CANTIERE APERTO SULLA CASA – Il governo si è affrettato a giurare che non sarà una stangata quella sulla casa. Sta di fatto che la riforma del catasto non dà tregua ai portafogli degli italiani. L’obiettivo è quello di aggiornare le rendite adeguandole al mercato e anche a riequilibrare gli estimi delle grandi città sperequati tra centro e periferia.
LA RIFORMA DEL CATASTO - Il provvedimento è dettagliato in un documento del ministero dell’Economia che fissa i cinque criteri per la revisione del catasto: 1) Un sistema catastale che contempli la rendita (ovvero il reddito medio al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), ma anche il valore patrimoniale del bene, per assicurare una base imponibile adeguata da usare per le diverse tipologie di tassazione; 2) la rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari; 3) il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie; 4) il superamento, per abitazioni e uffici, del «vano» come unità di misura della consistenza a fini fiscali, sostituendolo con la «superficie» espressa in metri quadrati; 5) la riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli «immobili speciali».
UN ESEMPIO A MILANO – E così, parte la corsa ai calcoli. Facciamo un esempio su Milano:
in base alla prossima riforma del catasto, l’aumento dell’Imu (rispetto ai valori dell’ex Ici) potrebbe andare da un minimo del 60% fino a un massimo addirittura del 200%. E le tasse per l’acquisto di una nuova casa (senza agevolazioni particolari) potrebbero aumentare da un minimo del 113% fino a un massimo del 323%. Sono ancora calcoli basati sulle stime, certo. Ma comunque, anche nel caso si verificassero gli aumenti minimi, rappresentano una vera e propria stangata.