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    Predefinito La lezione di Carl Schmitt

    Mai attuale come in questi giorni: sovrano è chi decide sullo stato di eccezione. Chi detiene dunque la sovranità? Il presidente della repubblica che stravolge il suo ruolo in maniera clamorosa? O sta agendo sotto dettatura, quasi come se il suo fosse un ruolo meramente notarile? E in quel caso la sovranità sarebbe dei 'mercati' senza volto e senza dirette responsabilità politiche? Una nuova forma di tecnoelitismo prende il potere per interposta persona?
    Ultima modifica di Marco d'Antiochia; 17-11-11 alle 06:11

  2. #2
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    Wer Menscheit sagt, will betrügen, “Chi dice umanita’ cerca di ingannarti” (Carl Schmitt)
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Lo stato di eccezione
    15 novembre 2011
    di Giacomo Gabellini


    “Sovrano è chi decide dello stato di eccezione”.

    Qualora il postulato di Carl Schmitt risulti valido e applicabile a qualsiasi situazione politica si evincerebbe il fatto che in Italia regna un sovrano assoluto, impersonato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha fatto leva sulle pesanti pressioni internazionali esercitate dai grandi organi informativi (The Economist, Wall Street Journal, ecc.) di riferimento dei poteri forti angloamericani (Gruppo Rothschild, Rockefeller, ecc.) per proclamare l’assodata “impotenza della normatività” comune e la conseguente apertura di uno stato di eccezione squisitamente politico.

    Lo schema logico che ha determinato la presente svolta politica verte sulla sostanziale inadeguatezza di Silvio Berlusconi e della sua risicata maggioranza parlamentare incapace di smarcarsi dal suo rigido immobilismo perché minata da continui cambi di schieramento e perché impegnata a tempo pieno ad assecondare le necessità del Primo Ministro che vertono sull’elusioni dei vincoli processuali che gravano sul suo conto.

    L’inarrestabile inerzia immobilista innescata dal governo Berlusconi, che malgrado le innumerevoli battute d’arresto ha ricevuto regolarmente la fiducia richiesta al Parlamento, avrebbe quindi esasperato la situazione politica italiana, che necessitava di urgenti riforme in campo economico per far fronte alla tremenda crisi mondiale aggravata dall’attacco speculativo all’euro e in particolare agli anelli deboli dell’Unione Europea rappresentati dai cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna).

    Qualcosa di affine è accaduto in Grecia, dove l’ostinata e strenua resistenza opposta dal Primo Ministro eletto George Papandreou alle regolari pressioni dei poteri forti internazionali esercitate attraverso i soliti organi di stampa si è conclusa con l’apertura di uno stato di eccezione analogo a quello italiano, dettato anch’esso dall’esigenza di promuovere l’instaurazione di un governo capace di applicare le misure necessarie al superamento della crisi vigente.

    Dal momento, quindi, che il regolare svolgimento della vita politica di entrambi i paesi era compromesso dall’irresponsabilità e dall’incapacità dei loro rispettivi governi, sono stati indetti due stati di eccezione speculari e paralleli allo scopo di aggirare il normale ordinamento democratico insediando “d’autorità” quegli elementi dotati delle competenze necessarie a “riequilibrare” la situazione al di fuori di ogni consenso popolare.

    Se in Italia è Mario Monti a sostituire il dimissionario (o meglio “dimissionato”) Silvio Berlusconi, in Grecia è Lucas Papademos a succedere all’uscente George Papandreou.

    Sia Monti che Papademos hanno alle spalle un’esperienza consolidata da numerosi riconoscimenti accademici negli Stati Uniti e hanno in comune l’aver svolto ruoli di rilevanza nell’ambito delle grandi banche d’affari statunitensi (Goldman Sachs) e della Commissione Trilaterale, l’organizzazione fondata da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski nel 1973 allo scopo di isolare l’Unione Sovietica in vista di un suo graduale strangolamento.

    L’integrazione continentale dell’Europa e la formazione di un subcontinente estremo – orientale (oltre all’adozione di rispettive valute transnazionali come l’euro e uno yen asiatico) sotto l’egida statunitense sono di fatto operazioni geopolitiche escogitate in quel pensatoio proprio in funzione dell’accerchiamento dell’heartland finalizzato all’integrazione graduale della Russia nella logica omogeneizzante dell’atlantismo.

    Il fatto che siano stati chiamati individui dal simile curriculum a traghettare Italia e Grecia verso più luminosi lidi colora di tinte fosche l’intero quadro dell’operazione, specialmente alla luce del fatto che, nonostante la tanto ostentata connotazione impolitica dei cosiddetti “mercati”, le tendenze basilari dei comparti finanziari che hanno sferrato l’attacco speculativo all’euro vengono regolarmente determinate dagli strateghi del capitale che pianificano le proprie mosse a porte chiuse, proprio nell’ambito degli incontri di quelle organizzazioni come il Bilderberg e la Trilaterale in cui si stabiliscono le regole del gioco.

    Secondo la vulgata informativa massmediatica, le nomine di Mario Monti e Lucas Papademos sarebbero quindi avvenute a furor di mercato, le cui esigenze e necessità avrebbero perciò acquisito un peso maggiore rispetto alla volontà dei singoli cittadini italiani e greci, che subordinano il loro consenso alla riduzione del differenziale (spread) che, secondo le ricette compilate dai nuovi sovrani (e raccomandate da istituzioni come in Fondo Monetario Internazionale e, soprattutto, la Banca Centrale Europea attraverso la lettera del Presidente Mario Draghi), comporterà la drastica limitazione delle tutele previdenziali e sanitarie garantite finora.

    Sul piano più squisitamente italiano, la mancanza di limiti temporali certi potrebbe preludere alla sospensione permanente della normale prassi democratica sulla falsariga di quanto accaduto negli Stati Uniti, dove lo stato di eccezione vige ininterrottamente dall’ottobre del 2001, in coincidenza con l’entrata in vigore del “Patriot Act”, il pacchetto di leggi liberticide adottate sull’onda emotiva scaturita dagli attentati dell’11 settembre 2001.

    In quelle condizioni straordinarie fu popolo statunitense ad assecondare le intenzioni del Presidente George W. Bush, accordandogli il consenso necessario per sacrificare le proprie libertà individuali sull’altare della “sicurezza” nazionale.

    La fine della corrotta Repubblica di Weimar avvenne anch’essa a furor di popolo, attraverso l’introduzione di un particolare stato di eccezione che gettò di fatto le basi per la graduale ascesa al potere dei nazionalsocialisti di Adolf Hitler.

    La decisione del senato romano relativa al conferimento a Quinto Fabio Massimo del ruolo di dictator fu dettata dall’esigenza di sottrarre le decisione necessarie alla salvaguardia dell’impero – minacciata dall’avanzata delle orde cartaginesi – alle endemiche lungaggini repubblicane.

    I senatori fissarono però l’inderogabile vincolo temporale di sei mesi in relazione alla durata dell’incarico di potere cui Quinto Fabio Massimo era appena stato investito, e si riservarono il diritto di non rinnovargli il mandato quando ritennero inappropriata la sua strategia, giudicata eccessivamente cauta e attendista.

    Giorgio Napolitano ha invece ignorato ogni precedente storico al riguardo scegliendo di non porre alcun vincolo temporale e confidando quindi nel presunto, profondo senso dello Stato di Mario Monti che una volta decadute le condizioni che hanno determinato la sua nomina dichiarerà arbitrariamente (se e quanto lo farà non è affatto scontato) concluso lo stato di eccezione e solo allora potranno svolgersi le nuove elezioni.

    Intanto il nuovo Primo Ministro si impegna a delineare il proprio governo, che si preannuncia composto da una nutritissima schiera di tecnici dell’economia e della finanza.

    Alla luce dei fatti, quindi, in Italia e Grecia inadeguatezza e pessima gestione della cosa pubblica da parte delle rispettive classi politiche hanno spianato la strada alle tecnocrazie economiche, le stesse che sono salite sul Panfilo Britannia agli sgoccioli della Prima Repubblica e che, una volta conquistato il potere, hanno smantellato buona parte dell’apparato bancario e industriale pubblico a beneficio della stessa grande finanza angloamericana che oggi plaude alla nomina di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea e a quelle di Mario Monti e Lucas Papapdemos ai governi di Roma ed Atene.

    Amschel Mayer Rothschild scriveva: “Autorizzatemi ad emettere moneta e a controllare i sistemi monetari del Paese e io non mi preoccuperò più di chi fa le leggi”.

    Ebbene, con il vertice di Maastricht che ha funto da basamento per la nascita dell’euro, la sovranità monetaria è stata trasferita dagli Stati alla Banca Centrale Europea dominata dall’eminente figura di Mario Draghi, che non risponde ad alcuna autorità politica legittimata dall’investitura democratica.

    Il ruolo primario della società civile subisce un netto ridimensionamento e il sogno di Rothschild comincia a prendere forma, nel generale giubilo della grande finanza angloamericana.

    E i mercati, come d’incanto, riprendono istantaneamente a respirare.
    Lo stato di eccezione | CONFLITTI E STRATEGIE

  3. #3
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Citazione Originariamente Scritto da Marco d'Antiochia Visualizza Messaggio
    Mai attuale come in questi giorni: sovrano è chi decide sullo stato di eccezione. Chi detiene dunque la sovranità? Il presidente della repubblica che stravolge il suo ruolo in maniera clamorosa? O sta agendo sotto dettatura, quasi come se il suo fosse un ruolo meramente notarile? E in quel caso la sovranità sarebbe dei 'mercati' senza volto e senza dirette responsabilità politiche? Una nuova forma di tecnoelitismo prende il potere per interposta persona?
    Il Presidente della Repubblica è del tutto in linea con il compito di mantenere la Repubblica Italiana sbilanciata verso il centro e la sinistra, nonostante l'alternanza dei governi e l'ingovernabilità del paese. La prova: durante la delegittimazione del Berlusconi IV, che di certo non ha portato avanti politiche decisioniste da destra nazionale, ma un blando liberal-populismo. Pertanto nessun clamoroso stravolgimento del suo ruolo istituzionale. Che questa situazione sia particolarmente favorevole alle altre nazioni occidentali e alle tecnoelites trasnazionali economico-finanziarie è una conseguenza e forse un trend europeo che vede in Italia e nel Mediterraneo una situazione particolarmente favorevole.

  4. #4
    Bushidō
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Cito da ComeDonChisciotte :

    <<Si può affermare che nella crisi sistemica internazionale l'Italia è dentro uno schmittiano «Stato d'eccezione»? La situazione nella quale l'ordine, la sicurezza e l'esistenza Stato sono obiettivamente in pericolo? Schmitt, che era anzitutto un anticomunista, riteneva lecita e legittima una dittatura, e quindi la sospensione dello Stato di diritto, proprio per preservare l'ordine sociale e costituzionale esistente. Ma quale autorità, in questi stati d'eccezione, può istituire la dittatura e risolvere la crisi di una nazione? Le vecchie forze politiche e parlamentari, paralizzate dal conflitto, possono al limite prendere atto dello stato d'eccezione, ma non esercitarlo, istituendo un potere autocratico. Esse possono semmai devolvere il potere ad un'autorità salvifica esterna, legittimandola attraverso una cessione di sovranità.

    Gli studiosi ci diranno che quello che vive il nostro paese non è, propriamente, uno stato d'eccezione schmittiano, poiché non usciamo da una guerra, nè quella civile è alle porte. Per di più il tecno-salvatore della patria non ha avocato a sé poteri dittatoriali. [...] Tuttavia ci siamo molto vicini.

    Schmitt si lasciava alle spalle la prima guerra mondiale, la più grande carneficina della storia umana, dalla quale emerse non a caso la rivoluzione bolscevica. La guerra guerreggiata di ieri, condotta con cannoni, aviazione e fanterie corazzate, viene oggi condotta con le armi di distruzione di massa dei crediti, dei debiti, dei derivati, di criminali transazioni finanziarie e bancarie. Uno stato può essere messo in ginocchio e soggiogato dal grande capitale predatorio globale (la cui sentinella di ultima istanza è la micidiale macchina bellica USA), senza essere aggredito e occupato manu militari. Ieri valeva solo per i paesi semicoloniali, oggi può valere anche per paesi come l'Italia, che sono nani geopolitici privi oramai di difese e di sovranità reale.

    Con Monti siamo in uno Stato d'eccezione imperfetto, incompiuto, sui generis, ma pur sempre in uno Stato d'eccezione. La novità consiste in due aspetti sostanziali. Il primo: che esso non deve restaurare un ordine costituito andato in frantumi, ma difenderlo preventivamente dal suo crollo. Il secondo: che lo Stato d'eccezione, per quanto avallato dai satrapi politici italiani, non esprime la spinta dello stato nazione a salvare se stesso ma, al contrario, tradisce la propria pulsione di morte.

    Il 7 agosto 2011, Mario Monti, dalle colonne del Corriere della Sera, invocava non a caso un Podestà forestiero. Egli questo è, infatti, un Quisling che per conto di una finanza globale incarnata nell'Impero deve cancellare le ultime vestigia di sovranità nazionale.
    >>

    Mi sembra una ricostruzione abbastanza corretta anche se sposta i riflettori dal Presidente della repubblica -che secondo il nostro ordinamento, almeno che io sappia, in caso di sgretolamento della maggioranza prima della fine della legislatura avrebbe la facolta' di sondare una maggioranza alternativa per la formazione di un nuovo governo, anziche' sciogliere direttamente le camere- all'avvento del governo tecnocratico di Monti. Ricordiamoci che la nostra forma di governo emanazione dell'antifascismo e' stata appositamente pensata perche' il potere dell'esecutivo fosse limitato e depotenziato dal Presidente della repubblica e dalla Corte costituzionale.
    Ultima modifica di Hagakure; 19-11-11 alle 16:43

  5. #5
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Citazione Originariamente Scritto da Marco d'Antiochia Visualizza Messaggio
    Una nuova forma di tecnoelitismo prende il potere per interposta persona?
    Direi questa.

  6. #6
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Citazione Originariamente Scritto da Hagakure Visualizza Messaggio
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    Sì, tra le varie ipotesi mi pare una delle più ragionevoli.

  7. #7
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    <<Il Presidente Obama è stato tra i protagonisti dei colpi di stato in Italia e Grecia. Quando Berlusconi ha rassegnato le dimissioni sabato 13 novembre, si è affrettato a chiamarle "positive". Sarkozy e Merkel si sono uniti al coro, dando la benedizione a Mario Monti, il consigliere di Goldman Sachs ed ex Commissario UE che Napolitano ha incaricato motu proprio di formare il governo dei tecnici. La Merkel ha dato lezioni di buon gusto spingendosi a dire che "la vera Italia sta col Presidente Napolitano e non con Berlusconi".

    Il governo italiano non è stato sfiduciato né dagli elettori né dal Parlamento, ma dall'uso del terrore finanziario. Il credito sovrano dell'Italia e quello delle sue banche sono stati fatti oggetto di speculazione mirata e massiccia, dapprima scatenata dalla famosa retrocessione di Moody's lo scorso maggio e poi dalla decisione dell'EBA, l'autorità bancaria europea, che ha costretto le banche internazionali a sbarazzarsi di titoli italiani. Mentre la prima ondata portò i tassi del decennale sopra il 5%, la seconda (aggravata dall'annuncio del referendum greco) li ha spinti oltre il 7%.

    Washington, Londra, Parigi e Berlino hanno messo alle strette l'Italia accusandola far fallire l'Eurosistema a causa di una "mancanza di credibilità" del suo esecutivo. L'Italia è stata commissariata dalla BCE mentre l'UE "collaudava i poteri della nuova governance economica rafforzata sull'Italia", come ha dichiarato il Commissario Olli Rehn il 9 novembre, prima di mandare un gruppo di ispettori UE e BCE a Roma per monitorare l'applicazione delle misure raccomandate.

    Infine, quando è stata presa di mira Mediaset da una speculazione guidata da due fondi di investimento USA, che hanno abbattuto il titolo del 12% in un sol giorno, Berlusconi ha gettato la spugna ed è salito al Quirinale.

    Durante l'intera fase, il Presidente Napolitano ha abusato dei suoi poteri costituzionali, agendo come il vero esecutivo. Era lui l'interlocutore dei capi di governo di USA, Francia e Germania, della Commissione UE e della BCE. Un giorno sapremo i veri retroscena delle trame di Napolitano con i capi di potenze straniere per imporre un governo extraparlamentare
    >>

    (MoviSol, 18 novembre 2011)

  8. #8
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    A me sembra che ad essere sovrani siano esclusivamente quei poteri economici e finanziari che hanno il controllo dei diversi organismi sovranazionali a cui siamo, purtroppo, legati.
    Io credo che questi "governi tecnici" non siano una semplice sospensione della democrazia, come sottolineato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi, ma evidenzino sempre di più un passaggio: quello dalla democrazia partitocratica alla tecnocrazia. Ovvero, se prima i poteri forti cercavano di influenzare o determinare le politiche dei governi attraverso i loro "politici di fiducia" nei parlamenti e nelle compagini ministeriali, ora hanno deciso finalmente di fare a meno di questo "filtro" per dettar legge in maniera diretta.
    Si tratta, in un certo senso, dell'inverarsi del sogno elitario-massonico di "Repubblica Universale" e di dominio globale.
    Ultima modifica di Giò; 20-11-11 alle 20:14
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    A me sembra che ad essere sovrani siano esclusivamente quei poteri economici e finanziari che hanno il controllo dei diversi organismi sovranazionali a cui siamo, purtroppo, legati.
    Io credo che questi "governi tecnici" non siano una semplice sospensione della democrazia, come sottolineato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi, ma evidenzino sempre di più un passaggio: quello dalla democrazia partitocratica alla tecnocrazia. Ovvero, se prima i poteri forti cercavano di influenzare o determinare le politiche dei governi attraverso i loro "politici di fiducia" nei parlamenti e nelle compagini ministeriali, ora hanno deciso finalmente di fare a meno di questo "filtro" per dettar legge in maniera diretta.
    Si tratta, in un certo senso, dell'inverarsi del sogno elitario-massonico di "Repubblica Universale" e di dominio globale.
    Sintesi perfetta. Se dal 1789 (ma anche molto prima nel mondo anglosassone) ad oggi viene venduta democrazia alle stupide masse grazie al suffragio universale, in futuro ai paesi liberi&democratici (certificazione by Usa) verrà tolta anche quella illusione, gradualmente.
    "La libertà non è un fine, è un mezzo. Chi la scambia per un fine, quando la ottiene non sa che farsene." Nicolás Gómez Dávila
    "I Savoia non finiscono mai una guerra sotto la stessa bandiera con cui l'hanno iniziata." Luigi XIV

  10. #10
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    Predefinito Rif: La lezione di Carl Schmitt

    Citazione Originariamente Scritto da Lucio Vero Visualizza Messaggio
    Il Presidente della Repubblica è del tutto in linea con il compito di mantenere la Repubblica Italiana sbilanciata verso il centro e la sinistra, nonostante l'alternanza dei governi e l'ingovernabilità del paese. La prova: durante la delegittimazione del Berlusconi IV, che di certo non ha portato avanti politiche decisioniste da destra nazionale, ma un blando liberal-populismo. Pertanto nessun clamoroso stravolgimento del suo ruolo istituzionale. Che questa situazione sia particolarmente favorevole alle altre nazioni occidentali e alle tecnoelites trasnazionali economico-finanziarie è una conseguenza e forse un trend europeo che vede in Italia e nel Mediterraneo una situazione particolarmente favorevole.
    :giagia:

    Napolitano UNO DI LORO!


 

 
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