Che dire su questa impresa tanto eroica ed affascinante, utile a comprendere un momento fondamentale nella storia d'Italia del Novecento?


Che dire su questa impresa tanto eroica ed affascinante, utile a comprendere un momento fondamentale nella storia d'Italia del Novecento?


C'ero anch'io in quell'estate del 1920, a Fiume; anzi "Fiume d'Italia", come la chiamavano il legionari.
C'ero, naturalmente, grazie alla mia Macchina del Tempo costituita da vecchie scatole da scarpe piene di fotografie ingiallite e grazie ad un amico di famiglia (e lontano parente acquisito) che si trovava lì e ci mandò una foto.
E' un pittore, Carlo Vittorio Testi, morto nel 2005 a 103 anni di età.
Nel 1919, era con Gabriele d'Annunzio a liberare Fiume e ricevette dal Vate la medaglia con i colori di Montenevoso e numerose pacche sulle spalle: ecco la foto che ci spedì da laggiù, datata 18 giugno 1920:
Tre anni dopo, a Roma, scherzava e rideva con il conterraneo e amico Benito che gli commissionò opere grafiche e copertine di libri scolastici per la gioventù fascista.
I suoi amici erano Marinetti - che per un po' segui' nell'avventura futurista - e Ettore Muti, con lui a Fiume da sergente.
Non so se è ritratto anche lui in quella foto di bersaglieri a tavola, o se c'è qualche altro famoso legionario: se siete più fisionomisti di me, potete provare a riconoscere il pittore, di cui vi passo un autoritratto a penna (già di età matura, però) che ci spedì negli anni '60.


Credo si tratti del laboratorio creativo-politico e metastorico meglio riuscito nella storia dell'umanità. Un manipolo di avventurieri e sognatori che governano una città per un anno; un luogo in cui tutto è concesso, ma niente mette in discussione la stabilità e l'armonia.
Una commistione di valori ossimorici messi insieme dalla capacità del Vate di indirizzare le spinte propulsive di un'epoca travagliata.