Non nutro simpatie per Michele Boldrin, a mio parere un monetarista esaltato che – con la pedante presunzione che lo contraddistingue – definisce “liberali alle vongole” coloro che si indignano per l’operazione di polizia fiscale intrapresa dall’Agenzia delle Entrate, durante il veglione di Capodanno, in quel di Cortina d’Ampezzo. Oscar Giannino, suo amico, lo ha teneramente bacchettato. Io, che di amicizie così altolocate non ne ho, mi limiterò a ricacciargli in gola le idiozie che ha scritto in un post, giuntomi via Facebook.
il professorone amerikano ha riassunto le sue “ragioni” – pro Stato di Polizia – in quattro punti. Mi prenderò la libertà di contestarle una ad una, senza perder tempo nel rispondere direttamente a costui, col quale è inutile perdere tempo in discussioni.
Boldrin: 1) “Gli evasori vanno cercati laddove ci sono, ed a Cortina si raggrumano a migliaia in questo periodo. E’ un fatto, piaccia o meno a chi, come me, a Cortina ci va spesso – l’evasore che vale la pena di pescare non deve essere solo evasore, deve essere “grande evasore”, altrimenti il gioco non vale la candela, quindi deve essere molto benestante! Quindi va cercato là dove i molto benestanti sono e vanno. Voi, a pescare branzini, dove andate? Al lago”?
Mi chiedo: c’è forse bisogno di fare irruzione durante un cenone per scoprire a chi appartengono delle Ferrari, delle Bentley o delle Porsche? Se è così, allora diciamo a chiare lettere che lo Stato è quanto di più inefficiente possa esistere, considerato che per ogni autovettura che circola in questo paese esiste una documentazione pletorica. Ergo, basterebbe pigiare un bottone e recuperare dal P.R.A. (Pubblico Registro Automobilistico) la lista di tutte le supercar esistenti, alle quali corrisponde un proprietario, considerato che di auto vendute in nero non è che ne circolino in Italia. Con la lista in mano, sarebbe sufficiente pigiare un altro bottone e fare le verifiche del caso sulla situazione economico-finanziaria del proprietario stesso. Se qualcosa non dovesse quadrare, allora, l’agente del fisco potrebbe recarsi nel luogo in cui vive o lavora il proprietario per chiedere spiegazioni.
Boldrin sostiene che Cortina è il luogo ideale in cui scovare gli evasori. “Se non lì dove?”, afferma. Aggiungo qui sotto una mappa dell’evasione fiscale in Italia, in modo da permettergli – dato che è nativo di Trento – di prendere coscienza della geografia dell’evasione fiscale, la quale – per inciso – non è che si discosta molto da quella media di altri paesi europei. Riporto quanto scritto su “il Secolo XIX” di Genova in merito all’operazione cortinese: “Girare per le strade con una Ferrari (o se volete con una Porsche, una Jaguar o una Bentley) e vivere con meno di 30.000 euro lordi l’anno. È quanto accade a 42 dei251 contribuenti proprietari di supercar che sono stati controllati nel blitz fiscale a Cortina del 30 dicembre 2011”.Avete letto bene? 42 dei 251 contribuenti non congrui? Anche un economista è in gradi calcolare la percentuale immagino. Evito a voi lettori l’uso della calcolatrice, stiamo parlando del 16,7%!
Dirò di più: se qualcuno può intestare auto a società in perdita (come sostenuto dalla pubblicistica uscita nei giorni scorsi) è per due motivi essenziali. Il primo, è che esiste l’elusione fiscale, ovvero un sistema complicato che garantisce meccanismi tali da poter evitare di pagare le tasse legalmente, grazie al lavoro di commercialisti di alto rango, tipo lo studio di Tremonti. Il guaio è che possono permetterselo solo i benestanti. Il secondo, è che il sistema fiscale italiano è doppiamente insulso, visto che oltre ad essere il più oppressivo del mondo è anche il più complicato, grazie a decine di migliaia di norme, all’impossibilità di detrarre in maniera semplice, alle centinaia di migliaia di circolari e decreti attuativi esistenti. Un inferno fiscale in cui sguazzano le Agenzie delle Entrate e le Equitalie.
Boldrin: 2) “Nei paesi, come gli USA tanto per dire, dove l’evasione si persegue seriamente si fanno cose anche più pesanti di questa in termini di violazione della privacy. Mi dispiace, figlioli: l’evasione fiscale è un reato particolarmente complicato da accertare, ma socialmente molto dannoso. O decidiamo che ce ne freghiamo e nessuno paga le tasse (ma allora via ritenuta d’acconto per i dipendenti!!!) oppure decidiamo di violare certi livelli di privacy per far pagare chi non paga. Il resto è ipocrisia a buon mercato, che offende l’intelligenza di chi la scrive”.
Intanto, nei paesi come gli Usa, tanto per dire, la pressione fiscale è sì e no la metà di quella italiana e i servizi che vengono offerti dallo Stato sono mediamente migliori di quelli del Belpaese. Ciononostante, i movimenti anti-tasse (basti pensare ai Tea-party, che a Boldrin fanno schifo ovviamente) sono organizzati e fanno sentire con forza la loro voce.
Inoltre, il profossore cita – quasi con orgoglio – che se “ce ne freghiamo delle tasse e nessuno paga le tasse andrebbe abolita la ritenuta d’acconto”. Fidenato dice nulla a Boldrin? Da due anni, l’imprenditore friulano conduce una battaglia alla luce del sole contro il “sostituto d’imposta”, ma lui – forse troppo impegnato a spiegare ai suoi studenti la bontà dei “quantitative easing della FED” – non ha mai scritto una riga in merito.
Ancora: l’idea che la privacy possa essere messa sotto i piedi è orripilante. Quelli che ragionano come Boldrin, son quelli che disprezzano finanche le più elementari regole di uno “Stato liberale” per dirla con Ostellino (di cui, per inciso, il sottoscritto non è un fan). Si comincia con qualche controllo, si finisce per diventare schiavi del sistema e per legittimare le parole demenziali del “Garante per la privacy italico” che in una intervista ha sostenuto che “la privatezza di una persona si deve violare in tema di evasione, essendo questa una guerra assimilabile a quella contro il terrorismo o la mafia”.
Peraltro, c’è ancora un dato che rimane sempre nel dimenticatoio del giornalismo nostrano, in prima fila per strillare quando c’è da annunciare un evasore fiscale preso con “le mani in pasta”: la stragrande maggioranza di coloro che vengono dati in pasto all’opinione pubblica (vedasi il caso Bikkemberg) vengono prosciolti in tribunale, dopo i ricorsi del caso. Parliamo del 60% di costoro. Peccato che i giornali releghino queste notizie in qualche “breve”.
Boldrin: 3) “L’operazione mi è sembrata un successo, anche mediatico. E quando si combatte una degenerazione socio-culturale tanto pesante e diffusa quanto l’evasione in Italia, anche i successi mediatici contano. Anche qui, evitiamo ipocrisia a buon mercato … di Berlusconi Silvio ne abbiamo avuto quanto basta”.
Più che a Boldrin, ricordo a voi lettori che Hitler (solo per citare il caso più noto) ha ottenuto lo stesso successo mediatico quando pensò di far credere ai tedeschi che i motivi della crisi economica della Germania fossero da attribuire agli ebrei. Oggi, è proprio la crisi economica ad aver scatenato una campagna giornalistica e massmediatica infame contro l’evasore fiscale, così da creare un gran bel polverone e nascondere le vere ragioni per cui questo paese di merda (ops, pessima citazione lo so) – da cui Boldrin se ne è andato se non sbaglio – è nel guano più totale. No, la colpa non è di milioni di parassiti che vivono alle spalle dei produttori di ricchezza, non è dell’immorale debito pubblico, non è di una casta di ignoranti e puttanieri e di un sistema fiscale tirannico. Macché, la colpa è di chi vuol difendere il frutto del proprio lavoro, che il Fisco a cui Boldrin si inchina espropria per una somma pari al 70%, come dimostrato da Samuel Magiar, anch’egli economista. Frédéric Bastiat, che per Boldrin presumo sia catalogabile come un “liberale alle vongole” sosteneva: “Private l’uomo della sua proprietà e lo priverete della sua libertà, della sua individualità e della sua personalità”.
Boldrin fa parte di quelli che alimentano un clima illiberale. Personalmente, mi sento di sposare le parole di Luca Ricolfi, che su “la Stampa” ha scritto: “Lo so, ci sono cose che oggi non si possono dire. Non si può parlare dell’articolo 18, non si può dire quel che ha detto Grillo, non ci si può sottrarre alla guerra santa contro gli evasori e gli speculatori, non si possono difendere i ricchi (un clima così pesante e antiliberale da indurre Alesina e Giavazzi a ricordare che la ricchezza non è una colpa)”.
Boldrin: 4) “Mi sembra anche un successo operativo. In meno di 24 ore di lavoro hanno stanato svariate decine di grandi evasori e forzato i nostri cari bottegari, albergatori e commercianti cortinesi (grandissimi evasori e gente mediamente meschina oltre che professionalmente mediocri, almeno in media che lo so che ci sono le solite eccezioni: parlo sulla base di 53 anni di esperienza personale) a rivelare con i fatti il loro livello di evasione abituale: tra i 2/3 ed i 3/4 del ricavato. A meno che, ovviamente, la presenza degli ispettori in negozio, albergo, ristorante o whatever non faccia crescere del 200-400% il tasso di attività. Perché, se così fosse il caso, allora sarebbe meglio averne una alla settimana di ispezioni del genere, no?
Morale: 10, 100, 1000 Cortina a Capodanno”!
Neanche Lombroso avrebbe fatto meglio. Dunque, costui definisce i bottegari e gli albergatori e i commercianti cortinesi feccia dell’umanità, prendendo per buono il sillogismo da lui adottato nel accostare gli evasori a una piaga dannosa per la società. I frequentatori di Cortina, invece, Boldrin (in un altro post) li definisce “ladri, porci e puttane”. Al contrario dell’esimio docente d’oltreoceano, preferisco un bottegaro bellunese a un dirigente della Pubblica Amministrazione. E sapete perché? Perché il primo lavora, il secondo vive alle mie spalle.
Prima di chiudere, un’ultima chicca del signor Boldrin: “Tutte le troiate sull’evasione fiscale come ribellione fiscale sono ciance catto-comuniste che, infatti, girano solo in un paese pieno di liberalidelcazzo che son ladri catto-comunisti veri”.
Che dire? Lascio la parola a Charles Adams e a Luigi Einaudi. Il primo: “L’evasione è perlopiù effetto dell’abuso del potere impositivo”. Il secondo: “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”.
Concludo: lo slogan con cui Boldrin incita all’operato degli aguzzini di Stato è “dieci, cento, mille Cortina”, che fa il verso a “dieci, cento, mille Vietnam”, che i maoisti strillavano nelle piazze del mondo tutto. Basterebbe questo per comprendere a quale cultura si sia abbeverato il nostro scienziato.
Oggi, se Enzo Biagi fosse vivo, probabilmente, farebbe parte del coro anti-evasione con Boldrin. L’italianissimo Biagi era di quelli che sosteneva, per mostrare il suo disprezzo per i veneti indipendentisti, questa massima: “Cognome tronco, cervello monco”. Per la cronaca, non ho mai stimato Biagi.
IO STO COI CORTINESI | Movimento Libertario





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