Articolo scritto dalla sottoscritta per una nuova etica della vita, per riconoscere anche i diritti degli animali: esseri viventi proprio come noi.
Nella consuetudine occidentale gli esseri umani vengono innalzati su un piedistallo. Solo gli uomini, infatti, sono stati creati ad immagine e somiglianza divina e solo questi hanno un'anima. Per innumerevoli millenni questa concezione antropocentrica ha legittimato l'abuso e lo sfruttamento degli animali da parte dell'uomo e solo grazie alla pubblicazione dell' "Origine della specie" di Charles Darwin (1871) e alle nuove conoscenze genetiche, abbiamo iniziato a riesaminare la classificazione degli uomini e dei nostri antecedenti più prossimi, avendo ricevuto un duro scossone per la posizione che, secondo la nostra tradizione, ricopriva l'uomo nello spazio cosmico. Giungerà il tempo in cui la classica differenziazione tra uomo e animale potrebbe vedere il termine e allora, finalmente, la liberazione animale potrebbe coincidere anche in liberazione umana. Vivisezione, sfruttamento intensivo degli animali negli allevamenti (...) non costituiscono forse atti tiranni che ledono i diritti di esseri viventi? La valutazione sulla liceità etica delle azioni umane nei confronti degli animali si elabora non comparando le loro intelligenze bensì le loro capacità di patire il tormento. E non riconoscere ciò dovrebbe essere condannato come una forma di razzismo. Tutti quanti gli esseri viventi che siano maschi o femmine, neri, bianchi, gialli, umani o animali, hanno il diritto di essere trattati nel rispetto dei loro interessi. Il rifiuto di ogni sorta di discriminazione sulla base della specie, razza o sesso ... non rappresenta per caso una delle tematiche assai care alla sensibilità liberale? Peraltro ci si domanda se è veramente assodato che gli animali non siano possessori di un'anima così come la religione occidentale (contrariamente alla tradizione buddista) vuole farci supporre. A ogni modo è possibile asserire che non risulta esistere, ad oggi, alcuna prova scientifica della presenza dell'anima negli esseri umani. Anche alla luce di tutto questo è necessario "ripensare la vita" per ridisegnarla con altri colori e sfumature, attribuendole il giusto valore. E' essenziale, anzitutto, riconoscere che il valore della vita è variabile. Poichè una vita priva di coscienza, sprovvista di interazioni sociali, mentali e fisiche con altri individui, non ha alcun valore. Alla "santità della vita" occorre fare subentrare un'etica della "qualità della vita" secondo la quale non è la vita in sè ad essere sacra, ma è il disegno progettuale della stessa a dover risultare assolutamente inviolabile. Le mie scelte, come essere senziente e idoneo a pianificare un futuro, non devono essere obiettate e contraddette. E tra queste opzioni potrebbe esserci la scelta di non seguitare a vivere in una situazione di specifico patimento, che non esprimerebbe appieno il modo in cui avevo deciso di trascorrere la mia esistenza. Queste sono alcune delle considerazioni concepite dal filosofo Peter Singer, il quale ritiene corretto assegnare alla vita un valore non assoluto ma di certo di notevole elevatura. Senza dubbio alcuno, sopprimere un individuo è per Singer un fatto molto angoscioso. Altresì egli ritiene che, qualora fossimo costretti a farlo, non dovremmo considerare la razza, il sesso o la specie cui questo essere appartiene, ma esclusivamente le caratteristiche dell'individuo che verrebbe eliminato: ovvero il suo desiderio di seguitare a vivere o il genere di vita che sarebbe in grado di condurre. Per citare alcuni casi esemplificativi, si può riportare la circostanza in cui si verificò un trapianto di fegato da un babbuino a un paziente che stava morendo di una malattia epatica. Singer si oppose strenuamente. Non solo il paziente spirò, ma venne danneggiato mortalmente un altro essere sano, sveglio e reattivo: il babbuino. Di contro, nel palermitano, fu impedito il prelievo di organi da una bambina anencefalica, che comunque sarebbe deceduta da lì a poco. In queste disposizioni c'è qualcosa che non quadra. L'invito a riflettere su questioni di tale portata è d'uopo. Auspico il rispetto per ogni forma di vita, sia essa umana, vegetale o animale. Nessuna categoria specifica (l'uomo) può considerarsi superiore ad un'altra arrogandosi il diritto di spadroneggiare impietosamente ed in modo del tutto arbitrario. Serve un rinnovo etico-culturale perchè quel che è indubbio è che il nostro concetto della vita si modifica nel tempo e che la morale passata, basata più sulla percezione ed intuizione, che su criteri di saggia ragionevolezza, non appare una bussola attendibile.
Elena.
(Naturalmente è la mia opinione)




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