione, quello stesso 13 giugno 1946, di partire per il Portogallo dall'aereoporto romano di Ciampino, dopo aver sottolineato, nel proprio messaggio al popolo italiano, il fatto che "il Governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Non volendo opporre la forza al sopruso, nè rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori.
    Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria,sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta". Cominciava per lui la lunga,dolorosa stagione dell'esilio. Il 16 giugno la Corte di Cassazione si riunì nuovamente e comunicò i risultati del referendum quali erano stati trasmessi dal ministro Romita: 12.717.923 voti per la Repubblica, 10.719.284 per la Monarchia, 1.509.735 schede nulle (non conteggiate nella definizione del quorum di maggioranza). La Corte non proclamò mai la Repubblica. Né Umberto tentò mai un ricorso, morendo lontano dall'Italia.

    Lami: Umberto, Re senza corone.

    Incontro con l'autore di Il Re di Maggio: la figura del regnante Savoia disegnata da una fitta rete di conversazioni che l'allora inviato Lami ebbe con Umberto II. Le debolezze, gli imbrogli, l'ombra del padre.

    di M. Sta.

    Inviato speciale in mezzo mondo, noto soprattutto per le proprie corrispondenze dall'Afghanistan in guerra contro i sovietici all'alba degli anni Ottanta per il Giornale, Lucio Lami - poi fondatore e direttore della rivista Commentari con illustri collaboratori quali Karl Popper e Jean-François Revel, e quindi direttore dell'Indipendente -, è autore di numerosi saggi, tra cui Isbushenskij l'ultima carica, Il grido delle formiche sul dissenso sovietico (Premio Estense 1981), La Signora di Verrua e Garibaldi e Anita Corsari .
    >Quando è maturata l'idea di questo libro su Umberto II?
    Nell'autunno del 1979. Il 10 giugno Umberto m'aveva ricevuto nella propria residenza a Cascais, raccontandomi che - per arredarla, dato che quando vi era pervenuto mancavano non solo lucer e acqua, ma non c'era un mobile, salvo un lettuccio da campo - era stato costretto a farsi inviare nascostamente dall'Italia,su un grosso barco da pesca, mobili, tappeti, quadri e, col tempo, i libri che arricchivano la sua biblioteca, oggi probabilmente dispersi in frettolose vendite all'asta.
    >Libri importanti?
    Molto importanti, specie quelli che da Alesssandria d'Egitto gli aveva fatto pervenire il padre. Erano volumi di storia, mi disse Umberto, pubblicati nell'immediato dopoguerra e - con correzioni, spiegazioni o aggiunte - postillati di pugno da re Vittorio. Umberto disse che, con quegli appunti, sarebbe stato possibile addirittura capovolgere, in taluni casi, quanto via via veniva pubblicato sul "regno del Sud". Promise che me li avrebbe fatti consultare, ma purtroppo questo non avvenne mai. Eppure eravamo entrati in confidenza: il 10 giugno 1979 mi ricevette a piano terra, nel salotto riservato agli ospiti. Ma il giorno dopo mi fece accedere nel proprio ampio studio-biblioteca.
    >Ti fece molte confidenze?
    Sì, anche in relazione alla propria vita privata. Mi disse subito che il padre, freddo e distante, lo fece "studiare da re": mettendogli per esempio sempre accanto, durante gl'intervalli delle lezioni fin da quando frequentava in collegio le elementari, due ufficiali che gli leggevano le motivazioni delle Medaglie d'Oro conferite nella Prima guerra, mentre lui guardava con invidia i compagni di scuola scavallarsi in corse e giochi nell'adiacente cortile...
    >Non ti parlò certo della propria omosessualità...
    Certo che no. Essa risultava peraltro evidente in taluni suoi atteggiamenti, in sfumature della voce, negli stessi dolenti abbandoni nel parlare dell'Italia rievocando anni lontani. E nella stessa indeterminatezza, nella mancata fermezza che caratterizzarono le decisione sue, inclusa quella - l'ultima - nella scelta dell'esilio, in cui pure dimostrò dignità e coraggio. Da testimonianze dirette, specie dall'attrice Milly che intervistai e incontrai più volte, quest'aspetto della sua sessualità mi è stato esternato più volte. Milly mi disse che ogni loro rapporto era squisitamente platonico, e che Umberto si circondava di "donne dello schermo" (non intendo attrici, ma splendide creature che con la loro stessa presenza dovevano "schermare" la condizione sua). E organizzava le cose in modo che a quegli "incontri", sempre platonici, fossero presenti noti fotografi che poi facevano pervenire le relative immagini alla stampa, anche straniera, per accreditare l'immagine del "principe bello & galante".
    Un'immagine falsa, come anche in tal senso dimostrano i rapporti dell'Ovra, che pubblico nel libro, e lo stesso fascicolo dei Servizi sottratto, con altri, a Mussolini a Dongo: nel quale il principe (ribattezzato, alla piemontese, Stellassa ) risultava omosessuale. Tuttavia queste restano faccende sue, senza minimamente intaccarne la persona, che fu degna, elegante e con un profondo amore per l'Italia.
    >Maria José, comunque, l'avrebbe preferito non "diverso"...
    E si vendicò come fanno le donne in questi casi. Cito nel libro il fatto che solo Maria Pia - l'unica a somigliargli - fu concepita da lui, sia pure "in provetta", grazie alla sapiente arte medica d'un ginecologo napoletano... Del resto la stessa nascita del principe ereditario - con lei partita, non incinta, in Africa nel febbraio 1936 - suscitò pettegolezzi e, a dir poco, i malumori di re Vittorio e della regina Elena. Ma tutto fu messo a tacere, perché questa era la temperie del tempo.
    >La parte più importante del libro, dal punto di vista storico-politico, mi sembra quella relativa ai brogli nel referendum del 2 giugno 1946. È così?
    Lo ritengo anch'io. Re per un solo mese, da quel maggio 1946, la sera del 3 giugno Umberto non era certo tranquillo. Sapeva che, a chiusura dei seggi, le operazioni di spoglio e di conteggio - sulla base del decreto legge del 16 marzo accortamente fatto varare da Togliatti - dovevano redigere il loro verbale e trasmetterlo, assieme alle schede, alle 31 sedi circoscrizionali (presso i Tribunali e le Corti d'Appello) dove un uomo di Togliatti - come per la prima volta spiego, nei dettagli, nel mio libro -, ovvero un funzionario del ministero della Giustizia, dopo avere conteggiato soltanto i voti validi,per la Repubblica o per la Monarchia, avrebbe redatto un conteggio destinato a far testo, fuori da ogni controllo, per la Corte di Cassazione.
    >E le schede bianche o nulle?
    Qui sta il punto. Gli uomini di Togliatti non ne diedero notizia alla Cassazione che, per questo, s'impuntò, anche per il fatto che non c'era sicurezza alcuna sul numero complessivo degli aventi diritto al voto, conteggiati in ragione di 28 milioni contro i 24 effettivi, proprio per mascherare i brogli. Inizialmente, infatti, la Monarchia era in sensibile vantaggio. Per contrastare la Suprema Corte, Togliatti propose di mandarne a casa i membri e De Gasperi, per impedirlo, promise che avrebbe pensato lui a sistemare le cose. Parlò con il presidente della Corte, Giuseppe Pagano, il quale però insistette: non gli restò peraltro che constatare i dati pervenutigli cui era stato aggiunto - parimenti senz'alcuna possibilità di controllo - il numero delle schede invalidate o bianche. Con una duplice conseguenza. Ecco la prima: la notte tra il 12 e il 13 giugno, con un colpo di mano il governo proclamò la Repubblica e nominò De Gasperi capo provvisorio dello Stato. Ed ecco la seconda: da allora cominciò, nella magistratura e nel ministero di Grazia e Giustizia, quella massiccia penetrazione comunista di cui, a tutt'oggi, subiamo le conseguenze. Il resto è cronaca, anzi una cronaca ormai diventata storia. M'auguro. con questo mio libro, di contribuire a riscrivere almeno il capitolo relativo al 2 giugno 1946.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Dossier SAVOIA: Umberto II era gay

    ....................<<Il libro è stato poi ristampato dalla Longanesi, nel 1983, con il titolo originale: “Memorie del commesso di Mussolini”. Eppure, se si vuole conoscere chi fosse veramente Mussolini al di là delle migliaia di pagine di De Felice e delle pluviali analisi degli scrutatori di quel fenomeno socio- politico che egli rappresentò e interpretò, bisogna andare a parare su questo libretto. Era necessaria un’abilità luciferina per cavare dalla memoria di Navarra proprio ciò che egli non voleva ricordare, e che era invece quello che nessuno sapeva e che mai avrebbe supposto. Il Gatto e la Volpe quell’abilità la possedevano al massimo livello e il povero Pinocchio-Navarra si lasciò spogliare d’ogni suo segreto. Se così non fosse stato, non avremmo mai conosciuto la verità su un individuo con un volto privato insospettabile a chi era abituato alla sua immagine pubblica>> (Il Mussolini segreto del commesso Navarra. Corriere della Sera, 1 Settembre, 1998).

    Il Duce avrà perso la guerra, ma non la faccia davanti alla storia che si nutre non solo dei fatti politici o dei gesti militari, ma anche dei costumi, delle abitudini e delle tendenze di chi la storia l’ha fatta in prima persona perché capo, condottiero, duce, capopolo, papa o re (F. Ceccarelli. Il letto e il potere. Longanesi, 2007). Ad esempio l’omosessualità di Umberto II di Savoia ebbe un’importanza enorme perché fu il “tallone d’Achille” che fece di lui quel personaggio indeciso ed esitante noto alla storia... con tutte le conseguenze e i disastri che ciò causò all’Italia. Il presidente Francese Nicolas Sarkozy ha già deciso: Gay e sieropositivi, anche se 13enni, rischiano di finire schedati negli archivi del Ministero dell’Interno francese nonostante il parere negativo della Cnil, l’autorità transalpina per la protezione dei dati personali (www.queerblog.it, 2008. Reperibile per via telematica).

    A differenza di suo nonno, Alessandra Mussolini ha preso posizioni politiche in difesa dei diritti degli omosessuali. Proprio lei, infatti, nell’ottobre del 2003 era stata firmataria, insieme alla collega diessina Livia Turco, di una proposta di legge che aveva lo scopo di estendere alcuni diritti dei coniugi alle coppie di fatto e che, nella versione definita presentata in Parlamento all’art.1, così recitava: “La Repubblica riconosce e tutela il rapporto tra due persone, legate da comunione di vita materiale e spirituale, che coabitano stabilmente, applicando a tale rapporto le garanzie previste dall’art. 2 della Costituzione per le formazioni sociali finalizzate al processo di sviluppo e di crescita della persona”. Da tale articolo era scomparsa l’iniziale formula “rapporto tra persone di sesso diverso” che avrebbe escluso dai benefici della legge le coppie gay a causa del loro orientamento sessuale (www.laboratorioperlapolis.it. Reperibile per via telematica). Sul Web si legge: <<Mussolini non odiava i gay. Ad assicurarlo è sua nipote Alessandra. Intervistata da Klauscondicio è categorica: “Assolutamente, non li odiava. Ricordo che la mia famiglia aveva tantissimi rapporti di amicizia con omosessuali. Approfitto di questa occasione per rivelare che i più grandi amici di mia zia Edda erano gay”. Sul fatto che oltre 10.000 gay siano stati mandati al confino, Alessandra Mussolini tiene a precisare che: “non nego affatto il dato storico, ma dipingere la famiglia Mussolini come omofoba è sbagliato”>> (www.repubblica.it, 2008. Reperibile per via telematica). Tuttavia la nipote del Duce, quando si tratta di sesso, non ha peli sulla lingua. Ha detto a Vladimir Luxuria: “Meglio fascista che frocio” (www.repubblica.it, 2006. Reperibile per via telematica). E se il fascista fosse frocio? (M. Fraquelli. Omosessuali di destra. Rubettino, 2007). <<Se l’omosessualità è una tendenza innata, “un fatto biologico” o comunque pre-politico, cioè pre-culturale, è inevitabile che vi siano omosessuali di destra e omosessuali di sinistra e perfino omosessuali di centro o addirittura apolitici. La destra, se è colta e intelligente, non nega dignità agli omosessuali e non è percorsa dall’omofobia, ma critica l’omofilia, rifiuta cioè l’elevazione dell’omosessualità a modello di vita e la sua esibizione orgogliosa>> (M. Veneziani. www.rubettino.it. Reperibile per via telematica). Nel suo sistema ideologico il fascismo non “trasfigurò” in nessun modo l’omosessualità, o, quantomeno, un certo tipo di omosessualità: quella viriloide, da contrapporsi a quella “decadente” ed “effeminata”.....................

    http://www.italoeuropeo.it/index.php...=1491&Itemid=1

  7. #7
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    A me dei gusti sessuali delle persone non interessa. Ho amici etero e amici gay. Sono sempre miei amici, poi di quel che fanno a letto e con chi lo fanno non mi interessa.

    Umberto II è stato un bravo re, sfortunato quanto buono, che davverò amò l'Italia sopra ogni cosa. Se poi era gay o era etero, chi se ne frega, quel che faceva nella vita privata saran stati affari suoi.

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    trovo assolutamente schifoso diffamare le persone per i loro orientamenti sessuali, nel caso di Re Umberto II, soltanto presunti e mai provati: se una persona è in gamba per me le sue inclinazioni sessuali sono assolutamente ininfluenti, poi mi fa ridere il fatto che perchè uno è gay allora è una persona irresoluta... se tutti gli uomini irresoluti fossero gay essi sarebbero miliardi

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da yoyoerz Visualizza Messaggio
    La nuova Sardegna, 20 nov 2002

    L'amore gay dell'ultimo re d'Italia

    Un giornalista messicano rivela la «love story» vissuta con Umberto II di Savoia

    L'eccentrico giornalista e cineasta messicano Manuel Avila Camacho, nipote dell'omonimo ex presidente messicano (1940-1946), ha rivelato di aver avuto una storia di amore con "l'ultimo re d'Italia" durante l'esilio in Portogallo di Umberto II.
    Una rivelazione che certamente sorprenderà molti e che si colloca a ridosso del ritorno in Italia dei rampolli Savoia che ha già innescato molte polemiche. Ma in sè la storia non era del tutto nuovo. Avila Camacho, esponente del jet-set internazionale e amico di capi di stato, teste coronate, divi del cinema e stelle del rock, ha dichiarato al settimanale'Milenio' di aver vissuto "una storia d'amore di tre anni" con Umberto II.
    "Mi trasferii tre anni in Portogallo per stare vicino ad Umberto", ha rivelato Avila Camacho, che ha permesso al settimanale di pubblicare una foto in cui compare abbracciato al're di maggio' nel giardino della villa di Cascais.
    Il giornale pubblica inoltre foto di Avila Camacho con l'attrice holywoodiana Gloria Swanson ("scattata da Andy Warhol", sostiene) in mezzo agli ex presidenti messicani Echeverria e Lopez Portillo.
    Avila Camacho, figlio di un ex rivoluzionario diventato in seguito governatore dello Stato di Puebla, confessa nell'intervista di aver avuto relazioni anche con Pier Paolo Pasolini, Jean Genet e l'attore viscontiano Helmuth Berger.
    "Con Pasolini fu amore vero", assicura Avila Camacho che ricorda di aver giocato da bambino nella celebre'Casa blu' dove vivevano la pittrice Frida Khalo e il muralista Diego Rivera.
    "Diego aveva una pancia enorme, Frida mi incuteva soggezione perchè fumava sigari e beveva tequila in continuazione", ricorda Avila Camacho che definisce "un tormento" le visite con i genitori ai due artisti.
    con segretari, attendenti, visite di italiani e reali vicini di casa che riceveva quotidianamente, re Umberto II trovava il tempo di avere una relazione gay nel giardino di casa sua senza che in tre anni nessuno avesse mai visto questo suo presunto amante e ne avesse mai parlato...centinaia, migliaia di persone che lo videro di tutte le estrazioni non dissero mai nulla: questo Avila Camacho è un mitomane

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Dossier SAVOIA: Umberto II era gay

    Ma poi, anche se Umberto II fosse stato gay, quale sarebbe il problema? Io non ho niente contro i gay, voi?

 

 
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