lunedì 28 novembre 2011. Categoria: Le bombe intelligenti, Autore: Marco Campione & Marco Martorelli
Le dimissioni in Bianco non servono
I nostri lettori se ne saranno accorti: a qdR la linea politica di Stefano Fassina non piace molto, vi leggiamo un certo conservatorismo, diciamo. L'abbiamo sempre contestata nel merito, però. E non ci siamo mai sognati di chiederne le dimissioni. E continueremo a fare così, non solo con Fassina: provocare, criticare e spingere il Pd verso un indirizzo politico più contemporaneo e liberal, l'unico che può dare senso alla stessa esistenza di un partito riformista di massa, per sua natura post ideologico.
Ma accontentarsi delle dimissioni di Fassina (quelle richieste dai LiberalPD di Enzo Bianco, cosa assai diversa dai liberal del PD), no, questo da noi potete scordarvelo: siam mica qui a riempire la clessidra un granello alla volta!
Per noi Fassina deve rimanere al suo posto finché lo ritiene il segretario Bersani o finché il segretario è Bersani. Perché per noi le idee si contano nel congresso e nelle primarie, a seguito dei quali the winner takes all. Noi vogliamo vincere sul campo e mettere - ad esempio - persone come Pietro Ichino al posto di persone come Fassina, altro che dimissioni, rimpasti, collegialità, centralismi o caminetti vari.
Certo, ci piacerebbe che il gruppo dirigente del PD non sottoponesse ogni giorno Mario Monti ad attacchi indiretti o assurdi veti, ma siamo uomini (e donne) di mondo e comprendiamo che ci vuole un po' di tempo per adattarsi alla nuova situazione. Il segretario ha preso l'unica decisione possibile per uscire dalla crisi in cui ci ha portato il governo Berlusconi (crisi in tutta evidenza non solo economica, ma anche politica e sociale): siamo certi che saprà portare su questa linea di responsabilità tutto il partito, a cominciare dai suoi vertici.
L'operazione tutta mediatica e di visibilità pensata da Bianco e soci (e non è un caso che quel gran signore di Pietro Ichino non abbia firmato l'estemporanea uscita) è servita solo a due cose: ricordare al mondo politico che Enzo Bianco esiste e compattare il PD attorno a Fassina. Agevolando così chi ha tutto l'interesse a non riaprire la discussione del partito su lavoro.
E che la discussione vada tenuta aperta lo testimonia indirettamente anche lo stesso Fassina che sabato ha detto:
"Non c'è rischio di spaccatura; siamo tutti molto convinti di dover combattere la precarietà con lo sviluppo, la riforma del welfare e su questo sicuramente troveremo un'intesa. Con Ichino il capitolo è chiuso. Non c'è interesse per sfumature nel dibattito interno al Pd."
Dunque c'è un'intesa da trovare (con chi rappresenta solo il 2%? qualcosa non torna) e sono "sfumature" le differenze tra le proposte del Sen. Ichino e quelle uscite dalle assemblee del Pd, alle quali il segretario si è richiamato ieri in un'intervista al Messaggero, definendo peraltro quelle stesse idee come "liberali" al pari di quelle di Ichino. Anche per Bersani esiste un liberalismo di sinistra, quindi. Noi non avevamo dubbi, ma viene almeno a cadere - e per voce del segretario nazionale - la principale accusa rivolta al giuslavorista del Pd: quella di essere "di destra" in quanto liberale.
Ci sembra un significativo passo avanti. Un altro miracolo di Monti? Staremo a vedere se durerà. Ciò detto, infatti, rimane il problema di cosa l'attuale dirigenza del Partito Democratico abbia in mente per quel che riguarda il rapporto con il governo in carica. Come ha fatto giustamente notare Marco Meloni (anch'egli nella segreteria Bersani, anch'egli suo elettore: non accusabile quindi di simpatie lingottiste), dietro la querelle c'è ben altro, ovvero il rapporto con il governo Monti:
"Il mio auspicio è che sia confermata la linea che - superando la forte contrarietà di chi, come Fassina, considerava questo esito prima antidemocratico e poi a termine - ci ha condotto a sostenere il programma di riforme del governo Monti."
Già: ora che il PD sostiene il governo presieduto da Mario Monti, è pronto ad appoggiare con convinzione le scelte che l'esecutivo dovrà inevitabilmente mettere in campo per salvare l'Italia? Anche quelle che riguardano il mercato del lavoro? Si potrà continuare a non rispondere a questa domanda solo per pochi giorni ancora. Poi i provvedimenti andranno in Parlamento e quindi, come sempre accade in politica, i nodi verranno al pettine.
Le dimissioni in Bianco non servono - qdR magazine




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