Alcoa chiude l'impianto di Portovesme I sindacati: "L'industria sarda è morta" - Cronache dalla Sardegna - L'Unione Sarda
Alcoa chiude l'impianto di Portovesme
I sindacati: "L'industria sarda è morta"
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Il colosso dell'alluminio annuncia la riduzione delle capacità produttive o la fermata delle attività in tre stabilimenti in Europa: uno è quello di Portovesme, gli altri due sono in Spagna, a La Coruna e Aviles.
Chiude definitivamente entro i prossimi sei mesi lo stabilimento Alcoa di Portovesme, dove si concentra la produzione di alluminio in Italia. L'annuncio choc della multinazionale statunitense è arrivato oggi: il nostro Paese, spiega l'azienda, non è competitivo sul mercato energetico e la combinazione con i costi crescenti delle materie prime e il crollo dei prezzi dell'alluminio è risultato fatale.
Alcoa, che ha avuto per anni energia a prezzi scontati fino a quando l'Ue non ha aperto un procedimento di infrazione verso il governo italiano, ritenendo le forniture 'ribassate' un aiuto di stato mascherato, ha avviato un piano di ristrutturazione che taglia la capacità totale di produzione di alluminio primario del 12%, ovvero di 531.000 tonnellate. L'effetto a catena porterà alla chiusura entro la prima metà del 2012 del sito di Portovesme (150.000 tonnellate di produzione annua) e alla fermata parziale e temporanea di altri due stabilimenti in Spagna, a La Coruna e Aviles. A rischio complessivamente circa 1.500 dipendenti, di cui un terzo solo nell'Isola. E la stessa sorte della fabbrica del Sulcis era toccata la scorsa settimana alle fonderie in Tennessee e in Texas.
L'AZIENDA - "Nello scenario economico odierno, è tassativo dare velocemente risposte per mantenere la competitività - argomenta Chris Ayers, vicepresidente di Alcoa Executive e presidente di Alcoa Global Primary Products - Siamo impegnati nel trovare soluzioni che minimizzino l'impatto sulle comunità locali e sui lavoratori". Secondo Ayers, non c'erano alternative alle scelte fatte. Alcoa vuole così riposizionarsi sul mercato internazionale e per farlo è pronta a lasciare l'Italia: sopravvive, ma non si sa fino a quando, la produzione di laminati a Fusina, in provincia di Venezia.
ALLARME DEI SINDACATI - Per la Sardegna un'altra doccia fredda in un territorio, quello del Sulcis Iglesiente, che è il più povero d'Italia e dove si registra la più alta percentuale di fabbriche chiuse o in crisi. Il disimpegno di Alcoa è destinato a far sparire molte altre buste paga: lo stabilimento di Portovesme assicura occupazione ad oltre 500 operai diretti e circa 300 delle imprese d'appalto. "La ritirata di Alcoa - denuncia il segretario regionale della Cisl Giovanni Matta - segna l'inizio del funerale di quel che resta dell'industria sarda". Il sindacato è sul piede di guerra: nessuna concessione a un'azienda che vuole chiudere, dicono Cgil, Cisl e Uil e le Rsu della fabbrica, con la Cgil nazionale che chiede al Governo di convocare urgentemente i sindacati. Già domani nel primo confronto con i vertici di Alcoa nella sede di Confindustria a Cagliari faranno sentire le loro ragioni.
LA REGIONE - Anche la Regione è in campo per scongiurare la chiusura dello stabilimento sulcitano. Il governatore Ugo Cappellacci ha già avviato contatti con il governo, perché la vertenza, chiarisce, ha valenza nazionale. E la presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo, si è detta pronta a sostenere la vertenza dei lavoratori con iniziative bipartisan da parte dell'Aula. Le opposizioni incalzano. "Non riesco ad immaginare che l'Italia, a differenza dei più grandi Paesi europei, rimanga totalmente priva della produzione di alluminio primario - sottolinea il senatore del Pd Francesco Sanna - E' arrivato il momento che il governo costituisca una task force politica e tecnica che gestisca in modo non ordinario il dossier".
Martedì 10 gennaio 2012 07.08
PS: il grassetto è mio, per evidenziare come l' Unione Europea in nome delle sue pinniche, ignori il lavoro.




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