Anni fa, quando ero intenzionato ad entrare nei dottorati, presi dei contatti con case editrici del settore per sapere se avrei potuto pubblicare qualcosa per cominciare a farmi un nome, mi chiesero quello che allora pensai fosse uno sproposito (sette milioni delle vecchie lire) quando dissi loro che era un po' troppo, mi si rispose che avrei sempre potuto rifarmi proponendolo come libro di testo, qualora avessi onquistato la cattedra, lasciai perdere, inoltre non venni ammesso e quindi la cosa fini lì.
Dal punto di vista più propriamente letterario, ho nel PC qualche GB di racconti e romanzi (e sarebbero stati anche di più se non ci fosse stato qualche improvvido crash del sistema) ma tutte le volte che ho provato a inviare qualcosa la risposta era la stessa, pubblicazione a pagamento; ora, io non mi ritengo un genio né un astro delle lettere italiche, e non voglio certo arricchire con i libri, ma l'idea di pagare per pubblicare è per me oscena, perchè è come pagare per lavorare (a dire il vero mi facevano l'esempio dei piloti di F1, che all'inizio pagano per avere un posto, o di autori come Nietzsche che pubblicavano a proprie spese, ma non ho mai abboccato, anche perché le tariffe proposte non erano particolarmente alletanti).
Grazie al web sono sorti siti dove si può pubblicare on line, non l'ho mai fatto perché ci vuole l'html e sono troppo pigro per imparare ad usarlo, ma non nego che mi piacerebbe, se anche fossi letto da tre persone in tutto il globo terracqueo, sarebbe comunque una bella soddisfazione.
Quanto all'impostazione da dare ad un libro, le case editrici dgne di questo nome di solito hanno un servizio chiamato editing, che aiuta a "migliorare" il prodotto offerto dallo scrittore (eliminando ripetizioni, sistemando la forma e via dicendo), ma certo se l'opera non vale non è che si possa cavare sangue dalle rape.




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