Nei decenni questa ed "altre" miserabili caste, quali : Presidenza della Repubblica , Magistratura , alti gradi militari e delle forze dell'ordine , Prefetture , Regioni , Provincie e Comuni ... ecc. hanno accumulato stipendi e pensioni d'oro oltre che benefits e privilegi enormi e stanno facendo di tutto per non essere "incaporchiati" come sta avvenendo per i cittadini comuni mortali . Tutti asserragliati per non essere sfiorati .... una casta di politici , politicanti e non a dire poco "merdosa ".hefico:
Politici: abbiamo la casta più ricca d’Europa
Leggi l’intervista a Alessandra Mussolino e Emanuele Fiano
Cara, carissima casta. Addirittura la più pagata di tutta l’Unione Europea. È il primato che spetta ai parlamentari italiani. Pur con l’ultima sforbiciata di tre mesi fa, gli stipendi di deputati e senatori restano i più alti dei 27 paesi europei. E, ciliegina sulla torta, sebbene la popolazione sia meno numerosa di quella tedesca, francese e inglese, la nostra casta resta anche la più abbondante.
Panorama ha effettuato un confronto sui dati raccolti dai parlamenti nazionali (riferiti a fine 2010): il quadro non lascia dubbi. Solo restando all’indennità di base, ovvero lo stipendio annuo lordo corrisposto agli eletti per 12 mensilità, i deputati italiani portano a casa 140.444 euro. Contro i 91.764 dei tedeschi, gli 85.202 dei francesi, i 76.913 degli inglesi e gli appena 43.771 euro degli spagnoli. Ma, anche guardando al ricco Nord Europa, olandesi e danesi intascano sempre di meno dei nostri «eletti» (in tutti i sensi).
Il conto si fa più salato se si moltiplica la retribuzione per il numero degli scranni. Così, se a Copenaghen i parlamentari sono appena 179 e a Madrid salgono a 558 fra Congreso e Senado, a Londra nella sola House of commons (i lord, infatti, non sono eletti e non percepiscono un salario ma, dopo la riforma dell’ottobre 2010, possono al massimo chiedere un gettone di presenza di circa 350 euro a seduta) sono 650. In Germania, un paese con una popolazione di oltre 81 milioni di cittadini, Bundestag e Bundesrat raggiungono insieme 691 membri. Solo la Francia se la gioca, testa a testa, con l’Italia: sono 925 i seggi fra l’Assemblée nationale e il Sénat a Parigi, contro i 945 di Roma, 630 a Montecitorio e 315 a Palazzo Madama, ai quali si aggiungono i senatori a vita (attualmente saliti, con il neopremier Mario Monti, a sette).
Le differenze tra gli stipendi dei parlamentari in Europa
Le differenze tra gli stipendi dei parlamentari in Europa
Calcolato l’ammontare annuo delle retribuzioni dei deputati, la casta costa appena 33 centesimi a testa agli spagnoli, 69 ai tedeschi, 76 ai francesi, 81 agli inglesi e 1,50 euro a ogni cittadino italiano (neonati inclusi).
Eppure, l’indennità parlamentare è stata già tagliata del 10 per cento nel 2006 e, a fine settembre, deputati e senatori hanno deciso di decurtare un altro 10 per cento sulla parte oltre i 90 mila euro, che diventa il 20 oltre i 150 mila. Una «tagliola» che viene poi raddoppiata per quei tantissimi eletti che conservano una seconda professione.
Nonostante tutto, per i nostri parlamentari il gruzzoletto mensile di 11.703,67 euro lordi del 2010 si è assottigliato solo di una spanna, a 11.283,28. A questa indennità base vanno aggiunte altre voci, sempre erogate mensilmente: 3.503,11 euro di diaria, 3.690 euro di rimborso per spese di rapporto fra eletto ed elettori, mentre non c’è una somma «ad hoc» destinata agli assistenti parlamentari. Totale? Il mensile lordo dei deputati lievita fino a 18.476,39 euro.
Poi vengono i rimborsi spese: fino a un massimo di 3.995,10 euro a trimestre per i viaggi, più una somma annua di 3.098,74 per il telefono. Alla fine, si tratta di quasi 1.600 euro in più ogni mese che appesantiscono la busta paga mensile di ogni deputato, fino a sfondare quota 20 mila euro (il valore è di poco più elevato per i senatori). Senza contare che i parlamentari italiani viaggiano gratis in Italia su ogni mezzo: treni, aerei, traghetti. E non pagano il pedaggio autostradale.
Le differenze tra gli stipendi dei parlamentari in Europa
Le differenze tra gli stipendi dei parlamentari in Europa
A questo punto, scatta di solito la «protesta fiscale»: perché, si lamentano i parlamentari, un conto è il lordo, altro è il netto. Insomma, la busta paga è sì più alta di quella in vigore negli altri paesi europei, ma sfuma in tasse. Questo in parte è vero, ma va ricordato che tutti i dipendenti italiani scontano un’imposizione più alta, mentre risultano spesso agli ultimi posti europei per livello dei salari. Comunque, sottratte le imposte (3.719 euro), la quota per l’assegno vitalizio (1.006,51 euro al mese), le ritenute previdenziali e assistenziali (rispettivamente 784,14 e 526,66 euro), nel portafoglio di ogni parlamentare restano 5.246,97 euro mensili, che sommati a rimborsi e indennità, portano a un netto disponibile di 14.030,01 euro al mese.
E negli altri paesi? Ovunque i parlamentari sembrano avere retribuzioni più basse, ma incassano più soldi per le spese vive dell’esercizio del lavoro parlamentare. Ai francesi, per esempio, spettano 7.100,17 euro lordi di indennità mensile e 5.884,91 d’indennità rappresentativa per le spese di mandato. Ma una cifra importante, 9.093 euro al mese, è destinata allo staff e alle assunzioni degli assistenti: da uno a cinque.
I tedeschi hanno un salario base contenuto: 7.649,5 euro lordi. Si sommano a un’indennità di spesa di 3.969 euro non tassabile e adeguata annualmente all’inflazione. Ma, anche in questo caso, l’indennità per contrattualizzare uno o più collaboratori è più consistente: si arriva a 14.712 euro al mese per ogni deputato.
Per gli inglesi lo stipendio base si ferma addirittura a 6.409,42 euro al mese. Però è previsto un rimborso per le spese di alloggio per i parlamentari fuori sede o, in alternativa, questi possono chiedere l’integrazione dell’indennità di base con la «London costs allowance», pari a 8.766,75 euro (soggetta a tasse e non utile per fini pensionistici). Molto preziosa è la parte per collaboratori, assistenti e staff parlamentare: oltre 121 mila euro nel biennio.
Decisamente meno ricchi, invece, gli spagnoli: 3.647,58 euro lordi mensili il salario base, che non prevede altre indennità se non per il presidente del Congreso e per i membri dell’ufficio di presidenza. È previsto, però, un rimborso spese per l’alloggio dei fuori sede, da 870,86 euro al mese, con un tetto massimo di 1.823,86 euro.
Resta il capitolo pensioni, con i tanto vituperati vitalizi sui quali, in Italia, si sta per abbattere la scure. Finora ai nostri parlamentari bastava versare l’8,6 per cento del proprio stipendio lordo per ricevere un vitalizio, percepibile (a seconda dell’anno di elezione) già a 50 anni. Dal 1° gennaio 2012 non sarà più così: anche deputati e senatori passeranno al sistema contributivo e dovranno cominciare a incassare l’assegno non prima dei 65 anni (o a 60 per chi è ormai fuori da Camera o Senato).
Altrove i sistemi sono già molto meno generosi. In Danimarca la pensione può raggiungere al massimo il 57 per cento della retribuzione base dopo 20 anni di servizio. In Francia il contributo previdenziale obbligatorio è pari al 21,35 per cento dello stipendio. Al Bundestag tedesco l’età di pensionamento è già a 65 anni e si incassa il vitalizio solo dopo un minimo di otto anni di servizio. Più leggere ancora sono le prestazioni in Spagna: i parlamentari non hanno uno specifico schema pensionistico e continuano a pagare sulla propria posizione prima di essere eletti.
Anche i parlamentari eletti in rappresentanza degli italiani all’estero non possono lamentarsi. Ai 17 membri oggi in Parlamento, oltre alle indennità e ai rimborsi dei colleghi eletti in Italia, è riconosciuto il diritto a una somma di 35 mila euro all’anno per le spese di viaggio (dietro presentazione di ricevute), a 3 mila euro per il telefono, più l’attivazione di una linea telefonica estera e di un telefax. Sono rimborsati loro anche i biglietti ferroviari o aerei per la circoscrizione di appartenenza.
Gli unici quattro deputati eletti al Folketing danese (due in Groenlandia e due alle isole Faer Øer) viaggiano da e per il luogo di residenza a spese della Camera nelle sessioni di lavoro. In Francia ai 12 senatori esteri è riconosciuto un forfait telefonico di 9.670 euro all’anno (quasi il doppio dei colleghi nazionali) e un credito annuale pari al prezzo di otto voli andata e ritorno Parigi-Sydney in classe business. Mentre non ci sono rappresentanti per le comunità estere in Germania, in Spagna e nel Regno Unito.
Per capire la distanza siderale che passa fra un deputato italiano e uno tedesco, basta comunque passare alla voce «ristorazione»: durante i lavori parlamentari, drink caldi e freddi sono serviti gratis agli italiani, mentre i tedeschi vanno a prenderli al bar di persona e li pagano di tasca loro. Il Parlamento di Roma gode anche della famosa e invidiabile (anche per i prezzi) buvette, il cui menu però è stato recentemente reso più oneroso. Su una cosa, tuttavia, i parlamentari greci e polacchi battono tutti gli altri. Sono gli unici ad avere un finanziamento per partecipare alle manifestazioni sportive a livello internazionale. Gli italiani no. Ma non si sa mai.
annamaria.angelone
Lunedì 12 Dicembre 2011




hefico:

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