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Discussione: La Rinuncia

  1. #1
    A - democratia
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    Predefinito La Rinuncia

    Mi collego a qunto scritto in un altro thread da Z4rdoz per introdurre il tema "spinoso" della rinuncia.

    Quindi sono perfettamente consapevole che ogni essere umano può, se lo desidera con il cuore, FARE QUELLO CHE VUOLE.
    Perchè se tu disfi la tua casa, il tuo lavoro, la tua famiglia in nome della Verità; la Verità stessa ti rida indietro tutto , meglio di prima.
    Quindi, come vedi, sto testimoniando qualcosa che è scritto anche nei Vangeli.
    Io lo so che ti scoccia parecchio abbattere la tua casa che ti è costata così tanta fatica ( che è tutto il tuo mondo) per essere costruita; ci hai messo così tanto impegno e adesso qualcuno arriva e ti dice : guarda che la tua casa è costruita su un terreno dove è sepolto un tesoro.

    Si potrebbe partire dalle esperienze dell'ascetismo e del monachesimo e dalle tradizioni spirituali che ruotano intorno al concetto della privazione, presenti sia in oriente che in occidente, ma vorrei affrontare il discorso dalla fine.

    Si puo' raggiungere la Verità o quantomeno un'elevazione spirituale senza rinunciare all'attaccamento materiale (sia grossolano che sottile)...senza rinunciare, in ultima istanza, alla vita?

    C'è chi dice o crede che proprio nel vivere-autenticamente risiede la felicità, c'è chi dice o crede che la verità puo' riempire solo il vuoto lasciato dalla Rinuncia ed in questo senso bisognerebbe mettere da parte "noi" ( in quanto agenti in funzione del nostro ego, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e passioni...) per fare posto al Divino....e bisognerebbe farlo costantetemente.

    Io penso e credo che la questione non sia quantitativa (o non solo quantitativa) e che il dono che ci è stato dato ci consenta di poter danzare tra i due piani (quello attinente al "noi" e quello in cui si abbevera lo spirito divino).

    Penso quindi che nel momento in cui riusciamo ad interiorizzare la percezione della dualità abbiamo finalmente aperto le portead uno spazio di agibilità spirituale a fianco di quello materiale: starà poi a noi decidere se e come entrarci "autenticamente".

    E i due piani sono strettamente correlati.

    I rinuncianti dimostrano una forza di volontà - rispetto alla ricerca del divino e all'attaccamento con il divino - che indubbiamente li eleva al di sopra di noi-comuni-mortali...ma un dito nella marmellata anche a noi-comuni-mortali è concesso metterlo...un sorso di acqua pura è concesso berlo...
    Ultima modifica di RAYO; 13-12-11 alle 13:43
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  2. #2
    Papessa
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da El rayo Visualizza Messaggio
    Mi collego a qunto scritto in un altro thread da Z4rdoz per introdurre il tema "spinoso" della rinuncia.




    Si potrebbe partire dalle esperienze dell'ascetismo e del monachesimo e dalle tradizioni spirituali che ruotano intorno al concetto della privazione, presenti sia in oriente che in occidente, ma vorrei affrontare il discorso dalla fine.

    Si puo' raggiungere la Verità o quantomeno un'elevazione spirituale senza rinunciare all'attaccamento materiale (sia grossolano che sottile)...senza rinunciare, in ultima istanza, alla vita?

    C'è chi dice o crede che proprio nel vivere-autenticamente risiede la felicità, c'è chi dice o crede che la verità puo' riempire solo il vuoto lasciato dalla Rinuncia ed in questo senso bisognerebbe mettere da parte "noi" ( in quanto agenti in funzione del nostro ego, dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e passioni...) per fare posto al Divino....e bisognerebbe farlo costantetemente.

    Io penso e credo che la questione non sia quantitativa (o non solo quantitativa) e che il dono che ci è stato dato ci consenta di poter danzare tra i due piani (quello attinente al "noi" e quello in cui si abbevera lo spirito divino).

    Penso quindi che nel momento in cui riusciamo ad interiorizzare la percezione della dualità abbiamo finalmente aperto le portead uno spazio di agibilità spirituale a fianco di quello materiale: starà poi a noi decidere se e come entrarci "autenticamente".

    E i due piani sono strettamente correlati.

    I rinuncianti dimostrano una forza di volontà - rispetto alla ricerca del divino e all'attaccamento con il divino - che indubbiamente li eleva al di sopra di noi-comuni-mortali...ma un dito nella marmellata anche a noi-comuni-mortali è concesso metterlo...un sorso di acqua pura è concesso berlo...
    Il termine "rinuncia" è ambiguo e fuorviante, a mio vedere.

    E' parola da intendersi in senso esclusivamente interiore, poichè è la rinuncia interiore a determinare in successione quella materiale. Ma attenzione...rinunciare esteriormente non significa affatto privarsi delle cose materiali, tantomeno forzarsi a divenire povero. Ed è per questo che a mio parere il termine più corretto sarebbe "distacco".

    Distacco è comprensione profondissima della natura caduca del mondo, della sua illusorietà e transitorietà, comprensione che non resta a livello intellettuale ma si radica nel fondo del cuore e delle emozioni prima ancora che nella mente. Distacco non è non apprezzare il bello del mondo e delle sue fantasmagoriche innumerevoli attrazioni, ma apprezzarle pur riconoscendone la natura effimera e mortale e dunque in definitiva la sua sostanziale inessenza. Così distacco diviene non-attaccamento e capacità di prescindere da ogni cosa che non costituisca un tesoro segnato dalle caratteristiche dell'assoluto, che noi non conosciamo direttamente, ma del quale sappiamo almeno cosa non è.

    Il vero distacco consente di vivere in mezzo alle ricchezze pur non attribuendo ad esse alcuna importanza, pronti a rimanere gli stessi pur catapultati nella povertà. Attaccamento invece è quello che lega indissolubilmente il rinunciante che non ha nulla ma tiene alla sua misera ciotola di riso o l'eremita che conserva con fede febbrile il suo Vangelo consunto.

    Molti, molti anni fa prununciai io pure un atto di profonda rinuncia interiore in un momento molto particolare ed essenziale della mia vita. Fu spontaneo, mai richiesto. In serenità estrema e profondissima intima convinzione rinunciai a quello che avevo in quel momento: marito, figli, vita mortale, beni presenti e futuri quali che fossero. Nulla intorno a me cambiò materialmente, ma posso dire che nel tempo diminuirono in me tutti gli attaccamenti a queste cose, fino a lasciarmi una solitudine interiore e d un non attaccamento alla vita e alle cose che ancora mi lascia stupita quando mi guardo in profondità e ci penso.

    Non so onestamente cosa accadrà ancora e cosa il destino mi riservi. So però che la strada che mi verrà posta davanti avrà un significato non banale proprio in vista di un certo atteggiamento conquistato: sia in bene che in male, ovviamente. Ciò che devo stare attenta a cogliere saranno gl'insegnamenti in questo impliciti.
    Ultima modifica di primahyadum; 13-12-11 alle 15:54
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  3. #3
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Ed in questo senso (nel senso del tuo bell'intervento) la fuga mundi sarebbe solo un mezzo che, tra l'altro, potrebbe non avere nemmeno efficacia come giustamente metti in luce: Attaccamento invece è quello che lega indissolubilmente il rinunciante che non ha nulla ma tiene alla sua misera ciotola di riso o l'eremita che conserva con fede febbrile il suo Vangelo consunto.

    Quello che esponi è, mi pare, quell''agire-in-maniera-disinteressata ben espresso nella Gita.

    E' indubbio, pero', che se sei solo con la natura, bastante a te stesso con poco piu' di niente è piu' agevole sperimentare l'assenza...e conseguentemente scorgere la vera essenza.

    E' proprio una brutale questione di probailità e predispozione del contesto piu' idoneo al raggiungimento di un risultato.

    I rinuncianti alla fine (o all'inizio) dovrebbero chiedersi: cosa me ne faccio di cose e affetti e pensieri se non ne ho veramente bisogno?

    Molti, molti anni fa prununciai io pure un atto di profonda rinuncia interiore in un momento molto particolare ed essenziale della mia vita. Fu spontaneo, mai richiesto. In serenità estrema e profondissima intima convinzione rinunciai a quello che avevo in quel momento: marito, figli, vita mortale, beni presenti e futuri quali che fossero.
    Posso chiederti se questa scelta fu fine a sè stessa o alimentata da altro o altri?

    Io comunque ritengo che il sentimento d'amore verso un figlio sia in qualche modo spirituale...e c'entri con la Verità...
    Ultima modifica di RAYO; 13-12-11 alle 16:39
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  4. #4
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    ...sempre relativamente alla rinuncia e dintornio, i trentasei voti dei novizi monaci buddhisti tibetani.


    1. Evitare di uccidere un essere umano.
    2. Evitare di colpire o nuocere ad animali ed altri esseri viventi.
    3. Evitare di usare acqua che contiene creature viventi.
    4. Evitare l’uccisione di animali.
    5. Evitare di rubare.
    6. Evitare di indulgere in una cattiva condotta sessuale.
    7. Evitare di dire menzogne.
    8. Evitare di accusare [un monaco o monaca] di un difetto-radicale.
    9. Evitare di calunniare [un monaco o monaca] con insinuazioni.
    10. Evitare di generare uno scisma nella Comunità monastica (Sangha).
    11. Evitare di seguire un tale scisma.
    12. Evitare di dire una bugia deliberatamente.
    13. Evitare di disturbare la fede dei capifamiglia.
    14. Evitare di fare false accuse per favorire un amico.
    15. Evitare la calunnia o la derisione.
    16. Evitare di accusare [un monaco o monaca] di insegnare il Dharma per guadagno materiale.
    17. Evitare di accusare [un monaco o monaca ] di commettere una residua trasgressione.
    18. Evitare di disattendere ad un consiglio dell'insegnante.
    19. Evitare di accettare alimenti che non sono idonei.
    20. Evitare di bere birra ed alcoolici.
    21. Evitare [ tutti ] i tipi di canto.
    22. Evitare [ tutti ] i tipi di ballo.
    23. Evitare di suonare gli strumenti musicali.
    24 Evitare di portare [ tutti ] i tipi di ornamenti.
    25. Evitare di usare profumi aromatici.
    26. Evitare di usare costumi troppo colorati.
    27. Evitare di portare indosso ghirlande, ecc.
    28. Evitare di usare sedili alti o letti fastosi.
    29. Evitare di dormire o di sedersi su sedili alti o letti fastosi.
    30. Evitare di usare troni o basi alti più della lunghezza di un gomito.
    31. Evitare di dormire o sedersi su basi o troni alti più della lunghezza di un gomito.
    32. Evitare di mangiare alimenti dopo il mezzogiorno.
    33. Evitare di accettare denaro, oro e argento.
    34. Evitare di mantenere uno stile-di-vita delle persone laiche.
    35. Evitare di abbandonare lo stile-di-vita del novizio.
    36. Evitare di rifiutare il servizio al proprio abate o insegnante.
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  5. #5
    Papessa
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da El rayo Visualizza Messaggio
    Ed in questo senso (nel senso del tuo bell'intervento) la fuga mundi sarebbe solo un mezzo che, tra l'altro, potrebbe non avere nemmeno efficacia come giustamente metti in luce: Attaccamento invece è quello che lega indissolubilmente il rinunciante che non ha nulla ma tiene alla sua misera ciotola di riso o l'eremita che conserva con fede febbrile il suo Vangelo consunto.

    Quello che esponi è, mi pare, quell''agire-in-maniera-disinteressata ben espresso nella Gita.

    E' indubbio, pero', che se sei solo con la natura, bastante a te stesso con poco piu' di niente è piu' agevole sperimentare l'assenza...e conseguentemente scorgere la vera essenza.

    E' proprio una brutale questione di probailità e predispozione del contesto piu' idoneo al raggiungimento di un risultato.

    I rinuncianti alla fine (o all'inizio) dovrebbero chiedersi: cosa me ne faccio di cose e affetti e pensieri se non ne ho veramente bisogno?



    Posso chiederti se questa scelta fu fine a sè stessa o alimentata da altro o altri?

    Io comunque ritengo che il sentimento d'amore verso un figlio sia in qualche modo spirituale...e c'entri con la Verità...
    La tua prima proposizione è quella vera: puoi anche fuggire dal mondo ma non necessariamente il mondo fugge da te, con tutte le sue seduzioni. E dunque la fuga può essere perfettamente inutile. Oltre a questo simili "fughe" sono difficilmente proponibili oggi, a meno che uno non entri in un'obbedienza o in un romitaggio, dovendosi assumere così ulteriori obblighi non necessari.

    L'agire senza la speranza del compenso è altra cosa ancora, non attiene alla rinuncia in sè. L'azione per l'azione in sè, senza adesione emotiva e senza attaccamento nè speranza seppure inconscia di un corrispettivo è cosa ancora più difficile perchè l'uomo non è fatto per la freddezza emotiva e la donna poi ancora di meno. Personalmente credo di non avere speranza in questo...

    Ma quello che dici più sotto riguardo alle cose, affetti e pensieri è troppo drastico. Il giusto equilibrio, difficile equilibrio, sta nel vivere in semplicità e pienezza quanto il destino ci mette davanti senza attribuire alle cose il valore che non hanno nè possono avere. Esempio: mi trovo a godere di un piacevole pranzo in compagnia....lo gusto apprezzandone la piacevolezza e la bontà ma questo non deve farmi sentire legata in nessun senso. Finito il pranzo, finito tutto. Se domani non avrò da mangiare sarà lo stesso e io non cambierò. Non resterò legata al sapore , alla squisitezza di quei cibi, non rimpiangerò nulla, mai. Non comincerò a prefigurarmi se o quando ne gusterò di nuovo, non mi creerò aspettative. E' stata una piacevole esperienza ed è alle spalle: punto.

    Altro esempio, più sottile...le letture. Amo i miei libri, ne gusto la profondità e la bellezza, persino l'odore delle pagine stampate, tengo alla mia biblioteca come ad una persona, magari è la sola cosa che ho davvero. Sbagliato.
    I libri hanno uno scopo, quello di aiutarmi nel cammino, ma non devo attribuire loro un valore che vada oltre a questo. Se li perderò, se me lii dovessero rubare o dovessero distruggersi io non cambierò, nulla sarà cambiato a causa della loro assenza. Me ne distaccherò con semplicità e non ci penserò più. Non li rimpiangerò. Accetterò la loro presenza accanto a me come del tutto temporanea e alla fine inessenziale.

    La mia scelta fu certamente dovuta al mio ingresso all'interno di un certo percorso di studio e di pratiche, accompagnata dal mio maestro. Tanti, tanti anni fa. Molto tempo è passato da allora, ma tutto quello che lui mi disse si è puntualmente avverato. Sempre con mia grande meraviglia, poichè la donna che oggi io sono non è per niente quella che era allora, se non nei tratti più esteriori e grossolani.
    Ultima modifica di primahyadum; 13-12-11 alle 18:38
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  6. #6
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio

    Esempio: mi trovo a godere di un piacevole pranzo in compagnia...
    A che ora facciamo?



    A parte gli scherzi, ho letto....ci penso...poi magari ti dico....
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  7. #7
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da El rayo Visualizza Messaggio



    A parte gli scherzi,...
    Ci credo!
    Come faresti mai se dovessi accettare? repapelle:
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  8. #8
    A - democratia
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Ci credo!
    Come faresti mai se dovessi accettare? repapelle:
    Ci deve pur essere da qualche parte un libretto di istruzioni per le papesse!
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  9. #9
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Ci credo!
    Come faresti mai se dovessi accettare? repapelle:
    Manderebbe Wasabi travestito da Razionalista :sofico:
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  10. #10
    Papessa
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    Predefinito Rif: La Rinuncia

    Citazione Originariamente Scritto da Malaparte Visualizza Messaggio
    Manderebbe Wasabi travestito da Razionalista :sofico:
    Perchè non invece Angelus Mortis?
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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