LA PROVOCAZIONE
«Wanted» a Milano, il negoziante
espone le foto dei ladri
«Vogliamo che tutti vedano i volti di chi ruba». L'iniziativa fa discutere clienti e commercianti
MILANO - Tratto finale di corso Buenos Aires, verso piazzale Loreto. Una zona di shopping e di struscio. Ma anche di taccheggio, cleptomanie e furti seriali. Tanto da aver portato una commerciante esasperata a esporre un cartello «Wanted», stile Far West, per mettere all'indice una gang di ladruncoli pescati dalle telecamere di sorveglianza con le mani nel sacco.
Per rintracciare i colpevoli, evidentemente, le denunce alle forze dell'ordine non sono bastate. Così si è scelto di tornare indietro nel tempo, a quell'America ottocentesca in cui della giustizia se ne poteva occupare chiunque in mancanza dell'intervento dello sceriffo forse assente, senza strumenti, oppure, come nei film, semplicemente un po' vigliacco. Sulla vetrina del negozio, quindi, ecco comparire in bella vista il più classico dei cartelli da western . Nove foto documentano tre sequenze inequivocabili, rimarcate da altrettanti punti esclamativi: «Wanted. Ecco la foto dei nostri ladri!!!» recita il manifesto. Con i faccioni in bella vista dei clienti (per modo di dire), intenti a trafugare alcuni capi.
Esasperazione? Desiderio di pubblicità? Espediente-deterrente? Probabilmente tutte e tre le cose, anche se di notorietà il negozio Double B (un distaccamento di Brian & Berry) non ne avrebbe bisogno. «Vogliamo che tutti - spiega la responsabile Silvia Manzotti - possano vedere le facce dei nostri ladri». Un atto di forza, insomma, ai limiti della legalità. Difficilmente, però, le «colpevoli vittime» sceglieranno di autodenunciarsi per far valere i propri lesi diritti.
Dal negozio, infatti, a fare un passo indietro non ci pensano proprio: «Affiggere manifesti di questo tipo non è regolamentare? È vero, ma questi ci hanno rubato una marea di roba. Se qualcuno ha intenzione di reclamare, lo aspettiamo con il suo avvocato». Un atteggiamento duro che tuttavia non stupisce i cittadini. Tra i passant, che si fermano incuriositi, prevale la comprensione: «Può servire a proteggere la merce», dicono, «è l'unico modo di tutelarsi dai furti». E comunque «li si può capire», insistono, perché «a un certo punto uno davvero non ce la fa più».
Qualcuno invece prende le distanze. Ma a modo proprio. E all'illegalità combattuta con l'illegalità, un commerciante poco lontano sostiene sia il caso di rispondere con un terzo atto fuorilegge: «Fossi uno dei tre personaggi ripresi ed esposti alla gogna mediatica, forse non potrei denunciarli, però li aspetterei fuori, alla chiusura del negozio». Il rischio è quello di una spirale di violenza, odio e giustizia fai-da-te poco rassicurante. «D'altronde - ragiona un'altra commerciante di corso Buenos Aires - i furti ci sono sempre stati e si cerca di limitarli il più possibile. Con l'agente in borghese, l'uso delle telecamere, i varchi magnetici anti-taccheggio».
Sistemi di sorveglianza che però non sono sufficienti. Per eludere l'allarme si dice bastino le borse termiche, come quelle che si usano per andare in spiaggia. «Contrastare questi escamotage si può ma a Milano nessuno ha quelle tecnologie» dice un altro commerciante. Che, per difendersi si fida solo dei propri occhi: «Se li becco li caccio a pedate vecchia maniera. Ma di certo non li "pubblico" in vetrina».
Giacomo Valtolina
gvaltolina@corriere.it
30 dicembre 2011 | 84
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