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    Predefinito "Erat autem Barabbas latro": l'invalidità del Novus Ordo Missae

    Invalidità del Novus Ordo Missae


    * Questo articolo è apparso in origine sul n. 29, autunno 1977, di The Reign of Mary. Di recente è stato ristampato in un numero speciale commemorativo (n.100) dello stesso periodico, insieme a parecchi altri degli articoli più significativi delle ultime tre decadi.

    Una replica alla difesa del Novus Ordo fatta dal P. William Most
    Si chiese all’ editore di rispondere e commentare una serie di articoli scritti dal P. William Most S.J. a difesa del Novus Ordo Missae dalle relative obiezioni. Ci siamo presi la libertà di pubblicare porzioni della risposta in questo numero, poiché potrebbe servire bene anche per rispondere alle domande di molti che hanno dubbi al riguardo. Il P. Most, vedete, pone come premessa maggiore ai suoi argomenti (e lo ripete molte volte) l’assunzione che l’Autorità Docente della Chiesa ha deciso che il Novus Ordo è una Messa valida; dato che dobbiamo obbedire alla Chiesa, conclude che dobbiamo accettare il Novus Ordo. Tutti gli argomenti che aggiunge sono meramente, per sua stessa ammissione, dei rafforzativi di tale affermazione e sono inconcludenti in se stessi. Ovviamente, i suoi argomenti sono decisamente forti contro gli pseudo-conservatori che accettano l’autorità di Paolo VI e dei vescovi eretici che non hanno alcuna qualsivoglia autorità. In questa pubblicazione, ed in altre della nostra lista di libri, abbiamo mostrato in modo conclusivo che Montini era ineligibile al Papato a motivo delle sue precedenti eresie e della collaborazione con i governi comunisti. Tutto ciò che ci resta da compiere è quindi di refutare gli argomenti sostenuti dal P. Most e, nel far questo, trarre alcune importanti prove dell’invalidità del Novus Ordo.

    Le parole della Consacrazione: che cosa è essenziale?

    Il P. Most dice che dal momento che le parole “per molti” vengono omesse nei racconti dell’Ultima Cena dati nel Vangelo di S.Luca e nella Prima Epistola di S.Paolo ai Corinzi, e mancano anche negli scritti di alcuni antichi Padri della Chiesa sulla Messa, tali parole non devono essere ritenute essenziali entro le parole della Consacrazione (la forma del Sacramento della SS.Eucarestia). Di fatti, nessuno dei Vangeli, delle Epistole, o degli scritti citati dal P. Most afferma alcuna intenzione di dare le precise parole della Consacrazione (sebbene il fatto che S. Matteo e S. Marco abbiano le parole “per molti” provi definitivamente che Nostro Signore le abbia pronunciate davvero).

    Ciò che realmente importa, piuttosto, è l’insegnamento della Chiesa sulle forme dei Sacramenti. Detto molto semplicemente, la Chiesa insegna che sia la materia che la forma di ogni Sacramento devono significare ciò che il Sacramento effettua. Questa dottrina è spiegata ed applicata praticamente nella Bolla di Papa Leone XIII, Apostolicae Curae (sulla invalidità delle ordinazioni anglicane):

    “Tutti sanno che i sacramenti della Nuova Legge, come segni sensibili ed efficaci della grazia invisibile, debbono sia significare la grazia che effettuano, sia effettuare la grazia che significano. Sebbene la significazione debba esser trovata nell’intero rito essenziale — vale a dire, nella materia e nella forma — essa compete ancora principalmente alla forma... le parole che fino a poco fa erano comunemente ritenute dagli anglicani costituire la corretta forma dell’Ordinazione dei sacerdoti — cioè, ‘Ricevi lo Spirito Santo,’ certamente come minimo non esprimono definitamente il Sacro Ordine del Presbiterato, né la sua grazia e potere... Tale forma per conseguenza non può essere considerata atta o sufficiente per il sacramento, dato che omette ciò che deve essenzialmente significare.”
    In realtà, la materia fu stabilita molto tempo fa, quando la Chiesa definì nel Decreto sui Giacobiti (che citeremo più avanti) e nel Decreto De Defectibus, che la forma della SS.Eucarestia è la forma completa come data nel Missale Romanum. Riguardo alla forma esso stabilisce:

    “Possono insorgere difetti rispetto alla forma, se una cosa qualsiasi pretenda di completare le attuali parole della consacrazione. Le parole della consacrazione, che sono il principio formativo di questo Sacramento, sono le seguenti: ‘Questo è infatti il Mio Corpo,’ e ‘Questo è infatti il Calice del Mio Sangue, del Nuovo ed Eterno Testamento; Mistero della Fede, che sarà effuso per voi e per molti in remissione dei peccati.’ . Se una qualunque omissione o alterazione è compiuta nella formula di consacrazione del Corpo e del Sangue, che implichi un cambiamento di significato, la consacrazione è invalida. Una addizione effettuata senza alterare il significato non invalida la consacrazione, ma il celebrante commette un grave peccato.”
    Pertanto, omettere la parola “infatti” (enim) non implica un cambiamento di significato, ma questo non è il caso per le altre parole, e specialmente, “che sarà effuso per voi e per molti in remissione dei peccati.” Infatti queste parole chiaramente significano la grazia che viene conferita. Al contrario, le parole, “Questo è infatti il Calice del Mio Sangue,” prese da sole, non significano il conferimento della grazia del Sacramento.

    “Molti” rispetto a “Tutti”

    Ciò che è realmente in questione riguardo al Novus Ordo è se il cambiamento da “per molti” a “per tutti” <“per tutti gli uomini” nella versione inglese, N.d.R.> implichi un cambiamento di significato oppure no. Il P. Most dice di no. Il suo ragionamento è che la parola greca “polloi,” usata dagli Evangelisti nei racconti dell’Ultima Cena (che significa “per molti”), è usata in altre parti della Scrittura a significare “tutti di un grande gruppo” (ovvero “tutti che sono molti,” come la mette il P. Most); perciò, tradurla con “per tutti” sarebbe realmente lo stesso che “per molti.”

    Ma, se esaminiamo l’uso attuale nel Novus Ordo, troviamo: “per tutti gli uomini” in inglese. Non troviamo la frase “per tutti che sono molti,” ma il “per tutti gli uomini” . Ora, non esiste alcun possibile stiramento dell’immaginazione che possa fare in modo che “per tutti gli uomini” significhi lo stesso che “per molti” o anche “per tutti che sono molti.” Le ultime due frasi si riferiscono ai membri di un vasto gruppo esclusivo; “per tutti gli uomini” non è esclusivo di nessuno. Ma “Per tutti gli uomini” è la traduzione ufficiale della Chiesa del Vaticano II.

    Il Catechismo del Concilio di Trento spiega perché si deve usare “per molti,” cioè, il gruppo esclusivo:

    “Guardando all’efficacia della Passione, crediamo che il Redentore ha sparso il Suo Sangue per la salvezza di tutti gli uomini; ma guardando ai vantaggi che il genere umano deriva dalla sua efficacia, troviamo innanzitutto che non sono estesi alla totalità, ma solo ad una ampia porzione della razza umana... Con grande proprietà, perciò, le parole, ‘per tutti’ non vennero usate, perché qui (nel Sacramento della SS. Eucarestia) si tratta soltanto del frutto della Passione, e solo agli eletti la Sua Passione portò il frutto della salvezza.”
    Quindi, i “molti“ sono quelli che attualmente ricevono il frutto della SS. Eucarestia e la S.Messa; poiché la S.Messa è il rinnovamento incruento del Sacrificio di Cristo sul Calvario. (Rimandiamo il lettore all’articolo, Res Sacramenti, di Patrick Henry Omlor).

    Diviene così più che mai ovvio che “per tutti“ <“per tutti gli uomini” nella versione inglese> non ha relazione con l’effetto del Sacramento; non tutte le anime ricevono infatti il frutto della Passione. Ed ecco qui una chiara illustrazione da un altro Sacramento: se un prete, nel battezzare un bambino, dicesse “Io battezzo tutti gli uomini, nel Nome del Padre, ecc.,” anche se avesse la retta intenzione, il Battesimo sarebbe valido? Certamente no, e il P. Most sarebbe il primo a dirlo. Questo punto allora dovrebbe risultare ovvio: nel Novus Ordo, le parole “per tutti” non significano quelle mediante le quali la SS.Eucarestia effettua la grazia; dunque, non fosse che per questo solo difetto esso è invalido.

    S. Pio V volle davvero significare “In perpetuo”?
    Il P. Most insiste col suo terzo argomento principale che la Bolla Quo Primum, di Papa S. Pio V, è mera legislazione ecclesiastica, e quindi soggetta a cambiamento da parte dei Papi successivi. Si deve affermare che, in base alla definizione di infallibilità papale, un Papa insegna infallibilmente su materie “concernenti” la fede o la morale, ecc. Ebbene, la Quo Primum fu emanata per promulgare perpetuamente il Messale Romano e l’Ordinario della Messa; e questo, per salvaguardare le dottrine contenute nella S. Messa. S. Pio V vide che Lutero aveva distrutto la Messa col cambiare le dottrine ivi contenute. Allo scopo di perpetuare la validità della Messa, emanò questo perpetuo decreto. Certamente, allora, concerne la fede, e deve essere accettato come esente da errore. Tutto l’arrampicarsi del P. Most circa le formule di definizione è privo di significato. Questo documento è essenzialmente dottrinale, poiché il Canone della Messa contiene il cuore della dottrina cattolica. Perciò, questo documento certamente non può in alcun modo essere assimilato alle leggi ordinarie della Chiesa, come quelle sul digiuno, ecc. S. Pio V rende ben chiaro che questo è un decreto solenne, perpetuo:

    “...Con la presente Nostra Costituzione, da tenersi in perpetuo, … stabiliamo e comandiamo sotto pena della Nostra indignazione che a questo Nostro Messale recentemente pubblicato giammai, in alcun tempo, nulla possa essere aggiunto, sottratto o cambiato (nell’Ordinario della Messa)....<§ VI>

    “Anzi, in virtù dell’Autorità Apostolica, Noi concediamo a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l’indulto perpetuo di poter seguire, nella Messa cantata o recitata, in qualunque chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui avranno piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente, così che non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che abbiamo prescritto, né d’altra parte possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale. <§ VII>

    “...Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma stabili sempre e valide dovranno perseverare in tutto il loro vigore.... <§ VIII>

    “Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento, facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio Onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo. <§ XII>”

    Se questo non è abbastanza solenne per il P. Most, non sapremmo come altro si potrebbe chiamare.

    S. Pio V, intese dunque realmente significare “in perpetuo”? Se il lettore crede che quando il Papa parla infallibilmente, è Cristo che parla attraverso di lui, è ovvio che S. Pio V intendeva ciò che disse

    L’Intenzione del Celebrante: di Offrire un Sacrificio
    A nostro pensiero, la più feroce evidenza contro il Novus Ordo è la sua definizione ufficiale: “La cena del Signore o messa è la sacra sinassi o assemblea del popolo di Dio, presieduta dal sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore (Institutio Generalis, n. 7, c. 2: De Structura Missae, a seguito della Constitutio Apostolica del 3 gennaio 1969).”

    Il P. Most pretende di poterci mostrare i riferimenti al sacrificio nel Novus Ordo, per pochi che possano essere. Ma nel Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae (presentato dal Cardinal Ottaviani a Paolo VI come protesta contro la Nuova Messa), si chiede: “A quale sacrificio si riferisce? Chi è l’offerente?” Nessuna risposta vien data ad entrambi le domande.

    Esaminiamo questi pochi riferimenti alle “Preghiere Eucaristiche.” Nella Preghiera I (chiamata il “canone romano” perché è la meno eretica), ci sono una mezza dozzina di riferimenti a un sacrificio di qualche sorta. Ma che sorta di sacrificio? È un sacrificio di propiziazione per i peccati, quale dev’essere la vera Messa? Certamente no; non si fa alcuna menzione della remissione dei peccati. Nella Preghiera Eucaristica II c’è solo: “...ti offriamo, Padre, questo pane che dà la vita, questo calice della salvezza.” Nella Preghiera Eucaristica III, che suona come una funzione battista, “l’offerta” ci ha già “riconciliati” col Padre. Ha già “fatto pace” con Dio. Questo sarebbe un sacrificio di propiziazione? Non lo è affatto; si tratta di un “raduno di salvezza” protestante. La Preghiera Eucaristica IV è anche peggio; qui il “sacrificio” porta “la salvezza a tutto il mondo” (a “tutti gli uomini”).

    Se un prete intende offrire un “memoriale” invece di un sacrificio di propiziazione, la sua intenzione è invalida. Nella Apostolicae Curae, Papa Leone XIII insegnò:

    “...se il rito viene modificato, con la manifesta intenzione di introdurre un altro rito non approvato dalla Chiesa e di rigettare ciò che la Chiesa fa, e ciò che per istituzione di Cristo appartiene alla natura del Sacramento, allora è chiaro che non solo la necessaria intenzione manca al sacramento, ma che l’intenzione è avversa e distruttiva del Sacramento.”
    Papa Eugenio IV
    Il P. Most afferma che Papa Eugenio IV “ordinò di inserire le parole ‘pro multis’ in quelle della consacrazione.” Egli argomenta che prima di allora devono essere state frequentemente omesse, e si chiede “Forse che Cristo abbandonò così la Sua Chiesa da lasciare che molte Messe fossero invalide prima del XV secolo e di Papa Eugenio?” Questo è un abile sofisma. Infatti Eugenio IV non ordinò di inserire queste parole nella S.Messa cattolica, ma piuttosto emanò questi decreti in unione col Concilio di Firenze, contro gli scismatici greci, armeni e giacobiti. Questi decreti (particolarmente quello per i giacobiti) richiedono che si interroghino tali scismatici riguardo alla loro ortodossia in un certo numero di aree dottrinali prima che possano venire riconciliati con la vera Chiesa. Di fatti, il Decreto per i Giacobiti definiva:

    “Nella consacrazione del Corpo del Signore è impiegata questa forma delle parole: ‘Questo è infatti il Mio Corpo’; ma per il Sangue: ‘Questo è infatti il Calice del Mio Sangue, del Nuovo ed Eterno Testamento, Mistero della Fede, che sarà effuso per voi e per molti in remissione dei peccati’...”

    Fonte: Invalidità del Novus Ordo Missae

  2. #2
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    Predefinito Rif: "Erat autem Barabbas latro" ovvero sull'invalidità del "Novus Ordo Missae"

    Una bibliografia da aggiornare (pubblicata su Politicainrete.net il 21 agosto 2003)

    -"LE SACRIFICE DE CAIN - SUR LA NOUVELLE MESSE DE LA GNOSE, DE L'OECUMENISME, DE LA KABBALE" (PROBABILMENTE NON PIù RICHIEDIBILE ALLA RIVISTA A "SOUS LA BANNIERE", VILLEGENON, 18260 VAILLY SUR SAULDRE, FRANCIA)*

    SEGUONO POI IN ORDINE SPARSO:

    -PADRE NOEL BARBARA "LA NOUVELLE MESSE EST EQUIVOQUE" FORSE ANCORA RICHIEDIBILE PRESSO LA REDAZIONE DI "FORTS DANS LA FOI" A TOUR

    -PHILIPPE BAUCHAMPS "LA NOUVELLE MESSE EST ELLE OBLIGATOIRE?" PARIS, 1970 (VECCHIO TESTO CHE DIBATTE ANCORA LA QUESTIONE DELLA BOLLA "QUO PRIMUM")

    -PADRE DIDIER BONNETERRE "LE MOUVEMENTE LITURGIQUE" ED. FIDELITER, 1980 (NE ESISTE ANCHE UNA TRADUZIONE ITALIANA A CURA DI "UNA VOCE LUGANO" DEL 1985, MOSTRA IL SOTTILE LAVORO EVERSIVO DEL MOVIMENTO LITURIGICO NEL VENTENNIO 1930-50)*

    -PADRE THOMAS CALMEL O.P. "EUCHARISTIE ILLUSOIRE" IN "ITINERAIRES", 162, 1972 (GRADEVOLE ANCHE SE NON PROPUGNA FRONTALMENTE L'INVALIDITà)

    -PADRE ANTHONY CEKADA "THE PRAYERS OF THE MODERN MASS" TAN EDIZIONI, ROCKOFORD, 1991 (TRADOTTO IN ITALIANO DA "CENTRO LIBRARIO SODALITIUM NEL 1994, L'AUTORE NEGLI ULTIMI ANNI HA COMPLETATO UN PONDEROSO STUDIO SULL'INTEREZZA DEL RITO MONTINIANO')*

    -PADRE LOUIS COACHE "LE COMBAT DE LA FOI" BEAUMONT PIED DE BOUEF, F-53290 (VARI ARTICOLI SPARSI IN MOLTI NUMERI)

    -RAMA COOMARASWANY "THE PROBLEMS WITH THE NEW MASS, TAN, ROCKFORD, 1990* (L'AUTORE HA SCRITTO ANCHE UN IMPORTANTE SAGGIO SUUL'INVALITà DEL SACERDOZIO E DELL'EPISCOPATO CONFERITO SECONDO I NUOVI "RITUALI")

    -COURIER DE ROME "VERS UNE MESSE OECUMENIQUE; LA MESSE POLYVANTE DE PAUL VI", PARIS, NN* 49, 56, 1969 (POSIZIONE LEFEBVRIANA)

    -PADRE DES GRAVIERS "LA MESSE TRIDENTINE EST ELLE MORTE" IN "COURIER DE ROME" JAN. 1974 (IDEM)

    -HOMERO JOHAS "MESSE DI UN ALTRA RELIGIONE" IN "PERMANENCIA 86, 1976" E "LA PERPETUITà DEI RITI PATRISTICO-ROMANI" IN CHIESA VIVA NUMERI, 129, 136, BRESCIA 1983 (PUò ESSERE DI INTERESSANTE LETTURA)

    -RUDOLF KRAEMER BODONI "RIVOLUZIONE NELLA CHIESA" UNA VOCE LUGANO 1980

    -MONSIGNOR MICHEL LOUIS GUERARD DES LAURIERS O.P. "DICHIARAZIONE SULL'OBLATIO MUNDA", SODALITIUM NUMERO 16, 1988* (OVVIAMENTE FONDAMENTALE: COLLEGA LA PROMULGAZIONE DEL MESSALE INVALIDO CON LA VACANZA FORMALE DELLA SEDE APOSTOLICA)

    -MONSIGNOR MARCEL LEFEBVRE "LA MESSA DI LUTERO", CONFERENZA A FIRENZE DEL 15 FEBBRAIO 1975" (AI SUOI TEMPI FECE SCALPORE, CURò L'EDIZIONE LA PROFESSORESSA LILIANA BALOTTA, RECENTEMENTE SCOMPARSA)

    -GEORGE MAY "LA CALAMITà DELLA RIFORMA LITURGICA" NOTIZIE (UNA VOCE) 126, TORINO, 1987

    -WILLIAM MORGAN "COUNTER REFORMATION ASSOCIATION" MONKS KIRBY, CV23 OQZ, GRAN BRETAGNA (PUBBLICAZIONE SEDEVACANTISTA INGLESE)

    -PADRE HENRì MOURAUX "L'ORDINAL DE PAUL VI EST INVALIDE" BONUM CERTAMEN 1993, 69 RUE DE MARECHAL OUDINOT, F-54000. NANCY, 1993*
    (OTTIMO STUDIO)

    -DON GIUSEPPE PACE "SACRIFICIO E SACRILEGIO", NOTIZIE 146, TORINO, 1989

    -HUGO ROSS WILLIAMSON "LA MESSA MODERNA", PERMANENCIA 80-83, 1975

    -HELIO DRAGO ROMANO "DA IGREJA PARA A REVOLUCAO" PERMANENCIA 120-121, 1978

    -PADRE JOAQUIN SAENZ Y ARRIAGA S.J. "EL MAGISTERIO DE LA IGLESIA E LA NUEVA MISA" 1970 (UNA DELLE PRIME IMPUGNAZIONI DELL'AUTORITà DI PAOLO VI)

    -IDEM "LE NUEVA IGLESIA MONTINIANA, CISMA O FE?" EDIT ASOCIADOS, C. DE MEXICO, 1972

    -LOUIS SALLERON "LA SUBVERSION DANS LA LITURGIE" ITINERAIRES 116, PARIGI 1967 PUBBLICATO IN ITALIA CON LO STESSO TITOLO DA VOLPE EDITORE NEL 1969 (SULLE VERGOGNE DEGLI ANNI CHE PRECEDETTERO L'ABOLIZIONE DELLA MESSA)

    -WIGAND SIEBEL "NUOVA LITURGIA, SEGNO DI ROTTURA" SAKA INFORMATIONEN BASEL (CH)

    -PADRE GEORGE VINSON C.P.C.R. "QUAND L'OBEISSANCE EST UN PECHè"; "lE SEDEVACANTISME" 1993-1995; "UN HYPOTHESE VALABLE?", 1996 (UNA DELLE GLORIE DEL CATTOLICESIMO INTEGRALE FRANCESE: STUDI REPERIBILI PRESSO "LA SIMPLE LETTRE" STAMPATA DALLE SUORE DI CRISTO RE A SERRE-NERPOL F-38470)*

    -DIETRICH VON HILDEBRAND "IL CAVALLO DI TROIA NELLA CITTà DI DIO" VOLPE, 1970 (DATATO MA INTERESSANTE)

    -IDEM "THE DEVASTATED VINEYARD" CHICAGO, 1973

    -PADRE JAMES WATHEN "THE GREAT SACRILEGE" TAN EDIZIONI, ROCKFORD, 1975

    -ARNALDO XAVIER DA SILVEIRA "LA NOUVELLE MESSE DE PAUL VI: QU'EN PENSER?" DIFFUSION DE LA PENSEE FRANçAISE, CHIRE EN MONTREUIL, 1975
    PARZIALMENTE RISTAMPATO A FERRARA NEL 1995 CON IL TITOLO "L'ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE" (INCLINE A CONSIDERARE VALIDA "LA NUOVA MESSA")
    Ultima modifica di Guelfo Nero; 04-12-11 alle 18:06

  5. #5
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    Predefinito Rif: "Erat autem Barabbas latro" ovvero sull'invalidità del "Novus Ordo Missae"

    Le rite montinien est invalide

    Lo stesso tema su un forum analogo al nostro in lingua francese.
    Ultima modifica di Guelfo Nero; 05-12-11 alle 01:23

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    Predefinito re: "Erat autem Barabbas latro": l'invalidità del "Novus Ordo Missae"


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    Predefinito re: "Erat autem Barabbas latro": l'invalidità del "Novus Ordo Missae"

    "Vedete, è la cosa più normale che ci sia, non abbiamo fatto nulla perchè iniziasse tutto questo, abbiamo continuato a dire Messa a Cahirciveen nel modo in cui lo abbiamo sempre fatto, nel modo in cui siamo stati educati a fare. La Messa! la messa in latino, il sacerdote con le spalle con le spalle rivolte ai fedeli, affinchè sia lui che i fedeli guardino l'altare dove c'è Dio. offrire a Dio il sacrificio quotidiano della messa. Il pane e il vino che diventano il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nel modo in cui Gesù disse ai suoi discepoli di fare durante l'Ultima Cena. "Questo è il mio corpo e questo è il mio sangue: fate questo in memoria di me". Dio ha mandato il suo Figlio per redimerci. Suo Figlio è venuto sulla terra ed è stato crocifisso a causa dei nostri peccati e la messa è la commemorazione della crocifissione, del sacrificio del corpo e del sangue di Gesù Cristo a causa dei nostri peccati. La Messa significa il sacerdote e i fedeli che pregano Dio, che assistono al miracolo per il quale Gesù Cristo viene di nuovo fra di noi, il corpo e il sangue sotto forma del pane e del vino là, sull'altare. E la Messa è detta in latino poichè il latino è la lingua della Chiesa, la Chiesa che è una e universale, così il cattolico poteva andare in ogni chiesa del mondo, qui come a Timbuctu, o in Cina, e ascoltava la stessa messa, l'unica messa che c'era un tempo, la Messa in latino. Che poi la Messa fosse in latino e il popolo non parlasse latino, questa era parte del mistero della messa, perchè la Messa non parlava al nostro vicino, ma parlava a Dio. Dio onnipotente! Abbiamo fatto così per quasi duemila anni e in tutto questo tempo la chiesa è stata un luogo dove si stava tranquilli, rispettosi, era un posto silenzioso perchè Dio era lì, Dio era sull'altare, nel tabernacolo, in forma di ostia e di calice di vino. Era la casa del Signore, dove ogni giorno si compiva il miracolo quotidiano. Dio veniva fra di noi. Un mistero. All'opposto questa nuova messa non è mistero, ma una barzelletta, una cantilena, non parla a Dio, parla al nostro vicino: è per questo è in inglese, in tedesco, in cinese e in ogni altra lingua che la gente parla in chiesa. Dicono che è un simbolo, ma un simbolo di cosa? E' uno spettacolo, ecco cos'è. la gente l'ha capito. L'ha capito eccome. E' per questo che salgono sul monte Coom, è per questo che vengono con gli aerei e le navi, le macchine strapiene, le tende piantate nei campi, che Dio li aiuti, ed è per questo che restano anche se viene giù il finimondo, e quando la campana del Santo risuona al momento dell'Elevazione, quando il sacerdote si inginocchia e alza l'ostia - Sì, quel Salvatore benedetto -, tiene in alto l'ostia, Dio onnipotente, la comunità si inginocchia alle spalle del sacerdote, si inchina ad adorare il suo Signore, sì, padre, se voi vedeste questa gente, le teste scoperte, la pioggia battente sulla faccia, quando vedono l'Ostia innalzata, quel pezzo di pane non lievitato che, grazie al mistero e al miracolo della messa, è ora il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, il nostro Salvatore, ebbene allora provereste vergogna, padre, vergogna per voler spazzare via tutto ciò e mettere al suo posto ciò che avete messo ora - canzoni, chitarre, abbracci con il vicino, recite e assurdità, tutto per attirare la gente in chiesa nello stesso modo in cui un tempo la si attirava nelle sale parrocchiali per una partita di bingo!"

    Tratto da "Cattolici" di Brian Moore (Lindau 2012)

    La Santa Messa e il diluvio del Modernismo « Radio Spada

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    Predefinito Re: "Erat autem Barabbas latro": l'invalidità del "Novus Ordo Missae"

    Giova ricordare (soprattutto agli smemorati in talare).
    Ultima modifica di Luca; 22-09-12 alle 14:33

  10. #10
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    Predefinito Re: "Erat autem Barabbas latro": l'invalidità del "Novus Ordo Missae"


 

 
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