La destra in America

di Karl Jahn


Il nostro primo sistema di partiti (i Federalisti e i Repubblicani Jeffersoniani) si configurava come una dicotomia destra/sinistra, anche se in un spettro molto ristretto: analogo approssimativamente a quello che vedeva le fazioni Whig e Radicale all'interno dello stesso Partito Liberale britannico. Per semplificare la cosa i Repubblicani avrebbero voluto estendere i principi della Rivoluzione, mentre i Federalisti ritenevano che questa si fosse spinta già abbastanza lontano. Come tutti sanno (o dovrebbero sapere), persero i Federalisti, che non rimasero a lungo in vita dopo l'elezione del 1800. Alcuni elementi della stratificazione di classe di tipo europeo (in particolare, la restrizione del diritto di voto ai possidenti) continuarono a sopravvivere sotto la Repubblica, ma solo per un'altra generazione.

Più da vicino si guarda alla storia politica americana tra il 1800 e il 1932 e meno si vede qualcosa di simile alla divisione dei partiti e alle ideologie di tipo europeo. Il nostro secondo e terzo sistema di partiti fu un qualcosa di unico al mondo. Né i Democratici, né i Whigs, né i Repubblicani Lincolniani potevano essere considerati "conservatori" o "progressisti" nei termini attuali. Piuttosto, ognuno di essi fu conservatore in alcuni aspetti e progressista in altri.

I Repubblicani diventarono un partito protezionista e pro-business, ma erano nati come il partito dell’abolizionismo e il loro impulso riformatore continuò e si rivolse a varie cause minori dopo la Guerra Civile. I Democratici sono stati il partito del libero scambio, pro-immigrati, e promossero alcuni cause quasi di sinistra (cooptando i populisti, per esempio), ma erano spietatamente reazionari sulla razza. Nel dopoguerra il quasi monopolio del potere nazionale dei Repubblicani venne meno due volte, quando i "goo-goos" (riformisti del "buon governo") e poi "progressisti" abbandonarono temporaneamente il GOP, permettendo a Grover Cleveland e a Woodrow Wilson di conquistare la Presidenza .

Il 1932 ha segnato una nuova epoca nella politica americana e l'apertura di una coerente e permanente divisione destra/sinistra. La Depressione aveva spezzato il controllo del GOP a nord e ad ovest e la nazione aveva sbandato ciecamente a sinistra in reazione alla crisi. Socialismo e comunismo fiorirono come mai prima e dopo di allora. Alla fine i "progressisti" lasciarono definitivamente il GOP agli interessi commerciali. Il Partito Democratico diventò il nuovo partito di maggioranza disponendo nuove riforme sociali radicali con mandato popolare, mentre il GOP (a volte in alleanza con i Democratici conservatori del Sud), provvide a una debole opposizione alla rivoluzione in corso.

Il termine "New Right" sembra sia stato originariamente coniato dagli allarmati liberals negli anni 1950. L’opposizione al regime del New Deal era stata schiacciata alle elezioni e ostracizzata dai circoli intellettuali "rispettabili", tuttavia ci fu ancora una volta, sotto la maschera del "maccartismo", una rivolta popolare contro i liberals dell’establishment dell’Est che avevano coccolato i comunisti per così lungo tempo.

Ad un certo punto il termine è stato ripreso a posteriori per distinguere il conservatorismo americano del dopoguerra, caratterizzato da una lotta militante e internazionale contro il comunismo, dalla destra isolazionista prebellica. Questa presunta "Old Right" aveva combattuto il New Deal dall’inizio e si era anche opposta alla politica estera interventista di Roosevelt, che aveva portato gli Stati Uniti in una guerra che non li riguardava. Ma chi c’era in questa "Old Right"? Non molta gente, per davvero: un pugno di giornalisti (come ad esempio HL Mencken) e un senatore dell’Ohio (Robert Taft). L'unico movimento di massa associato alla "Old Right" è stato America First, che abbracciava l'intero spettro politico dai simpatizzanti dei nazisti ai radicali socialisti.

Così breve è la memoria americana che il termine "New Right" è stato successivamente trasferito al movimento associato con l'elezione di Ronald Reagan. Tra i non-conservatori tale movimento è spesso confuso con il "neoconservatorismo" (presumibilmente perché i due termini, presi alla lettera, sono quasi sinonimi). La differenza tra la nuova "New Right" e l’originale è più generazionale che sostanziale. Fortunatamente il conservatorismo si è ormai affermato con forza sufficiente e per un lasso di tempo abbastanza lungo che questi termini non si usano più.

L'originaria "New Right" si era raccolta attorno al vessillo innalzato da William F. Buckley Jr., quando nel 1955 fondò la National Review, che continua ad essere il centro di gravità del conservatorismo americano. Si era formata da una coalizione di tre gruppi di intellettuali: libertari, tradizionalisti e anti-comunisti. Anche se la convivenza tra libertari e conservatori è stata notevolmente litigiosa, i tre temi della libertà, della tradizione e dell’anti-comunismo hanno continuato a definire il conservatorismo americano fino alla fine della Guerra Fredda.

Uno strano ma interessante capitolo (o forse nota a piè di pagina) nella storia della destra americana è stata l'apparizione della John Birch Society. Il suo fondatore, Robert Welch, aveva avuto una buona idea: bisognava contrastare il partito comunista con un’altrettanto determinata e disciplinata organizzazione anti-comunista. La sua grande debolezza è stata la mancanza di un’altrettanto coerente ideologia. Joe McCarthy aveva cominciato con lo smascherare alcuni agenti e simpatizzanti comunisti nel Dipartimento di Stato (che veramente ci sono stati), Robert Welch cominciò con l’affermare che i comunisti si erano presa quasi del tutto la nazione. Da allora le sue teorie cospirative divennero solo più sfrenate.

La prima fase di sviluppo della New Right culminò nel 1964, quando questa prese il controllo del Partito Repubblicano a svantaggio dell’ala liberal di Rockefeller e nominò Barry Goldwater per la Presidenza. Anche se la destra di Goldwater venne incenerita, ciò permise alla New Right di emergere come forza politica.

Nel periodo tumultuoso tra la campagna di Goldwater e l’equivalente e opposto insuccesso di McGovern nel 1972 le dimensioni e la forza del conservatorismo erano aumentati in misura significativa. Il radicalismo degli anni 1960 aveva infatti alienato gruppi elettorali fondamentali per il Partito Democratico a beneficio del GOP: bianchi del Sud, colletti blu delle città del Nord e anche alcuni intellettuali liberal.

Nel 1968 gran parte della base popolare "socialmente conservatrice" dei Democratici aveva sostenuto l'insurrezione del Governatore dell’Alabama George Wallace: un irritabile, volgare piccolo uomo che in modo rozzo ma efficace aveva dato voce all’esasperazione nazionale seguita alla crescente ondata di criminalità e di caos. La maggioranza Democratica del New Deal andò in frantumi e con il voto combinato Nixon/Wallace nel 1968 e la schiacciante vittoria di Nixon su McGovern nel 1972 emerse una nuova maggioranza conservatrice. Tuttavia i Wallace Democrats (come poi i Nixon Democrats e i Reagan Democrats) non erano molto interessati all’economia di libero mercato, cosicché l’ambizione della destra di Goldwater di ripristinare i tempi antecedenti al New Deal doveva essere rinviata.

Alla manciata di liberals del New Deal/Guerra Fredda che si era spostata dal campo "progressista" a quello conservatore venne assegnata l'etichetta "neoconservatrice", spesso con loro fastidio. Molti di questi erano ebrei disgustati più che altro dal fatto che la sinistra alla moda si era volta contro Israele. Rafforzati gli aculei dal levarsi della sfida della New Left e infine disillusi completamente dell’idea che "non ci sono nemici a sinistra", costoro iniziarono quindi ad assorbire dosi di conservatorismo per osmosi. In questo gruppo si può anche includere un numero sempre maggiore di studiosi di scienze sociali, le cui ricerche (a loro sorpresa) li avevano portati a conclusioni conservatrici e che hanno avuto l'integrità intellettuale di seguire la verità dove li aveva condotti.

I "neocons" lamentarono che il termine "liberal" era stato rubato loro da indecorosi radicali e socialisti – una lamentela che ricordava quella dei sedicenti "liberali classici" contro i liberals del New Deal/Guerra Fredda. Con il passare del tempo i neocons vennero spinti ulteriormente a destra e i conservatori tratti verso il centro dalle esigenze della crisi e dalle opportunità politiche da essa offerte.

Allo stesso tempo i libertari (ai quali piace pensare ancora di se stessi come ai "veri" liberali) sono saltati sul lato opposto delle barricate. Le relazioni tra conservatori e libertari ricordano la parabola dei porcospini di Schopenhauer: spinti dall’inverno del liberalismo a stringersi insieme per il calore, si punzecchiano vicendevolmente con le loro spine ideologiche per cui sono costretti nuovamente a separarsi. Sono state le posizioni libertarie contro la leva, contro la guerra, a favore delle droghe che alla fine li hanno portati alla separazione dai conservatori, che coniarono l'epiteto "lazy fairy" (lett. “fata indolente”, ma anche fam. “checca indolente”, N.d.T.) sullo slogan libertario laissez-faire. La frangia lunatica si separò e formò il Partito Libertario nel 1971. Nondimeno permangono molti "conservatori economici" che sono fondamentalmente libertari, anche se di tipo relativamente moderato e ragionevole; e al tempo stesso tanto i libertari quanto i conservatori sono soliti rispettare e citare molte delle stesse figure di riferimento - Friedrich Hayek, Milton Friedman, Thomas Sowell, Charles Murray.

Negli anni 1970 alla richiesta popolare di legge e ordine seguì una rivolta contro l'aumento delle imposte, una questione questa difesa in particolare da Howard Jarvis. Nel 1976 Ronald Reagan emerse come il portabandiera del movimento conservatore e riuscì a strappare per un capello a Gerald Ford la nomination Repubblicana. Il discredito dell’economia keynesiana con la crisi della "stagflazione" aveva rafforzato l’economia di libero mercato, in particolare con l’avvento della "supply-side" school. Il protestantesimo evangelical fu mobilitato politicamente con un certo successo, soprattutto grazie alla Moral Majority di Jerry Falwell. Infine, le umiliazioni subite dall’America in politica estera e l'aumento della forza e dell’aggressività sovietica avevano provocato un rilancio di coraggio e di patriottismo da ricordare quello che portò Churchill al potere in Gran Bretagna, quarant’anni prima.

Tutti questi fattori contribuirono a far sì che la "Nuova Destra" conquistasse il potere con Ronald Reagan nel 1980, in una nazione messa in disordine dai liberals. L'unica differenza significativa tra le due ondate della "New Right" fu che il teorico ed etereo "tradizionalismo" venne soppiantato dal populismo. Il "populismo" conservatore non indica un movimento e neanche una fazione, ma un modo di pensare e di esprimersi e una strategia politica. Privi di un ordine reale-nobile-clericale che potesse incarnare la "tradizione", i conservatori americani hanno trovato il loro riferimento nella gente comune, la "maggioranza silenziosa" dei contribuenti e dei cristiani praticanti della classe media, i cui "valori" e interessi sono continuamente minacciati dall’élite liberal che controlla il governo e i mass media.

Per decenni i Democratici avevano predicato un populismo economico di sinistra, quasi marxista, che pretendeva di difendere "l'uomo comune" contro i malvagi, ricchi Repubblicani. La crescente arroganza e l’alienazione delle classi intellettuali liberal ha dato tuttavia ai Repubblicani la possibilità di predicare un populismo sociale/culturale di destra,. L’atteggiamento elitario, anti-democratico della vecchia "New Right" si sciolse così come neve al sole.

Allo stesso tempo la vaga difesa di un’astratta "tradizione" accompagnatasi sempre più a specifici focolari di identità e di lealtà, diede luogo a nuovi movimenti a destra parzialmente o interamente distinti dal generale movimento conservatore: di matrice razzista (razzismo bianco e giudeofobia), religiosa (Cristianesimo) o di entrambi i tipi.

Fino a poco tempo fa i nazisti americani erano nient'altro che uno scherzo anche tra i suprematisti bianchi, perché erano germanofili, non cristiani, totalitari (anche il Klan credeva nella libertà e nella democrazia, anche se unicamente per i protestanti bianchi) e in un parola non-americani. Diversamente dai loro omologhi della sinistra, i comunisti, non avevano il sostegno morale e materiale di un governo straniero. Per il Klan, erano solo un mucchio di eccentrici a cui piaceva vestire in uniforme. Tuttavia una volta che lo stesso Klan si trovò sconfitto, diviso ed emarginato quanto i nazisti, i due gruppi hanno iniziato a fondersi.

Un particolare elemento di novità nella destra razzista è Christian Identity - emanazione americana della bizzarra setta del British Israelism, fondata nel XIX secolo, che ritiene che gli attuali abitanti delle Isole Britanniche siano i discendenti delle dieci tribù perdute di Israele. "Identity" ha naturalizzato il nazismo attraverso il matrimonio con il cristianesimo per mezzo di una teologia grottesca che sostiene che i bianchi americani sono veramente il popolo eletto di Dio, mentre gli ebrei sono impostori e letteralmente i figli di Satana.

Fortunatamente la destra razzista è composta da piccole e isolate fazioni, parallele ai vari frantumati partiti comunisti dell’estrema sinistra, quanto inefficaci. Serve principalmente a fornire atti di violenza casuale alla propaganda (e alla raccolta di fondi) di gruppi come il Sud Pinko Law Center. La Christian Right, al contrario, è diventata una grande potenza centrale all'interno sia del movimento conservatore che del Partito Repubblicano.

Questo fenomeno in ascesa è tipicamente americano in quanto la Christian Right è prevalentemente protestante, mentre in Europa i partiti clericali similari sono di ispirazione cattolica e stanno sfiorendo. La Christian Right, emersa come una risposta difensiva agli aggressivi attacchi liberal alla religione e alla morale, è oggi il più attivo e consapevole gruppo di "conservatori sociali".

Nel 1988 l'Amministrazione Reagan aveva compiuto meno di quanto la destra avesse sperato e la sinistra temuto. Il conservatorismo e il Partito Repubblicano (ancora non coincidenti) avevano ceduto ai limiti delle possibilità politiche. Tuttavia, i Repubblicani conservatori giunti al potere hanno ottenuto successi nel rinforzare il potere militare e diplomatico dell’America, mentre hanno solo rallentato, anche se non arrestato o invertito la tendenza, la crescita del governo. Sopra ogni altra cosa, l'Amministrazione Reagan ha vinto la Guerra Fredda (anche se, ironia della sorte, ciò è diventato evidente solo sotto il suo debole successore), sconfiggendo il più grande nemico della civiltà occidentale e trasformando irreversibilmente il mondo.

La fine della Guerra Fredda ha avuto sugli Stati Uniti un impatto notevolmente minore in ambito domestico. La sinistra ha continuato a perseguire il suo progetto di distruzione riguardo tutto ciò che riguarda la nazione e la destra ha continuato a resisterle, più o meno debolmente e timidamente.

I liberals si illusero che il conservatorismo si sarebbe immediatamente sfasciato senza più l’anticomunismo a tenerlo unito. In parte fu così: il processo di elaborazione di una nuova politica estera è stato infatti molto controverso. Allo stesso tempo, nuove questioni scaturite dalla ritardate conseguenze dell’Immigration Act del 1965, hanno accentuato i danni inflitti alla società americana dalla guerra culturale della sinistra.

Le elezioni del 1992-1996 hanno visto la recrudescenza della divisione libertari/tradizionalisti in nuove forme. Chi cercava un'alternativa al Repubblicanesimo mollusco di George Bush - senza cervello, senza spina dorsale e senza budella – ha guardato da un lato alla candidatura populista di protesta di Pat Buchanan, e alla perpetua opzione libertaria, dall'altro. Nel 1996 Buchanan ritornò per una rivincita, questa volta con Bob Dole nel ruolo di mollusco Repubblicano, e Steve Forbes lanciatosi a nome dei servi di Mammona. Il fallimento del GOP nel produrre un nuovo leader di livello nazionale del calibro di Reagan è stato compensato però dal suo emergere come il nuovo partito di maggioranza a livello statale e al Congresso.

Buchanan è stato il capofila di quei conservatori secondo i quali il cambiamento della situazione mondiale richiedeva un riesame del ruolo internazionale dell'America, che non aveva più alcun motivo di giocare al poliziotto del mondo. Alla sua più grande minaccia si erano sostituiti nuovi e più piccoli aggressori, la maggior parte dei quali non costituiva però un pericolo per l'America stessa. L’America può e deve ridurre i suoi impegni, rafforzando al tempo stesso il più possibile il proprio sistema di difesa. Buchanan è stato anche il più incisivo tra coloro che hanno lanciato l'allarme sull’alienazione dell'America a causa dell’immigrazione di massa dal Terzo Mondo. Infine, dopo aver sostenuto il populismo social-conservatore per così lungo tempo, lo ha ora completato con il populismo economico: esigendo la tutela dei posti di lavoro americani attraverso alte tariffe e inveendo contro Wall Street.

I principali tifosi di Buchanan sono i "paleoconservatori" - un piccolo gruppo di conservatori il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di nutrire risentimento verso i "neoconservatori", colpevolizzati del fallimento del conservatorismo che non ha spazzato via tutto ciò che lo aveva preceduto. (chi siano esattamente i "neocons" al giorno d'oggi non è chiaro: spesso i "paleocons" comprendono nell’etichetta l'intero Partito Repubblicano.) Tra i più noti paleocons vi sono l’ultimo Murray Rothbard, un libertarian che è saltato su ogni carro politico nella seconda metà del XX secolo, compresa la New Left; il sicofante serbofilo Thomas Fleming, redattore di Chronicles; e il notista politico Sam Francis, ottimo esemplare degli scribacchini inefficaci e settari da lui stesso disprezzati, che ha scritto di un grande movimento di "Middle American Radicals" come Hitler nel suo bunker, consegnando ordini ad eserciti esistenti soltanto nella sua immaginazione.

Colpevolizzare i neocons per la castrazione del conservatorismo significa eludere la domanda: perché i conservatori si sono lasciati "dirottare" da questo pugno di ritardatari? Il movimento conservatore ha ceduto all’opportunismo, una inevitabile concomitante dell’azione politica a cui il Partito Repubblicano e, forse, il conservatorismo stesso, è sempre stato particolarmente sensibile. I neocons hanno aiutato questo processo ad svilupparsi, ma non avrebbero mai potuto iniziarlo da soli. In ogni caso il neoconservatorismo cesserà di esistere quando i neocons saranno tutti morti, per cui è inutile continuare a discutere della questione. Quasi certamente i disertori della sinistra continueranno a insinuarsi nella destra, anche se mai più in tale numero o con la stessa coerenza.

Al confuso spettatore il contenzioso tra paleocons e neocons riporterà alla mente la lotta tra il Fronte Popolare della Giudea e la Campagna per la libera Galilea.


BRIAN: Non dobbiamo combatterci a vicenda!
Dovremmo certo stare uniti contro il nemico comune!


TUTTI: Il Fronte Popolare della Giudea?!

BRIAN: No, no! I romani!


Brian di Nazaret, Monty Python


Nella misura in cui sostanziali differenze riguardo i principi dividono i due gruppi, le mie simpatie vanno più spesso ai paleocons. Tuttavia, sebbene entrambe le parti si siano dette incredibili falsità le une delle altre, i paleocons sono i più colpevoli di astiosa mendacità – il che sarebbe molto grave se costoro fossero veramente gli ultimi custodi del conservatorismo puro, come a loro piace pensare di sé.

E' impossibile scorgere dei principi coerenti nel paleoconservatorismo. Loro odiano i neocons per le posizioni riguardanti la politica estera, il commercio e l’immigrazione, ma poi vanno a letto con i libertari, che sono fanaticamente anti-protezionisti e pro-immigrazione come qualsiasi neocon, e sono radicali su questioni morali come l'aborto e l'omosessualità. Adorano Jefferson Davis e le bandiere confederate, ma corrono a leccare gli stivali di Slobodan Milosevic invece di salutare i secessionisti kosovari. Si comincia a sospettare il paleoconservatorismo di autentico malanimo quando si legge del loro continuo lagnarsi dei tiri mancini giocati dietro le quinte del movimento conservatore - litigi indecorosi riguardo il denaro e il potere da cui i paleocons sono usciti perdenti.

Nessuna fazione ha svolto un ruolo significativo nelle elezioni del 2000. La notizia di rilievo di quell’anno è stata la rovinosa sconfitta di John "Manchurian Candidate" McCain, il Repubblicano preferito dai Democratici. Pat Buchanan si è ridotto infine all’irrelevanza politica ed ha ottenuto circa gli stessi voti dei libertari. I tentativi sfacciati dei Democratici di rubarsi le elezioni sono stati per un pelo sventati (da bugiardi inveterati quali sono, trascorreranno l'intero corso dell’Amministrazione Bush col pretendere che il GOP abbia rubato l'elezione). Al momento di scrivere è troppo presto per esprimere un giudizio su George W. Bush: l'unica cosa che si può dire con sicurezza è che egli non potrà fare peggio di quel che avrebbe fatto Al Gore.

Dove andrà adesso il conservatorismo? Nonostante tutti i suoi difetti (in particolare la sua indulgenza in inutili e donchisciottesche campagne politiche) Pat Buchanan ha mostrato ai conservatori l'unica via per poter sopravvivere e prosperare. Una politica estera che abbia come sua unica guida l’interesse nazionale dell’America, che sia scettica verso gli interventi e le complicazioni internazionali, è l'unica sana e ragionevole politica per il mondo post-comunista. Una politica immigratoria che riconosca i pericoli per la coesione nazionale dell’America si armonizza perfettamente con un conservatorismo sociale populista - e un populismo economico quanto basta per guadagnare la fedeltà dell’elettorato dei colletti blu nelle città del Nord, proteggendo chi è nato in America dalla concorrenza della manodopera a basso costo degli immigrati. E' anche la sola strategia che permetterà al GOP di mantenere e consolidare una maggioranza elettorale.

L'alternativa a ciò è un’America che ceda gradualmente la propria sovranità e democrazia ad enti internazionali irresponsabili, nello stesso momento in cui nel Paese si sia formata una nuova maggioranza sociale: una coalizione di minoranze (molte dei quali ancora non parlano inglese) che si definiscono separate da e contro la nazione nel suo complesso, organizzate da e per i Democratici nel loro dannoso sistema dello Stato onnipotente e delle caste razziali dell’”affirmative-action”."*

Che cosa accadrà, lettore? Che cosa accadrà?



© 2001 di Karl Jahn
Traduzione d Florian


*Negli Stati Uniti l’affirmative action (lett. azione affermativa) consente legalmente ad alcune minoranze di ottenere dallo Stato particolari vantaggi (allo studio, al lavoro, alla salute) allo scopo di favorire l'eguaglianza sociale. (N.d.T.)


Per l'articolo in lingua originale si veda:
http://home.earthlink.net/~karljahn/index.htm