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Rif: La Rinuncia
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El rayo
E' un traguardo per pochi...perche' presuppone una scelta per pochi...
...se mi guardo intorno vedo quasi esclusivamente "legame che (...) incatena al (...) mondo fittizio"...
E non solo.
Si può scegliere, ma quella scelta deve essere in qualche modo corroborata, confermata, statuita da qualcosa, o qualcuno in grado di dare un input, di imprimere una diversa velocità, di trasformare in qualche modo i contenuti profondi della coscienza, di attribuire una nuova verginità a quella interiorità che ha cominciato a provare quella sete nascosta e quel richiamo lontanissimo. Altrimenti gli ostacoli del mondo non verranno superati.
Vi è una sinergia, una concomitanza di questi aspetti. Solo così, se un seme verrà gettato nell’oscurità della terra, qualcosa di nuovo potrà nascere nel buio e poi manifestarsi. Ecco perché nelle antiche congregazioni iniziatiche il neofita cambiava simbolicamente nome: perché questo segnava il suo cambiamento interiore integrale, i cui segni efficienti saranno chiamati diversamente, dato che il “vecchio” è morto e il serpente ha mutato la sua pelle.
Il mondo fittizio non cesserà di esercitare la sua seduzione, questo è chiaro. Finchè la sazietà di esso e la sete dell'ultramondo non spingerà il desideroso a pronunciare il famoso haiku di Masahide:
"Il tetto si è bruciato
ora
posso vedere la luna."
:)
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Rif: La Rinuncia
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Originariamente Scritto da
El rayo
Certo Regina, ma ammetterai che non e' cosi fuori luogo chiedersi se un rinunciante abbia la strada piu' spianata rispetto ad uno che ha bisogno di alimentare il proprio ego...
...come dicevo a Papessa - e' bello, tra l'altro, relazionarsi con regine e papesse (:)) - puo' diventare, banalmente, una questione di maggiori probabilita' di successo in presenza di un contesto piu' idoneo...
...per costruire una casa e' meglio prima livellare il tereno ed eliminare ostacoli che potrebbero falsare la visuale...
Perche' devi fermare ad un certo punto la logica speculativa che rischia di trascinarci ad infinitum...e alcuni mettono il paletto, se si tratta di ricercare il Divino e immergersi in Esso, nel piu' alto grado possibile di privazioni materiali (in questo senso vi sarebbero rinuncie non vincolanti)...
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La privazione materiale non sempre comporta distacco.
La povertà a volte alimenta più desideri di chi è moderatamente benestante.
E' facile non cadere in tentazione dove non ci sono tentazioni.
Ma il saggio, una volta divenuto perfetto, può tornare tra la folla e non mischiarsi con essa.
Ed è molto più difficile mantenersi retti in una società corrotta che isolandosi in un eremo.
Chi ha paura di non resistere alle tentazioni le fugge scappando dalle cose mondane.
Chi non si lascia tentare, può anche esserne circondato, ma non gli tangono minimamente.
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Rif: La Rinuncia
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Regina di Coppe
La privazione materiale non sempre comporta distacco.
La povertà a volte alimenta più desideri di chi è moderatamente benestante.
E' facile non cadere in tentazione dove non ci sono tentazioni.
Ma il saggio, una volta divenuto perfetto, può tornare tra la folla e non mischiarsi con essa.
Ed è molto più difficile mantenersi retti in una società corrotta che isolandosi in un eremo.
Chi ha paura di non resistere alle tentazioni le fugge scappando dalle cose mondane.
Chi non si lascia tentare, può anche esserne circondato, ma non gli tangono minimamente.
Tutto verissimo.
Oltre a ciò ognuno di noi ha le sue particolari debolezze e disposizione a certe tentazioni e non ad altre.
Coloro che si appartano in eremitaggi non sfuggono a nulla, anzi....si troveranno ben presto davanti alle loro ossessioni personali, scatenate dall'isolamento e dal silenzio oltre che dalla deprivazione sensoriale cui eventualmente volessero sottoporsi. La tempesta dell'inconscio personale e collettivo si abbatterà su di loro, facendone straccio.
Vi sono assai più cose nell'uomo che fuori di lui.
Il cosmo intero è in lui, con i suoi paradisi e i suoi inferni. E nell'isolamento esso si oggettiverà uscendo da lui e manifestandosi come se fosse cosa proveniente dall'esterno mentre invece è proveniente dall'interno medesimo: si chiama "dissociazione dei misti". Tutti i santi autentici ne hanno fatto esperienza, spesso nella disperazione e nel terrore, oltre che nell'estasi. E qui può soccorrere solo il cosiddetto "discernimento degli spiriti", salvifica facoltà che ti fa sceverare il vero dall'illusorio consentendoti di separare il pochissimo grano dall'abbondantissimo loglio.
Si tratta di un percorso pieno di insidie e di trappole. Il vero nemico è dentro, mai fuori.
Per cui l'atto della rinuncia è spessissimo mera illusione.
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Rif: La Rinuncia
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Originariamente Scritto da
El rayo
Si puo' raggiungere la Verità o quantomeno un'elevazione spirituale senza rinunciare all'attaccamento materiale (sia grossolano che sottile)...senza rinunciare, in ultima istanza, alla vita?
Come si può rinunciare alla vita? La vita E', eternamente presente, a prescindere dagli interessamenti mondani, come ad esempio l'interesse per il conto in banca, per l'economia, la scienza, lo sport, la politica; gli interessi morbosi per la conquista, il crimine, il potere, la sopraffazione; gli interessi per la salute, la posizione sociale, l'ostentazione degli averi e il possesso delle cose, e infine tutti gli altri interessi necessari come quelli per il cibo, l'abbigliamento, l'economia domestica, la legge, l'ordine, e via dicendo.
L'attaccamento materiale, produce lo sviluppo della nostra personalità, del nostro ego; certamente uno strumento indispensabile nelle sue sfere di competenza, ma che non ci potrà essere utile quando vorremmo iniziare a salire sulla "Scala di Giacobbe".
Questo non significa che a quel punto dovremmo necessariamente disfarci di tutte le nostre "ricchezze" in senso materiale.
Semplicemente, quel che dovremmo fare sarà lavorare sodo per diventare sempre più consapevoli del nostro attaccamento, delle nostre identificazioni interiori ed esteriori.
Questo è anche il significato esoterico dell'episodio narrato nei Vangeli:
"Gli disse Gesù: Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze".
Siamo tutti come quel giovane, pronti ad assumerci i meriti delle nostre "virtù" e le colpe dei nostri "vizi", quando la cosa più difficile è rinunziare ad attribuire a "noi stessi" i meriti e le colpe, ovvero rinunziare ad identificarci con i nostri vizi così come con le nostre virtù.
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El rayo
Penso quindi che nel momento in cui riusciamo ad interiorizzare la percezione della dualità abbiamo finalmente aperto le portead uno spazio di agibilità spirituale a fianco di quello materiale: starà poi a noi decidere se e come entrarci "autenticamente".
Nessuno può interiorizzare la "percezione della dualità" attraverso la sola rinuncia in senso lato. Occorre la guida consapevole di un Maestro o di un Guru. Una volta che si sia avuto un barlume di "coscienza della dualità", uno è comunque chiamato a rivolgersi in se stesso. Quante volte avrete visto persone fustigare il proprio spirito, continuando a pensare all'insufficienza delle proprie opere di penitenza? Cosa hanno ottenuto con tutto ciò? Probabilmente avranno solo dissipato altre energie, sperando di ottenere chissà quale ricompensa per la propria "anima"! Lo stesso ragionamento di chi pensa che si possa lavorare sodo per aumentare il proprio conto in banca nell'al di là, esclusivamente per tornaconto personale. Solo perché non possono portarsi il denaro nella tomba nell'al di qua... Che tipo di rinuncia sarà mai questa?
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El rayo
I rinuncianti dimostrano una forza di volontà - rispetto alla ricerca del divino e all'attaccamento con il divino - che indubbiamente li eleva al di sopra di noi-comuni-mortali...ma un dito nella marmellata anche a noi-comuni-mortali è concesso metterlo...un sorso di acqua pura è concesso berlo...
La Rinuncia è un fatto eccezionale. Solo un'Individualità già unificata può ottenere un così elevato traguardo quale è la Rinuncia. Ma questa unificazione deve prodursi PRIMA di intraprendere qualche impresa così grande. Che cosa possiamo pretendere da chi si irrita se la mattina non trova le pantofole allo stesso posto in cui le aveva lasciate la sera?