LA FINE DELL'AMERICA E' IMMINENTE...
di shaykh 'AbdulQadir FadlAllah Mamour
Ogni comunità ha il suo termine. Quando esso giunge, non viene concessa né un’ora di ritardo né una di anticipo
(Corano X. Yûnus, 49)
InshaAllah, la fine dell’America è imminente
e questa fine non dipende dal povero schiavo.
Che Usama muoia o resti, il risveglio è giunto.
shaykh Usama bin Ladin
Come possono essere così arroganti da ordinarci in quale direzione andare o stabilire quali devono essere i nostri amici? Gheddafi è un amico. Ci ha sostenuto quando eravamo soli e quando i nostri nemici erano quelli che hanno cercato di impedire la mia visita odierna qui. Non hanno morale.
Non possiamo accettare che una nazione assuma il ruolo di poliziotto del mondo.
Nelson Mandela, 1997
Possiamo dire che la fine dell'America è imminente? Ci sembra molto pertinente l'analisi di shaykh Usama. Se analizziamo quali erano i progetti dei suoi fondatori, possiamo dire che il sogno americano si avvia alla fine.
Dal punto di vista finanziario, secondo gli economisti statunitensi l’inizio del nuovo secolo avrebbe dovuto coincidere con un maggior benessere per la popolazione americana, grazie alla new economy. Ma non è andata esattamente così, perché, ad esempio, la silicon valley negli ultimi anni ha perso 290 miliardi di dollari, ossia l’equivalente dei profitti dei dieci anni precedenti, ed è stata accompagnata da un calo del 60% del giro d’affari complessivo, e tutti gli indicatori sono in rosso. In un anno la silicon valley ha perso più di 90 mila società e il numero di ingressi in borsa è sceso di un sesto.
Altri casi, pure diversi tra loro, riguardano quasi tutte le aziende della nuova e vecchia economia americana, che sono in declino. Citiamo ad esempio le Blue Chips e il Nasdaq, le imprese emergenti e quelle mature: Enron, naturalmente, Worldcom, ma con loro e prima di loro Tyco, Adelphia, Global Grossign, At&t, Kmart e American air lines anche altri Fratelli Europei, tra cui la Telecom tedesca e quella francese, Alcatel, e tante altre fino ad arrivare alla Fiat. Qualcuno avrebbe mai pensato appena pochi anni fa che le obbligazioni Fiat avrebbero sfiorato nel giudizio delle grandi società di ratting la definizione di titoli spazzatura, come la casa madre GM, la più grande casa automobilistica del mondo, che adesso è nel bivio poiché nei mercati finanziari gira la voce che i suoi conti siano truccati? Sicuramente lo sono, ve lo assicura qualcuno che di economia se ne intende. La Fiat si è rovinata proprio grazie al suo matrimonio con GM.
Qualcuno avrebbe mai pensato ancora agli inizi del 2002 che il circuito economico che finanzia con i soldi di tutto il mondo il deficit commerciale americano, il rialzo di Wall street, il disavanzo del bilancio federale e la tenuta del Dollaro, si sarebbe improvvisamente interrotto mettendo in crisi per la prima volta dopo trent’anni un equilibrio che il resto del Mondo criticava ma al quale s’era conformato e che rappresentava comunque il pilastro centrale di tutta la finanza mondiale?
Una famiglia media americana destina il 35 % del suo reddito per rimborsare gli interessi del debito accumulato, mutuo escluso; i debiti di molte imprese sono insostenibili e Wall Street teme nuove bancarotte dopo lo scandalo Enron. Gli Stati Uniti hanno accumulato debiti con il resto del mondo, tra cui i paesi islamici del petrolio, per circa 4 milioni di miliardi di dollari. E quel debito non sarà mai pagato e diventerà sempre più costoso, la Federal Reserve proverà sempre ad alleggerirlo indebolendo il dollaro, ma sarà sempre più un boomerang che destabilizzerà l’economia mondiale.
Alcuni settori tecnologici sono già in stato di deflazione per esempio le telecomunicazioni che hanno investito capitali immensi nelle fibre ottiche e in tutto il pianeta riescono a usarne a stento il 2%. L’industria dell’automobile in America ha cercato di rimediare a questa sovraccapacità produttiva con sconti che hanno raggiunto il 30% su molti modelli: così ha dato il suo contributo alla deflazione; anche le vendite sui personal computer sono crollate del 60%, all’inizio di quest’anno i consumi americani sono scesi del 5% e solo uno dei mercati su cui gli americani puntavano per il loro futuro ha bruciato 6000 miliardi di dollari di valori azionari. Il fenomeno non riguarda solo le borse americane, ma ha contagiato anche i mercati europei: negli ultimi anni un italiano che possedeva titoli della più rinomata azienda italiana, la Fiat, ha perso il 70% dei suoi risparmi, grazie al matrimonio con General Motors. La stessa caduta di valori deprime le aziende, congela la capacità di investire; così molte aziende americane hanno congelato i salari per fare quadrare i conti cominciando a tagliare la copertura sanitaria e i versamenti pensionistici.
Negli anni ‘90 l’America è diventata una nazione di operatori indipendenti improvvisati, erano sempre in aumento le famiglie americane che giocavano il denaro risparmiato come se non ci fosse un domani, senza mettere da parte praticamente niente e affidandosi a un mercato azionario apparentemente in continua crescita; ma dopo il crollo delle borse riguardante gli indici della new economy le famiglie americane hanno perso quasi l'80% dei loro risparmi.
Mai prima nell’età moderna lo scarto tra ricchi e poveri era stato così grande, mai c’erano stati tanti reietti o tanti diseredati. In America 70 milioni di cittadini non hanno assistenza sanitaria, a Manhattan, il quartiere più moderno del mondo, la gente ripesca le lattine vuote dai bidoni per incassare i cinque centesimi del vuoto.
In America, nel decennio successivo agli anni 1990 il reddito delle famiglie più povere è aumentato dello 0,67%,mentre per i più ricchi è salito del 19%. A New York, il 25% più povero quadagna in media 10.700 dollari l’anno, mentre il 20% più ricco ne quadagna 250.000. I salari per le fasce inferiori sono così bassi che, nonostante il basso tasso di disoccupazione del paese, sono milioni i lavoratori americani che vivono in povertà.
In America il bottino frutto di un lungo periodo di costante espansione economica e di bassa disoccupazione non è stato distribuito fra molti: il 97% dell’aumento del reddito è andato al 20% delle famiglie, quelle che occupano la fascia di reddito superiore. Mentre i ricchi guadagnano di più - i guadagni medi del 20% dei lavoratori maschi più ricchi sono aumentati del 4% tra il 1980 e il 2002 - il 20% più povero ha visto ridursi i suoi guadagni del 54%. Circa 55milioni di americani, il 16% della popolazione, vive oggi in una situazione di povertà mentre il 60% della ricchezza del Paese si trova nelle mani dell’1% più fortunato, contro il 14% di venticinque anni fa.
Mentre il tasso di disoccupazione nazionale negli Stati Uniti è dell' 8%, in molte delle riserve per gli indiani d’America o nei ghetti neri il tasso sale al 90%. In America nelle regioni rurali più isolate il tasso di disoccupazione è spesso cinque volte più alto di quello medio nazionale. Mai come oggi dai tempi della grande depressione le entrate sono state più disuguali. Ma il problema non è solo la disoccupazione. Un grande numero di americani si trova semplicemente nell’impossibilità di permettersi un’assicurazione sanitaria. Ora come ora 70 milioni di americani non hanno una assicurazione sanitaria e il 30% delle persone affette da malattie croniche non ha una copertura adeguata.
Anche coloro che in quel mondo riescono bene, coloro che hanno una buona carriera e delle buone prospettive, sovvenzioni sanitarie e una polizza personale, coloro che si trovano in cima alle statistiche, anche loro stanno male. I disturbi collegati allo stress, l’obesità e il diabete e l’AIDS sono in aumento e le malattie stanno costando all’America più del PIL dell’intero continente africano.
Analogamente, assistiamo all’innalzamento del tasso di criminalità, anche per gli omicidi e i reati violenti; secondo le statistiche il 15% della manodopera americana è in carcere, e la popolazione carceraria in America è aumentata di dieci volte negli ultimi trent’anni. E tanti saluti al Paese degli uomini liberi, come un tempo si chiamavano gli Stati Uniti.
Questo è il Paese che ha utilizzato come animali gli schiavi negri africani, durante la segregazione razziale, e questo segregazione è davvero finita? Perché la popolazione carceraria è composta per il 60% da negri americani ex schiavi? Così dicono di combattere il terrorismo e il razzismo? Come disse l’arcivescovo Desmond Tutu nel periodo dell’apartheid in Sudafrica: “Devo dire che trovo molto toccante questo moto di altruismo da parte di coloro che improvvisamente scoprono di essere dispiaciuti per i negri, anche se è strano, venendo da chi per molti anni ha approfittato della manodopera negra a buon mercato. Risparmiateci le vostre lacrime da coccodrillo perché i vostri enormi guadagni sono stati ottenuti sulla sofferenza e sulla miseria dei negri”.
Per avere la prova della prossima inevitabile fine dell’America dovuta alla potenziale corruzione delle sue istituzioni, ricordiamo che il Congresso è controllato dalle grandi società e i senatori badano ai loro interessi a danno del popolo americano; le società di revisori sacrificano la loro indipendenza allettate da contratti miliardari; i consigli di amministrazione non possono dire di no perché gli onorari dei membri sono sorprendentemente elevati in paragone all’impegno richiesto; i manager perseguono freneticamente interessi personali... Lo scenario è pronto per la fine dell’America...
Dalla crisi messicana del 1995 alla tempesta asiatica del 1997, dalle decine di miliardi di dollari concessi in pura perdita alla Russia ai prestiti con il contagocce ai paesi africani... Lo scenario è pronto per la fine dell’America.
Dopo gli uragani Kathrine e Rita, dovuti alle invocazioni dei mujahidîn rinchiusi nelle gabbie di Guantanamo, che hanno spazzato via le riserve petrolifere e migliaia di miliardi di dollari distrutti, è atteso imminentemente un altro 11 settembre, chiamato "The Big One" dai mujahidîn.
Oltre alla sconfitta economica e culturale, è evidente agli occhi del mondo intero la sconfitta militare statunitense. Questa era l'ultima arma in possesso degli Usa, ma grazie ai nostri valorosi mujahidîn sotto la guida del nostro coraggioso Amir, che sconfissero i Russi in Afghanistan così come oggi li stanno sconfiggendo in Cecenia, e che contemporaneamente stanno obbligando alla ritirata gli americani dall'Iraq e dall'Afghanistan, riteniamo che inshaAllah gli Usa non avranno più l'ardire di aggredire un altro Paese Islamico in futuro, nonostante Bush starnazzi contro il nostro coraggioso fratello Ahmadinedjad, il Presidente Iraniano.
Il comandante Zarqawi, nel corso della sua ultima khutba (sermone) del Venerdì, ha confermato che, dall'inizio delle ostilità in Iraq, sono stati uccisi o mutilati 45.000 soldati americani. Quindi la fine dell'America è imminente…
Gli americani stanno cercando su tutti i fronti del conflitto da essi stessi innescato di trattare con coloro che fino a ieri chiamavano "terroristi": in Iraq cercano di venire a patti con Zarqawi, in Afghanistan il loro burattino Karzai si sta umiliando dinanzi al Mullah 'Umar, invitandolo a partecipare al governo del Paese.
L'arrogante Bush continua a dichiarare alla tv che mai tratterà coi "criminali", ma ditemi voi chi possiamo definire più criminale: il Mullah 'Umar sotto il cui governo fu emessa una fatwa che proibiva la coltivazione dell'oppio, perché anti-islamico, e la cui produzione passò, dal 2000 al 2001, da ottantamila ettari a zero[1][1], oppure Bush & C., che evidentemente rimpiangevano l'oppio, dato che sotto il loro burattino Karzai la produzione è riaumentata del 90%.
Come hanno distrutto l’Afghanistan, l’Iraq e la Somalia, così hanno destabilizzato Paesi Musulmani Africani e Asiatici con effetti distruttivi dovuti alle strategie economiche ultra liberiste decise dal G8 e delle regole implacabili del commercio internazionale fissate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Oggi ci troviamo in un momento critico. Se noi Musulmani non faremo niente, se non ci opporremo alla aggressività americana, se non metteremo in discussione il nostro sistema di convinzioni, se non riconosceremo la nostra personale responsabilità nelle nostre nazioni musulmane, ci succederà qualcosa di ancora peggiore di quello che accadrà all’America e ai suoi cittadini, e Allah ci basta, è il Migliore dei Protettori.
dal sito:
UMM USAMA (Piccola Biblioteca per la Donna Musulmana)
Attenzione - Avvertenza per chi desideri stampare questo testo:
Per rispetto alla scrittura del Nome di Allah (SWT) qui contenuto,
si ricorda di non stracciare né gettare a terra o nella pattumiera questi fogli,
di non abbandonarli, di non calpestarli, di non portarli in luogo improprio (come la stanza da bagno)
[1][1] Antonio Polito, "La Repubblica", 1 ottobre 2001 – a questo proposito rimandiamo gli interessati alle dichiarazioni dell'allora responsabile Onu per la lotta contro gli stupefacenti Arlacchi