Ho letto un po' di corsa la NOTA DOTTRINALE postata da UgoDP, la quale per altro ha contenuti non nuovi, e devo dire che trovo fuorviante la sottolineatura nella quale mi sono imbattuto:
Che i cattolici stiano e possano stare in più partiti, genericamente parlando, è ormai un fatto e una ovvietà. Il problema è tutt'altro. Chi riesce a scendere coi piedi sulla terra, infatti, si accorge che la questione sta, oggi, giusto nella seconda parte non sottolineata di quel brano:Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare — particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare — il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese.[16] Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali.
Il problema consiste, quindi, per rimanere nella legittima pluralità alla quale un cattolico può accedere in politica, nel trovare una "casa politica" nella quale rimanga integra la matrice dalla quale proviene l'impegno dei cattolici in politica, ovvero la dottrina cristiana morale e sociale.Questa ovvia constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento. La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali.
Tale dottrina dove rimane integra oggi, in quali schieramenti del presente?
A me pare che sia disattesa, per almeno qualche tema essenziale, un po' in ciascuna opzione partitica accessibile nella nostra Italia. Da una parte si disattende questo, dall'altra quell'altro, etc... Che fare dunque? Vivere tra le nuvole seguitando a ripetersi la prima parte del primo testo che ho quotato, oppure confrontarsi seriamente anche con la seconda? Aborto? Non optabile. Liberismo economico? Non optabile. Lobbysmo? Non optabile. Etc...
Non è il primo commentatore che si accorge del fatto che a rimetterci, in questo nuovo assetto politico, sono state soprattutto le posizioni cattoliche vere. Qui e oltreoceano.




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